LA SETA DEL CUORE E LA PAIDEIA DELLA VITA
Valeria Serofilli, Il cappello a fiori, Leonida Edizioni, Reggio Calabria
Adam Vaccaro
L’immagine offerta e sofferta della copertina, di gentilezza e leggerezza sorridenti, è di inganno d’amore sul crinale posto tra una lucida coscienza e sogni resistenti a caccia di ogni scorcio di paradiso in spietati orizzonti infernali, in cui una flammula dantesca replica e annota: “Selva oscura/ che la via è smarrita/ a metà vita” (Haiku, Dall’inferno, in Microcanti danteschi, p73 ). Il libro è composto di faglie mobili e molto diverse, nella forma e nei nodi tematici. Ci sono versi che traducono in dialogo teatralizzato il suddetto crinale, su cui si articolano Parti e struttura del Testo, tese a restituire la complessità della vita di ogni essere vivente, non solo umano. Un esempio è dato da due “Personaggi: Lei: Gentilezza, Lui Ostile cuore – Bussa Gentilezza/ amabile e cortese/ alla porta di Ostile Cuore” (Alla porta del cuore, p.86-87), con risposte di rifiuto categorico, Tuttavia Gentilezza non demorde, “Ché, io Gentilezza/ benevola ed estroversa (son contagiosa/ come goccia che da stagno/ si fa mare” (ibidem), nella convinzione di essere lei la portatrice di un possibile superamento delle fratture che irridono al suo candore utopico.
Credo sia il nucleo in forma di apologo teatralizzato, della dinamica contraddittoria, tragica e irriducibile in cui si svolge la vita. Mistero e fonte della energia primigenia, altrettanto irriducibile, di un eros che dice all’amante: “Che la mia purezza vivificatrice/ ci liberi dalle alghe e dai fiori salmastri/ …/…per accoglierti/ spossato e ansimante/ e finalmente farne un’acqua sola!!” (Aretusa, p.80). Sono versi di erotismo ancestrale, trasmesso attraverso personaggi mitologici (Alfeo, Aretusa, Nettuno, Venilia) con moti del cuore metaforizzati o in versi amorosi innescati da quelli di Pablo Neruda, che fanno gridare: “Così bello è l’amore/ e così fragile” (Sonetti d’etere, p.84).
Queste citate, sono poesie della PARTE TERZA, ultima in cui è suddiviso il libro, dopo la “PARTE PRIMA: POESIA”, e la “PARTE SECONDA: HAIKU AL RAGU”.
La seconda parte, già dal titolo, fa emergere il ramo giocoso e dissacratorio, che vuole bilanciare la coscienza del tragico e delle scelte, anche contraddittorie, imposte dal contesto. Scelte che non cancellano l’alea e i limiti del nostro controllo, come detta l’esergo del libro: “Siamo inchiostro/ nella cartuccia/ del destino” P.15). È avviso e sintesi del libro, cuore della ricerca poetica di Valeria Serofilli, che in questa raccolta parte con Il cappello a fiori, allegoria di morte-vita e titolo del libro: “Quando arriverà la Signora/ La Signora/ quando arriverà/ avrà i capelli biondi/ e un cappello a fiori/ non la solita veletta nera/…/ e mi accarezzerà con lunghe dita affusolate/ in guanti di trina bianca/ magari francese/ con anelli di pietre dure/ multicolori// Sfiorandomi le ciglia/ m’inviterà a seguirla/ perché sa che sugli occhi/ non voglio/ alcuna conchiglia/ E forse l’esorcizzazione/ né tutta/ in questa lacrima. (Il cappello a fiori – Appointment in Samarra, p.19).
È un testo visionario, svolto tra ricami di giocosità infantile e richiami orientali, che mentre disegna immagini di carezze e fiori multicolori, non può eliminare ansie, paure e pietre dure di un profilo originale e memorabile della fine della vita. Tuttavia, il disegno della personificazione allegorica dei limiti imposti al ciclo vitale, la Signora non è funerea, con “la solita veletta nera”, ma trasmette un senso di vendetta della vita. Perché diventa immagine del processo interminabile, in cui la morte non esiste, ma assiste (mio verso che il testo mi fa riemergere), come momento necessario al rinnovo della vita. Morte quindi che, per quanto dolore personale possa generare, diventa radice di etica e fonte di rinascita nell’ambito di ogni specie.
L’immagine personifica quindi la complessità, nell’attesa di futuro che coinvolge tutte le faglie biologiche ed emozionali dell’anima di chi scrive, proiettata in un luogo esotico – una Samarcanda in cui esorcizzare le paure di tutte le pietre dure, sottostanti il cappello a fiori della Signora, che è anche immagine della copertina (elaborata dalla stessa Autrice), dagli “occhi”, “celesti e freschi come l’alba” (ibidem)
Per cui non è più una immagine di morte, ma di Poesia (titolo infatti della Parte Prima), che esprime in versi la poetica del Soggetto Storicoreale (SSR), e restituita dalla lingua del Soggetto Scrivente (SS). Se la poesia è bisogno di dare nome alle cose, comincia con la domanda, “Chi sono io”, cui il testo risponde richiamando la molteplicità, anche soggettiva: “Tu/ punto d’ombra/ ma d’inizio scrittura/ ed una dietro l’altra/ a crear trama e versificazione/ e riscrivi la vita” (Lode alla formica, pp.24-25).
La visione di vita del SSR, si fa adiacente al gioco della scrittura, che non basta a se stessa, ma è spinta ad andare oltre, per restituire a suo modo la complessità e totalità della Signora, in un moto che parte dal basso, dal profondo e dai margini: “Sei nelle foglie, nella linfa/ degli arti/ / Il tuo volto troneggia impera/ si fonde, nella alte teste/…/ E sei qui, il mio tutto/ il mio sempre/ il mio presente/ il comunque/ il nonostante” (Impensabile, p.36). Un impensabile della poesia, che con la sua lingua, il suo coraggio e la sua magia vuole aggiungere realtà: “Tra noi poeti/ basta quell’occhiata/ e la realtà diventa/ un’altra cosa” (Tra noi poeti – in morte di Mario Luzi, p.37). Magia di platoniani attimi d’infinito, che tra “perline colorate” e infantili collane”, “controcorrente/ in cerca di coccodrilli// Pago/eterna/ la felicità di un attimo” (Cielo in affitto, p.38). Col che Valeria ci dice: è ciò che conta, nonostante le pietre dure, travolte anch’esse, “Perché tout se passe/ tout se remplace” (Ho pianto il bambino, p.39).
Il percorso è dunque lieve e greve, verticale e orizzontale, che cerca di unire e dare un unico nome ai due versanti, distruttivo e meraviglioso, dell’inestricabile groviglio della vita, spingendo così a inventare una sorta di nome ossimorico di Caos distruviglioso, inventio verbale che mi suggerisce e che fa un po’ il paio con quella che Nadia Cavalera nella sua intensa PREFAZIONE, chiama Poevitàsia, quale con-fusione di capacità creativa di una poesia “madre di tutte le arti”, che “ingloba la vita, ne è la sua forma”. Così, nel caos meraviglioso e di-struggente della vita, Valeria si muove come una Alice, in cerca di luci e fuochi di artificio, in particolare nelle levità che strutturano la PARTE SECONDA, in Haiku articolati in Quattro sezioni: “Delle quattro stagioni, Omaggio A Vivaldi, Extralarge, Microcanti danteschi.
Avviandomi alla conclusione, con questa nota di lettura ho cercato di evidenziare la complessa articolazione di un piccolo-grande libro, di cui peraltro, sia la prefazione citata, che la Postfazione di Claudia Manuela Turco e la Nota dell’Autrice, illustrano con acribia i nodi tematici e formali. E illustrano è verbo adeguato, perché mi fa ricordare quei disegni illustrati della Domenica del Corriere di decenni fa. Ogni contributo e parte del libro producono in effetti il disegno con al centro un sole resistente, anche se continuano a ruotare intorno una corona di intenti volti a trasmutare la bellezza e il diritto al paradiso in un regno d’inferno. Non ne deriva però un atteggiamento generale di disperazione e pessimismo.
Al contrario, viene attivata una incessante tensione alla gioia e alla paideia del processo interminabile di autopoiesi etica, in cui la poesia è energia e pharmacon, fonte di gioia e imperativo categorico di responsabilizzazione e scelte, sia razionali che emozionali, nel caos spesso criminale con cui dobbiamo misurarci. In cui tra i lapilli dei suoi haiku, resiste l’energia vitale beffarda, che laicamente invoca: “Donami del gatto/ – la saggezza dello scatto/ balzo sedia sofà” (Saggezza, p.70).
23 marzo 2026
Adam Vaccaro

“La gentilezza non demorde”
Apprezzo e ringrazio l’amico e collega Adam Vaccaro di MilanoCosa per la recensione al mio libro che ho letto con grande attenzione.
Adam è riuscito, come altre volte, a cogliere non solo la profondità dei contenuti, ma anche gli aspetti stilistici della mia opera Il cappello a fiori dimostrando una capacità critica e una sensibilità personale davvero non comuni.
Valeria Serofilli
Presidente AstrolabioCultura Premio Internazionale Astrolabio e incontri letterari SMSBiblio e Palazzo Gambacorti di Pisa
Mi compiaccio del riscontro di Valeria, che gratifica la mia lettura, fatta con impegno e piacere..
Adam