Vacante di Irene Sabetta
Irene Sabetta, Vacante, Anterem Edizioni, 2026
Nota di lettura di Margherita Parrelli
In questo ultimo lavoro Irene Sabetta prende a pretesto la mancata scrittura di una quarta sezione di “Note verso la finzione suprema” di Wallace Stevens, che avrebbe avuto come titolo “Deve essere umana”, per affrontare il tema dell’umano.
Vacante è l’umano, ci dice Sabetta in un crescendo fitto di immagini che alludono, suggeriscono, rimandano, dichiarano, denunciano, spinta da un desiderio di indagine, da una febbre di cercatrice d’oro. Come un’alchimista spericolata alla ricerca della formula, l’autrice argomenta in maniera trasversale, incalza stringente, dimostra con ipotesi dell’assurdo, paradossi, laconiche affermazioni, controintuizioni.
Vacante è ciò che manca, non per inesistenza, ma per assenza temporanea, vacante è vuoto fino a, lascia aperta la possibilità dell’occupazione, vacante è anche libero, uno stato non definitivo, non definito, diversamente interpretabile, libero di prendere forma di volta in volta.
Ma vacante, nello scritto in prosa e in versi di Sabetta, è anche la constatazione, che non ha nulla della rassegnazione e molto della denuncia, di una difficoltà della condizione umana contemporanea a trovare una traccia di se stessa, a riconoscersi nel passato e allo stesso tempo a progettare, avere una visione, credere alla possibilità di una vita collettiva, a condividere una humanitas che indaga e mette in questione, ma non si perde.
Questa humanitas vacante è affidata da Sabetta a un verso di Stevens “il soldato è povero senza le parole del poeta” che chiude il suo componimento. Il ritrovamento dell’humanitas sta nella parola, dunque, la parola che nutre e cura, che crea significato, comunità, condivisione.
In questo senso Sabetta non sembra lontana, almeno nell’intento ultimo, da quell’approccio umanistico tutto italiano che risuona in Petrarca, quando, in contrasto con le tendenze della filosofia ufficiale a lui contemporanea, richiama allo studio nella natura umana e, in “Dell’ignoranza sua e d’altrui”, scrive: “io infatti mi domando a che giovi il conoscere la natura delle belve e degli uccelli e dei pesci e dei serpenti, ed ignorare o non curar di sapere la natura dell’uomo, perché siam nati, donde veniamo, dove andiamo”.
A che servono, domanda Sabetta, il sapere, i riti religiosi, i riti del consumo, del viaggio persino, dell’informazione che sommerge e rende le notizie tutte uguali, se ci sentiamo “un’escrescenza, un pensiero peggiore di questo, un guanto di sfida sull’asfalto, una costola eccedente, un martirio”?
A che serve avere una cornice se costringe e lascia fuori la vita: “il mare fuori cornice / è una distesa d’acqua crescente”, invece di completare: “c’è bisogno di una nuova cornice, un frame che non sia solo un brain frame. Un contorno più sfumato, una cornice che si fonda con quello che incornicia, che comprenda lo sguardo intorno, le cose dimenticate, le omissioni, le opere, i peccati, il resto che manca”.
Questo lavoro di Sabetta è un difficile tentativo di comprendere, tenere insieme le parti e la comprensione passa per la parola, per nominare il reale in maniera appropriata, per svelare la realtà attraverso la cosa detta, attraverso il dire poetico, almeno per quanto compete a chi scrive poeticamente, per chi scrive nella forma della “finzione suprema”.
Questo scritto pregnante suona come il tentativo estremo di una donna, prima che di una poeta, che non si arrende e vuole scuotere mostrando, risvegliare chiamando per nome senza timore e senza pudore le cose che attraversano il nostro mondo contemporaneo rendendolo un luogo ignoto, non abitabile. Se l’essenza dell’humanitas è non cessare di indagare sull’umano e sulla città terrena cui gli umani sanno dare vita, Sabetta guarda là dove ci sono le falle, le voragini, le addita con forza e determinazione. Da nome alle cose, le nomina, come detto, e si obbliga e ci obbliga a non rimuoverle anche se dolorose e così inevitabilmente disumane. Avere coscienza del nostro disumano è l’inizio per riavvicinare il nostro umano.


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