L. Cantelmo

Anticipazioni – Alessandro Monticelli

Pubblicato il 13 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni

Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni

Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.

Redazione di Milanocosa

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Testi inediti di
Alessandro Monticelli

Con Nota di lettura di Laura Cantelmo
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Nota di Poetica
Questi versi sono incentrati sull’esplorazione della fragilità umana, del dolore e della ricerca di una bellezza possibile dentro le contraddizioni dell’esistenza. Convivono immagini concrete e simboliche: l’incenso e lo zolfo, il minotauro, l’arcobaleno lontano, la metropolitana, gli ossi di seppia. Questi elementi costruiscono un paesaggio interiore in cui smarrimento, memoria e attesa diventano strumenti di conoscenza. La solitudine, la vergogna, la delusione e il passare del tempo non sono soltanto temi esistenziali, ma occasioni di riflessione sulla condizione umana, dove il dolore e la bellezza spesso coesistono.

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Anticipazioni – Nino Iacovella

Pubblicato il 2 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Nino Iacovella

da Il Cristo del Corvetto

 

Con Nota di lettura di Adam Vaccaro

 

 

Nota di poetica

Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale. Piuttosto, potrebbe rappresentare una figura simbolica: l’uomo qualunque che porta il peso del quartiere, un emarginato, un migrante, un operaio, un anziano dimenticato, o l’intera comunità del Corvetto come corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza. La scelta del nome “Cristo” richiamerebbe l’idea del sacrificio, della compassione e della possibilità di una redenzione tutta umana, non necessariamente religiosa.

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Anticipazioni – Giuseppe Spinnato

Pubblicato il 25 giugno 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di
Giuseppe Spinnato

Con Nota di lettura di Margherita Parrelli

Nota di poetica
Si tratta di alcuni testi che compongono il nucleo iniziale di un nuovo progetto poetico pensato come una zona di sosta e passaggio rispetto ad Alfabeto di sutura. L’idea è quella di una raccolta che si soffermi sul rapporto tra materia, memoria e forme, nell’intreccio tra affezione e distacco, con un approccio che mescoli moduli espressivi più ‘materici’ a spiragli di maggiore apertura e levità, linguistica e tematica. Un altro nucleo tematico insiste sulla coniugazione tensiva tra due aspetti, l’esigenza di abitazione in un paesaggio mobile e frammentato da un lato e dall’altro un’esigenza di semplificazione, distensione, comprensione sintetica, integrazione lirica, restituzione al linguaggio. Allo stesso modo, la raccolta tenta di indagare poeticamente il punto di innesto tra corporalità e tensione verticale.

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Sogni e Fantasmi di Mauro Macario

Pubblicato il 18 giugno 2026 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Solo i fantasmi sognano, cortometraggio.

di Mauro Macario e Andrea Castagna (2025)

Nota critica di Laura Cantelmo

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Vedi anche a

https://pubblicazioniletterarie.altervista.org/nota-critica-di-laura-cantelmo-al-corto-solo-i-fantasmi-sognano-di-mauro-macario-e-andrea-castagna/

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Il talento artistico di Mauro Macario fa dei suoi molteplici linguaggi un campo di continua esplorazione. Questo cortometraggio che lo vede attore, voce narrante, regista, autore dei testi e della sceneggiatura lo riporta alla professione per la quale si era formato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, operando poi a lungo in Rai e nel cinema. L’intento di ritirarsi dalla scrittura e da altre forme d’arte lo fa approdare a questo originale lavoro, sintesi della sua poetica. Attraverso i temi e i diversi linguaggi in cui si è cimentato egli sembra qui voler estendere i confini dell’esperienza passata, rimodellandola e dilatandone il mistero.

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Anticipazioni – Francesco Sassetto

Pubblicato il 14 maggio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Francesco Sassetto

Con una Nota di lettura di Laura Cantelmo

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Nota dell’autore

San Servolo: l’isola dei matti. Su Il Manifesto dell’11 agosto 2016 si ripercorreva la storia dell’isola di San Servolo, l’isola dei “mati” di Venezia. Ne riporto una parte: “quando il governo napoleonico, nel 1804, trasforma l’ospedale in «Manicomio Centrale, per entrambi i sessi, di tutte le province venete, della Dalmazia e del Tirolo», San Servolo continua a lungo a internare, al fianco dei «mati», piagati e militari infermi. Per quell’epoca il malato è infatti indistintamente un paziente da curare e un prigioniero da sorvegliare e reprimere, se non da punire.” Il Museo del Manicomio di San Servolo, inaugurato nel 2006, raccoglie i reperti appartenuti all’ospedale psichiatrico attivo in isola fino al 1978. Lo scopo di tale Museo, già implicito nella sua denominazione (La follia reclusa), è quello di mettere in evidenza la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione manicomiale.
Ho pensato che quel luogo ora inutilizzato avrebbe potuto ospitare i sopravvissuti palestinesi, concluso il genocidio, in fuga dal loro Paese, cacciati, sfollati, braccati da “coloni” e soldati. Un luogo adatto – nato e pensato – per gli emarginati, i disperati senza più terra né casa né identità, un luogo per i “matti” che credevano di avere una patria, un’appartenenza. Ma vi si è opposta da decenni la volontà espansionistica neocoloniale di un Israele feroce, armato di soldati e scritture, determinato nella distruzione del popolo palestinese. Loro i “giusti”, “matti” (e terroristi assassini) i palestinesi. Ora il genocidio è quasi compiuto, restano i superstiti in fuga verso chissà dove. Come i nativi americani. Come molti altri popoli in una storia troppo spesso sbagliata.
Ho voluto provare a scrivere versi su questa immane atrocità, in italiano e dialetto veneziano spesso mescidati, sovrapposti. Lo “scivolamento” dall’italiano al dialetto penso possa avere un valore specifico nella sequenza di queste poesie, alcune integralmente in italiano o in dialetto veneziano, altre, appunto, “mescidate”, un linguaggio “liquido” per rendere in modo nitido e, insieme, indefinito gli accadimenti passati e il compimento della vicenda, l’humus dal quale trasmettere la voce e/o il silenzio delle vittime, cogliere/fissare momenti del loro dolore (e, per contrasto, della nostra indifferenza o distrazione). Un sermo humilis, per tentare una vicinanza – umana e artistica – alla tragedia vissuta dal popolo palestinese.

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Ritmi e pause di Quito Chiantia

Pubblicato il 23 aprile 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Quito Chiantia, Toni ritmici, pause libere
La Vita felice, Milano 2025. Pag.65, € 12,00

Nota di lettura di Laura Cantelmo

Nel tempo in cui le persone si ammalano nella mente e nell’anima, i loro gesti impazziscono, i loro corpi reagiscono brutalmente non solo a causa di eventi personali, ma di modelli perversi offerti dall’alto, un libro di poesia sotto forma di diagnosi mediche si addice in modo appropriato, benché irrituale, allo spirito del tempo, alla “malattia dell’epoca”. Pur non idealizzando la realtà rappresentata, in una fase di crisi del nostro Sistema Sanitario, l’atmosfera che in questa silloge si respira ha una leggerezza che potrebbe suonare irreale o stonata.
Qui l’autore, Quito Chiantia, “sociatra”, come ironicamente ama definirsi lui stesso, operando quotidianamente all’interno di un Centro di Cultura Socio-Sanitaria, mostra l’insolita abilità di attribuire a una prescrizione farmaceutica o a un’anamnesi medica la forma e il sapore intenso e un po’ straniante di un testo poetico.
Già nell’esergo si trova un’immagine rivelatrice che anticipa la trasfigurazione di quel luogo di inquietudine e di dolore in un piccolo limbo di speranza: “Qui la luce è più luce e l’aria profuma di bucato.”
Di importanza determinante un testo, da cui traspaiono il significato e il vissuto di una professione che, facendo rete e unendo le forze, affronta la malattia come disagio prodotto da un malessere endogeno di origine sociale, oppure da uno stato di malinconia neurotica, dove la poesia si trova in una posizione ambigua, ma non del tutto inappropriata:

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Anticipazioni – Pasquale Vitagliano

Pubblicato il 15 aprile 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Pasquale Vitagliano

Con una Nota di lettura di Adam Vaccaro

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Nota di poetica
In un momento di drammatica crisi della cittadinanza, nazionale, internazionale e forse persino umana, la poesia sente più urgente la necessità di non consentire alla parola di evaporare. L’afasia e l’autismo sociali chiedono alla lingua di trovare la strada del proprio significato e di ristabilire una connessione con l’azione umana. La poesia quale linguaggio del fare e lingua del cambiamento non deve cedere al ricatto accomodante della consumabilità, oggi più che mai deve invocare la propria dissonanza. La poesia è una forma di logopedia. Ci permette di riconoscerci cittadini e cittadine dell’unica patria legittima, il mondo intero.

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La poesia di Mahmoud Darwish

Pubblicato il 19 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Mahmoud Darwish: la terra è estensione dell’anima

di Laura Cantelmo

La poesia di Mahmoud Darwish, il poeta che più di ogni altro, nell’area arabo-orientale, viene identificato come cantore della Resistenza palestinese, sfugge a definizioni semplificatorie. Le sue opere, tradotte in più di venti lingue (ma raramente in italiano) sanno splendidamente emanciparsi dalla figura di aedo cui lo ha chiamato la sua terra e a cui certa critica l’ha confinato e tuttavia restano nel cuore del suo popolo come segno d’amore e inestinguibile grido della propria disperazione. Il deserto, i profumi, i fiori fanno rivivere nei suoi versi la Palestina: «Una nuvola nella mano mi ferisce:/ non chiedo altro/ alla terra/ che questa terra: gli odori/ del cardamomo e della paglia/ fra il cavallo e mio padre.»1 Una vita marchiata a fuoco dalla storia del suo territorio, benché il poeta riconoscesse come unica patria la poesia, «una patria di parole». La sua vicenda umana ebbe inizio nel 1941 in un villaggio della Galilea, poi cancellato dalla guerra del 1948 che sancì la nascita dello Stato di Israele, precipitando i palestinesi nella nakba, la catastrofe. La fuga in Libano con la famiglia sarà seguita dal ritorno clandestino in patria, come narra il poeta «Il viaggio del ritorno avvenne di notte: strisciavamo pancia a terra…Dopo tanta fatica mi ritrovai in un certo villaggio. Che delusione! Non era il mio…Non capivo…come fosse accaduto che l’intero mio mondo fosse sparito»2 Al posto del villaggio era sorto un insediamento ebraico. Il senso di smarrimento e di perdita si radicò nell’animo del poeta, che da allora e per sempre si sentirà “infiltrato” nel suo paese. Ciò verrà aggravato dai periodi di detenzione a causa dell’attività politica nel Partito comunista e nell’OLP.

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Giacomo Graziani -.La corteccia del mondo

Pubblicato il 16 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Giacomo A. Graziani, La corteccia del mondo, La Vita felice, Milano 2020.

Laura Cantelmo

Fin dal primo testo, in questa folta raccolta di poesie di Giacomo Graziani – in realtà una vera antologia – la visione del mondo dell’Autore si presenta in un’atmosfera che sfuma nell’onirico, pur attraversando il reale con le lusinghe che lo popolano e il conseguente disinganno: “Non sai se il mondo ti sfugge in un affanno/o sei tu a seguire troppo veloci inganni” (“Alta velocità”). Lo stato d’animo dominante, nell’approssimarsi della meta finale, ondeggia tra la riflessione e la malinconia di un nostos interiore che attraversa il tempo a ritroso. La corteccia che avvolge, come un albero, la vita è la rugosa corazza che protegge un’intimità di sangue e lacrime: “Essa racchiude storie di sofferenza e di vita e da esse solo linfa alchemica fuoriesce”. Con queste parole nell’esergo, nelle quali è racchiusa la vera premessa di questa antologia, un detenuto del carcere di Opera commentò la lettura dei testi, a quel tempo ancora inediti e tale fu l’emozione del Poeta da trarne spunto per il titolo.

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Poeti “Non Nel Nostro Nome” – Al Corvetto

Pubblicato il 14 marzo 2026 su antologie da Maurizio Baldini

                                                                                                                        

Centro Internazionale di Quartiere
  Via Fabio Massimo 19 – Milano
Sabato 21 marzo, 2026 ore 17:30

 

Associazione Culturale Milanocosa      
 in collaborazione con Edizioni Mondo Nuovo
presenta
L’Antologia
Poeti italiani in difesa della dignità umana
NON NEL NOSTRO NOME

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 Introducono
Adam Vaccaro e Nino Iacovella

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Con Stefania Carcupino alla Fisarmonica

 

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani
in difesa della dignità umana
 
a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro
(Ed. Mondo Nuovo 2025, pagg. 220)

Un’antologia di poesia italiana, di voci che, nello scenario internazionale attuale, rivendicano la dignità primaria di non farsi ridurre a tifosi dell’una o dell’altra fonte degli orrori cui assistiamo.

Testi di coscienza critica e ricerca di un altro orizzonte di civiltà, che denunciano la disumanizzazione in atto, l’ipocrisia mondiale e le censure sul genocidio di un intero popolo o sull’aggressione di altri popoli per ragioni economiche e di sfruttamento. L’Antologia è anche una sfida alle connivenze dell’industria culturale, e scaturisce dal precedente “Manifesto della dignità umana violata”.

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