A. Vaccaro

La forma atopica del Tardomodernismo in Lo Stato Pontificio – Ivan Pozzoni

Pubblicato il 31 luglio 2026 su Scrittura e Letture da Maurizio Baldini

La forma atopica del Tardomodernismo

in

Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni, Edizioni Divinafollia, Bergamo, 2026

Adam Vaccaro

Angiporto

 Prima di entrare nella lettura di questo ultimo libro di Ivan Pozzoni, devo riprendere due tappe di sosta su suoi testi precedenti: il post di Anticipazioni su testi inediti del 2024, e la lettura di Kolektivne NSEAE, libro – del 2025 (entrambi su milanocosa.it).

–        Con la nota di poetica sugli inediti, Pozzoni scriveva: “Il poeta/sophos…con  riot-texts” cerca di concretizzare “sovversione/eversione”, “impegno sociale a tutela dei deboli e dei diseredati, con opposizione allo star system dei dominanti e dell’arte.” Una nota di poetica che disegna un perimetro di sovversione estetica dell’Arte e della Poesia.

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Ducato di Monza su Adam Vaccaro

Pubblicato il 19 luglio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Ringrazio Ivan Pozzoni di questa lettura della mia poesia, che mette in evidenza i suoi sensi crudi, senza fiocchi filanti, ma con mieie salato che non molla. Una lettura attraverso tre poesie, scelte da Trasmutazioni – Alchimie in Caoslandia, puntoacapo, 2024.
Adam Vaccaro

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Il Ducato di Monza Leggi sul blog o Reader: https://kolektivnenseae.wordpress.com/2026/07/19/la-poesia-italiana-adam-vaccaro/

LA POESIA ITALIANA: ADAM VACCARO
Avatar Redazione Kolektivne NSEAE  19.07.2026

COSA SENZA NOME

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Non Nel Nostro Nome – Recensione

Pubblicato il 9 luglio 2026 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani in difesa della dignità umana
A cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, Edizioni Mondo Nuovo, 2025

Recensione di Matteo Veronesi

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Vedi anche su Incroci Online

https://incrocionline.wordpress.com/2026/07/07/non-nel-nostro-nome-cento-poeti-italiani-in-difesa-della-dignita-umana/

C’è qualcosa di dichiaratamente corale nel titolo di questa antologia. Non nel nostro nome è una prima persona plurale che rifiuta il singolare del potere, una voce che si vuole molteplice quasi che la molteplicità fosse, in sé, una resistenza. Il gesto dei curatori — raccogliere cento voci poetiche italiane in risposta ai genocidi, alle guerre imperialistiche, al deterioramento della polis — si compie in un volume percorso, come da un brivido, dal vitale attrito tra il manifesto e la poesia, tra la dichiarazione programmatica e la risonanza del testo.
Si ha, innanzitutto, una fotografia ampia e non provinciale della poesia italiana contemporanea. Vi sono voci già consacrate, come Magrelli o Conte, e altre meno note ma non prive di tensione, consapevolezza, vigore. Significativo spazio (più di quello che il sistema editoriale è di norma disposto a concedere) è dato alla poesia del Mezzogiorno. Siciliani, pugliesi, calabresi, abruzzesi dialogano con milanesi, veneziani, triestini, in un policentrismo che è già, di per sé, un atto critico. Viene in mente il richiamo di Gennaro Manna al “sapienzialismo” delle culture periferiche come “espressione di valori reali, vissuti, onorati”: anche qui, nelle voci dei margini, risuona qualcosa che il centro tende a rimuovere e rigettare.
Il pericolo maggiore di un’antologia costruita attorno all’impegno civile è quello di scivolare nell’elegia pubblica, nella denuncia che si accontenta di sé stessa, nella parola che addita il male senza incarnarlo. È un rischio che questa antologia, in molte delle sue voci migliori, affronta con soluzioni che meritano attenzione. A tratti la crudeltà padronale, l’arbitrio del potere, l’iniquità delle forzate migrazioni emergono proprio come in certi esiti del migliore realismo meridionale — da Vittorini a Scotellaro — con quella composta fermezza che è più tagliente del grido.
Proprio in questo scarto tra l’istanza etica e la sua codificazione si inserisce la tensione più feconda dell’opera. Se, come scrive Ivan Pozzoni nei suoi versi inclusi nel volume, dovremmo quasi «giustiziare l’idea stessa di giustizia» per strapparla ad ogni enfasi, ad ogni ridondante oggettivazione, l’antologia sembra precisamente raccogliere questa provocazione. La scivolosa indefinibilità, l’insidiosa natura sfuggente del tema diventano linfa vitale. Senza risolversi in trattato morale o teodicea utopica, l’idea di “dignità umana” trae forza proprio dalla sua polisemia, dalla sua forse usurpata plasmabilità fra le dita sottili o risolute dei poeti. Il magma è solcato da molteplici vie. La “resistenza” passa per l’esplorazione di un vuoto dove il «titolo d’artista» non è fregio, ma viatico che solca l’incertezza.
Questa sfida all’incerto che non rinuncia alla testimonianza documenta, quasi involontariamente, il registro forse dominante della poesia italiana di oggi. Il tono prevalente è quello di una dizione discorsiva, vicina al parlato ma non sbadatamente colloquiale, che rinuncia tanto agli eccessi del realismo più crudo quanto alle acrobazie dello sperimentalismo più radicale. La sintassi è tendenzialmente lineare, il lessico moderatamente sorvegliato, il verso libero costruito sull’andamento del pensiero più che su architetture metriche. È la lingua di chi ha assorbito la lezione del Novecento e l’ha, per così dire, cartografata e resa abitabile. Si tratta, potremmo dire con Baudelaire, di una modernitas che ha già metabolizzato le proprie avanguardie e lavora, con strumenti sobri, a “rendersi degna di divenire antichità”.
Tanto più significativo, allora, quando il registro del tono medio viene incrinato da una sorta di lirismo mitologizzante, un residuo archetipico che riaffiora qua e là come se la crisi del presente riattivasse, per reazione, più profondi impulsi di sublimazione. Come in una spirale di secoli, certe immagini primarie ritornano trasfigurate: il mito, la Madre, la caverna, il fuoco.
Questo soprattutto nelle voci femminili. Annamaria Ferramosca, ad esempio, discende nella preistoria — “ero là abitavo quella grotta / lavoravo l’amigdala” — per poi risalire nel presente con l’intera catena delle sue stragi, come se solo l’origine rupestre della parola potesse reggere il peso della storia. La movenza ricorda, se vogliamo, la discesa al Porto Sepolto che pure è nutrimento della modernità. Gabriella Galzio porta in dote una densità simbolica radicata nel mito femminile arcaico — Ishtar, Sofia, la Grande Madre — che nel contesto circostante risuona come una memoria lunga, ostinata, sciolta dalla contingenza.
Lino Angiuli scrive addirittura in uno spagnolo arcaico, quasi sognato — “A veces septiembre apparese muy lindo / y eterno para este pintura de vidrio” — quasi una lingua della memoria mitica che precede la storia: una nenia adulta, una lingua d’invenzione che cerca, nell’artificiale arcaismo fonetico, la purezza di un sentire anteriore alla Babele del presente. Marco Guzzi porta la tensione escatologica della sua ricerca spirituale. E qualcosa del Sacro affiora, come un preesistente e persistente fondale, anche in alcune delle poesie più laicamente impegnate e vibranti.
L’essenza dell’antologia dimora nella tensione viva tra voci diverse, riunite da un comune imperativo etico che ciascuna declina a modo proprio. Il risultato è un volume che vale come specchio fedele di una stagione della poesia italiana: non verginosamente sperimentale, né marcatamente lirica; ma intenta, in queste pagine, a cercare, sia pur con misura e compostezza, di non tacere davanti al mondo. La parola si nutre di ciò che l’ha preceduta. Nei momenti più alti, la memoria si fa forma, e la forma diventa, essa stessa, “resistenza”.

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Anticipazioni – Nino Iacovella

Pubblicato il 2 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Nino Iacovella

da Il Cristo del Corvetto

 

Con Nota di lettura di Adam Vaccaro

 

 

Nota di poetica

Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale. Piuttosto, potrebbe rappresentare una figura simbolica: l’uomo qualunque che porta il peso del quartiere, un emarginato, un migrante, un operaio, un anziano dimenticato, o l’intera comunità del Corvetto come corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza. La scelta del nome “Cristo” richiamerebbe l’idea del sacrificio, della compassione e della possibilità di una redenzione tutta umana, non necessariamente religiosa.

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Anticipazioni – Giuseppe Spinnato

Pubblicato il 25 giugno 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di
Giuseppe Spinnato

Con Nota di lettura di Margherita Parrelli

Nota di poetica
Si tratta di alcuni testi che compongono il nucleo iniziale di un nuovo progetto poetico pensato come una zona di sosta e passaggio rispetto ad Alfabeto di sutura. L’idea è quella di una raccolta che si soffermi sul rapporto tra materia, memoria e forme, nell’intreccio tra affezione e distacco, con un approccio che mescoli moduli espressivi più ‘materici’ a spiragli di maggiore apertura e levità, linguistica e tematica. Un altro nucleo tematico insiste sulla coniugazione tensiva tra due aspetti, l’esigenza di abitazione in un paesaggio mobile e frammentato da un lato e dall’altro un’esigenza di semplificazione, distensione, comprensione sintetica, integrazione lirica, restituzione al linguaggio. Allo stesso modo, la raccolta tenta di indagare poeticamente il punto di innesto tra corporalità e tensione verticale.

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Tavola rotonda poesia civile – Festival Genova

Pubblicato il 14 giugno 2026 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini
La Poesia civile in una Tavola rotonda a cura di Donatella Bisutti 
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ASTROLABIOCULTURA – AUTORI ALLO SPECCHIO – PISA

Pubblicato il 5 giugno 2026 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

ASTROLABIOCULTURA – PISA 

AUTORI ALLO SPECCHIO 

INCONTRO CON

VALERIA SEROFILLI E ADAM VACCARO

CON IVANO MUGNAINI

11 Giugno 2026

Biblioteca Comunale SMS

Via S. Michele degli Scalzi 178 – Pisa

Scarica la locandina 

Percorsi di Adiacenza – Roma

Pubblicato il 20 maggio 2026 su Eventi Milanocosa da Maurizio Baldini

Caffè Letterario Horafelix

Via Reggio Emilia 89 – Roma

 29 Maggio 2026 – ore 18,00

 Milanocosa Marco Saya Edizioni

Presentano

 Adam Vaccaro

Percorsi di Adiacenza

Antologia di ricerca critica dei linguaggi

Della Poesia e dell’Arte

Un percorso di poesia, arte e vita, con reciproci arricchimenti tra

Testo e Contesto nella complessità della realtà contemporanea

 

Dialogano con l’Autore

Donato Di Stasi e Plinio Perilli

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Con la partecipazione di

 Manuel Cohen, Anna Maria Curci, Francesca Farina, Claudio Orlandi,

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Anticipazioni – Francesco Sassetto

Pubblicato il 14 maggio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Francesco Sassetto

Con una Nota di lettura di Laura Cantelmo

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Nota dell’autore

San Servolo: l’isola dei matti. Su Il Manifesto dell’11 agosto 2016 si ripercorreva la storia dell’isola di San Servolo, l’isola dei “mati” di Venezia. Ne riporto una parte: “quando il governo napoleonico, nel 1804, trasforma l’ospedale in «Manicomio Centrale, per entrambi i sessi, di tutte le province venete, della Dalmazia e del Tirolo», San Servolo continua a lungo a internare, al fianco dei «mati», piagati e militari infermi. Per quell’epoca il malato è infatti indistintamente un paziente da curare e un prigioniero da sorvegliare e reprimere, se non da punire.” Il Museo del Manicomio di San Servolo, inaugurato nel 2006, raccoglie i reperti appartenuti all’ospedale psichiatrico attivo in isola fino al 1978. Lo scopo di tale Museo, già implicito nella sua denominazione (La follia reclusa), è quello di mettere in evidenza la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione manicomiale.
Ho pensato che quel luogo ora inutilizzato avrebbe potuto ospitare i sopravvissuti palestinesi, concluso il genocidio, in fuga dal loro Paese, cacciati, sfollati, braccati da “coloni” e soldati. Un luogo adatto – nato e pensato – per gli emarginati, i disperati senza più terra né casa né identità, un luogo per i “matti” che credevano di avere una patria, un’appartenenza. Ma vi si è opposta da decenni la volontà espansionistica neocoloniale di un Israele feroce, armato di soldati e scritture, determinato nella distruzione del popolo palestinese. Loro i “giusti”, “matti” (e terroristi assassini) i palestinesi. Ora il genocidio è quasi compiuto, restano i superstiti in fuga verso chissà dove. Come i nativi americani. Come molti altri popoli in una storia troppo spesso sbagliata.
Ho voluto provare a scrivere versi su questa immane atrocità, in italiano e dialetto veneziano spesso mescidati, sovrapposti. Lo “scivolamento” dall’italiano al dialetto penso possa avere un valore specifico nella sequenza di queste poesie, alcune integralmente in italiano o in dialetto veneziano, altre, appunto, “mescidate”, un linguaggio “liquido” per rendere in modo nitido e, insieme, indefinito gli accadimenti passati e il compimento della vicenda, l’humus dal quale trasmettere la voce e/o il silenzio delle vittime, cogliere/fissare momenti del loro dolore (e, per contrasto, della nostra indifferenza o distrazione). Un sermo humilis, per tentare una vicinanza – umana e artistica – alla tragedia vissuta dal popolo palestinese.

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Memoriale Linguaglossa

Pubblicato il 20 aprile 2026 su Senza categoria da Adam Vaccaro

Memoriale Linguaglossa

Ho appena saputo della scomparsa di Giorgio Linguaglossa, e faccio seguire una testimonianza in sua memoria.

Con Giorgio Linguaglossa ho avuto scambi importanti, nel coso di tre decenni, attraverso libri e pubblicazioni in rete, che hanno sollecitato in lui generosa attenzione, con scritti critici su riviste cartacee e online che curava, e miei inserimenti in tutte le antologie che ha realizzato. Ne sono seguiti incontri con presentazioni, tra Roma e Milano, lungo percorsi di ricerca da me chiamate di convergenze parallele, tra la mia metodologia dell’Adiacenza e la costituzione dei suoi progetti Poetry Kitchen e NOe, Nuova Ontologia estetica. Di tale percorso c’è una sintesi nell’intervista del 2016 pubblicata dalla Rivista L’ombra delle Parole e da Milanocosa, e poi inserita nella mia Antologia critica, Percorsi di Adiacenza, Antologia che all’inizio di quest’anno è stata oggetto di una sua approfondita analisi ermeneutica, ultimo regalo appassionato e fraterno, anch’esso inserito in Milanocosa.

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