Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di Nino Iacovella
da Il Cristo del Corvetto
Con Nota di lettura di Adam Vaccaro
Nota di poetica
Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale. Piuttosto, potrebbe rappresentare una figura simbolica: l’uomo qualunque che porta il peso del quartiere, un emarginato, un migrante, un operaio, un anziano dimenticato, o l’intera comunità del Corvetto come corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza. La scelta del nome “Cristo” richiamerebbe l’idea del sacrificio, della compassione e della possibilità di una redenzione tutta umana, non necessariamente religiosa.
Il Corvetto, in questa prospettiva, diventerebbe molto più di un quartiere milanese: sarebbe un microcosmo della periferia contemporanea, dove convivono povertà, immigrazione, solitudine, solidarietà, violenza e desiderio di riscatto.
Nino Iacovella
Il Cristo del Corvetto
Canzone per Besmir
La Vlora a Bari
Torna, torna a casa vecchio cargo italiano con il tuo pieno di risorse umane a buon mercato
Crollati i muri della clausura, a frotte venite adoremus anacoreti d’Albania, attraversate il mare,
ma senza il lusso di un messia che lo divida in due pareti d’acqua
Sul molo cantate come uccelli dall’ugola squarciata dal grido delle aquile
Tra gli spari eravate in fuga, uno stormo di traiettorie spezzate dalla paura
nel cielo d’asfalto delle piazze
Sventura di un crollo scagliato come pietra sul mare cobalto.
Pietra annegata nel fluido del capitalismo finanziario piramidale.
*
Besmir
Besmir, salvati dall’Erode del caos
e rinasci in una culla di fortuna sul mare
Figlio dei Balcani stacca la bocca dalla mammella
del gommone e respira altra aria
Corvetto è approdo per naufraghi
Una preghiera laica davanti
a un Cristo di cemento
abbandonato su di una terrazza
Un simulacro per chi non ha nulla
di più sacro, dell’inginocchiarsi dinanzi
al figlio di dio, pur non avendo fede
*
Riders (on the storm)
Questo è il giorno in cui torna in bocca
l’amaro del dolore sociale,
mascella franta, la forza di denti
che non spezzano da tempo catene,
ma le ossa dei compagni
Questo è il sistema: il tuo male
è l’ingranaggio, una caccia
dove dentro hai tutto, chi spara
cattura e scuoia mentre la preda
è dall’altra parte,
quella che non vuole tradire,
quella che non vuole ferire
Ora sei l’uomo che è più solo
della sua solitudine,
un’ultima cena in un ufficio di Milano.
I rider appollaiati sul filo spinato
mentre ordini un pasto
a prezzo di mercato
All’arrivo dio come ti tremano
le mani e le parole ora che guardi
l’uomo che vedi e l’uomo
che sei diventato
che non ha mani da stringere
che parli e non hai voce
che ora ti vedi nitido nel conflitto
tra prezzo, lavoro e profitto
di quel poco che rimane,
della nuda proprietà umana
*
Nota biobiblio
Nino Iacovella è nato a Guardiagrele nel 1968. La sua ultima opera in versi è La linea Gustav del 2019 (il Leggio Editore, Chioggia). È tra i fondatori e redattori del blog di poesia Perigeion, un atto di poesia. Vive e lavora a Milano.
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Nota di lettura
Dice già tutto Nino Iacovella nelle sue righe di poetica: Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale”, e specifica che i testi inediti che seguono intendono dare voce e vita a “una figura simbolica”, collettiva, di una comunità disgregata e negata dal neoliberismo finanziario, che resiste e incarna “il peso del quartiere”, microcosmo di un “corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza”.
“Cristo” qui dunque diventa “figura simbolica” nel grido di un “sacrificio”, che chiede diritti di attenzione, coscienza critica e pietas, ma soprattutto “possibilità di una redenzione tutta umana”, non tanto religiosa, di esseri viventi che popolano il quartiere: emarginati, migranti, operai e altre figure dimenticate dalla delirante e falsificante giostra massmediatica.
Il senso è quindi di ricostruire e ricucire brandelli di realtà e verità. Possiamo dire scrittura civile? Per me è poco, e fuorviante. Quando testi poetici si caricano l’arduo compito della Re-sponsabilità di dire lo scempio dell’offesa umana e della mancanza sorda, cieca e criminale delle strutture di una polis, ricoperta di retoriche di libertà e democrazia, mentre e è diventata ingranaggio asservito alle logiche mercantili, la voce non è più solo un rosario pletorico e lamentevole, ma voce che reclama un altro assetto sociale e politico di quelle strutture.
E le forme seguono, tra inanellamenti di crude cantilene popolari in un quadro di oratorio prono al bi-sogno, qui e ora, di un altro assetto sociale e politico: “una preghiera laica/ davanti a quel Cristo di cemento”, e “ora ti vedi nitido nel conflitto/ tra prezzo, lavoro e profitto// di quel poco che rimane,/ della nuda proprietà umana”.
Talché la qualità di questi testi sta nella loro capacità di farsi pelle e cuore di un tu, che abbia nome di un naufrago come Besmir, di un naviglio come Vlora, o di un Rider senzanome che arriva davanti alla porta per servire una pizza. Ne scaturiscono versi di condivisione umana, di un nondetto che dice, e ci fa ricordare: “caddi come corpo morto cade”: “All’arrivo dio come ti tremano/ le mani e le parole/ ora che guardi/ l’uomo che vedi e l’uomo/ che sei diventato”.
Adam Vaccaro

La condivisone umana, una chimera? Bei versi
Grazie per l’apprezzamento dei testi Margherita.
Nino
Ringrazio Adam per l’invito e per aver saputo cogliere con precisione le coordinate tematiche del mio lavoro, evitando di ricondurre la mia poesia alla pur immediata etichetta di “poesia civile”. Per me in questo caso si tratta piuttosto di un percorso sociale e politico della poesia.
È una questione di scelta delle inquadrature, degli sfondi, delle ambientazioni – in questo caso della periferia urbana – che non costituiscono un semplice dettaglio descrittivo, ma assumono un ruolo centrale, diventando parte integrante e decisiva del messaggio racchiuso nella poesia. Mostrare e non “spiegare” è la regola aurea di una narrazione poetica efficace.
Grazie ancora ad Adam e a Milnaocosa per aver ospitato questi primi passi del progetto “Il Cristo del Corvetto”.
Nino
Mi compiaccio di questo riscontro e condivisione da parte di Nino della mia nota di lettura. E’ stato un piacere per me immergermi in questi testi, di cui condivido carne e anima ferite.
Adam
Interesting to see Nino Iacovella’s work resurfacing. The idea of ‘the ordinary man’ carrying burdens resonates quite strongly.