A. Vaccaro

Memoriale Linguaglossa

Pubblicato il 20 aprile 2026 su Senza categoria da Adam Vaccaro

Memoriale Linguaglossa

Ho appena saputo della scomparsa di Giorgio Linguaglossa, e faccio seguire una testimonianza in sua memoria.

Con Giorgio Linguaglossa ho avuto scambi importanti, nel coso di tre decenni, attraverso libri e pubblicazioni in rete, che hanno sollecitato in lui generosa attenzione, con scritti critici su riviste cartacee e online che curava, e miei inserimenti in tutte le antologie che ha realizzato. Ne sono seguiti incontri con presentazioni, tra Roma e Milano, lungo percorsi di ricerca da me chiamate di convergenze parallele, tra la mia metodologia dell’Adiacenza e la costituzione dei suoi progetti Poetry Kitchen e NOe, Nuova Ontologia estetica. Di tale percorso c’è una sintesi nell’intervista del 2016 pubblicata dalla Rivista L’ombra delle Parole e da Milanocosa, e poi inserita nella mia Antologia critica, Percorsi di Adiacenza, Antologia che all’inizio di quest’anno è stata oggetto di una sua approfondita analisi ermeneutica, ultimo regalo appassionato e fraterno, anch’esso inserito in Milanocosa.

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Anticipazioni – Pasquale Vitagliano

Pubblicato il 15 aprile 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Pasquale Vitagliano

Con una Nota di lettura di Adam Vaccaro

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Nota di poetica
In un momento di drammatica crisi della cittadinanza, nazionale, internazionale e forse persino umana, la poesia sente più urgente la necessità di non consentire alla parola di evaporare. L’afasia e l’autismo sociali chiedono alla lingua di trovare la strada del proprio significato e di ristabilire una connessione con l’azione umana. La poesia quale linguaggio del fare e lingua del cambiamento non deve cedere al ricatto accomodante della consumabilità, oggi più che mai deve invocare la propria dissonanza. La poesia è una forma di logopedia. Ci permette di riconoscerci cittadini e cittadine dell’unica patria legittima, il mondo intero.

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Percorsi di Adiacenza – Adam Vaccaro

Pubblicato il 13 aprile 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Adam Vaccaro, Percorsi di Adiacenza
Antologia di ricerca critica dei linguaggi della Poesia e dell’Arte
Introduzione e cura di Donato Di Stasi – Postfazione di Elio Franzini
Marco Saya Ed., 2025

Nota di lettura di Luigi Cannillo

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L’antologia Percorsi di Adiacenza raccoglie e presenta l’attività critica di Vaccaro in tutti i suoi sviluppi, in diversi ambiti e con intrecci tra molteplici linguaggi. In questo modo il volume testimonia approfonditamente l’impulso che ha spinto l’autore nell’arco dei decenni a una incessante estesa ricerca non solo sotto forma di approfondimenti settoriali ma di uno studio interdisciplinare coinvolgendo, oltre alla Poesia e alla Prosa, anche la pittura, la sociologia, la psicanalisi. All’interno del linguaggio letterario la ricerca riguarda poi sia maestri di riferimento che autori contemporanei attraverso i modelli offerti da loro opere specifiche fino alle Anticipazioni da progetti e testi inediti.
La varietà dei contributi manifesta così quella tensione alla totalità riaffermata in tutta l’attività di Vaccaro, non solo quella critica, ma quella più specificatamente letteraria e quella operativa e organizzativa come Presidente dell’Associazione Culturale Milanocosa.
Tra l’altro la pubblicazione di questo corpus critico si è aggiunta a quella di due ultime opera in versi di Vaccaro, Google – il nome di Dio, e Trasmutazioni– Alchimie in Caoslandia, entrambe edite da puntoacapo, 2021 e 2024, nelle quali viene rappresentata anche con gli strumenti della poesia la complessità dei fenomeni del contemporaneo relativi ai sistemi macroeconomici, alle derive neoliberistiche, alla difficoltà di conservare un giudizio critico in assenza di scambi umani e sociali significativi, ma anche alla necessità di coltivare spinte vitali e semi di creatività. Il percorso di ricerca di Vaccaro assume quindi anche un valore di restituzione nella stratificazione di esperienze totalizzanti, non solo di lettura, maturate e accumulate nel corso del tempo.
A delineare e arricchire le finalità e le caratteristiche di tali percorsi contribuiscono l’introduzione di Donato di Stasi e la Postfazione di Elio Franzini. A riguardo, Di Stasi sottolinea con appassionata condivisione l’attività di Vaccaro: “La scrittura critica segue da presso, incalza, scuote le opere letterarie e artistiche, ma per paradosso risulta sempre un passo avanti, gioca d’anticipo, esplora e rivela atlanti inediti di significati, aggiunge /secondo le proprie modalità espressive) un messaggio ulteriore più esplicito […]. Siamo in presenza non di una letteratura di resa, ma si una letteratura di sfida, opposta a un reale tanto complesso da rendere obsolete le vecchie mappe fenomenologiche […]”. (p.8).
Il contributo di Franzini come Postfazione, ripreso dal precedente Ricerche e Forme di adiacenza (Asefi, 2001) che ha rappresentato la pubblicazione antologica iniziale del lavoro di Vaccaro, mette in luce gli aspetti più specificamente connessi alla sua attività teorica e di critica letteraria: “L’espressività del ‘poetico’, cioè quella comunicazione che connette intenzionalmente fra loro e, così per dire, “in” loro, il costruttore, lo spettatore, l’interprete e l’opera stessa, trova il suo legame originario nell’opera, e attraverso l’opera, una natura comune che è, semplicemente, anche se non visivamente, l’adiacenza tra loro di questi campi diversi.” (p.594).
L’adiacenza che caratterizza la ricerca di Vaccaro riguarda quindi questo intrecciarsi, sovrapporsi e sdoppiarsi di aree, modalità ed elementi diversi, che coesistono, anche se in diversa misura secondo i casi, nella produzione dell’opera, alla formazione dello stile: l’aspetto ideativo, l’impulso creativo, l’intenzionalità autorale, la formalizzazione e il controllo testuale, la autoconsapevolezza del processo creativo. Tutti elementi che coinvolgono l’Autore come Soggetto Storicoreale e Soggetto Scrivente, due entità biografiche – una diacronica e l’altra sincronica, rispetto all’atto della scrittura – che la metodologia dell’Adiacenza mette in rilievo, quali fonti operatrici diverse e coesistenti, nel complesso processo di definizione di una forma.
L’attività critica di Vaccaro si esplicita da un lato nella affermazione di principi teorici che formano un sistema di riferimento caratterizzato da rigore e coerenza metodologica, dall’altro da una applicazione dinamica che riguarda diversi generi letterari e modalità espressive unitamente allo stile autorale che le è proprio, accogliendo all’interno del proprio assunto la diversificazione dei modelli. Gli apporti dell’autore si muovono quindi sia sul piano diacronico, storicizzando maestri, autori fondamentali del Novecento, sia sincronico, offrendo una campionatura significativa della produzione contemporanea. La critica diventa così occasione di incontro con testi e autori, testimoni della complessità e delle dinamiche dei loro processi creativi.
Il corposo Indice delle varie sezioni in cui si articolano i Percorsi di Adiacenza, integrato da un sostanzioso apparato di note e riferimenti bibliografici, testimonia quanto appena affermato. Innanzitutto troviamo i contributi relativi ai fondamenti di Metodo, con alcuni incontri decisivi della sezione Sviluppi & Confronti con figure critiche ed esponenti significativi dei diversi linguaggi, corredati da carteggi, collaborazioni o convegni.
Tra essi spiccano, per durata e assiduità, l’incontro con il musicista Giuliano Zosi in La musica dell’anima, il carteggio con il critico e poeta Gio Ferri in Crinali e quesiti, e il cruciale capitolo, Poesia e Comunicazione, su Antonio Porta, con saggi degli Atti (pubblicati nel 2012 da Milanocosa) del Convegno internazionale dedicato al portiano Progetto infinito.
La sezione successiva, Sociosintesi, arricchita dagli scambi con la studiosa Eleonora Fiorani, offre un ampio panorama sulla complessità politico sociale del contemporaneo, con riferimenti fondamentali riguardanti la realtà digitale, il contesto economico, i comportamenti sociali, in un percorso che nel volume non è solo preparatorio alle analisi testuali che seguono, ma le accoglie e raccoglie in una visione complessiva.
La sezione che segue, Centro di luci, è una specificazione ed esemplificazione suddivisa in diversi gruppi: riunisce alcuni dei fondamentali riferimenti di Vaccaro, riguardanti autori significativi in ambito letterario. Per la a maggior parte di loro si tratta di memorie sempre vive di autori che ci hanno lasciato, da Luigi di Ruscio a Roberto Sanesi, da Alda Merini a Alfredo De Palchi.
La sezione Luci tangenti approfondisce e mette in relazione diversi percorsi poetici contemporanei, spesso attraverso il raffronto tra aspetti e opere diverse, a formare un quadro che tende a mettere in luce il profilo letterario complessivo insieme a approfondimenti specifici in esperienze di scrittura tuttora in corso, riunendo autori e autrici di poesia circolante e più diffusa, anche esterna ai circuiti letterari più convenzionali. Così qui ritroviamo ad esempio Donatella Bisutti e Paolo Ruffilli, ma anche Sergio Gallo e Paolo Gera.
Nella sezione, Prosa, vengono trattati autori e opere con cui si è sviluppato un dialogo non casuale ma significativo e assiduo nel tempo, come con Alessandro Cabianca e Roberto Caracci. Per quanto riguarda il linguaggio artistico in “Pittura” vengono testimoniate le occasioni di approfondimento che si sono verificate con Romolo Calciati e Salvatore Carbone. Infine, la sezione Comete di Anticipazioni cita alcuni degli interventi sul sito Milanocosa,it, nella rubrica specifica che raccoglie progetti di scrittura ancora inediti.
I Percorsi di Adiacenza dell’Antologia si concludono quindi – temporaneamente – con un rilancio, un seme di progettualità e nascita di nuove opere, tutte nel segno di una attività critica vissuta come dinamica e dialettica, tra radici dell’esistente e problematiche sempre più ardue delle prospettive di esiti futuri.

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Mart – Francesco Sassetto

Pubblicato il 2 aprile 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

L’UTOPIA NON È UN LUOGO

Percorsi nella distopia contemporanea

Adam Vaccaro

Francesco Sassetto, Mart, puntoacapo Editrice, 2025

Il titolo di quest’ultimo libro di Francesco Sassetto è preso dall’acronimo del Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Nome dunque di un luogo per dire di un nonluogo, quale è oggi la testimonianza esperienziale di una soggettività che può dire di sé, solo se si colloca nell’Oltre la miseria antropologica del presente e del suo orizzonte distopico. Ne derivano versi che attraversano e traducono i suoi sassi di dolore, rabbia e disperazione, per proiettarli su una tela di Utopia, luogo negato dell’irriducibile bisogno umano di dargli vita fuori dagli orizzonti attuali, che pretendono di essere eterni. Dirne, quindi, per negare questa pretesa e falsificazione, riaffermando una verità che, allo stato, pare solo follia visionaria. Ma non c’è alternativa al percorso di chi cammina su un crinale che vuole dire per dare realtà all’immaginazione, rincorrendo immerso in ogni sua piega di luce ed ombra, di gioia e ludibrio, sapendo che solo così può dare corpo e riflettere quei sogni che abitano nel cuore di tanti esseri umani, contemporaneamente dentro e fuori la realtà visibile, al pari del gatto di Schroedinger.

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Il cappello a fiori di Valeria Serofilli

Pubblicato il 26 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

LA SETA DEL CUORE E LA PAIDEIA DELLA VITA

Valeria Serofilli, Il cappello a fiori, Leonida Edizioni, Reggio Calabria
Adam Vaccaro

L’immagine offerta e sofferta della copertina, di gentilezza e leggerezza sorridenti, è di inganno d’amore sul crinale posto tra una lucida coscienza e sogni resistenti a caccia di ogni scorcio di paradiso in spietati orizzonti infernali, in cui una flammula dantesca replica e annota: “Selva oscura/ che la via è smarrita/ a metà vita” (Haiku, Dall’inferno, in Microcanti danteschi, p73 ). Il libro è composto di faglie mobili e molto diverse, nella forma e nei nodi tematici. Ci sono versi che traducono in dialogo teatralizzato il suddetto crinale, su cui si articolano Parti e struttura del Testo, tese a restituire la complessità della vita di ogni essere vivente, non solo umano. Un esempio è dato da due “Personaggi: Lei: Gentilezza, Lui Ostile cuore – Bussa Gentilezza/ amabile e cortese/ alla porta di Ostile Cuore” (Alla porta del cuore, p.86-87), con risposte di rifiuto categorico, Tuttavia Gentilezza non demorde, “Ché, io Gentilezza/ benevola ed estroversa (son contagiosa/ come goccia che da stagno/ si fa mare” (ibidem), nella convinzione di essere lei la portatrice di un possibile superamento delle fratture che irridono al suo candore utopico.
Credo sia il nucleo in forma di apologo teatralizzato, della dinamica contraddittoria, tragica e irriducibile in cui si svolge la vita. Mistero e fonte della energia primigenia, altrettanto irriducibile, di un eros che dice all’amante: “Che la mia purezza vivificatrice/ ci liberi dalle alghe e dai fiori salmastri/ …/…per accoglierti/ spossato e ansimante/ e finalmente farne un’acqua sola!!” (Aretusa, p.80). Sono versi di erotismo ancestrale, trasmesso attraverso personaggi mitologici (Alfeo, Aretusa, Nettuno, Venilia) con moti del cuore metaforizzati o in versi amorosi innescati da quelli di Pablo Neruda, che fanno gridare: “Così bello è l’amore/ e così fragile” (Sonetti d’etere, p.84).

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Dignità umana e Antologia Non Nel Nostro Nome

Pubblicato il 25 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

La Dignità umana e l’Antologia Non nel nostro nome

Francesco Sassetto

Un’opera necessaria e decisiva la splendida Antologia Non nel nostro nome, curata con passione da Massimo Pamio ed Adam Vaccaro. Necessaria perché molta, troppa letteratura si sta chiudendo sempre più in una bolla di autoreferenzialità, di autocompiacimento narcisistico estraneo alla tragica realtà che sconvolge e distrugge quotidianamente l’esistenza di milioni di persone, ed estraneo all’importante nozione di Adiacenza sviluppata dall’amico Adam Vaccaro, Adiacenza che questa Antologia realizza pienamente, accomunando i battiti sincroni di 124 poeti in un comune sentire, una condivisa rivolta, un desiderio di opposizione in nome della dignità umana, della verità.

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Fermagenesi di Isabella Bignozzi

Pubblicato il 24 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Isabella Bignozzi, “Fermagenesi”
Anterem Edizioni, 2025

Nota di Lettura di Margherita Parrelli

Fermagenesi, l’ultimo lavoro di Isabella Bignozzi, è parola poetica estatica, flusso che cerca ascolto nell’interiorità. Inizierò da qui: all’interno del libro vi era un’immagine. Racchiusa tra le pagine sottili vi era un’immagine che accompagnava la lettura, sostava tra la mattina e la sera, poi tra la sera e la mattina. A volte sostava nella dimenticanza, nell’intermezzo che distoglie, che allontana dal centro vitale. L’immagine era Gesù e il suo sacro cuore, stava umile e sincera su un foglietto rettangolare lucido con una preghiera sul retro.

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Poeti “Non Nel Nostro Nome” – Al Corvetto

Pubblicato il 14 marzo 2026 su antologie da Maurizio Baldini

                                                                                                                        

Centro Internazionale di Quartiere
  Via Fabio Massimo 19 – Milano
Sabato 21 marzo, 2026 ore 17:30

 

Associazione Culturale Milanocosa      
 in collaborazione con Edizioni Mondo Nuovo
presenta
L’Antologia
Poeti italiani in difesa della dignità umana
NON NEL NOSTRO NOME

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 Introducono
Adam Vaccaro e Nino Iacovella

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Con Stefania Carcupino alla Fisarmonica

 

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani
in difesa della dignità umana
 
a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro
(Ed. Mondo Nuovo 2025, pagg. 220)

Un’antologia di poesia italiana, di voci che, nello scenario internazionale attuale, rivendicano la dignità primaria di non farsi ridurre a tifosi dell’una o dell’altra fonte degli orrori cui assistiamo.

Testi di coscienza critica e ricerca di un altro orizzonte di civiltà, che denunciano la disumanizzazione in atto, l’ipocrisia mondiale e le censure sul genocidio di un intero popolo o sull’aggressione di altri popoli per ragioni economiche e di sfruttamento. L’Antologia è anche una sfida alle connivenze dell’industria culturale, e scaturisce dal precedente “Manifesto della dignità umana violata”.

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Come Te Stesso – Roberto Caracci

Pubblicato il 10 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

COME TE STESSO


L’immagine delle moltiplicazioni infinite
Roberto Caracci, Come Te Stesso, Editoriale Delfino Srl, Milano, 2025

Adam Vaccaro

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Vedi anche su: 

Rivista Odissea: https://libertariam.blogspot.com/2026/03/come-te-stesso-di-adam-vaccaro-roberto.html

Rivista Pubblicazioni Letterarie: https://pubblicazioniletterarie.altervista.org/limmagine-delle-moltiplicazioni-infinite-adam-vaccaro-legge-come-te-stesso-di-roberto-caracci/

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L’ossessione dell’abisso, inteso come oggetto inesplicabile e inarrivabile, o il fascino della matassa mai completamente dipanata, della sfida del cerchio che non si chiude ed evolve in una spirale, quale immagine sia del DNA, che della nostra complessità operativa mentale. È la cornice e l’orizzonte culturale della caldera vulcanica e nucleo motore che alimenta il moto creativo inesausto di Roberto Caracci.
È un moto interconnesso sia alla dinamica della nostra costitutiva struttura biologica, sia ai livelli più alti dei sensi elaborati dalla cultura interdisciplinare umana. È la dimensione del molteplice, che implica ciclicità incessante, esaltazione del soggetto e al tempo stesso bisogno uscita dai suoi limiti, quale premessa di possibilità di rinascita, entro una non preordinata ricerca tra sacro e profano.
Da parte mia cercherò di articolare una sintesi delle sue molteplici fioriture creative, condivise in decenni di scambi, letture e analisi reciproche, condite da serate conviviali e giocose, momenti importanti al pari degli scambi più impegnativi. Ma il fascino che mi sollecita a farlo, non fa parte dell’inarrivabile fondo senza fondo di ciò che continuiamo a cercare di articolare con parole, suoni o immagini, cui diamo il nome di poesia? Della quale ci è dato solo di avvicinare il suo segreto, ma mai fare completamente nostro, come le due dita michelangiolesche della Cappella Sistina, che continuana a dirci all’infinito, come te stesso!
Vale a dire, ogni scrittura e gesto d’arte, come ogni persona, letteralmente non esiste, se non trasmette, mentre ci scorre sui binari invisibili dagli occhi ai neuroni, il piacere di sé, il piacere del testo, come analizzato nel secolo scorso da Roland Barthes. Di tale magia Caracci sa declinare i segreti, e che siano affabulazioni filosofiche, romanzi o racconti, i suoi testi catturano e calamitano il lettore rigo dopo rigo, per sapere come si svolgerà il filo del gomitolo nascosto.
Anche questi sei racconti filosofici di Come Te Stesso, se per filosofia intendiamo una elaborazione e visione della complessità inesausta della vita, lo confermano. A tale proposito, in Caracci c’è una visione che declina in modi particolari il senso del tragico. Da un lato, vicende e personaggi si odiano e scontrano in modi irriducibili, ma poi l’Autore trova crepe in tale irreparabilità, tra le quali intravede la luce opposta e salvifica, dell’amore resistente (o resiliente, per usare un termine oggi più di moda) della vita che supera le contraddizioni, per poter ritornare in scena e ricominciare.
In Caracci è questo bisogno che prevale, irradiato da una radice mediterranea, che ricomprende e va oltre anche la radice napoletana, senza la quale la fenomenologia vitale rimane sospesa sull’abisso del nichilismo distopico, condito da deliri senza preludi (ricordando il suo romanzo del 2020, Preludi & deliri), abbandonata al deliquio di un salto dal ponte sull’abisso del nostro esistere (Ponti sull’abisso, 2024). Per cui, se la realtà è un ponte che sfocia nell’indefinibile, come in un preludio di Liszt, occorre riaffermare il suo fascino, che è il segreto della poesia, dell’arte e dell’amore, inestinguibili corpi della nostra anima.
Questi racconti mettono in scena una visionarietà affabulatrice, che avvince come le spire di un boa la nostra attenzione, senza di che ogni testo diventa lettera morta. Come detto, c’è una visone aperta alla vendetta della vita, per cui se scorre in essi sangue e odio, alla fine svolazzano irridenti angeli invisibili e salvifici, invece che orrendi pipistrelli (vedi il primo e il secondo dei sei racconti: La prima notte dei pipistrelli e Inseguimento a due voci).
Così, che siano pipistrelli o sguardi nemici, alla fine trionfa un Sé, che ricomprende l’Io, ma è capace di andare oltre grottesche e chiuse idiozie. Ed è la chiave, il soggetto protagonista che regge come un Atlante quel ponte sospeso, di cui non si intravedono piloni. È questo il personaggio innominato che salva dal patetico e mieloso romanzetto di appendice, il ripreso orizzonte del lieto fine, innevato nel nostro bisogno di continuare a vivere qui, anche in questo eden ignobilmente devastato.
Caracci riflette sulla catena biologica interminabile della vita, dalle cellule ai corpi interi di ogni essere, e ne fa metafora del fare della scrittura. Rovescia pertanto con acuta elaborazione di quella che Gian Battista Vico (credo) qualificherebbe come filosofia poetica. In tale rovesciamento, non è la scrittura qui che elabora metafore dalle cose e dai corpi dell’esistenza, facendone costruzioni simboliche che moltiplicano il mondo, reale e immaginario, ma è tale mondo che è metafora del fare della scrittura. Diventano così due semicerchi che tendono a comporre un cerchio. Ma tendono a un cerchio che non si chiuderà mai, perché è la meccanica del vivente che lo impone, in cui ogni settore o anello è utile-inutile, perché è sostituibile.
E sta in questo il suo fascino, Che nella cultura occidentale la scrittura tende a farsi lucente creatura ed armatura delle supponenze dell’ego, riducendo l’arte a fiore della propria hybris creativa ed egolalica. La visione di Caracci coinvolge in un unico sguardo critico, sia il fare dell’arte e della scrittura che quello della natura, e sollecita uno sguardo più ampio, di un senso ritrovato solo sul piano del molteplice.
Spinge cioè a riprenderci la sapienza oscura di una dinamica che è una incessante sostituzione, divisione e moltiplicazione infinita, della dinamica in cui viviamo e di cui siamo parte, ma della quale facciamo così fatica a farne materia dei nostri più alti costrutti mentali. Una dinamica biologica che è sempre la stessa: l’atomo non ha alcun senso in sé, se non diventa parte di una molecola, e questa di una cellula, quali clinamen che già Epicuro vide nella loro utilità ed energia moltiplicata solo se si univano in un grado superiore.
In questi racconti, cerca forme tale dinamica, che ne costituisce la spina dorsale, in cui come dice in Delitto senza castigo, la tragedia del nostro orizzonte culturale non ha ancora reso struttura del proprio processo operativo, nella vita singola e sociale, come nelle creazioni più alte e complesse, che il singolo moltiplica il proprio ego solo se contribuisce a farsi parte della soggettività più complessa, quale è il Sé. E il Sé esiste nella sua massima espansione solo se contribuisce a farsi parte di una comunità.
È una verità semplice, ma che nella follia dei deliri di onnipotenza che continuano a ripetersi in termini tutt’altro che ridotti, anzi crescenti, entro l’orizzonte mondiale contemporaneo, può portare solo alla distruzione del senso, il che è sintesi della distruzione antropologica in atto. La quale è generata dalla distruzione del senso del limite, distruzione etica del delirio di un singolo soggetto (proiettata poi in un gruppo etnico-razziale, in uno Stato, in un’Area geografica) che crede di essere tutto, interrompendo così la moltiplicazione vitale, avviando anzi il processo inverso di distruzione.
In questi racconti, dopo aver letto e seguito il ricco percorso sia creativo che di elaborazione di pensiero di Caracci, trovo perciò una sintesi di radicale critica della struttura fondante della civiltà occidentale. Un esempio è a p. 68 (in Delitto senza castigo), dove il Soggetto Scrivente, mentre racconta, offre a sé stesso e a ogni soggetto, operante sulla pagina o fuori, “una terza possibilità”, di uscita dal suo fare abituale. Che, di primo acchito, è una uscita impossibile, pena il delitto peggiore, di uccisione di sé, che comporta il castigo peggiore, dello smarrimento e smemoramento del fratto che siamo fatti da ciò che facciamo.
Ma l’ipotesi offerta è un altro fare, non più totalizzante in un cerchio, ma una C che coniuga l’Io e l’Altro, L’uccisione imperdonabile di quel primo Sé è lo sbocco in una totalizzazione aperta, che esce dal delirio egocentrico e narcisista, di uno stato interiore che uccidendo l’Altro uccide sé stesso. Dunque, la foce è nel Delta (psichico, mentale e sociale) della Paideia dell’amore dell’Altro, che è Come Te Stesso.

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Anticipazioni – Gabriella Galzio

Pubblicato il 5 marzo 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa

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Rose e Spine di versi strappati alle Ombre

Testi inediti di Gabriella Galzio

Con una Nota di lettura di Adam Vaccaro

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Invio ad Adam Vaccaro, rispondendo alla sua richiesta, queste poesie connesse tra loro e che potrebbero confluire in una sezione dal titolo a me caro “Le rose di Gaza” (di un futuro libro). “La mistica della guerra” è stata inserita nella antologia Non nel nostro nome, ed è ispirata alla Palestina, così come “Bunker buster”. Invece, “La guerra non è più altrove” e “Le grandi assenti” sono nate sull’onda dei fatti in Ucraina. Purtroppo il filo che attraversa queste poesie è la violenza bellica (con le sue implicazioni), rispetto alla quale anche la poesia fa fatica a nascere, come attesta “Sono versi strappati alle ombre”. Ringrazio ancora dell’attenzione.

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