Oltre il Silenzio – Bookcity 2023

Pubblicato il 30 ottobre 2023 su Eventi Milanocosa da Adam Vaccaro

                                                                     

XII Edizione BookCity Milano

Teatro Franco Parenti – Café Rouge

Via Pier Lombardo 14 – Milano

18 novembre 2023 – H 14,00

***

Progetto di Milanocosa

A cura di Adam Vaccaro

Oltre il Silenzio

Evento teatralizzato di poesia e musica

***

Progetto che dà voce a testimonianze ed energie di rinascita che, a partire da silenzi interiori o sociali, sollecita coscienza critica

della complessità in cui viviamo, nel suo intreccio di ingiustizie, tragedie e resistenze vitali.

Continua a leggere »

Anticipazioni – Giuseppe Langella

Pubblicato il 17 ottobre 2023 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

*****

Giuseppe Langella
Inediti
Trittico della speranza

Con nota di lettura di Luigi Cannillo
* * *

Nota di poetica

Dopo Pandemie e altre poesie civili (Mursia 2022), sto lavorando a un nuovo libro, velatamente religioso, che s’intitolerà La messa del lunedì. L’intento è quello di portare il sacro nel quotidiano, prendendo molto sul serio le parole di commiato che il celebrante pronuncia al termine della liturgia eucaristica: nel lapidario “Ite, missa est” del latino ecclesiastico (malamente reso con “La messa è finita, andate in pace”) è implicita, infatti, l’idea della missio. Andare a messa, la domenica, non vuol dire perciò, banalmente, assolvere a un precetto, qualcosa come timbrare un cartellino. La partecipazione al rito comporta, invece, l’assunzione di un mandato. La messa non termina quando il sacerdote lascia l’altare e i fedeli escono di chiesa, ma si prolunga nella vita di ogni giorno. In quell’ite è riposta un’esortazione impegnativa a portare lo spirito e i frutti della messa, il nutrimento del Pane e della Parola, nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nella dimensione feriale delle nostre scelte, dei nostri atti e dei nostri rapporti.
L’adozione di questa prospettiva risveglia, nei tre testi che seguono, una facoltà poetica di attenzione e di sguardo capace di ravvisare, anche in piccoli episodi o gesti o scorci o dettagli, tracce di bene e di speranza, segni, spesso inconsapevoli, di vangelo incarnato. Si afferma, così, un punto di vista per certi versi complementare rispetto a quello del libro precedente, dove prevalevano motivi d’indignazione e di sconforto e i riferimenti religiosi entravano più che altro in un’ottica agonica di morte e di sconfitta. Con l’opera in cantiere, ferma restando l’applicazione della poetica e della grammatica del Realismo Terminale, si passerà dalla passio alla missio.

Continua a leggere »

Nella Foresta – Franz Krauspenhaar

Pubblicato il 8 ottobre 2023 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Labirinto nostra libertade

Adam Vaccaro

***

Franz Krauspenhaar, Nella foresta, Ed. Ensemble, Roma 2021, pp48, 12 €

Questa raccolta di Franz Krauspenhaar è un viaggio labirintico in cui non si riesce a intravedere un’uscita o un punto di arrivo e riposo. L’Autore trasmette sulla pagina la tempesta che oggi attraversa la foresta della vita, termine del titolo che, incasellato dalla preposizione articolata che lo precede, va oltre la metafora e diventa metonimia della furia inesausta sia delle energie vitali, sia del vento contemporaneo che le domina e tende a ridurle a utopia di pace impossibile: “Spingere la postazione del nostro/ mare di servizio, quando spruzza la melma/ dalla sala macchine, e questo sfiato/…è l’ambiente/ che porta alla fine del mondo” (p.9)
E per il singolo qual è l’opzione di resistenza e salvezza?
“Quando vidi un relitto parlare/ di benessere, e farlo con la metrica/ del lupo, coi ringhi e la gola arsa/ il gorgoglio di una benzina/…/ Mi senti, cuore/ vecchio come un pallone di plastica/ …/ scomparso nel cielo come un MIG” (p.10)
Non è sconcerto, per un accidente imprevisto, è perdita di senso, spiaggiato su una riva nebbiosa (nebbia è tra i termini che si ripetono), di cui si intravedono alcuni contorni, tra intrichi e trappole della “colpa nera” che ha determinato quell’illusione di approdo:
“Fu essenzialmente la colpa nera/ del marketing, uno scudiscio/…/ sempre quello, sempre a ripetersi/ l’ossessione del rito, come se/ non fosse prevista dal Creato/…/ strano…pensare a Dio, non uno/ qualsiasi, proprio quello della tua storia” (p11).
E di fronte a tale perdita assoluta si stagliano, improvvidi e disarmati, il gesto e la parola in cerca di poesia. Cui il soggetto, sia scrivente che storicoreale, urla:
“Tu mi farai dannare! Tu sarai il poeta/ del danno, dell’esercizio di morte/ lenta, e dire che eri un fascino puro,/ un gesto del cielo, corroboravi meglio/ le vittime del mondo, eri l’angelo/ che appianava la sorte, la pace nella gola./ Poi sei saltato sul fuoco, e non hai/ più speranza che ti netti il volto” (p. 12).
Ma il testo è una non arresa registrazione nel diagramma quotidiano, in cui rimbalziamo su “Duemila watt di disperazione” (p.14), e “non c’è perdono ma sale/ sulle labbra”, e “la mancanza di una mano/ nel ventre delle cose” (p.15), “frutto esploso, divenuto/ seme in una fossa spenta” (p. 16)”. Ciononostante, siamo “ancora vivi… alla luce d’inverno oltre la nebbia” (p.17).
I conti della vita che resiste restano appesi “Nel vivere un assolo, sconfitti/ i vermi e le lingue taglienti/ e il verbo amare…/…senza scelta che quella di lottare/ per una felicità senza scampo” (p18), con la sola luce di una lucida coscienza critica e visione fenomenologica, che riafferma “non finisce mai” anche in questa “specie di prova della fine/…/ di noi stessi alla fine del tempo” (p.19).
È in sostanza un serrato viaggio da fermo, che sbeffeggia se stesso poeta e il mondo, nella Foresta-Milano che mentre sfugge nella nebbia, “è un coltello cifrato” (p34), “non ha altro che gelo, merci/ e disperata irrealtà” (p. 35). Tuttavia, proprio a partire da tali denunce, il poeta non rinuncia al sogno del “sacro momento di tuffarsi in questa vita” (p.23).
È questo il merito esaltato dal libro, quanto più inchioda sulla propria soglia, singola e collettiva, “Siamo nel nulla, nel nessuno, nel può darsi” (p31). E se pure “ho mangiato un banco di nebbia”, con solo in questa “foresta,/ un bastone di difesa, la mia lunga mano./. E quanto freddo nuovo” (p.48), è arrivato il momento di chiedere/ il conto./ O a Dio, o alla sua controfigura” (p. 42).
3 ottobre 2023

Continua a leggere »

Tutte le forme di vita – Claudia Azzola

Pubblicato il 26 settembre 2023 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

POESIA STORIA E VITA
La ricerca incessante di Claudia Azzola

Adam Vaccaro

Claudia Azzola, Tutte le forme di vita, La Vita Felice, Milano 2020

Conosco Claudia Azzola da ormai diversi decenni, e quello che verifico a ogni suo libro è una ricerca di rigore metodologico, che prosegue lungo binari-guida, curati in poesia e narrativa. A tale proposito, richiamando Hoerderlin, diceva in una articolata dichiarazione di poetica del 2006: “L’arte è la via della natura alla civiltà e dalla civiltà alla natura”.
È una sintesi che dice già la sua visione di un poièin, determinato e innervato in un moto interminabile di misura con la totalità. Per cui aggiungeva, se tale fare “unisce vita e poesia”, sta proprio in tale tensione la conoscenza della “complessità, pur nella frantumazione” dell’immenso di cui l’arte cerca di ricostruire unità e senso. Ricerca che può essere concentrata nel nome di Dio o in laiche elaborazioni culturali collettive, in cui “l’io si debba mettere nell’angolo”, sia rispetto agli spazi dell’inconosciuto invisibile e mai totalmente conoscibile, sia rispetto al territorio che si distende davanti ai nostri occhi. Territorio di spazio e tempo che ci rende piccoli e al tempo stesso ci chiede di crescere e capire.
È la sollecitazione originaria dell’essere umano, che lo arricchisce di sapienza e gioia, e ne definisce la sua identità. E che in quella nota di poetica, Azzola così sintetizzava: “La mia passione è ricongiungere l’esistenza all’essere, e ciò ha luogo attraverso la parola poetica che collega la psiche alla cosa invisibile, al rimosso dell’esistenza”. Ma per il poièin, se è teso alla totalità, “Non ci sono cose estranee alla poesia, canto ininterrotto d’esistenza, vita che prorompe da dentro” verso “l’esperienza umana” che si sviluppa dal “sociale, all’eros, alla storia”. Dopo di che rivendicava con fierezza; “la mia poesia contiene la storia o, meglio è poesia che ha sofferto la storia”.

Continua a leggere »

Voci per la Pace

Pubblicato il 21 settembre 2023 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

Poesia e Musica per la Pace

*

Poesia contro Guerra

23 settembre 2023 – H 21-23

Via Fabio Massimo 19 – Milano

MM3 Porto di Mare

*

Tre giorni per la Pace – Milano

scarica la locandina 

Riflessi e Velature di Antonio Spagnuolo

Pubblicato il 20 settembre 2023 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo, Riflessi e velature, La valle del Tempo, Napoli 2023

Vedi anche a

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2023/09/segnalazione-volumi-antonio-spagnuolo_17.html

Antonio Spagnuolo è un autore di cui mi sono già occupato e che ben conosco, che replica e rinnova al tempo stesso, testi in uno stile instancabile e inconfondibile, che fa della parola disegno e musica della propria esperienza e anima. I richiami, i riflessi e velature incessanti delle proprie memorie, sono il nucleo epifanico e il filo rosso che sviluppa anche questo ennesimo libro, attraverso il battito di più di nove decenni di vita. È questo il fondo e lo scrigno in cui la sua penna-pennello pesca gli alimenti, i suoni, gli echi e colori dei suoi versi.

Continua a leggere »

Il rumore della nebbia – Mauro Macario

Pubblicato il 16 settembre 2023 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

AI GUERRIERI SENZA SPERANZA

Adam Vaccaro

Mauro Macario, Il rumore della nebbia, puntoacapo Ed.. 2023, pp.80, € 12

Questo piccolo grande libro esalta i fuochi di sensi che Mauro Macario inanella lungo tutto il suo percorso espressivo. Confesso di esserne entusiasta tifoso, poco adeguato a un distacco critico, ma non può essere altrimenti per gli echi di una Musa e una musica, cui in anni lontani ho dato il nome di Adiacenza.
La raccolta è stata dettata da una concentrazione creativa – specifica l’autore in una nota – tra febbraio e marzo di quest’anno. E già questo rovescia tante remore che invitano chi scrive versi a por tempo in mezzo e raffreddare il canto che sale in gola prima dargli forma. Un suggerimento certo utile, in certi casi, per la ricerca della migliore condensazione e intensità. Ma il poièin non fa che smentire ogni suggerimento normativo assoluto al suo progetto ignoto, per cui altre volte ci grazia di versi perfetti, che sembra siano frutto solo del tempo emozionale breve al fondo del loro fiorire, mentre in effetti, quei risultati sono l’epilogo di tutta la vicenda creativa precedente di un autore.
Ho ricordato altrove l’aneddoto di quel compratore di un’opera di Picasso che ne lamentava il costo, obiettando che per la sua realizzazione c’era voluta solo mezz’ora. Al che Picasso rispose: no, per creare quest’opera ci sono voluti quarant’anni più mezzora.
Anche i versi di questo libro nascono solo apparentemente in due mesi, perché, anche senza conoscere il percorso precedente di Mauro, è impossibile siano il frutto di soli due mesi, così innervati e vibranti – come dice nella Prefazione Marco Ercolani – nella loro congiunzione o con-fusione al calor bianco, di pensare e sentire, con una tessitura di cesure e continuum, dal sapore diaristico e poematico.
Sono testi che nascono e vivono nell’indicibile cui il poeta dà il nome di nebbia, con rumore costitutivo di una diade che non è semplice metafora, ma essenza, immagine metonimica del contesto. Del quale è implicita denuncia della sua cacofonia consustanziale alle derive che produce e in cui stiamo scivolando catatonici – come la famosa rana, ignara e bollita in una pentola libera e mortale. E alla quale i versi contrappongono la loro musica.
Ne scaturiscono squilli di avvisi, per chi ha orecchie, resistenti a un contenitore di buio accecante e silenzio assordante, rispetto al quale solo alcuni si affannano a resistere, al pari del tenente Drogo chiuso nella Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari buzzatiano. Nel breve orizzonte temporale non ci sono concrete possibilità di vittoria sui noti-ignoti scenografi del destino e declino in atto, i quali possono deridere e appellare con epiteti squalificanti i guerrieri solitari che saltano su punte luminose e lancinanti, come le scarpette su cui si libra una etoile. Guerrieri danzanti che non si arrendono, cui questo libro offre un esempio di canto ed epica moderna.
È di pochi poeti offrire un taglio spietato e disincantato che ci fa saltare da un verso all’altro, da orrori senza fine a delizie di una vita che resiste e non smette di rinascere.
“Navi da guerra spumeggiano/ al largo/ incrociando il destino/ su mine vaganti/ morire per la patria/,,,/ Motoscafi Riva/ in volo sull’acqua/ esaltano i primi bikini/…/ C’è di tutto in questo mare/ elmetti incrostati di corallo/ l’estasi della rinascita/ giovinezze sbudellate/ …/Una fauna esotica/ concima le coscienze/ in un acquario necrotico/ tra oblio occidentale/ e romantiche adolescenze/ un disordine perfetto/ uno stile di nuoto/ per restare a galla/ tra rimpianti canterini/ e grida di soccorso/ morire di letargia” (Crociera forza sette, pp. 13-14)
Ma non sono solo frecce avvelenate contro le ignobili crociere di guerra che ci stanno disegnando il futuro, perché il testo è in effetti il libretto di un’opera concertante, che non si accontenta di scagliarsi contro le ignominie del mondo in cui viviamo, deve dare voce anche agli incubi umanissimi creati in noi mentre incrociamo panfili, portaerei e zattere disperate nel mare-caos che ci regala le sue schiume. E allora occorrono altri tasti, oltre il sarcasmo e l’invettiva, risuonano accenti di scorticante autoironia, che ampliano i sensi con capacità di alleggerire l’orchestrazione, anche se elencano sbocchi privi di salvezza.
Questo il pregio della poesia autentica di questo libro, che sa rovesciare come una clessidra l’angoscia, facendone un fiore, seppure di sapore amaro e marcescente. La maestria dell’Autore sa trasmutarla in un fiore, anche se sa di sangue, cuore trafitto, intelligenza tramortita e calvario – tanto da far ricordare il pirandelliano uomo dal fiore sulle labbra – che tuttavia non produce in noi un ripiegamento lamentoso, perché esplode la coscienza della ricerca e dell’urgenza collettiva di un’uscita da quella pentola.

Continua a leggere »

Red Carpet di Mario M. Gabriele

Pubblicato il 12 settembre 2023 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Essere o Morire – moltiplicando sensi e realtà
Adam Vaccaro

Mario M. Gabriele, Red Carpet, Edizioni Progetto Cultura, 2023

Questo testo di Mario M. Gabriele è una summa del lungo percorso dell’Autore. E il termine è qui con echi più tesi a sommità che somma. In tal senso, il libro è una sorta di ossimoro canzoniere-oratorio entro l’orizzonte distopico della totalità tempo-spaziale in cui stiamo vivendo, fase di hybris che, mentre rovescia in ottimismo idiota l’ironico avviso leopardiano di Magnifiche sorti e progressive, ci degrada in crescente e inesorabile disgregazione. Che fare e dire in tale contesto?
Nella Nota dell’autore in apertura del libro, Gabriele sintetizza la sua visione e la relativa azione creativa, che parte da una intervista del 2021 a Fausto Curi, “dal titolo: Il Gruppo 63 e il manto di stelle sulla letteratura”, e una domanda “Cosa pensa del nuovo?, cui la risposta legittima sensi positivi: “incrina le fondamenta di quello che gli preesiste…abolisce lo stanco presente e rende presente il futuro”. Ne consegue la domanda successiva: ”E la tradizione?”, con risposta che aggrega riducendo l’alone di assoluto precedente : “Esistiamo perché esiste la tradizione.: è la nostra madre. Il nuovo non può cancellarla. Deve solo integrarla e mutarla.”
Dopo di che Gabriele, rapporta tali affermazioni al linguaggio del proprio libro, che definisce “tecnologico ed extra territoriale”, chiosando che “Il valore di un testo poetico non sta nella lunghezza o brevità del verso, quanto nella capacità di trasmettere il senso di una immagine, di un evento e di un trauma…al lettore”, mentre ribadisce che rileva che la “continua trasformazione” tra “passato e presente” è “evento normale nel corso del tempo”. Tuttavia, entro tale incessante successione, oggi “Ciò che manca è la coscienza del poeta nello scrivere”.
Una coscienza ridotta della complessità in cui viviamo che è non solo dei poeti, rispetto alla “società commerciale” fondata su “sfruttamento economico”, in cui “il Tempo annienta l’esistenza riducendola a perenne Vuoto”. Ne scaturisce, per l’Essere heideggeriano, “un chiuso perimetro all’interno del quale non vi è salvezza”.
È una condizione che può tuttavia produrre effetti positivi o negativi per chi scrive, in relazione alla sua capacità di moltiplicare realtà, che passa sia dalle modalità del fare del poièin, sia dalla sua energia di produrre condivisione. Un processo che ci riporta alla distinzione di Hegel tra “immaginazione riproduttiva” e “produttiva”, la prima che riproduce “intuizioni sensibili interiorizzate”, note e già denominate, la seconda che produce segni che danno nome al nuovo.
In rapporto a tali versanti di complessità della scrittura, Mario Gabriele conclude con sintesi esemplare: “è il tessuto organico che ogni poeta ha con sé” a produrre un nuovo capace di moltiplicare realtà, e a non ridursi a fare “semplice scrittura creativa” (pp. 5-6).
Da così ardue e lucide premesse, ne consegue un testo che non teme di declinare un calvario lancinante dell’Essere, entro la china distopica imposta dai poteri in essere nell’attuale fase storica. Un Essere che nel testo esplode incarnato nei milioni di esseri, fratelli o nemici con nomi conosciuti e sconosciuti.
L’Autore si pone tra dettati didascalici e spietato sarcasmo, che aumenta il piacere del testo moltiplicando sensi del nondetto, spazzando via nel contempo ogni forma di illusione salvifica. Citiamone qualche stralcio e brano, di una carrellata a tratti mozzafiato:
“Abbiamo messo insieme hi-tech e umanoidi/ convinti che ciò che abbiamo non sia sufficiente/ nel New Market, al colmo di fish and chips” (p.100);
“Elisa Pietrosanti volle esporci/ l’Universo in Entropia/ ma ne uscimmo con il Big.Crunch/ senza l’oracolo di Davide” (p.101):
“L’effetto peeling si notò dopo un mese/ sul suo viso con la crema Rocher./ Diventare estetista/ non era nelle intenzioni di Rosalinda” (idem);
“Nell’adunata culturale di settembre/ vennero in pochi a seguire le digressioni/ su storia e arte, poesia e filosofia” (idem);
“Grazie, cari anni di luci e colori/ ora che la strada porta al check-in/ senza by-pass e account./…/ C’è solo un vuoto a perdere,/ un buco nero nelle galassie dell’universo.” (p.104):
“ Tu, Bertolt Brecht, marxista ed esule,/…/ non so quante parole aliene ci mettesti/ nelle Cinque difficoltà di scrivere la verità/ già pietra miliare per Benjamin/…/ Nel tuo lascito ai Beni Culturali/…/ dove Sul muro c’era scritto col gesso/ viva la guerra./ Chi l’ha scritto/ è già morto.” (pp. 105-106)
“La casa va rinnovata”/ …/ oggi non è un bel giorno/ per le donne di Teheran/ nonostante il velo e le lettere di Iwojima/ e le Primavere Arabe.” (pp126-127);
“Dall’alto a sinistra della casa,/ sopra il tetto, c’era un nastro bicolore/ con l’avviso; ‘Attenti alla notte!’” (p.1238):
“Col tempo torneremo da dove siamo venuti/…/ Ci concentrammo sulla cosmologia moderna/ e il nichilismo, l’Essere e la forma”, intanto che “Una storia di comunità miste/ portò all’apice della guerriglia./ Tutti i dolori e gli amori del mondo./…/ nel giorno di San Silvestro/ per un nuovo Calvario.” (pp. 76-77)
Sono galassie vitali, in cui non ci sono glasse o aliti consolatori, ma è solo a partire dalla coscienza dello Zero disegnato sotto i piedi e davanti ai nostri occhi – spesso ignari e stupiti – che è possibile rielaborare il bisogno antropologico primario di un altro orizzonte. Credo sia questo il senso doloroso e tragico, ma necessario, che il testo trasmette.
12 settembre 2023

Continua a leggere »

Auguri Agostani

Pubblicato il 31 luglio 2023 su Senza categoria da Adam Vaccaro

Auguri Agostani

Pur tra orizzonti drammatici diversi, di guerra e di fenomeni sempre più gravi di squilibrio naturale, vi auguro una parentesi agostana di ri-creazione e ristoro di energie, in vista della prossima stagione di ripresa di auspicabili rinnovate iniziative.

Con auguri adiacenti

Adam

Anticipazioni – Michele De Luca

Pubblicato il 22 giugno 2023 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
*****

Michele De Luca
Quattro poesie inedite

Con nota di lettura di Lara Cantelmo

***

Nota di poetica
Il mio sistema “binario” ha il suo principio dalla pittura, linguaggio primario frequentato fin dall’infanzia e poi negli studi. Col tempo le esperienze musicali e teatrali mi hanno gradualmente avvicinato alla fruizione e poi alla pratica della letteratura, quindi inesorabilmente alla sua più acuta e immediata forma espressiva: la poesia. Una poesia che parte dal suono e si compiace della musicalità del verso, del suo piacere auditivo e avvolgente. E’ il concetto di “rivelazione” che mi ha spinto all’indagine acustico-concettuale della parola, spesso mescolato o addirittura partorito dalla compiacenza manuale del disegno, della grafia, dell’automatismo e del gesto attraverso serie di parole, quasi elenchi potenzialmente infiniti di titoli e situazioni intuitive. Queste si concatenano in rime, gergalità, risvolti compositivi, compressi e spesso brevi, oppure si esplicano in minute grafiche, poesie visive o pagine di possibili futuri libri d’artista.
L’esplorazione della ricerca pittorica e le sue rivelazioni di spazi inconcepiti e di ritmi interiori verbali e gergali mi portano a una mimesi visivo-sonora di descriptio letterale di questi accadimenti in atto, quasi in forma di scrittura automatica (di surrealistica memoria?). D’altronde fra espressionismo, informale e surrealismo è partita la mia ricerca visiva avanzata, nei primi anni Ottanta, spesso abbinata a una sua pratica scritturale che ben poco chiariva concettualmente la visività ma, anzi, probabilmente la complicava.
I piccoli universi che nascono da questi connubi portano a frammenti, flash di penetrante psichismo, scivolano in rivoli di sparsa versificazione che poi confluiscono in un nucleo, un nerbo di rivendicazione di una corposa o lacerante passionalità in forma nostalgica o, a volte, tragicamente panica. La scrittura diventa quindi autobiografismo spinto, in fase mimetica: calembour, versicoli, giochi di parole o nonsense che però sonoramente fluiscono in andamento armonico di fibrillazione poetica, intenta a indagare un cosmo interiore irrivelato ed esterrefatto.

Continua a leggere »