Fermagenesi di Isabella Bignozzi

Pubblicato il 24 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Isabella Bignozzi, “Fermagenesi”
Anterem Edizioni, 2025

Nota di Lettura di Margherita Parrelli

Fermagenesi, l’ultimo lavoro di Isabella Bignozzi, è parola poetica estatica, flusso che cerca ascolto nell’interiorità. Inizierò da qui: all’interno del libro vi era un’immagine. Racchiusa tra le pagine sottili vi era un’immagine che accompagnava la lettura, sostava tra la mattina e la sera, poi tra la sera e la mattina. A volte sostava nella dimenticanza, nell’intermezzo che distoglie, che allontana dal centro vitale. L’immagine era Gesù e il suo sacro cuore, stava umile e sincera su un foglietto rettangolare lucido con una preghiera sul retro.

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La poesia di Mahmoud Darwish

Pubblicato il 19 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Mahmoud Darwish: la terra è estensione dell’anima

di Laura Cantelmo

La poesia di Mahmoud Darwish, il poeta che più di ogni altro, nell’area arabo-orientale, viene identificato come cantore della Resistenza palestinese, sfugge a definizioni semplificatorie. Le sue opere, tradotte in più di venti lingue (ma raramente in italiano) sanno splendidamente emanciparsi dalla figura di aedo cui lo ha chiamato la sua terra e a cui certa critica l’ha confinato e tuttavia restano nel cuore del suo popolo come segno d’amore e inestinguibile grido della propria disperazione. Il deserto, i profumi, i fiori fanno rivivere nei suoi versi la Palestina: «Una nuvola nella mano mi ferisce:/ non chiedo altro/ alla terra/ che questa terra: gli odori/ del cardamomo e della paglia/ fra il cavallo e mio padre.»1 Una vita marchiata a fuoco dalla storia del suo territorio, benché il poeta riconoscesse come unica patria la poesia, «una patria di parole». La sua vicenda umana ebbe inizio nel 1941 in un villaggio della Galilea, poi cancellato dalla guerra del 1948 che sancì la nascita dello Stato di Israele, precipitando i palestinesi nella nakba, la catastrofe. La fuga in Libano con la famiglia sarà seguita dal ritorno clandestino in patria, come narra il poeta «Il viaggio del ritorno avvenne di notte: strisciavamo pancia a terra…Dopo tanta fatica mi ritrovai in un certo villaggio. Che delusione! Non era il mio…Non capivo…come fosse accaduto che l’intero mio mondo fosse sparito»2 Al posto del villaggio era sorto un insediamento ebraico. Il senso di smarrimento e di perdita si radicò nell’animo del poeta, che da allora e per sempre si sentirà “infiltrato” nel suo paese. Ciò verrà aggravato dai periodi di detenzione a causa dell’attività politica nel Partito comunista e nell’OLP.

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Giacomo Graziani -.La corteccia del mondo

Pubblicato il 16 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Giacomo A. Graziani, La corteccia del mondo, La Vita felice, Milano 2020.

Laura Cantelmo

Fin dal primo testo, in questa folta raccolta di poesie di Giacomo Graziani – in realtà una vera antologia – la visione del mondo dell’Autore si presenta in un’atmosfera che sfuma nell’onirico, pur attraversando il reale con le lusinghe che lo popolano e il conseguente disinganno: “Non sai se il mondo ti sfugge in un affanno/o sei tu a seguire troppo veloci inganni” (“Alta velocità”). Lo stato d’animo dominante, nell’approssimarsi della meta finale, ondeggia tra la riflessione e la malinconia di un nostos interiore che attraversa il tempo a ritroso. La corteccia che avvolge, come un albero, la vita è la rugosa corazza che protegge un’intimità di sangue e lacrime: “Essa racchiude storie di sofferenza e di vita e da esse solo linfa alchemica fuoriesce”. Con queste parole nell’esergo, nelle quali è racchiusa la vera premessa di questa antologia, un detenuto del carcere di Opera commentò la lettura dei testi, a quel tempo ancora inediti e tale fu l’emozione del Poeta da trarne spunto per il titolo.

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Poeti “Non Nel Nostro Nome” – Al Corvetto

Pubblicato il 14 marzo 2026 su antologie da Maurizio Baldini

                                                                                                                        

Centro Internazionale di Quartiere
  Via Fabio Massimo 19 – Milano
Sabato 21 marzo, 2026 ore 17:30

 

Associazione Culturale Milanocosa      
 in collaborazione con Edizioni Mondo Nuovo
presenta
L’Antologia
Poeti italiani in difesa della dignità umana
NON NEL NOSTRO NOME

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 Introducono
Adam Vaccaro e Nino Iacovella

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Con Stefania Carcupino alla Fisarmonica

 

Non nel nostro nome. Cento poeti italiani
in difesa della dignità umana
 
a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro
(Ed. Mondo Nuovo 2025, pagg. 220)

Un’antologia di poesia italiana, di voci che, nello scenario internazionale attuale, rivendicano la dignità primaria di non farsi ridurre a tifosi dell’una o dell’altra fonte degli orrori cui assistiamo.

Testi di coscienza critica e ricerca di un altro orizzonte di civiltà, che denunciano la disumanizzazione in atto, l’ipocrisia mondiale e le censure sul genocidio di un intero popolo o sull’aggressione di altri popoli per ragioni economiche e di sfruttamento. L’Antologia è anche una sfida alle connivenze dell’industria culturale, e scaturisce dal precedente “Manifesto della dignità umana violata”.

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Come Te Stesso – Roberto Caracci

Pubblicato il 10 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

COME TE STESSO


L’immagine delle moltiplicazioni infinite
Roberto Caracci, Come Te Stesso, Editoriale Delfino Srl, Milano, 2025

Adam Vaccaro

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Vedi anche su: 

Rivista Odissea: https://libertariam.blogspot.com/2026/03/come-te-stesso-di-adam-vaccaro-roberto.html

Rivista Pubblicazioni Letterarie: https://pubblicazioniletterarie.altervista.org/limmagine-delle-moltiplicazioni-infinite-adam-vaccaro-legge-come-te-stesso-di-roberto-caracci/

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L’ossessione dell’abisso, inteso come oggetto inesplicabile e inarrivabile, o il fascino della matassa mai completamente dipanata, della sfida del cerchio che non si chiude ed evolve in una spirale, quale immagine sia del DNA, che della nostra complessità operativa mentale. È la cornice e l’orizzonte culturale della caldera vulcanica e nucleo motore che alimenta il moto creativo inesausto di Roberto Caracci.
È un moto interconnesso sia alla dinamica della nostra costitutiva struttura biologica, sia ai livelli più alti dei sensi elaborati dalla cultura interdisciplinare umana. È la dimensione del molteplice, che implica ciclicità incessante, esaltazione del soggetto e al tempo stesso bisogno uscita dai suoi limiti, quale premessa di possibilità di rinascita, entro una non preordinata ricerca tra sacro e profano.
Da parte mia cercherò di articolare una sintesi delle sue molteplici fioriture creative, condivise in decenni di scambi, letture e analisi reciproche, condite da serate conviviali e giocose, momenti importanti al pari degli scambi più impegnativi. Ma il fascino che mi sollecita a farlo, non fa parte dell’inarrivabile fondo senza fondo di ciò che continuiamo a cercare di articolare con parole, suoni o immagini, cui diamo il nome di poesia? Della quale ci è dato solo di avvicinare il suo segreto, ma mai fare completamente nostro, come le due dita michelangiolesche della Cappella Sistina, che continuana a dirci all’infinito, come te stesso!
Vale a dire, ogni scrittura e gesto d’arte, come ogni persona, letteralmente non esiste, se non trasmette, mentre ci scorre sui binari invisibili dagli occhi ai neuroni, il piacere di sé, il piacere del testo, come analizzato nel secolo scorso da Roland Barthes. Di tale magia Caracci sa declinare i segreti, e che siano affabulazioni filosofiche, romanzi o racconti, i suoi testi catturano e calamitano il lettore rigo dopo rigo, per sapere come si svolgerà il filo del gomitolo nascosto.
Anche questi sei racconti filosofici di Come Te Stesso, se per filosofia intendiamo una elaborazione e visione della complessità inesausta della vita, lo confermano. A tale proposito, in Caracci c’è una visione che declina in modi particolari il senso del tragico. Da un lato, vicende e personaggi si odiano e scontrano in modi irriducibili, ma poi l’Autore trova crepe in tale irreparabilità, tra le quali intravede la luce opposta e salvifica, dell’amore resistente (o resiliente, per usare un termine oggi più di moda) della vita che supera le contraddizioni, per poter ritornare in scena e ricominciare.
In Caracci è questo bisogno che prevale, irradiato da una radice mediterranea, che ricomprende e va oltre anche la radice napoletana, senza la quale la fenomenologia vitale rimane sospesa sull’abisso del nichilismo distopico, condito da deliri senza preludi (ricordando il suo romanzo del 2020, Preludi & deliri), abbandonata al deliquio di un salto dal ponte sull’abisso del nostro esistere (Ponti sull’abisso, 2024). Per cui, se la realtà è un ponte che sfocia nell’indefinibile, come in un preludio di Liszt, occorre riaffermare il suo fascino, che è il segreto della poesia, dell’arte e dell’amore, inestinguibili corpi della nostra anima.
Questi racconti mettono in scena una visionarietà affabulatrice, che avvince come le spire di un boa la nostra attenzione, senza di che ogni testo diventa lettera morta. Come detto, c’è una visone aperta alla vendetta della vita, per cui se scorre in essi sangue e odio, alla fine svolazzano irridenti angeli invisibili e salvifici, invece che orrendi pipistrelli (vedi il primo e il secondo dei sei racconti: La prima notte dei pipistrelli e Inseguimento a due voci).
Così, che siano pipistrelli o sguardi nemici, alla fine trionfa un Sé, che ricomprende l’Io, ma è capace di andare oltre grottesche e chiuse idiozie. Ed è la chiave, il soggetto protagonista che regge come un Atlante quel ponte sospeso, di cui non si intravedono piloni. È questo il personaggio innominato che salva dal patetico e mieloso romanzetto di appendice, il ripreso orizzonte del lieto fine, innevato nel nostro bisogno di continuare a vivere qui, anche in questo eden ignobilmente devastato.
Caracci riflette sulla catena biologica interminabile della vita, dalle cellule ai corpi interi di ogni essere, e ne fa metafora del fare della scrittura. Rovescia pertanto con acuta elaborazione di quella che Gian Battista Vico (credo) qualificherebbe come filosofia poetica. In tale rovesciamento, non è la scrittura qui che elabora metafore dalle cose e dai corpi dell’esistenza, facendone costruzioni simboliche che moltiplicano il mondo, reale e immaginario, ma è tale mondo che è metafora del fare della scrittura. Diventano così due semicerchi che tendono a comporre un cerchio. Ma tendono a un cerchio che non si chiuderà mai, perché è la meccanica del vivente che lo impone, in cui ogni settore o anello è utile-inutile, perché è sostituibile.
E sta in questo il suo fascino, Che nella cultura occidentale la scrittura tende a farsi lucente creatura ed armatura delle supponenze dell’ego, riducendo l’arte a fiore della propria hybris creativa ed egolalica. La visione di Caracci coinvolge in un unico sguardo critico, sia il fare dell’arte e della scrittura che quello della natura, e sollecita uno sguardo più ampio, di un senso ritrovato solo sul piano del molteplice.
Spinge cioè a riprenderci la sapienza oscura di una dinamica che è una incessante sostituzione, divisione e moltiplicazione infinita, della dinamica in cui viviamo e di cui siamo parte, ma della quale facciamo così fatica a farne materia dei nostri più alti costrutti mentali. Una dinamica biologica che è sempre la stessa: l’atomo non ha alcun senso in sé, se non diventa parte di una molecola, e questa di una cellula, quali clinamen che già Epicuro vide nella loro utilità ed energia moltiplicata solo se si univano in un grado superiore.
In questi racconti, cerca forme tale dinamica, che ne costituisce la spina dorsale, in cui come dice in Delitto senza castigo, la tragedia del nostro orizzonte culturale non ha ancora reso struttura del proprio processo operativo, nella vita singola e sociale, come nelle creazioni più alte e complesse, che il singolo moltiplica il proprio ego solo se contribuisce a farsi parte della soggettività più complessa, quale è il Sé. E il Sé esiste nella sua massima espansione solo se contribuisce a farsi parte di una comunità.
È una verità semplice, ma che nella follia dei deliri di onnipotenza che continuano a ripetersi in termini tutt’altro che ridotti, anzi crescenti, entro l’orizzonte mondiale contemporaneo, può portare solo alla distruzione del senso, il che è sintesi della distruzione antropologica in atto. La quale è generata dalla distruzione del senso del limite, distruzione etica del delirio di un singolo soggetto (proiettata poi in un gruppo etnico-razziale, in uno Stato, in un’Area geografica) che crede di essere tutto, interrompendo così la moltiplicazione vitale, avviando anzi il processo inverso di distruzione.
In questi racconti, dopo aver letto e seguito il ricco percorso sia creativo che di elaborazione di pensiero di Caracci, trovo perciò una sintesi di radicale critica della struttura fondante della civiltà occidentale. Un esempio è a p. 68 (in Delitto senza castigo), dove il Soggetto Scrivente, mentre racconta, offre a sé stesso e a ogni soggetto, operante sulla pagina o fuori, “una terza possibilità”, di uscita dal suo fare abituale. Che, di primo acchito, è una uscita impossibile, pena il delitto peggiore, di uccisione di sé, che comporta il castigo peggiore, dello smarrimento e smemoramento del fratto che siamo fatti da ciò che facciamo.
Ma l’ipotesi offerta è un altro fare, non più totalizzante in un cerchio, ma una C che coniuga l’Io e l’Altro, L’uccisione imperdonabile di quel primo Sé è lo sbocco in una totalizzazione aperta, che esce dal delirio egocentrico e narcisista, di uno stato interiore che uccidendo l’Altro uccide sé stesso. Dunque, la foce è nel Delta (psichico, mentale e sociale) della Paideia dell’amore dell’Altro, che è Come Te Stesso.

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Anticipazioni – Gabriella Galzio

Pubblicato il 5 marzo 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa

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Rose e Spine di versi strappati alle Ombre

Testi inediti di Gabriella Galzio

Con una Nota di lettura di Adam Vaccaro

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Invio ad Adam Vaccaro, rispondendo alla sua richiesta, queste poesie connesse tra loro e che potrebbero confluire in una sezione dal titolo a me caro “Le rose di Gaza” (di un futuro libro). “La mistica della guerra” è stata inserita nella antologia Non nel nostro nome, ed è ispirata alla Palestina, così come “Bunker buster”. Invece, “La guerra non è più altrove” e “Le grandi assenti” sono nate sull’onda dei fatti in Ucraina. Purtroppo il filo che attraversa queste poesie è la violenza bellica (con le sue implicazioni), rispetto alla quale anche la poesia fa fatica a nascere, come attesta “Sono versi strappati alle ombre”. Ringrazio ancora dell’attenzione.

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Le Apocalissi disattese di Vito Davoli

Pubblicato il 1 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Vito Davoli, Tanto vale chiamarle Apocalissi, Tabula Fati 2025

A che punto è la notte?

Laura Cantelmo

La rappresentazione distopica del mondo globalizzato offerta da Vito Davoli in questa silloge scritta con piglio energico e con sincera rabbia e dolore appare talmente veritiera e toccante che ben le si addice una semplice domanda, tratta dal tragico Macbeth di Shakespeare: “A che punto è la notte?”.Attenendosi ai temi e agli strumenti canonici del Realismo Terminale, movimento poetico fondato da Guido Oldani, la silloge sembra fornire al lettore più di una articolata risposta a quella cupa interrogazione. E la malcelata ironia del sottotitolo “esercizi”, nel manifestare l’umiltà dell’allievo che onora il Maestro è anche rivendicazione della propria autonomia e chiara anticipazione delle sue innegabili capacità poetiche:” Ti sono così grato […] che preferisco accompagnarti in cucina/o meglio attenderti al tavolo/purché il menu resti sempre à la carte” (pag.15).

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A puntu strittu a puntu largu – Angela Passarello

Pubblicato il 28 febbraio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

LE ARDUE CUCITURE

Angela Passarello, A puntu strittu a puntu largu, il verri edizioni, 2024

Adam Vaccaro

Questa raccolta di Angela Passarello risale al cuore della lingua materna, anche se tende a restituirne tutta la complessità androgina dell’intreccio inestricabile di ogni lingua, in cui interagiscono creativamente entrambi i principi, del maschile e del femminile, come ha insegnato tra gli altri, Alfred Kallir (Segno e disegno, psicogenesi dell’alfabeto, pp. 563 – Spirali/Vel, 1994). E tuttavia, l’azione del materno ha un indubbio peso nelle iniziali articolazioni lallanti, che insieme al nutrimento mammario costruiscono interazioni che vanno ben oltre il semplice nutrimento, come recenti scoperte stanno appurando, ad esempio con le indagini sul latte materno condotte negli ultimi decenni dalla ricercatrice Katie Hinde (della Arizona State University). Le quali scoprono interazioni immunologiche e psichiche, per cui la sostituzione del latte materno con suoi surrogati artificiali può fornire solo, nella migliore delle ipotesi, solo sostanze e calorie all’organismo in crescita, ma mai la complessità positiva/negativa di trasmissioni che attraverso il seno diventano prodromi di una embrionale autopoiesi del corpo e dell’anima, sin dai primi mesi, del percorso ignoto dell’identità psicofisica appena iniziato.

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Il Mondo accade – Claudia Azzola

Pubblicato il 26 febbraio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

L’incessante Accadere

Claudia Azzola, Il mondo accade, La Vita Felice, 2025

Adam Vaccaro

Anche quest’ultima raccolta di Claudia Azzola è un anello aggiunto al suo percorso espressivo, col quale dà forma alla sua visione della vita e del fare poesia – citandone solo qualche tappa, da, È mia voce tramandare (2004), a Il poema incessante (2007), a Tutte le forme di vita (2020). In esso si evidenziano due polarità espressive determinanti: la dinamica del moto vitale e storico, e la tensione a inglobare la totalità del mondo, con un intento estraneo a ogni accento di appropriazione dominante, al contrario il flusso verbale è attraversato da gioiosa-dolorosa partecipazione, che vuole prendersi cura delle ferite, come dei lampi di un loro superamento, teso a riaccendere e a tenere in vita orizzonti di speranza umana.

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Anticipazioni – Maria Pia Quintavalla

Pubblicato il 22 febbraio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

I muri e l’anima
Inediti di Maria Pia Quintavalla, dalla nuova raccolta
Tu senti il vuoto – poesie 2024 – 2025

Con nota di lettura di Adam Vaccaro
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Nota di poetica
Sono preziose, sono uniche, e sono inedite, vorrei servano ad una riflessione e commento. Mi emoziona tu sia il primo a leggere questi inediti: e mi rendi felice e orgogliosa anche (le amicizie fatte di affinità sono più ricche, non c’è ombra di dubbio). Certo che sai entrare con duttilità e conoscenza nel tessuto dei testi, poiché mi conosci, ma anche per l’investimento che ne fai! A un cuore estraneo potrebbero risuonare come le nebbiose terre del PO (QUI con Bertolucci ne contesto l’innocenza…della terra-matria),
Mirabile cosa, degna della tua cultura che tu ravvisi memorie anche linguistiche nell’uso del mio ereditato (ma sotto traccia perché poco studiato) della lingua spagnola, ne le due Vivencie, esperienza davvero fatta che risulta metaforica di posture della vita.

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