Percorsi di Adiacenza – Il Posto delle Parole

Pubblicato il 8 gennaio 2026 su Scrittura e Letture da Maurizio Baldini
 Segue il link della presentazione-intervista dedicata a Percosi di Adiacenza,  da Livio Partiti, per la Rivista Online “Il Posto delle Parole”,

https://ilpostodelleparole.it/libri/adam-vaccaro-percorsi-di-adiacenza/

IL POSTO DELLE PAROLE

ascoltare fa pensare

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 Info: Associazione Culturale Milanocosa – www.milanocosa.it – info@milanocosa.it – T. 3477104584   

Festival Bagutta Letteratura

Pubblicato il 18 dicembre 2025 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

Festival Bagutta Letteratura

A cura di Annitta Di Mineo

Sabato 20 dicembre 2025

H 11 – Antologia Critica, Percorsi di Adiacenza, di Adam Vaccaro, Marco Saya Edizioni – Con l’Autore, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Claudia Azzola, Maria Pia Quintavalla, Angelo Gaccione, Il Duo Poemus di G.Guidetti e B. Gabotto, Marco Saya;

H 12,15 – Antologia NON NEL NOSTRO NOME – 100 Poeti italiani in difesa della dignità umana, Edizioni Mondo Nuovo,a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro – Con Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Claudia Azzola, Filippo Ravizza,Nino Iacovella, M. Pia Quintavalla, M. Carla Baroni, Barbara Gabotto, Giacomo Guidetti, Ottavio Rossani.

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Su Percorsi di Adiacenza – Massimo Pamio

Pubblicato il 17 dicembre 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

ADIACENZA, O DELL’IDEALE DELLA POESIA
di Massimo Pamio

Vedi anche

https://libertariam.blogspot.com/2025/12/adiacenza-o-dellideale-della-poesia-di.html

Adam Vaccaro, Percorsi di Adiacenza, Antologia di ricerca critica dei linguaggi della Poesia e dell’Arte, Introduzione e cura di Donato di Stasi – Postfazione di Elio Franzini, Marco Saya Ed., Milano, pp. 608

Adam Vaccaro è un poeta militante, cioè un poeta civile, impegnato, che crede fortemente nella possibilità della parola, fosse anche quella dell’ultimo poeta della terra, che però quando riesce a dialogare con altri poeti, rende ancora viva una pratica ormai relegata in un ambito talmente marginale che si potrebbe definire quasi inesistente nell’attuale società.
Di recente, ha pubblicato un volume, Percorsi di Adiacenza, Antologia di ricerca critica dei linguaggi della Poesia e dell’Arte, per Marco Saya Edizioni, 608 pagine dense di osservazioni e arricchite da due testi prestigiosi, di Elio Franzini e di Donato Di Stasi.
Il corposo testo di Adiacenza si interessa di come vada letto il testo poetico, problema che in qualche modo, anche se in riferimento all’arte, Gilles Deleuze si poneva, affermando che bisognerebbe leggere le opere d’arte con il linguaggio proprio dell’opera d’arte, “Bisogna che i concetti della pittura vengano tratti nella scrittura in modo esatto, che non siano di tipo matematico o fisico, che non siano nemmeno della letteratura depositata sul quadro, ma che siano, come tali, della e nella pittura” (in La pittura infiamma la scrittura, in Divenire molteplice. Nietzsche, Foucault ed altri intercessori, a cura di U. Fadini, ombre corte).
Si dovrebbe cercare un meccanismo interno alla poesia, per sviscerarla, questione che potrebbe anche essere formulata così: la poesia va ascoltata, va intesa così come (e in che modo) essa interroga e si fa interrogazione diretta al linguaggio stesso, obbligando l’autore a interrogare se stesso, il lettore a lasciarsi interrogare, in base a ciò che la poesia stessa tende a formulare come (gridata o sussurrata) domanda, incarnandosi.
Insomma, la poesia come quaestio, come qualcosa di irrisolto – altrimenti non sarebbe mai nata, se fine e principio di sé stessa. Essa denuncia forse un vuoto inadempiuto, un tentativo di completezza, una richiesta, un desiderio di essere colmata? No, è un fenomeno di ciò che in sé non ha pienezza, ma desiderio di pienezza, e che forse nella parola cerca un ausilio, una soluzione: la poesia è dunque ciò che viene prima della parola per fondarla?
Per Vaccaro sono le “adiacenze” essenziali, le consonanze con altri poeti, con i messaggi di quei poeti, che stabiliscono una comunità che palpita, unica, audace (e che fonda la parola).
Ogni poeta, a mio avviso, dialoga con quelli del passato, li attualizza, li rende propri testimoni e interpreti, e poi interroga quelli del presente in vista della comprensione (della benevolenza) di quelli del futuro. Non dialoga con gli ideali, l’ideale vero di ogni poeta è costituito dalle relazioni con i poeti del passato (pur se errate o ingannevoli), dal fatto di stabilire con loro una nuova forma di letteratura, che è quella di una ideologia intima, serrata, il dialogo assoluto tra due solitudini.
Il poeta che dialoga con quelli che lo hanno preceduto fa accadere ciò che ciascun poeta sogna, e cioè che sia preso in considerazione da quelli del futuro, per essere reso alla vivenza – una sottovivenza – che rende attuale una nuova possibilità, e si restituisce, in qualche modo, alla tensione verso l’immortalità, fine che è però reale, e cioè parlante, condizione del poeta che continua il dialogo al di là di sé stesso, nella poesia – l’ideale. Ideale è ciò che viene idealizzato proprio con questa relazione, e diventa il contenuto della forma-poesia. Per Vaccaro, diventa “adiacente”, poesia che si abbandona, giace e trova a giacere accanto a sé il tempo, un altro tempo, una forma che si è resa ideale.
Poesia ideale o l’ideale della poesia sono forse una cosa sola, sono quella interpretazione che resuscita la lettura, e con quella stabilisce la vacuità, l’inutilità del tempo: la poesia è ideale quando vince il tempo, e per vincerlo ha bisogno non di un critico ma di un altro poeta, di un lettore che crede nello stesso ideale formale, soltanto formale, che travalica quei limiti imposti all’essere mortale.
Bisogna far parlare la poesia dall’interno della poesia, secondo Deleuze, ed è quel che accade quando diventa ideale, dialogo tra poeti.
L’immaginario al potere, il dialogo impossibile che diventa fervido, attualizzazione di segreti, rivitalizzazione di ipno-giacenze.
L’ideale è la parola che vola e torna a volare, mai toccando terra, mai sporcandosi, che si fa anche portatrice di “idealità”, di valori, di virtù morali, di umanità: questa è l’adiacenza di cui parla Vaccaro, giacere accanto o sopra o sotto l’egida della virtù morale, della dignità, del rispetto dell’altro, dell’anelito alla fratellanza, alla pace, all’amore universale, quando il logos si impregna del connubio tra poeti in senso morale, etico, ponendo l’ideale poesia come fondamento di contenuti in cui si esaltano le qualità migliori dell’umano; quando i poeti si fanno uomini abbandonando la loro veste di poeti, poiché l’ideale ha reso valida l’inseità della poesia trasmettendone la forma attraverso le adiacenze, la possibilità dell’uno attuata nel logos evocante dell’altro. Il futuro evoca il passato e lo chiama a sé facendosi testimone di un dire che diventa necessario, e cioè non solo attuale, ma attuato.
È necessario quel che forse neanche il poeta del passato sapeva della propria poesia?
Non è necessario, è immaginario che si fa ideale.
L’immaginario al potere si trasforma, muta, si fa imprendibile per non cadere nel sostanziale. Perché la parola non deve esaurirsi, perché ci saranno ancora altri dialoghi, altre adiacenze fin che la poesia esisterà, per unire i poeti.
Il poeta che dialoga con il passato incontra l’uomo. Nell’ideale i poeti negano la loro identità formale per incarnarsi di nuovo. Abbandonata la maschera del poeta, i due sono uomini nella loro idealità, nel loro immaginario che si è reso, nell’incontro di due anime, necessario.
Le loro parole sono immaginario divenuto patrimonio comune, sono l’attualizzazione di una possibilità che nessuno dei due conosceva prima del loro incontro fuori del tempo, in un’assoluta libertà, in un’unione assoluta.
È questa la coniugazione di comunicazione e complessità di cui parla Vaccaro, che torna a far vivere personalità di grandissima caratura come Giò Ferri, Gilberto Finzi, Lunetta, Luzzi, Gramigna, Majorino, Cara, Ruffato, Di Ruscio, Leonetti, Porta e tanti altri, conversando con Leopardi, Novalis, Valéry, Baudelaire, Goethe.

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Una gioiosa fatica – Angelo Gaccione

Pubblicato il 12 dicembre 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

UNA GIOIOSA FATICA
Gaccione, la complessità di un poeta e del suo stile.

Laura Cantelmo

Angelo Gaccione, Una gioiosa fatica (1964-2022di ), La scuola di Pitagora, 2025, Pagine 160 € 18,00

Leggi anche su “Odissea”, venerdì 12 dicembre 2025
https://libertariam.blogspot.com/2025/12/una-gioiosa-fatica-di-laura-cantelmo.html

La rivista fondata da Angelo Gaccione, che molti conoscono e oggi leggono quotidianamente on line, non a caso è denominata “Odissea”, a indicare il nostos procelloso che è stato il percorso di vita del suo direttore: non tanto un ritorno nostalgico alla terra d’origine, quanto il ricondurre ogni azione al principio morale che è stato il faro della sua esistenza, il senso del suo Dasein: l’antifascismo, l’impegno civile volto a riscattare la dignità degli esseri umani e della natura stessa e, in questi anni di proposte belliciste, la fiera opposizione al riarmo e alla guerra. Nato in Calabria, Gaccione ha studiato alla Università Statale di Milano negli indimenticabili anni della contestazione operaia e studentesca. Il suo destino è quello del viaggio, sotto forma simbolica oltre che reale.
Del viaggiatore manifesta l’amore per i luoghi che ha visitato o dove ha trascorso i suoi anni oppure brevi periodi e da vero Odisseo diffonde intorno a sé quel sentimento struggente chiamato nostalgia, senza mai venirne travolto. Ogni città, ogni paese visitato diveniva occasioni per stringere amicizie ed episodiche relazioni umane. Non essendosi mai sentito un déraciné che si tormenta nel rimpianto, Gaccione ha amato sia la terra dove vive che quella dove è nato. Da cittadino del mondo, che conosce e accetta la complessità, si muove con occhio disincantato ed affettuoso, penetrando nel profondo di ogni realtà, traendone un positivo legame con la vita, come lotta contro ogni sopraffazione. Una gioiosa fatica (La Scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2025, pagine 160 € 16) come ogni autoantologia, è di per sé il racconto di una vita e gli interventi di illustri personaggi, che corredano il libro, come il poeta dialettale Franco Loi, il filosofo Fulvio Papi insieme all’introduzione del poeta Tiziano Rossi, affermano la sua versatilità poetica e la tempra morale che traspare da ogni suo scritto.
Anche quella splendida e terribile raccolta di racconti, L’incendio di Roccabruna (apprezzata e introdotta da Vincenzo Consolo), nasce dalla narrazione delle colpe storiche che hanno macchiato in un lontano passato la sua terra natia. La cui onta l’Autore sente ancora riflettersi su di sé, benché gli eventi vadano contestualizzati in un tempo nel quale persecuzioni religiose e violenze verso gli ultimi e i diversi fossero consuetudini mai tenute a freno da alcun Habeas corpus. Quel libro è stato un j’accuse verso i Padri della sua terra, che quelle violenze avevano conosciuto per tradizione orale o attraverso la Storia ufficiale e le avevano poi colpevolmente rimosse. Ed ha anche segnato per lui la distanza da quel mondo privo di pietas, dall’oblio che lo aveva reso un passato da dimenticare, condizionando il suo posizionarsi sempre in difesa della libertà, dei diritti umani e della non violenza.
In questa raccolta antologica, con buona ragione intitolata Una gioiosa fatica, incontriamo un Io lirico più rasserenato, che ripercorre la propria produzione poetica dai primissimi e pregevoli versi dell’età preadolescenziale, fino ai testi, compresi nelle sezioni definite ora “Le illuminate”, ora “Le arrabbiate”, ora come “Le sacre” o “ Le dolenti”, a seconda dello stato d’animo e dell’occasione che li ha dettati: il rifiuto del male, oppure, gli affetti, le memorie di viaggio, gli incontri e le frequentazioni di carattere intellettuale o politico. Un Io che ha trovato pace nell’opporsi alla brutalità che ha gravato come stigma sulla storia dei Padri, rendendolo erede di quella progenie.
“La poesia mi è appartenuta. Io sono appartenuto alla poesia” scrive Gaccione nell’Incipit, ed è un’affermazione che si comprende leggendo due brevi testi scritti ancora adolescente, miracolosamente salvatisi dal turbine della vita, e dai quali risplende con evidenza un talento poetico precoce per profondità di pensiero e finezza di stile. Eppure, quell’affermazione può suonare un po’ deviante, se si conosce la produzione letteraria dell’Autore, che attraversa i più svariati generi: le opere drammaturgiche, i racconti, gli aforismi, le fiabe, i saggi, un libro dolcissimo e forse unico nel suo genere, come Lettere ad Azzurra, scritto da un giovane futuro padre, durante i nove mesi di gestazione della moglie, fino alla nascita di Azzurra, sua unica figlia.
La suddivisione della raccolta in sezioni focalizza temi o umori differenti, tutti espressione di un sentimento dell’esistenza, in tutte le sue forme, fino alla questione climatica, come supremo valore da rispettare. La sua è la voce di un laico che rifiuta la violenza, il servile ossequio al pensiero unico e il conformismo dell’informazione: “(…) veli di sangue per coprire l’infamia/ cadaveri di lusso/ che respirate idiozie […] / per pietà/ tacete!” (p. 21). Il tono intimamente lirico marca periodi di sofferenza a seguito dell’affermazione delle proprie idee: “(…) ho pagato il silenzio di generazioni / fino a mio padre che non si è ribellato abbastanza /Non stupitevi se oggi mi vesto di lupo” (p. 28). La chiusura amara della sezione intitolata “Le illuminate” – per quella eredità illuministica che le caratterizza – suona, nel lontano 1978, come previsione di Cassandra del tempo presente: “Più nessuna certezza, nel secolo dell’incertezza/può fugare i nostri dubbi. […] Si spengono gli ultimi lumi del chiaro intelletto […] Nessuna luce oppone resistenza.” (p. 34).
La sezione “Le milanesi” è una dichiarazione d’amore alla città del cuore, Milano – “Conosco una città / che molti dicono brutta […] ma non l’amerei se fosse perfetta” (p. 51) – indicando il fascino delle sue segrete bellezze, scorci della città dove “la notte è degli artisti, il giorno è dei mercanti”. E il pensiero corre inevitabilmente a Piazza Fontana e alla strage che la insanguinò nel 1969, la cui doppia verità è messa in luce da due lapidi dedicate all’anarchico Pinelli, che testimoniano dello stridente contrasto tra la versione ufficiale di quella morte, fornita dallo Stato e quella di cui Pasolini si fece interprete, dando voce al sentimento comune della cittadinanza in quel lapidario e indimenticabile: “Io so”, che puntava il dito verso la pista nera come responsabile della strage e delle oscure macchinazioni che portarono alla tragica morte dell’anarchico.
L’amore per la terra natia non gli impedisce di vederne ancora e sempre le discrasie. Con un amaro senso di perdita, che si muta in dolorosa reprimenda, nella sezione “Le arrabbiate” Gaccione si rivolge ai suoi conterranei: “Perché, figli della Magna Grecia, / vi siete inimicati gli dèi/ rinunciato alla pietà/ obliato la sacra ospitalità dell’amicizia/ […] e, imitando i barbari, / barbari vi siete fatti voi stessi?” (p. 67). La Calabria del cuore resta, nelle sue contraddizioni, una spina sanguinante, come quella di un oscuro tradimento. Il linguaggio, mimeticamente aderente al tema, è qui ricco più che altrove, di evocazioni classiche.
Un amore per la vita, il suo, che è rispetto per l’essere umano e per la natura; che si espande a tutte le attività e relazioni ed emerge in particolare nelle poesie in cui si avverte un’ariosità grazie all’uso dell’endecasillabo. Il suo ritmo accompagna ora il senso di pietas, ora l’entusiasmo nella descrizione dei luoghi, ora l’amore, così come nelle poesie rivolte agli affetti familiari. Tra queste ultime, segnaliamo la divertente geometria dell’acrostico di pagina 118, nel quale troviamo “combinati”, sapientemente, i nomi della figlia Azzurra e della nipotina, Allegra. Nelle varie sezioni (dodici in tutto), il Poeta è sempre attento ad esplorare forme inconsuete, a cercare nuovi ritmi.
Con varia intensità, il fil rouge della passione civile percorre l’intera antologia. Intense le meditazioni di carattere filosofico ed esistenziale sulla vita e sulla morte. Segnaliamo: “Sotto ogni cielo”, “Testamento”, “Morti in vita”, “Vecchiaia”, “Addio”, “La conta”, comprese nella sezione “Le diverse”. In “Morti in vita” (p. 123), lo scherno è rivolto agli ignavi, quelli che Dante aveva aspramente punito, destinandoli all’Antinferno, per essersi schierati contro il male. Scrive Gaccione: “(…) da vivi erano così morti / che nessuno si accorse della loro esistenza”. “Testamento” è un testo pervaso da una sottile ironia: da uomo vissuto di libri e tra i libri si concede di dettare un testamento, affinché le sue ceneri trovino riposo sugli scaffali di una biblioteca, dove potrà incontrare amici e sodali, gli autori racchiusi in quelle pagine.
Nella parte finale del volume incontriamo versi che più espliciti non potrebbero essere. Gaccione rivendica con orgoglio la scelta di essersi schierato dalla parte della vita contro massacratori e guerrafondai: “Io sono uomo di parte, / e sto da una parte sola. […] Opporremo la nostra gioiosa libertà, / al vostro lugubre arbitrio;/ e finché lascerete in piedi l’ultima rovina, / noi saremo lì a ricordarvi/ che siamo stati dalla parte della vita:/ voi no” (p. 133). Questa la sua eredità morale, gioiosa come solo la libertà può essere.

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Raccontare la Poesia – Luigi Fontanella

Pubblicato il 8 dicembre 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Poesia moltiplicazione di vita

Adam Vaccaro

Luigi Fontanella, Raccontare la poesia (1970-2020) –

Saggi, ricordi, testimonianze critiche, Moretti & Vitali, 2021, pp 756

Nella PREMESSA a “questo libro”, Fontanella scrive: “Innanzitutto vorrei precisare che esso non intende essere una ‘storia della poesia italiana’ di questi ultimi cinquant’anni”, ma “concepito e scritto ‘en poète” con “carattere di ‘racconto” e di personale testimonianza critica, rivolta a un pubblico che non sia soltanto quello degli ‘addetti ai lavori’, ma soprattutto di chi ami davvero la poesia”. Dopo di che l’Autore si ”scusa di questa ingenua affermazione”. Da parte mia, al contrario, voglio sottolinearla e riconnetterla a uno dei nuclei fondanti anche per me, innervato proprio in tale tensione, di cui Antonio Porta è stato ed è riferimento centrale col suo Progetto Comunicazione, ampiamente analizzato nella Sezione “Sviluppi & Confronti, del mio recente Percorsi di Adiacenza, Saya Ed., pp 604, Milano 2025.

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Auguri 2026

Pubblicato il 6 dicembre 2025 su Senza categoria da Maurizio Baldini

Augur 2026

  di nuova luce

Milanocosa

In canti di Luce

Ma incessante si riaccese 

suI nero di case annegate nella pece 

quel canto negato di luce 

Adam Vaccaro

Su Percorsi di Adiacenza – Paolo Gera

Pubblicato il 4 dicembre 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Vedi anche a
https://www.fissandoinvoltoilgelo.it/Adam-Vaccaro-Percorsi-di-Adiacenza-a-cura-di-Paolo-Gera/

NOI CONTENIAMO MOLTITUDINI

Di Paolo Gera

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In Percorsi di Adiacenza di Adam Vaccaro

Antologia di ricerca critica dei linguaggi della Poesia e dell’Arte

Introduzione e cura di Donato Di Stasi – Postfazione di Elio Franzini

Marco Saya Edizioni, Milano 2025, pp 604, 30€

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Il materiale raccolto da Adam Vaccaro non vuole costituire una raccolta antologica in cui si vogliano fare stare insieme, per ordine e memoria, più di quaranta anni di attività critica. Questa propensione rivelerebbe un tracciamento di bilancio e un’ansia commemorativa legata prettamente al passato, mentre l’intento progettuale di questo volume esprime ancora come impellente la volontà di un dialogo volto al presente e l’apertura di brecce relazionali creative per il futuro prossimo. I percorsi di adiacenza di Vaccaro non terminano – ora mi riposo – con la seduta su un masso muschiato dopo un faticoso, ma spettacolare cammino nel bosco della scrittura, ma con l’accoglimento di innumerevoli passi-voci che abbiano dimostrato un’affinità elettiva con la sua ricerca, si siano dimostrati appunto ‘adiacenti’, a formare con lui una cordata, un gruppo di trekking, forse un corteo. Per rialzarsi insieme e non per stare seduti: “l’Adiacenza implica una concezione dinamica e continuamente metamorfica, biologica, per cui tutto esiste, ma non resiste.”(p. 598)

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Domande e Risposte sulla poesia di M. R. Madonna

Pubblicato il 30 novembre 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Domande stimolanti sulla poesia di Maria Rosaria Madonna, con risposte di Giorgio Linguaglossa e Marie Laure Colasson

1) Maria Rosaria Madonna (1940-2002), che in vita ha pubblicato solo poche poesie (Stige, 1992), può essere considerata alla stregua della poesia di Amelia Rosselli? può essere considerata una del-le massime autrici di poesia del secondo Novecento?
2) E come si rapporta la sua poesia alla possibilità di rappresentare l’irrappresentabile, ovvero il collasso e la miseria del Simbolico?
***
Accolgo con piacere la proposta di pubblicazione di G. Linguaglossa, dalla quale ho tratto le sintetiche considerazioni che seguono:
Rosaria Madonna, nomen omen, abita un Altrove francescano, sebbene privo di pace e cratere di un nostos vivificante di fame irriducibile del Mondo: “Avendo io dimora tra le schiere dei beati/ tra coloro che sono esenti dal crimine/ tra coloro che stanno in quieta contemplazione/ tra divine dulce-dini et beati oculi,/ ora tornare voglio tra i dannati eterni.” . Per cui, la visione non è tesa a un Para-diso di ricreazione antropologica d etica, perché rimane nella storia incarnata dall’Inferno dante-sco: “reclusa vergine nel monasterio, intendo/ lo svolgersi dei tempi e il tramonto dei regni./…Ego sempiterno dolore amo et rinsavisco,/ marcisco e porto lo crocefisso sulle spalle/ leggero come l’albero di betulla”.

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Antologia Non nel Nostro Nome

Pubblicato il 25 novembre 2025 su antologie da Maurizio Baldini

Via Laghetto 2 – Milano

3 dicembre 2025 – h. 17,00-19,00

 

Associazione Culturale Milanocosa

in collaborazione con Edizioni Mondo Nuovo

presenta

 a cura di Adam Vaccaro

L’Antologia

Cento poeti italiani in difesa della dignità umana

NON NEL NOSTRO NOME

A cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro (Ed. Mondo Nuovo 2025, pagg. 220)

Un’antologia di poesia italiana, di voci che, nello scenario internazionale attuale, rivendicano la dignità primaria di non farsi ridurre a tifosi dell’una o dell’altra fonte degli orrori cui assistiamo.

Testi di coscienza critica e ricerca di un altro orizzonte di civiltà, che denunciano la disumanizzazione in atto, l’ipocrisia mondiale e le censure sul genocidio di un intero popolo o sull’aggressione di altri popoli per ragioni economiche e di sfruttamento.

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“Percorsi di adiacenze” – Lettura ermeneutica di Giorgio Linguaglossa

Pubblicato il 16 novembre 2025 su Scrittura e Letture da Maurizio Baldini

Segue questa approfondita analisi ermerneutica di Percorsi di Adiacenza, di Giorgio Linguaglossapubblicata sulla Rivista internazionale L’Ombra delle Parole, e condotta entro una interessante triangolazione tra visioni diverse, quale da me auspicata – qui svolta in rapporto alla propria e a quella di Paolo Ruffilli. 

Ringrazio Linguaglossa dell’attenzione dedicata alla mia quarantennale ricerca teorica e criticaE invito a leggere e commentare, utilizzando il link sottostante. 

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