L. Cannillo

Anticipazioni – Nino Iacovella

Pubblicato il 2 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Nino Iacovella

da Il Cristo del Corvetto

 

Con Nota di lettura di Adam Vaccaro

 

 

Nota di poetica

Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale. Piuttosto, potrebbe rappresentare una figura simbolica: l’uomo qualunque che porta il peso del quartiere, un emarginato, un migrante, un operaio, un anziano dimenticato, o l’intera comunità del Corvetto come corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza. La scelta del nome “Cristo” richiamerebbe l’idea del sacrificio, della compassione e della possibilità di una redenzione tutta umana, non necessariamente religiosa.

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Dal Lazzaretto – Cannillo – Ravizza

Pubblicato il 27 giugno 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Dal Lazzaretto, Luigi Cannillo, poesie
prefazione di Davide Romagnoli, La Vita Felice Editore, Milano, 2024

Nota di lettura di Filippo Ravizza

“Il Lazzaretto di Milano (se, per caso, questa storia capitasse nelle mani di qualcheduno che non lo conoscesse, né di vista né per descrizione) è un recinto quadrilatero e quasi quadrato, fuori della cttà, a sinistra della porta detta orientale, distante dalle mura lo spazio della fossa, d’una strada di circonvallazione, e d’una gora che gira il recinto medesimo. I due lati maggiori son lunghi a un di presso cinquecento passi; gli altri due, forse quindici meno; tutti dalla parte esterna, son divisi in piccole stanze d’un piano solo;di dentro gira intorno a tre di essi un portico continuo a volta, sostenuto da piccole e magre colonne. Le stanzine eran dugent’ottantotto, o giù di lì”.(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Capitolo XXVIII). Così si presentava il Lazzaretto di Milano nel 1630 e dintorni, l’anno della peste, e, subito prima, della carestia alimentare seguita ai disordini per il pane con gli assalti ai forni. Così è ancora visibile nel retro di copertina del nostro libro nella incisione tratta dalla “Carta di Milano” del 1704. Così fino a fine Ottocento quando l’intera struttura venne sottoposta ad imponente demolizione. La ricostruzione, partita nel 1881, ebbe però il suo apice nella prima metà del Novecento, con la nascita e lo sviluppo del nuovo quartiere a vocazione prettamente commerciale, i nuovi edifici tanto di edilizia popolare quanto borghese, la miriade di attività commerciali installatesi. Oggi l’area del vecchio Lazzaretto è quella compresa nel quadrilatero Corso Buenos Aires – Via Vittorio Veneto – Via Lazzaretto – Via San Gregorio.

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Anticipazioni – Giuseppe Spinnato

Pubblicato il 25 giugno 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di
Giuseppe Spinnato

Con Nota di lettura di Margherita Parrelli

Nota di poetica
Si tratta di alcuni testi che compongono il nucleo iniziale di un nuovo progetto poetico pensato come una zona di sosta e passaggio rispetto ad Alfabeto di sutura. L’idea è quella di una raccolta che si soffermi sul rapporto tra materia, memoria e forme, nell’intreccio tra affezione e distacco, con un approccio che mescoli moduli espressivi più ‘materici’ a spiragli di maggiore apertura e levità, linguistica e tematica. Un altro nucleo tematico insiste sulla coniugazione tensiva tra due aspetti, l’esigenza di abitazione in un paesaggio mobile e frammentato da un lato e dall’altro un’esigenza di semplificazione, distensione, comprensione sintetica, integrazione lirica, restituzione al linguaggio. Allo stesso modo, la raccolta tenta di indagare poeticamente il punto di innesto tra corporalità e tensione verticale.

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Dal Lazzaretto – Luigi Cannillo

Pubblicato il 17 maggio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Nota su Dal Lazzaretto di Luigi Cannillo, La Vita Felice, 2024
di Massimo Morasso

C’è un modo riduttivo di avvicinarsi a Dal Lazzaretto di Luigi Cannillo: considerarlo un libro di memoria, magari ben scritto, sorvegliato, ma riconducibile a una linea familiare e, in generale, piuttosto sterile della poesia contemporanea – quella che lavora sul ricordo, sull’infanzia o sugli anni dell’adolescenza, turbati o beati che fossero. A tratti, perlomeno all’inizio, si può avere questa tentazione. Poi, però, evidentemente, qualcosa si incrina. E quell’incrinatura è il libro.
Perché nei suoi cinquanta testi incorniciati fra due meravigliosi brani di Manzoni, Dal Lazzaretto ci offre l’esperienza dell’incontro con una memoria agente, non pacificata. Il ricordo non agisce qui come “carità pelosa” (nel senso del Vittorio Sereni de Il muro), ma come una sorta di carburante metafisico. Non è tanto un reservoir dove il poeta ritorni per restare, per dolersene o provare a eternarlo, quanto un dispositivo energizzante, che mette in tensione il suo, così come il nostro presente di lettori.
Se si vuol trovare una chiave di accesso adeguata a quest’opus maius di Cannillo, bisogna uscire dalla categoria della “poesia della memoria” e ricorrere a qualcosa di molto più radicale: per esempio la nozione di costellazione in Walter Benjamin, per il quale le idee si rapportano alle cose come le costellazioni ai corpi celesti di cui sono composte, permettendo di cogliere il vero attraverso narrazioni illineari, capaci di scovare nessi tra i fatti e i misfatti della storia, e di unire passato e presente in immagini folgoranti. Al modo di Benjamin, in questo libro Cannillo non racconta il passato: lo convoca e ri-assembla lungo un asse temporale che non disegna una linea continua, ma genera un cortocircuito fantasmatico. O, detto altrimenti, lo espone e dispone a un’ermeneutica dialogica, nel passo a due fra l’io poetante e gli altri io, nei quali quell’io – la funzione-Cannillo – torna a rispecchiarsi in ciò che chiama fin da subito, già nel primo testo, il “campo di battaglia” del tempo. Io, per me, direi che proprio questo è il punto decisivo del libro, che dà segno insieme della sua qualità e della sua opportunità: la capacità di sottrarre il ricordo alla nostalgia e di restituirlo come urgenza significante. Il macrotesto acquista così una densità che va oltre l’esperienza individuale, senza mai forzare il passaggio al cosiddetto universale.
Il Lazzaretto del titolo, in questo senso, è meno un luogo che un orizzonte critico. Non è semplicemente il nome per dire un’area d’interesse archeo-urbanistico nel centro di Milano, non è soltanto un riferimento storico e/o meramente esistenziale, solo auto-biografico: è uno spazio mentale dove il tempo si stratifica e si rende disponibile a nuove, rivelanti letture. A livello personale, io tendo a diffidare delle topografie simboliche, spesso troppo cariche di intenzione; ma qui Cannillo riesce a mantenerne mobili i confini, aperti, ariosi come per via di un sobrio, e tuttavia fluente, vento di metafora.
Un’altra cosa che colpisce, di quest’intensa raccolta, è la costruzione di un’esistenza minuta che non pretende di diventare esemplare e che proprio per questo lo diventa. Non è un risultato ottenuto per forza di volontà, ma attraverso una piena fedeltà a un’attitudine morale risolta in una forma. Questa forma tipica di Cannillo, si affida alla lucida, pacata capacità d’osservazione di uno sguardo laicamente sapienziale, attento al dettaglio “realistico” così come ai resti degli scarti visionari, in grado di produrre un effetto di riconoscimento proprio per quanto sa schivare l’eccesso dell’entusiasmo retorico.
La scrittura accompagna questo movimento con una coerenza da passista, che è anche un modo d’esprimere “per lingua” un’idea di durata. L’uso insistito della virgola, l’assenza del punto fermo, il ritmo che tende alla continuità: tutto contribuisce a creare una temporalità sospesa, una corrente che non si chiude, un quieto flusso di significazione contro-cronologico in cui ogni momento è già abitato da altri momenti, ogni immagine è attraversata da altre immagini.
E infatti, lo ribadisco un’altra volta ancora, la questione centrale è proprio questa: il tempo. O meglio, il modo in cui il tempo viene riattualizzato nei versi. Poiché in questo miglior Cannillo il passato non è mai ciò che è stato per lui – l’osso di seppia, per così dire, della sua nuda vita. E non lascia, perciò, il retrogusto da deposito stantio che potrebbe lasciarci una serie di immagini o rimembranze personali che fossero semplicemente “restitituite” sulla pagina, ma un’esperienza di riattivazione mitopeica. Ecco, mi pare che in questo sottile movimento trasformativo, tutt’altro che enfatico ma non per questo meno agente, nel libro prenda forma, tessera dopo tessera, scena dopo scena, una comunità esplicita e implicita, fatta di “esseri comuni”, fondata sull’“eroismo del convivere” agito contro “l’ordine del tempo”. Ed è così, riconoscendoli per risonanza, che essi restituiscono il quadro di un’esposizione sbigottita e affratellante, sottoposta tanto al nonsenso della perdita quanto al senso possibile della durata. Così che il Lazzaretto del titolo torna a imporsi, anche nell’ultima impressione di lettura, come una sorta di vasto, popolatissimo purgatorio-tutto-in-terra in cui la prova stessa della vita seleziona senza spiegare, e separa senza giudicare. In quest’ambivalenza, che fu già manzoniana, il Lazzaretto può essere visto come la metafora stessa della poesia: un recinto in cui si attraversa il limite fra il vivo e il morto, fra ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà, dove molti soccombono e pochi, forse, si salvano – ma in cui ogni voce, anche la più esile, testimonia di un’ardua, indefettibile resistenza al nulla che incombe.

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Anticipazioni – Francesco Sassetto

Pubblicato il 14 maggio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Francesco Sassetto

Con una Nota di lettura di Laura Cantelmo

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Nota dell’autore

San Servolo: l’isola dei matti. Su Il Manifesto dell’11 agosto 2016 si ripercorreva la storia dell’isola di San Servolo, l’isola dei “mati” di Venezia. Ne riporto una parte: “quando il governo napoleonico, nel 1804, trasforma l’ospedale in «Manicomio Centrale, per entrambi i sessi, di tutte le province venete, della Dalmazia e del Tirolo», San Servolo continua a lungo a internare, al fianco dei «mati», piagati e militari infermi. Per quell’epoca il malato è infatti indistintamente un paziente da curare e un prigioniero da sorvegliare e reprimere, se non da punire.” Il Museo del Manicomio di San Servolo, inaugurato nel 2006, raccoglie i reperti appartenuti all’ospedale psichiatrico attivo in isola fino al 1978. Lo scopo di tale Museo, già implicito nella sua denominazione (La follia reclusa), è quello di mettere in evidenza la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione manicomiale.
Ho pensato che quel luogo ora inutilizzato avrebbe potuto ospitare i sopravvissuti palestinesi, concluso il genocidio, in fuga dal loro Paese, cacciati, sfollati, braccati da “coloni” e soldati. Un luogo adatto – nato e pensato – per gli emarginati, i disperati senza più terra né casa né identità, un luogo per i “matti” che credevano di avere una patria, un’appartenenza. Ma vi si è opposta da decenni la volontà espansionistica neocoloniale di un Israele feroce, armato di soldati e scritture, determinato nella distruzione del popolo palestinese. Loro i “giusti”, “matti” (e terroristi assassini) i palestinesi. Ora il genocidio è quasi compiuto, restano i superstiti in fuga verso chissà dove. Come i nativi americani. Come molti altri popoli in una storia troppo spesso sbagliata.
Ho voluto provare a scrivere versi su questa immane atrocità, in italiano e dialetto veneziano spesso mescidati, sovrapposti. Lo “scivolamento” dall’italiano al dialetto penso possa avere un valore specifico nella sequenza di queste poesie, alcune integralmente in italiano o in dialetto veneziano, altre, appunto, “mescidate”, un linguaggio “liquido” per rendere in modo nitido e, insieme, indefinito gli accadimenti passati e il compimento della vicenda, l’humus dal quale trasmettere la voce e/o il silenzio delle vittime, cogliere/fissare momenti del loro dolore (e, per contrasto, della nostra indifferenza o distrazione). Un sermo humilis, per tentare una vicinanza – umana e artistica – alla tragedia vissuta dal popolo palestinese.

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Anticipazioni – Lucrezia Lombardo

Pubblicato il 5 maggio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di
Lucrezia Lombardo

Con Nota di lettura di Luigi Cannillo
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Nota di Poetica
La poesia è un modo di guardare al mondo. Ecco che i versi nascono da un confronto-scontro con la realtà e con la durezza dilagante – dovuta al contesto attuale, dominato dalla legge della violenza – che, talvolta, viene inaspettatamente troncata da attimi “miracolosi”. Istanti che si danno in forma di luci del mattino, di tracce di una natura incorrotta, di gesti di attenzione o dialoghi impreziositi di sapienza. In questo peregrinare – che è poi la condizione del poeta, esule tra le macerie di un mondo ridotto a cenere, dal nichilismo prima, e dai suoi effetti poi –, la poesia è ascolto che non si limita al sentire, ma intende intercettare le tracce invisibili che sottostanno al caos e alla frenesia, cercando di entrare in contatto con quel vento vivo che anima le cose. In questa ricerca, il cui fine è l’attraversare, temi ricorrenti divengono dunque la memoria – in quanto luogo in cui dimorano i resti dell’amore ricevuto –, ma anche la ricerca di una via e di un linguaggio che tentino, quantomeno, di arginare l’impero della distruzione e di restituire, così, la gioia di vivere all’umanità.

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Anticipazioni – Pasquale Vitagliano

Pubblicato il 15 aprile 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Pasquale Vitagliano

Con una Nota di lettura di Adam Vaccaro

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Nota di poetica
In un momento di drammatica crisi della cittadinanza, nazionale, internazionale e forse persino umana, la poesia sente più urgente la necessità di non consentire alla parola di evaporare. L’afasia e l’autismo sociali chiedono alla lingua di trovare la strada del proprio significato e di ristabilire una connessione con l’azione umana. La poesia quale linguaggio del fare e lingua del cambiamento non deve cedere al ricatto accomodante della consumabilità, oggi più che mai deve invocare la propria dissonanza. La poesia è una forma di logopedia. Ci permette di riconoscerci cittadini e cittadine dell’unica patria legittima, il mondo intero.

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Percorsi di Adiacenza – Adam Vaccaro

Pubblicato il 13 aprile 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Adam Vaccaro, Percorsi di Adiacenza
Antologia di ricerca critica dei linguaggi della Poesia e dell’Arte
Introduzione e cura di Donato Di Stasi – Postfazione di Elio Franzini
Marco Saya Ed., 2025

Nota di lettura di Luigi Cannillo

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L’antologia Percorsi di Adiacenza raccoglie e presenta l’attività critica di Vaccaro in tutti i suoi sviluppi, in diversi ambiti e con intrecci tra molteplici linguaggi. In questo modo il volume testimonia approfonditamente l’impulso che ha spinto l’autore nell’arco dei decenni a una incessante estesa ricerca non solo sotto forma di approfondimenti settoriali ma di uno studio interdisciplinare coinvolgendo, oltre alla Poesia e alla Prosa, anche la pittura, la sociologia, la psicanalisi. All’interno del linguaggio letterario la ricerca riguarda poi sia maestri di riferimento che autori contemporanei attraverso i modelli offerti da loro opere specifiche fino alle Anticipazioni da progetti e testi inediti.
La varietà dei contributi manifesta così quella tensione alla totalità riaffermata in tutta l’attività di Vaccaro, non solo quella critica, ma quella più specificatamente letteraria e quella operativa e organizzativa come Presidente dell’Associazione Culturale Milanocosa.
Tra l’altro la pubblicazione di questo corpus critico si è aggiunta a quella di due ultime opera in versi di Vaccaro, Google – il nome di Dio, e Trasmutazioni– Alchimie in Caoslandia, entrambe edite da puntoacapo, 2021 e 2024, nelle quali viene rappresentata anche con gli strumenti della poesia la complessità dei fenomeni del contemporaneo relativi ai sistemi macroeconomici, alle derive neoliberistiche, alla difficoltà di conservare un giudizio critico in assenza di scambi umani e sociali significativi, ma anche alla necessità di coltivare spinte vitali e semi di creatività. Il percorso di ricerca di Vaccaro assume quindi anche un valore di restituzione nella stratificazione di esperienze totalizzanti, non solo di lettura, maturate e accumulate nel corso del tempo.
A delineare e arricchire le finalità e le caratteristiche di tali percorsi contribuiscono l’introduzione di Donato di Stasi e la Postfazione di Elio Franzini. A riguardo, Di Stasi sottolinea con appassionata condivisione l’attività di Vaccaro: “La scrittura critica segue da presso, incalza, scuote le opere letterarie e artistiche, ma per paradosso risulta sempre un passo avanti, gioca d’anticipo, esplora e rivela atlanti inediti di significati, aggiunge /secondo le proprie modalità espressive) un messaggio ulteriore più esplicito […]. Siamo in presenza non di una letteratura di resa, ma si una letteratura di sfida, opposta a un reale tanto complesso da rendere obsolete le vecchie mappe fenomenologiche […]”. (p.8).
Il contributo di Franzini come Postfazione, ripreso dal precedente Ricerche e Forme di adiacenza (Asefi, 2001) che ha rappresentato la pubblicazione antologica iniziale del lavoro di Vaccaro, mette in luce gli aspetti più specificamente connessi alla sua attività teorica e di critica letteraria: “L’espressività del ‘poetico’, cioè quella comunicazione che connette intenzionalmente fra loro e, così per dire, “in” loro, il costruttore, lo spettatore, l’interprete e l’opera stessa, trova il suo legame originario nell’opera, e attraverso l’opera, una natura comune che è, semplicemente, anche se non visivamente, l’adiacenza tra loro di questi campi diversi.” (p.594).
L’adiacenza che caratterizza la ricerca di Vaccaro riguarda quindi questo intrecciarsi, sovrapporsi e sdoppiarsi di aree, modalità ed elementi diversi, che coesistono, anche se in diversa misura secondo i casi, nella produzione dell’opera, alla formazione dello stile: l’aspetto ideativo, l’impulso creativo, l’intenzionalità autorale, la formalizzazione e il controllo testuale, la autoconsapevolezza del processo creativo. Tutti elementi che coinvolgono l’Autore come Soggetto Storicoreale e Soggetto Scrivente, due entità biografiche – una diacronica e l’altra sincronica, rispetto all’atto della scrittura – che la metodologia dell’Adiacenza mette in rilievo, quali fonti operatrici diverse e coesistenti, nel complesso processo di definizione di una forma.
L’attività critica di Vaccaro si esplicita da un lato nella affermazione di principi teorici che formano un sistema di riferimento caratterizzato da rigore e coerenza metodologica, dall’altro da una applicazione dinamica che riguarda diversi generi letterari e modalità espressive unitamente allo stile autorale che le è proprio, accogliendo all’interno del proprio assunto la diversificazione dei modelli. Gli apporti dell’autore si muovono quindi sia sul piano diacronico, storicizzando maestri, autori fondamentali del Novecento, sia sincronico, offrendo una campionatura significativa della produzione contemporanea. La critica diventa così occasione di incontro con testi e autori, testimoni della complessità e delle dinamiche dei loro processi creativi.
Il corposo Indice delle varie sezioni in cui si articolano i Percorsi di Adiacenza, integrato da un sostanzioso apparato di note e riferimenti bibliografici, testimonia quanto appena affermato. Innanzitutto troviamo i contributi relativi ai fondamenti di Metodo, con alcuni incontri decisivi della sezione Sviluppi & Confronti con figure critiche ed esponenti significativi dei diversi linguaggi, corredati da carteggi, collaborazioni o convegni.
Tra essi spiccano, per durata e assiduità, l’incontro con il musicista Giuliano Zosi in La musica dell’anima, il carteggio con il critico e poeta Gio Ferri in Crinali e quesiti, e il cruciale capitolo, Poesia e Comunicazione, su Antonio Porta, con saggi degli Atti (pubblicati nel 2012 da Milanocosa) del Convegno internazionale dedicato al portiano Progetto infinito.
La sezione successiva, Sociosintesi, arricchita dagli scambi con la studiosa Eleonora Fiorani, offre un ampio panorama sulla complessità politico sociale del contemporaneo, con riferimenti fondamentali riguardanti la realtà digitale, il contesto economico, i comportamenti sociali, in un percorso che nel volume non è solo preparatorio alle analisi testuali che seguono, ma le accoglie e raccoglie in una visione complessiva.
La sezione che segue, Centro di luci, è una specificazione ed esemplificazione suddivisa in diversi gruppi: riunisce alcuni dei fondamentali riferimenti di Vaccaro, riguardanti autori significativi in ambito letterario. Per la a maggior parte di loro si tratta di memorie sempre vive di autori che ci hanno lasciato, da Luigi di Ruscio a Roberto Sanesi, da Alda Merini a Alfredo De Palchi.
La sezione Luci tangenti approfondisce e mette in relazione diversi percorsi poetici contemporanei, spesso attraverso il raffronto tra aspetti e opere diverse, a formare un quadro che tende a mettere in luce il profilo letterario complessivo insieme a approfondimenti specifici in esperienze di scrittura tuttora in corso, riunendo autori e autrici di poesia circolante e più diffusa, anche esterna ai circuiti letterari più convenzionali. Così qui ritroviamo ad esempio Donatella Bisutti e Paolo Ruffilli, ma anche Sergio Gallo e Paolo Gera.
Nella sezione, Prosa, vengono trattati autori e opere con cui si è sviluppato un dialogo non casuale ma significativo e assiduo nel tempo, come con Alessandro Cabianca e Roberto Caracci. Per quanto riguarda il linguaggio artistico in “Pittura” vengono testimoniate le occasioni di approfondimento che si sono verificate con Romolo Calciati e Salvatore Carbone. Infine, la sezione Comete di Anticipazioni cita alcuni degli interventi sul sito Milanocosa,it, nella rubrica specifica che raccoglie progetti di scrittura ancora inediti.
I Percorsi di Adiacenza dell’Antologia si concludono quindi – temporaneamente – con un rilancio, un seme di progettualità e nascita di nuove opere, tutte nel segno di una attività critica vissuta come dinamica e dialettica, tra radici dell’esistente e problematiche sempre più ardue delle prospettive di esiti futuri.

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Poeti “Non Nel Nostro Nome” – Al Corvetto

Pubblicato il 14 marzo 2026 su antologie da Maurizio Baldini

                                                                                                                        

Centro Internazionale di Quartiere
  Via Fabio Massimo 19 – Milano
Sabato 21 marzo, 2026 ore 17:30

 

Associazione Culturale Milanocosa      
 in collaborazione con Edizioni Mondo Nuovo
presenta
L’Antologia
Poeti italiani in difesa della dignità umana
NON NEL NOSTRO NOME

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 Introducono
Adam Vaccaro e Nino Iacovella

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Con Stefania Carcupino alla Fisarmonica

 

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani
in difesa della dignità umana
 
a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro
(Ed. Mondo Nuovo 2025, pagg. 220)

Un’antologia di poesia italiana, di voci che, nello scenario internazionale attuale, rivendicano la dignità primaria di non farsi ridurre a tifosi dell’una o dell’altra fonte degli orrori cui assistiamo.

Testi di coscienza critica e ricerca di un altro orizzonte di civiltà, che denunciano la disumanizzazione in atto, l’ipocrisia mondiale e le censure sul genocidio di un intero popolo o sull’aggressione di altri popoli per ragioni economiche e di sfruttamento. L’Antologia è anche una sfida alle connivenze dell’industria culturale, e scaturisce dal precedente “Manifesto della dignità umana violata”.

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Anticipazioni – Maria Pia Quintavalla

Pubblicato il 22 febbraio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

I muri e l’anima
Inediti di Maria Pia Quintavalla, dalla nuova raccolta
Tu senti il vuoto – poesie 2024 – 2025

Con nota di lettura di Adam Vaccaro
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Nota di poetica
Sono preziose, sono uniche, e sono inedite, vorrei servano ad una riflessione e commento. Mi emoziona tu sia il primo a leggere questi inediti: e mi rendi felice e orgogliosa anche (le amicizie fatte di affinità sono più ricche, non c’è ombra di dubbio). Certo che sai entrare con duttilità e conoscenza nel tessuto dei testi, poiché mi conosci, ma anche per l’investimento che ne fai! A un cuore estraneo potrebbero risuonare come le nebbiose terre del PO (QUI con Bertolucci ne contesto l’innocenza…della terra-matria),
Mirabile cosa, degna della tua cultura che tu ravvisi memorie anche linguistiche nell’uso del mio ereditato (ma sotto traccia perché poco studiato) della lingua spagnola, ne le due Vivencie, esperienza davvero fatta che risulta metaforica di posture della vita.

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