A. Vaccaro

Astrolabiocultura Pisa – con A. Vaccaro e V. Serofilli

Pubblicato il 8 ottobre 2026 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

Nuova locandina dell’Evento pisano, dopo il forzato rivio per un incendio, dell’11 giugno scorso

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ASTROLABIOCULTURA – PISA 

AUTORI ALLO SPECCHIO 

INCONTRO CON

VALERIA SEROFILLI E ADAM VACCARO

CON IVANO MUGNAINI

29 Ottobre 2026

Biblioteca Comunale SMS

Via S. Michele degli Scalzi 178 – Pisa

Esplorazioni del tempo di John Picchione

Pubblicato il 3 ottobre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

IL TEMPO RIPRESO

In

John Picchione, Esplorazioni del tempo.

Narrativa italiana, Scienza, Tecnologia e Società.

Dalla tarda modernità alla contemporaneità, Mimesis, 2026

Adam Vaccaro

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Leggi anche su

https://libertariam.blogspot.com/2026/10/scaffali-di-adam-vaccaro-il-tempo.html

e

ADAM VACCARO legge “Il tempo ripreso” di JOHN PICCHIONE

I libri si distinguono tra rispettabili impegni e ricerche, e libri-Opera, che raccolgono il senso di una vita, animata, spesa e restituita nel mondo in cui si è vissuti. Senso che dunque è materia, corpo e carne del tempo di cui si fa voce. Quando tale ricchezza di interazioni, tra singolarità e molteplicità, si coagula come in questo libro di John Picchione, di cui cerco qui di offrire un sintetico richiamo, quel senso e quel tempo diventano luoghi di arricchimento del processo vitale collettivo, proiettato oltre gli stessi contemporanei dell’Autore.

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Scomposizioni di Mauro Macario

Pubblicato il 16 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Frammenti d’amaro calice

in

Mauro Macario, Scomposizioni, Edizioni Tabula fati, 2026

Adam Vaccaro

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Vedi anche su

Frammenti d’amaro calice nelle “Scomposizioni” di MAURO MACARIO lette da ADAM VACCARO

Negli eserghi c’è una citazione di Cesare Pavese, “Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale”, cui segue un’altra di Robert Walser: “La delusione non si scorda mai”.

Il libro ci immerge quindi in un corpo a corpo, con coraggio privo di schermi consolatori, nelle ferite, piccole e grandi, che la vita ci lascia nel suo scorrere fuori dal nostro controllo, tra delizie, illusioni e perdite. E i testi sono una sorta di anelli o tappe della propria vicenda antropologica, che pagano il conto e smentiscono il percorso di banderuola al vento nella mani di Eolo, rivendicando la responsabilità delle proprie scelte, di una individualità inarresa, seppure priva di ogni alone di individualismo becero: “ho tagliato il cordone ombelicale/ dal ventre sociale/…/ svestito di ogni addobbo precotto/… / senza legittimare nessun capobranco/ solo davanti ai giganti” (LA FILIERA DI PROTEO, p.13).

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La poetica di Adam Vaccaro

Pubblicato il 10 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

LA POETICA DI ADAM VACCARO

Tra memoria, materia e luce

Due poesie

Scintille, da La casa sospesa, Joker, Novi Ligure 2003, con postfazione di Gio Ferri

Biciclette, da La piuma e l’artiglio, Editoria&Spettacolo, Roma 2006, con prefazione di Dante Maffia

Lucrezia Lombardo

 La poesia di Adam Vaccaro si sviluppa intorno a un rapporto molto intenso tra memoria personale, esperienza concreta e ricerca sul linguaggio. La sua produzione poetica, iniziata negli anni Settanta, attraversa diverse raccolte e mantiene costante l’attenzione verso ciò che costituisce la materia più profonda dell’esistenza: il lavoro, il corpo, la terra, gli affetti familiari, l’infanzia e il rapporto tra individuo e storia.

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Quattro foto sul muro – Francesco Sassetto

Pubblicato il 8 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

La memoria dovuta
In
Quattro foto sul muro, Francesco Sassetto, Arcipelago Itaca, Osimo, 2026
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Adam Vaccaro

Ci sono in esergo di questa intensa raccolta di Francesco Sassetto, versi di una canzone di Ivano fossati, che dittano il nucleo creativo del Testo; “Come posso dire/ come passa il tempo/…/ come passalento”. Versi fatti propri dall’Autore per dire, “è così che si ripensa/ a tutto l’amore scritto”.
Il moto trascritto sulle pagine che seguono è dunque quello che va oltre quello vissuto e scritto. Un moto che combatte col tempo che passa – di un passare lento, vero e falso, perché è di un passo che sfugge, perché non è scelto e deciso da noi, e irride la pretesa di fermarlo, fissarlo in una immagine o in una pagina.
Ma questa sua irrisione ci incolla al muro del presente, degli attimi che viviamo e ci impongono di farne memoria, rovesciando la sua irrisione. Il senso di questo libro è questo, un corpo a corpo col tempo, che si fa materia resistente al suo deflusso impalpabile: noi siamo qui e siamo stati qui, anche se tu ci ignori. Siamo e restiamo qui, sul muro di un presente passato, che rimane grazie al presente mai passato della forma di tempo che chiamiamo memoria, che non è labile, ma tempo-di-carne viva che non muore finché questa memoria è viva. Vale a dire, non si può tenere viva la complessità della memoria senza il coinvolgimento del tempo sempre presente e sempre passato, custodito e vissuto dalla parte profonda della nostra identità, incarnata dall’inconscio.
Emergono con chiarezza alcuni nodi di senso lungo il filo rosso che li connette e ne è qualificato e strutturato. Filo di una memoria che è dovuta, imposta dalla re-sponsabilità etica di restituire il tempo ricevuto, rimasto appiccicato come una foto sbiadita su un muro che va oltre il presente, quale gesto testimoniale in faccia al nulla che si veste di eternità.
Un gesto che resiste solo se crea simboli, che nel libro si inanellano nella lingua natia, veneziana, e in immagini del repertorio memorale dell’Autore, rielaborate da Manuele Elia Marano. Citeremo per questa lettura alcuni versi, nella traduzione in italiano, sollecitando tuttavia la lettura nella musica del veneziano, abbinata alla visione delle immagini citate. Seguono pertanto citazioni enucleate in nodi principali di sensi lungo tale filo rosso resistente: Memorie formative, Cambiamenti epocali, Disvalori e dettami neoliberisti, Disgregazione e perdita di senso, Amore e morte.

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I linguaggi dell’Adiacenza di Adam Vaccaro – Ivan Pozzoni

Pubblicato il 5 settembre 2026 su Saggi Arte da Maurizio Baldini

La genesi poetica e critica dell’Adiacenza1

e il rifiuto del canone reificato

)°(

Trattato critico sui linguaggi dell’Adiacenza e sull’ontologia della scrittura contemporanea

 Ivan Pozzoni

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Vedi anche sulla Rivista

https://kultunderground.org/art/45270/

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 L’emergenza di una prassi critica ed estetica radicata nel concetto di Adiacenza si pone come uno dei momenti di maggior rottura teorica all’interno del panorama letterario e filosofico contemporaneo. In un contesto culturale progressivamente saturo di formule feticizzate e codici linguistici addomesticati dalla produzione di massa, l’Adiacenza non si presenta come una semplice categoria classificatoria o una corrente storiografica delimitata.

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Sulla terra rotta – Antonella Sica

Pubblicato il 3 settembre 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Le fratture inguaribili
In
Sulla terra rotta, Antonella Sica, Arcipelago Itaca, Osimo, 2026
Con disegni di Attilio Zinnari
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Adam Vaccaro

Il primo testo, indica e trasmette già il senso del libro, di bisogno etico di recupero e restituzione di memoria, che quindi dilata i sensi del titolo con ciò che rimane sotto, perduto, tra le crepe che diventano e inventano il libro:
IL SUO NOME RIMASTO SOTTO
“Ci incontravamo/ e ridevamo/ ci scambiavamo sussurri/ e tazze di tè./ Non stavamo gioendo./ Preparavamo solo il dolore nei ricordi”
Citazione di Haidar al-Ghazali, Il loro grido è la mia voce – poesie da Gaza.

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La forma atopica del Tardomodernismo in Lo Stato Pontificio – Ivan Pozzoni

Pubblicato il 31 luglio 2026 su Scrittura e Letture da Maurizio Baldini

La forma atopica del Tardomodernismo

in

Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni, Edizioni Divinafollia, Bergamo, 2026

Adam Vaccaro

Angiporto

 Prima di entrare nella lettura di questo ultimo libro di Ivan Pozzoni, devo riprendere due tappe di sosta su suoi testi precedenti: il post di Anticipazioni su testi inediti del 2024, e la lettura di Kolektivne NSEAE, libro – del 2025 (entrambi su milanocosa.it).

–        Con la nota di poetica sugli inediti, Pozzoni scriveva: “Il poeta/sophos…con  riot-texts” cerca di concretizzare “sovversione/eversione”, “impegno sociale a tutela dei deboli e dei diseredati, con opposizione allo star system dei dominanti e dell’arte.” Una nota di poetica che disegna un perimetro di sovversione estetica dell’Arte e della Poesia.

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Ducato di Monza su Adam Vaccaro

Pubblicato il 19 luglio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Ringrazio Ivan Pozzoni di questa lettura della mia poesia, che mette in evidenza i suoi sensi crudi, senza fiocchi filanti, ma con mieie salato che non molla. Una lettura attraverso tre poesie, scelte da Trasmutazioni – Alchimie in Caoslandia, puntoacapo, 2024.
Adam Vaccaro

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Il Ducato di Monza Leggi sul blog o Reader: https://kolektivnenseae.wordpress.com/2026/07/19/la-poesia-italiana-adam-vaccaro/

LA POESIA ITALIANA: ADAM VACCARO
Avatar Redazione Kolektivne NSEAE  19.07.2026

COSA SENZA NOME

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Non Nel Nostro Nome – Recensione

Pubblicato il 9 luglio 2026 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani in difesa della dignità umana
A cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, Edizioni Mondo Nuovo, 2025

Recensione di Matteo Veronesi

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Vedi anche su Incroci Online

https://incrocionline.wordpress.com/2026/07/07/non-nel-nostro-nome-cento-poeti-italiani-in-difesa-della-dignita-umana/

C’è qualcosa di dichiaratamente corale nel titolo di questa antologia. Non nel nostro nome è una prima persona plurale che rifiuta il singolare del potere, una voce che si vuole molteplice quasi che la molteplicità fosse, in sé, una resistenza. Il gesto dei curatori — raccogliere cento voci poetiche italiane in risposta ai genocidi, alle guerre imperialistiche, al deterioramento della polis — si compie in un volume percorso, come da un brivido, dal vitale attrito tra il manifesto e la poesia, tra la dichiarazione programmatica e la risonanza del testo.
Si ha, innanzitutto, una fotografia ampia e non provinciale della poesia italiana contemporanea. Vi sono voci già consacrate, come Magrelli o Conte, e altre meno note ma non prive di tensione, consapevolezza, vigore. Significativo spazio (più di quello che il sistema editoriale è di norma disposto a concedere) è dato alla poesia del Mezzogiorno. Siciliani, pugliesi, calabresi, abruzzesi dialogano con milanesi, veneziani, triestini, in un policentrismo che è già, di per sé, un atto critico. Viene in mente il richiamo di Gennaro Manna al “sapienzialismo” delle culture periferiche come “espressione di valori reali, vissuti, onorati”: anche qui, nelle voci dei margini, risuona qualcosa che il centro tende a rimuovere e rigettare.
Il pericolo maggiore di un’antologia costruita attorno all’impegno civile è quello di scivolare nell’elegia pubblica, nella denuncia che si accontenta di sé stessa, nella parola che addita il male senza incarnarlo. È un rischio che questa antologia, in molte delle sue voci migliori, affronta con soluzioni che meritano attenzione. A tratti la crudeltà padronale, l’arbitrio del potere, l’iniquità delle forzate migrazioni emergono proprio come in certi esiti del migliore realismo meridionale — da Vittorini a Scotellaro — con quella composta fermezza che è più tagliente del grido.
Proprio in questo scarto tra l’istanza etica e la sua codificazione si inserisce la tensione più feconda dell’opera. Se, come scrive Ivan Pozzoni nei suoi versi inclusi nel volume, dovremmo quasi «giustiziare l’idea stessa di giustizia» per strapparla ad ogni enfasi, ad ogni ridondante oggettivazione, l’antologia sembra precisamente raccogliere questa provocazione. La scivolosa indefinibilità, l’insidiosa natura sfuggente del tema diventano linfa vitale. Senza risolversi in trattato morale o teodicea utopica, l’idea di “dignità umana” trae forza proprio dalla sua polisemia, dalla sua forse usurpata plasmabilità fra le dita sottili o risolute dei poeti. Il magma è solcato da molteplici vie. La “resistenza” passa per l’esplorazione di un vuoto dove il «titolo d’artista» non è fregio, ma viatico che solca l’incertezza.
Questa sfida all’incerto che non rinuncia alla testimonianza documenta, quasi involontariamente, il registro forse dominante della poesia italiana di oggi. Il tono prevalente è quello di una dizione discorsiva, vicina al parlato ma non sbadatamente colloquiale, che rinuncia tanto agli eccessi del realismo più crudo quanto alle acrobazie dello sperimentalismo più radicale. La sintassi è tendenzialmente lineare, il lessico moderatamente sorvegliato, il verso libero costruito sull’andamento del pensiero più che su architetture metriche. È la lingua di chi ha assorbito la lezione del Novecento e l’ha, per così dire, cartografata e resa abitabile. Si tratta, potremmo dire con Baudelaire, di una modernitas che ha già metabolizzato le proprie avanguardie e lavora, con strumenti sobri, a “rendersi degna di divenire antichità”.
Tanto più significativo, allora, quando il registro del tono medio viene incrinato da una sorta di lirismo mitologizzante, un residuo archetipico che riaffiora qua e là come se la crisi del presente riattivasse, per reazione, più profondi impulsi di sublimazione. Come in una spirale di secoli, certe immagini primarie ritornano trasfigurate: il mito, la Madre, la caverna, il fuoco.
Questo soprattutto nelle voci femminili. Annamaria Ferramosca, ad esempio, discende nella preistoria — “ero là abitavo quella grotta / lavoravo l’amigdala” — per poi risalire nel presente con l’intera catena delle sue stragi, come se solo l’origine rupestre della parola potesse reggere il peso della storia. La movenza ricorda, se vogliamo, la discesa al Porto Sepolto che pure è nutrimento della modernità. Gabriella Galzio porta in dote una densità simbolica radicata nel mito femminile arcaico — Ishtar, Sofia, la Grande Madre — che nel contesto circostante risuona come una memoria lunga, ostinata, sciolta dalla contingenza.
Lino Angiuli scrive addirittura in uno spagnolo arcaico, quasi sognato — “A veces septiembre apparese muy lindo / y eterno para este pintura de vidrio” — quasi una lingua della memoria mitica che precede la storia: una nenia adulta, una lingua d’invenzione che cerca, nell’artificiale arcaismo fonetico, la purezza di un sentire anteriore alla Babele del presente. Marco Guzzi porta la tensione escatologica della sua ricerca spirituale. E qualcosa del Sacro affiora, come un preesistente e persistente fondale, anche in alcune delle poesie più laicamente impegnate e vibranti.
L’essenza dell’antologia dimora nella tensione viva tra voci diverse, riunite da un comune imperativo etico che ciascuna declina a modo proprio. Il risultato è un volume che vale come specchio fedele di una stagione della poesia italiana: non verginosamente sperimentale, né marcatamente lirica; ma intenta, in queste pagine, a cercare, sia pur con misura e compostezza, di non tacere davanti al mondo. La parola si nutre di ciò che l’ha preceduta. Nei momenti più alti, la memoria si fa forma, e la forma diventa, essa stessa, “resistenza”.

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