Vacante di Irene Sabetta

Pubblicato il 22 ottobre 2026 su Senza categoria da Adam Vaccaro

Irene Sabetta, Vacante, Anterem Edizioni, 2026

Nota di lettura di Margherita Parrelli

In questo ultimo lavoro Irene Sabetta prende a pretesto la mancata scrittura di una quarta sezione di “Note verso la finzione suprema” di Wallace Stevens, che avrebbe avuto come titolo “Deve essere umana”, per affrontare il tema dell’umano.
Vacante è l’umano, ci dice Sabetta in un crescendo fitto di immagini che alludono, suggeriscono, rimandano, dichiarano, denunciano, spinta da un desiderio di indagine, da una febbre di cercatrice d’oro. Come un’alchimista spericolata alla ricerca della formula, l’autrice argomenta in maniera trasversale, incalza stringente, dimostra con ipotesi dell’assurdo, paradossi, laconiche affermazioni, controintuizioni.
Vacante è ciò che manca, non per inesistenza, ma per assenza temporanea, vacante è vuoto fino a, lascia aperta la possibilità dell’occupazione, vacante è anche libero, uno stato non definitivo, non definito, diversamente interpretabile, libero di prendere forma di volta in volta.
Ma vacante, nello scritto in prosa e in versi di Sabetta, è anche la constatazione, che non ha nulla della rassegnazione e molto della denuncia, di una difficoltà della condizione umana contemporanea a trovare una traccia di se stessa, a riconoscersi nel passato e allo stesso tempo a progettare, avere una visione, credere alla possibilità di una vita collettiva, a condividere una humanitas che indaga e mette in questione, ma non si perde.
Questa humanitas vacante è affidata da Sabetta a un verso di Stevens “il soldato è povero senza le parole del poeta” che chiude il suo componimento. Il ritrovamento dell’humanitas sta nella parola, dunque, la parola che nutre e cura, che crea significato, comunità, condivisione.
In questo senso Sabetta non sembra lontana, almeno nell’intento ultimo, da quell’approccio umanistico tutto italiano che risuona in Petrarca, quando, in contrasto con le tendenze della filosofia ufficiale a lui contemporanea, richiama allo studio nella natura umana e, in “Dell’ignoranza sua e d’altrui”, scrive: “io infatti mi domando a che giovi il conoscere la natura delle belve e degli uccelli e dei pesci e dei serpenti, ed ignorare o non curar di sapere la natura dell’uomo, perché siam nati, donde veniamo, dove andiamo”.
A che servono, domanda Sabetta, il sapere, i riti religiosi, i riti del consumo, del viaggio persino, dell’informazione che sommerge e rende le notizie tutte uguali, se ci sentiamo “un’escrescenza, un pensiero peggiore di questo, un guanto di sfida sull’asfalto, una costola eccedente, un martirio”?
A che serve avere una cornice se costringe e lascia fuori la vita: “il mare fuori cornice / è una distesa d’acqua crescente”, invece di completare: “c’è bisogno di una nuova cornice, un frame che non sia solo un brain frame. Un contorno più sfumato, una cornice che si fonda con quello che incornicia, che comprenda lo sguardo intorno, le cose dimenticate, le omissioni, le opere, i peccati, il resto che manca”.
Questo lavoro di Sabetta è un difficile tentativo di comprendere, tenere insieme le parti e la comprensione passa per la parola, per nominare il reale in maniera appropriata, per svelare la realtà attraverso la cosa detta, attraverso il dire poetico, almeno per quanto compete a chi scrive poeticamente, per chi scrive nella forma della “finzione suprema”.
Questo scritto pregnante suona come il tentativo estremo di una donna, prima che di una poeta, che non si arrende e vuole scuotere mostrando, risvegliare chiamando per nome senza timore e senza pudore le cose che attraversano il nostro mondo contemporaneo rendendolo un luogo ignoto, non abitabile. Se l’essenza dell’humanitas è non cessare di indagare sull’umano e sulla città terrena cui gli umani sanno dare vita, Sabetta guarda là dove ci sono le falle, le voragini, le addita con forza e determinazione. Da nome alle cose, le nomina, come detto, e si obbliga e ci obbliga a non rimuoverle anche se dolorose e così inevitabilmente disumane. Avere coscienza del nostro disumano è l’inizio per riavvicinare il nostro umano.

Continua a leggere »

Astrolabiocultura Pisa – con A. Vaccaro e V. Serofilli

Pubblicato il 8 ottobre 2026 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

Nuova locandina dell’Evento pisano, dopo il forzato rivio per un incendio, dell’11 giugno scorso

***

ASTROLABIOCULTURA – PISA 

AUTORI ALLO SPECCHIO 

INCONTRO CON

VALERIA SEROFILLI E ADAM VACCARO

CON IVANO MUGNAINI

29 Ottobre 2026

Biblioteca Comunale SMS

Via S. Michele degli Scalzi 178 – Pisa

Esplorazioni del tempo di John Picchione

Pubblicato il 3 ottobre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

IL TEMPO RIPRESO

In

John Picchione, Esplorazioni del tempo.

Narrativa italiana, Scienza, Tecnologia e Società.

Dalla tarda modernità alla contemporaneità, Mimesis, 2026

Adam Vaccaro

***

Leggi anche su

https://libertariam.blogspot.com/2026/10/scaffali-di-adam-vaccaro-il-tempo.html

e

ADAM VACCARO legge “Il tempo ripreso” di JOHN PICCHIONE

I libri si distinguono tra rispettabili impegni e ricerche, e libri-Opera, che raccolgono il senso di una vita, animata, spesa e restituita nel mondo in cui si è vissuti. Senso che dunque è materia, corpo e carne del tempo di cui si fa voce. Quando tale ricchezza di interazioni, tra singolarità e molteplicità, si coagula come in questo libro di John Picchione, di cui cerco qui di offrire un sintetico richiamo, quel senso e quel tempo diventano luoghi di arricchimento del processo vitale collettivo, proiettato oltre gli stessi contemporanei dell’Autore.

Continua a leggere »

La luce imperfetta – Patrizia Bambini

Pubblicato il 24 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

TRA EROS E THANATOS

L’alchimia della parola nella poesia di Patrizia Bambini

in

Patrizia Bambini, La luce imperfetta, puntoacapo, Pasturana (AL) 2023

Nota di lettura di Laura Cantelmo

La poesia è anche culto della parola, della sua polisemia. Se usata con la stessa abilità evocativa di una pennellata di colore, di un colpo di scalpello o di bulino, la parola sa evocare la complessità di un’emozione e dell’esperienza nel suo dispiegarsi, cogliendo l’essenza delle cose grazie alla ricchezza metaforica ed allusiva di ogni lemma, alla pregnanza di ogni richiamo semantico. I versi di Patrizia Bambini si caratterizzano per un linguaggio originale e trasgressivo, in un dispiegarsi di testi che affrontano la tematica dell’amore tra la vana attesa della felicità e una dirompente prevalenza del dolore, che rende pulsante l’insensatezza esistenziale che ne consegue.

Continua a leggere »

Scomposizioni di Mauro Macario

Pubblicato il 16 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Frammenti d’amaro calice

in

Mauro Macario, Scomposizioni, Edizioni Tabula fati, 2026

Adam Vaccaro

)*(

Vedi anche su

Frammenti d’amaro calice nelle “Scomposizioni” di MAURO MACARIO lette da ADAM VACCARO

Negli eserghi c’è una citazione di Cesare Pavese, “Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale”, cui segue un’altra di Robert Walser: “La delusione non si scorda mai”.

Il libro ci immerge quindi in un corpo a corpo, con coraggio privo di schermi consolatori, nelle ferite, piccole e grandi, che la vita ci lascia nel suo scorrere fuori dal nostro controllo, tra delizie, illusioni e perdite. E i testi sono una sorta di anelli o tappe della propria vicenda antropologica, che pagano il conto e smentiscono il percorso di banderuola al vento nella mani di Eolo, rivendicando la responsabilità delle proprie scelte, di una individualità inarresa, seppure priva di ogni alone di individualismo becero: “ho tagliato il cordone ombelicale/ dal ventre sociale/…/ svestito di ogni addobbo precotto/… / senza legittimare nessun capobranco/ solo davanti ai giganti” (LA FILIERA DI PROTEO, p.13).

Continua a leggere »

La poetica di Adam Vaccaro

Pubblicato il 10 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

LA POETICA DI ADAM VACCARO

Tra memoria, materia e luce

Due poesie

Scintille, da La casa sospesa, Joker, Novi Ligure 2003, con postfazione di Gio Ferri

Biciclette, da La piuma e l’artiglio, Editoria&Spettacolo, Roma 2006, con prefazione di Dante Maffia

Lucrezia Lombardo

 La poesia di Adam Vaccaro si sviluppa intorno a un rapporto molto intenso tra memoria personale, esperienza concreta e ricerca sul linguaggio. La sua produzione poetica, iniziata negli anni Settanta, attraversa diverse raccolte e mantiene costante l’attenzione verso ciò che costituisce la materia più profonda dell’esistenza: il lavoro, il corpo, la terra, gli affetti familiari, l’infanzia e il rapporto tra individuo e storia.

Continua a leggere »

Quattro foto sul muro – Francesco Sassetto

Pubblicato il 8 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

La memoria dovuta
In
Quattro foto sul muro, Francesco Sassetto, Arcipelago Itaca, Osimo, 2026
***
Adam Vaccaro

Ci sono in esergo di questa intensa raccolta di Francesco Sassetto, versi di una canzone di Ivano fossati, che dittano il nucleo creativo del Testo; “Come posso dire/ come passa il tempo/…/ come passalento”. Versi fatti propri dall’Autore per dire, “è così che si ripensa/ a tutto l’amore scritto”.
Il moto trascritto sulle pagine che seguono è dunque quello che va oltre quello vissuto e scritto. Un moto che combatte col tempo che passa – di un passare lento, vero e falso, perché è di un passo che sfugge, perché non è scelto e deciso da noi, e irride la pretesa di fermarlo, fissarlo in una immagine o in una pagina.
Ma questa sua irrisione ci incolla al muro del presente, degli attimi che viviamo e ci impongono di farne memoria, rovesciando la sua irrisione. Il senso di questo libro è questo, un corpo a corpo col tempo, che si fa materia resistente al suo deflusso impalpabile: noi siamo qui e siamo stati qui, anche se tu ci ignori. Siamo e restiamo qui, sul muro di un presente passato, che rimane grazie al presente mai passato della forma di tempo che chiamiamo memoria, che non è labile, ma tempo-di-carne viva che non muore finché questa memoria è viva. Vale a dire, non si può tenere viva la complessità della memoria senza il coinvolgimento del tempo sempre presente e sempre passato, custodito e vissuto dalla parte profonda della nostra identità, incarnata dall’inconscio.
Emergono con chiarezza alcuni nodi di senso lungo il filo rosso che li connette e ne è qualificato e strutturato. Filo di una memoria che è dovuta, imposta dalla re-sponsabilità etica di restituire il tempo ricevuto, rimasto appiccicato come una foto sbiadita su un muro che va oltre il presente, quale gesto testimoniale in faccia al nulla che si veste di eternità.
Un gesto che resiste solo se crea simboli, che nel libro si inanellano nella lingua natia, veneziana, e in immagini del repertorio memorale dell’Autore, rielaborate da Manuele Elia Marano. Citeremo per questa lettura alcuni versi, nella traduzione in italiano, sollecitando tuttavia la lettura nella musica del veneziano, abbinata alla visione delle immagini citate. Seguono pertanto citazioni enucleate in nodi principali di sensi lungo tale filo rosso resistente: Memorie formative, Cambiamenti epocali, Disvalori e dettami neoliberisti, Disgregazione e perdita di senso, Amore e morte.

Continua a leggere »

I linguaggi dell’Adiacenza di Adam Vaccaro – Ivan Pozzoni

Pubblicato il 5 settembre 2026 su Saggi Arte da Maurizio Baldini

La genesi poetica e critica dell’Adiacenza1

e il rifiuto del canone reificato

)°(

Trattato critico sui linguaggi dell’Adiacenza e sull’ontologia della scrittura contemporanea

 Ivan Pozzoni

***

Vedi anche sulla Rivista

https://kultunderground.org/art/45270/

***

 L’emergenza di una prassi critica ed estetica radicata nel concetto di Adiacenza si pone come uno dei momenti di maggior rottura teorica all’interno del panorama letterario e filosofico contemporaneo. In un contesto culturale progressivamente saturo di formule feticizzate e codici linguistici addomesticati dalla produzione di massa, l’Adiacenza non si presenta come una semplice categoria classificatoria o una corrente storiografica delimitata.

Continua a leggere »

Sulla terra rotta – Antonella Sica

Pubblicato il 3 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Le fratture inguaribili
In
Sulla terra rotta, Antonella Sica, Arcipelago Itaca, Osimo, 2026
Con disegni di Attilio Zinnari
***
Adam Vaccaro

Il primo testo, indica e trasmette già il senso del libro, di bisogno etico di recupero e restituzione di memoria, che quindi dilata i sensi del titolo con ciò che rimane sotto, perduto, tra le crepe che diventano e inventano il libro:
IL SUO NOME RIMASTO SOTTO
“Ci incontravamo/ e ridevamo/ ci scambiavamo sussurri/ e tazze di tè./ Non stavamo gioendo./ Preparavamo solo il dolore nei ricordi”
Citazione di Haidar al-Ghazali, Il loro grido è la mia voce – poesie da Gaza.

Continua a leggere »

La forma atopica del Tardomodernismo in Lo Stato Pontificio – Ivan Pozzoni

Pubblicato il 31 luglio 2026 su Scrittura e Letture da Maurizio Baldini

La forma atopica del Tardomodernismo

in

Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni, Edizioni Divinafollia, Bergamo, 2026

Adam Vaccaro

Angiporto

 Prima di entrare nella lettura di questo ultimo libro di Ivan Pozzoni, devo riprendere due tappe di sosta su suoi testi precedenti: il post di Anticipazioni su testi inediti del 2024, e la lettura di Kolektivne NSEAE, libro – del 2025 (entrambi su milanocosa.it).

–        Con la nota di poetica sugli inediti, Pozzoni scriveva: “Il poeta/sophos…con  riot-texts” cerca di concretizzare “sovversione/eversione”, “impegno sociale a tutela dei deboli e dei diseredati, con opposizione allo star system dei dominanti e dell’arte.” Una nota di poetica che disegna un perimetro di sovversione estetica dell’Arte e della Poesia.

Continua a leggere »


Benvenuto

Sei sul sito di Milanocosa, l'associazione culturale che svolge attività di promozione culturale secondo criteri di ricerca interdisciplinare con l'obiettivo di favorire la circolazione e il confronto fra linguaggi, ambiti e saperi diversi, spesso non comunicanti tra loro. - Libri