Dal Lazzaretto – Cannillo – Ravizza

Pubblicato il 27 giugno 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Dal Lazzaretto, Luigi Cannillo, poesie
prefazione di Davide Romagnoli, La Vita Felice Editore, Milano, 2024

Nota di lettura di Filippo Ravizza

“Il Lazzaretto di Milano (se, per caso, questa storia capitasse nelle mani di qualcheduno che non lo conoscesse, né di vista né per descrizione) è un recinto quadrilatero e quasi quadrato, fuori della cttà, a sinistra della porta detta orientale, distante dalle mura lo spazio della fossa, d’una strada di circonvallazione, e d’una gora che gira il recinto medesimo. I due lati maggiori son lunghi a un di presso cinquecento passi; gli altri due, forse quindici meno; tutti dalla parte esterna, son divisi in piccole stanze d’un piano solo;di dentro gira intorno a tre di essi un portico continuo a volta, sostenuto da piccole e magre colonne. Le stanzine eran dugent’ottantotto, o giù di lì”.(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Capitolo XXVIII). Così si presentava il Lazzaretto di Milano nel 1630 e dintorni, l’anno della peste, e, subito prima, della carestia alimentare seguita ai disordini per il pane con gli assalti ai forni. Così è ancora visibile nel retro di copertina del nostro libro nella incisione tratta dalla “Carta di Milano” del 1704. Così fino a fine Ottocento quando l’intera struttura venne sottoposta ad imponente demolizione. La ricostruzione, partita nel 1881, ebbe però il suo apice nella prima metà del Novecento, con la nascita e lo sviluppo del nuovo quartiere a vocazione prettamente commerciale, i nuovi edifici tanto di edilizia popolare quanto borghese, la miriade di attività commerciali installatesi. Oggi l’area del vecchio Lazzaretto è quella compresa nel quadrilatero Corso Buenos Aires – Via Vittorio Veneto – Via Lazzaretto – Via San Gregorio.

Cosa è rimasto dell’antico Lazzaretto? Un pezzettino del colonnato in Via San Gregorio, difficilmente visibile perché oggi interno al cortile della chiesa ortodossa romena E’ invece perfettamente ammirabile e sotto gli occhi di tutti la chiesetta ottagonale costruita nel 1585, per volontà di San Carlo, al centro del Lazzaretto e che allora si chiamava chiesa di San Gregorio. Oggi si chiama chiesa di San Carlo al Lazzaretto , e si può vedere tra Via Lazzaro Palazzi e Viale Tunisia, dentro ad una piazzetta tra le due vie che si chiama Largo Fra’ Paolo Bellintani. Alla metà del secolo scorso nasce, in questo quadrilatero, Luigi Cannillo. Nasce da una famiglia di commercianti che nel Lazzaretto hanno abitazione, negozio, magazzino e banco al mercato. La seconda metà del Novecento e sino ai giorni nostri sono descritti attraverso la memoria della generazione precedente e il rammemorare infanzia, giovinezza ed età adulta di Cannillo.”Dal Lazzaretto” è composto da 50 poesie ad un tempo strettamente interconnesse una all’altra, quasi a formare un ordito, un textum, una narrazione coerente; e però anche in sé conchiuse. “Dal Lazzaretto” è un libro ambivalente: silloge e poemetto ad un tempo. La stessa struttura dei testi sottolinea questo aspetto: nessuna delle 50 poesie ha un titolo.Nel contempo l’autore non usa mai il punto fermo: il succedersi delle pause e delle riprese è scandito dalla lettera maiuscola ad ogni inizio periodo. I versi sono endecasillabi, decasillabi, novenari. Qui e là qualche verso ipermetro, prevalentemente dodecasillabi.

“Figure in posa sulla spianata/ mentre del vecchio Lazzaretto resta/ ormai solo il colonnato nord/ […]Noi siamo i salvati adesso,i nostri/ occhi a fotografare le impronte:/ lo stemma borromeo, il bar/ degli eritrei – a futura memoria”.Già la prima poesia di questa raccolta contiene alcuni dei principali tòpoi dell’intera partitura del libro.Si introduce subito la modalità del linguaggio per immagini, una poesia per scatti fotografici che eternizzano, fissandoli e fermandoli nel tempo, luoghi e persone. Le impronte del Lazzaretto di ieri e di oggi da consegnare alla futura memoria: proseguire nella catena dei ricordi porre l’anello dell’oggi nella futura memoria del luogo che verrà tramandata a chi verrà dopo di noi.

Tra le molteplici nature di questo libro di Cannillo, mi pare esserci anche quella del “romanzo di formazione” ,affidata ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, ai giorni della scuola, alle figure di coloro che nel quartiere hanno vissuto, delle generazioni precedenti quella di Luigi, in primis il padre e la madre del nostro autore. Un rapporto, quello con il padre, tutto in chiaroscuro, forse ancora irrisolto.Se nella poesia di pagina 30 infatti l’approccio è oppositivo e di ribellione (“L’autorità si coglie dal gesto/ o già dalla prima sillaba/ […] Il codice del padre non valeva/ come legge, nessuna obbedienza”) nella poesia di pagina 49 invece i versi dedicati al padre nell’ambito del ricordo di tutti quelli che sono passati (“Siete stati tutti qui”) sono sostenuti da una partecipe e ormai pacata attenzione che volge all’empatia: “Come in un film mio padre/ entra ancora reduce nel bar/ ne esce da emigrato e subito/ vecchio appoggia l’ultima volta/ la bicicletta all’angolo”

La lingua nel tempo, questo libro è la poesia che raccoglie e custodisce la memoria dei mercati rionali, delle attività commerciali con la loro dura fatica; financo dei bombardamenti e delle fughe nei rifugi durante il secondo conflitto mondiale. “La poesia sfuggita oscillando in alto/ come una mongolfiera/ oppure formula sommersa nelle grotte/ irraggiungibile corallo”, pagina 40 e a pagina 38 “Poesia come tempo dell’attesa/ in ascolto che le loro voci/ trapassino la carta vi si imprimano/ un verso dopo l’altro aspettando/ una successiva squadra in posa/ verso futuri spettatori”. In tutte le pagine di questo bel libro si racconta dunque del Lazzaretto e della comunione dei vivi e dei morti “Eppure qualcuno li ha visti/ riapparire dietro una finestra/ o curvi a raccogliere una moneta/ Nei sogni hanno ripreso/ il loro posto a tavola/ ci seguono nelle nuove case” dice la poesia a pagina 45. E, a pagina 49, “Siete stati tutti qui, vi vedo/ scorrere di continuo in pochi metri/ giocando a carte, curando piaghe […]Passeremo tutti sul tappeto,/ lo abitiamo come animali o fiori/ Nel dirlo stiamo già scivolando/ fibre leggere, fino all’orlo”

FILIPPO RAVIZZA

2 comments

  1. Luigi Cannillo ha detto:

    Ringrazio Filippo Ravizza per le sue osservazioni di tipo storico e letterario che hanno formato il tessuto della sua presentazione del mio libro lo scorso maggio al circolo “Plinio” di Milano. Gli sono grato per gli approfondimenti e per la lettura sensibile di alcuni passaggi, in particolare legati alle dinamiche famigliari e esistenziali. E Grazie a Milanocosa e Adam Vaccaro per l’ospitalità.

  2. Filippo Ravizza ha detto:

    Anche io ringrazio:Adam Vaccaro e Milanocosa per l’ospitalità; Luigi Cannillo per avermi chiesto di presentare il suo bel libro lo scorso maggio al circolo “Plinio” di Milano.

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