Anticipazioni – Nino Iacovella

Pubblicato il 2 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
*****

Testi inediti di Nino Iacovella

da Il Cristo del Corvetto

 

Con Nota di lettura di Adam Vaccaro

 

 

Nota di poetica

Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale. Piuttosto, potrebbe rappresentare una figura simbolica: l’uomo qualunque che porta il peso del quartiere, un emarginato, un migrante, un operaio, un anziano dimenticato, o l’intera comunità del Corvetto come corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza. La scelta del nome “Cristo” richiamerebbe l’idea del sacrificio, della compassione e della possibilità di una redenzione tutta umana, non necessariamente religiosa.

Il Corvetto, in questa prospettiva, diventerebbe molto più di un quartiere milanese: sarebbe un microcosmo della periferia contemporanea, dove convivono povertà, immigrazione, solitudine, solidarietà, violenza e desiderio di riscatto.

Nino Iacovella

 

  Il Cristo del Corvetto

Canzone per Besmir

 

 

La Vlora a Bari

Torna, torna a casa vecchio cargo italiano con il tuo pieno di risorse umane a buon mercato

Crollati i muri della clausura, a frotte venite adoremus anacoreti d’Albania, attraversate il mare,

ma senza il lusso di un messia che lo divida in due pareti d’acqua

Sul molo cantate come uccelli dall’ugola squarciata dal grido delle aquile

Tra gli spari eravate in fuga, uno stormo di traiettorie spezzate dalla paura

nel cielo d’asfalto delle piazze

Sventura di un crollo scagliato come pietra sul mare cobalto.

Pietra annegata nel fluido del capitalismo finanziario piramidale.

*

Besmir

Besmir, salvati dall’Erode del caos

e rinasci in una culla di fortuna sul mare

 

Figlio dei Balcani stacca la bocca dalla mammella

del gommone e respira altra aria

 

Corvetto è approdo per naufraghi

Una preghiera laica davanti

a un Cristo di cemento

abbandonato su di una terrazza

 

Un simulacro per chi non ha nulla

di più sacro, dell’inginocchiarsi dinanzi

al figlio di dio, pur non avendo fede

*

Riders (on the storm)

Questo è il giorno in cui torna in bocca

l’amaro del dolore sociale,
mascella franta, la forza di denti

che non spezzano da tempo catene,

ma le ossa dei compagni

 

Questo è il sistema: il tuo male

è l’ingranaggio, una caccia

dove dentro hai tutto, chi spara

cattura e scuoia mentre la preda

è dall’altra parte,

quella che non vuole tradire,

quella che non vuole ferire
Ora sei l’uomo che è più solo

della sua solitudine,
un’ultima cena in un ufficio di Milano.

 

I rider appollaiati sul filo spinato

mentre ordini un pasto

a prezzo di mercato

 

All’arrivo dio come ti tremano

le mani e le parole ora che guardi

l’uomo che vedi e l’uomo

che sei diventato

 

che non ha mani da stringere

che parli e non hai voce

 

che ora ti vedi nitido nel conflitto

tra prezzo, lavoro e profitto

 

di quel poco che rimane,

della nuda proprietà umana

*

Nota biobiblio

Nino Iacovella è nato a Guardiagrele nel 1968. La sua ultima opera in versi è La linea Gustav del 2019 (il Leggio Editore, Chioggia). È tra i fondatori e redattori del blog di poesia Perigeion, un atto di poesia. Vive e lavora a Milano.

* 

Nota di lettura

Dice già tutto Nino Iacovella nelle sue righe di poetica: Il “Cristo” del titolo non è un Cristo confessionale”, e specifica che i testi inediti che seguono intendono dare voce e vita a “una figura simbolica”, collettiva, di una comunità disgregata e negata dal neoliberismo finanziario, che resiste e incarna “il peso del quartiere”, microcosmo di un “corpo collettivo che attraversa sofferenza e speranza”.

“Cristo” qui dunque diventa “figura simbolica” nel grido di un “sacrificio”, che chiede diritti di attenzione, coscienza critica e pietas, ma soprattutto “possibilità di una redenzione tutta umana”, non tanto religiosa, di esseri viventi che popolano il quartiere: emarginati, migranti, operai e altre figure dimenticate dalla delirante e falsificante giostra massmediatica.

Il senso è quindi di ricostruire e ricucire brandelli di realtà e verità. Possiamo dire scrittura civile? Per me è poco, e fuorviante. Quando testi poetici si caricano l’arduo compito della Re-sponsabilità di dire lo scempio dell’offesa umana e della mancanza sorda, cieca e criminale delle strutture di una polis, ricoperta di retoriche di libertà e democrazia, mentre e è diventata ingranaggio asservito alle logiche mercantili, la voce non è più solo un rosario pletorico e lamentevole, ma voce che reclama un altro assetto sociale e politico di quelle strutture.

E le forme seguono, tra inanellamenti di crude cantilene popolari in un quadro di oratorio prono al bi-sogno, qui e ora, di un altro assetto sociale e politico: “una preghiera laica/ davanti a quel Cristo di cemento”, e “ora ti vedi nitido nel conflitto/ tra prezzo, lavoro e profitto// di quel poco che rimane,/ della nuda proprietà umana”.

Talché la qualità di questi testi sta nella loro capacità di farsi pelle e cuore di un tu, che abbia nome di un naufrago come Besmir, di un naviglio come Vlora, o di un Rider senzanome che arriva davanti alla porta per servire una pizza. Ne scaturiscono versi di condivisione umana, di un nondetto che dice, e ci fa ricordare: “caddi come corpo morto cade”: “All’arrivo dio come ti tremano/ le mani e le parole/ ora che guardi/ l’uomo che vedi e l’uomo/ che sei diventato”.

Adam Vaccaro

 

5 comments

  1. Margherita Parrelli ha detto:

    La condivisone umana, una chimera? Bei versi

  2. Nino Iacovella ha detto:

    Ringrazio Adam per l’invito e per aver saputo cogliere con precisione le coordinate tematiche del mio lavoro, evitando di ricondurre la mia poesia alla pur immediata etichetta di “poesia civile”. Per me in questo caso si tratta piuttosto di un percorso sociale e politico della poesia.
    È una questione di scelta delle inquadrature, degli sfondi, delle ambientazioni – in questo caso della periferia urbana – che non costituiscono un semplice dettaglio descrittivo, ma assumono un ruolo centrale, diventando parte integrante e decisiva del messaggio racchiuso nella poesia. Mostrare e non “spiegare” è la regola aurea di una narrazione poetica efficace.

    Grazie ancora ad Adam e a Milnaocosa per aver ospitato questi primi passi del progetto “Il Cristo del Corvetto”.

    Nino

  3. Adam Vaccaro ha detto:

    Mi compiaccio di questo riscontro e condivisione da parte di Nino della mia nota di lettura. E’ stato un piacere per me immergermi in questi testi, di cui condivido carne e anima ferite.
    Adam

  4. CantelmoL ha detto:

    Interesting to see Nino Iacovella’s work resurfacing. The idea of ‘the ordinary man’ carrying burdens resonates quite strongly.

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