N. Cavalera

Dignità umana e Antologia Non Nel Nostro Nome

Pubblicato il 25 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

La Dignità umana e l’Antologia Non nel nostro nome

Francesco Sassetto

Un’opera necessaria e decisiva la splendida Antologia Non nel nostro nome, curata con passione da Massimo Pamio ed Adam Vaccaro. Necessaria perché molta, troppa letteratura si sta chiudendo sempre più in una bolla di autoreferenzialità, di autocompiacimento narcisistico estraneo alla tragica realtà che sconvolge e distrugge quotidianamente l’esistenza di milioni di persone, ed estraneo all’importante nozione di Adiacenza sviluppata dall’amico Adam Vaccaro, Adiacenza che questa Antologia realizza pienamente, accomunando i battiti sincroni di 124 poeti in un comune sentire, una condivisa rivolta, un desiderio di opposizione in nome della dignità umana, della verità.

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Non Nel Nostro Nome – Nadia Cavalera

Pubblicato il 19 febbraio 2026 su antologie da Adam Vaccaro

CONTRO L’ORDINE INGIUSTO: 100 VOCI POETICHE E DIGNITÀ UMANA

Non nel nostro nome, antologia a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro

Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, 2025

di

Nadia Cavalera

Questa non è un’antologia “a tema”: è un atto. È la decisione di non lasciare che la lingua pubblica – quella dei comunicati, delle giustificazioni, dei distinguo, dei “forse” – continui a passare come innocente. Qui la poesia si mette in mezzo, non per decorare la storia, ma per contraddirla, per incrinare la sua superficie liscia. E lo fa nel punto più scoperto: la dignità. Di che parla, dunque? Parla della disumanizzazione come tecnica moderna. Non solo delle bombe, ma dei dispositivi che rendono le bombe accettabili: l’abitudine, la neutralità, l’assuefazione, la parola addomesticata. La poesia, qui, registra che si uccide anche senza sparare. Qui la poesia arriva a una consapevolezza che sento mia e che, non a caso, ho formulato anche altrove: non si uccide solo col fuoco, ma togliendo il nome a chi soffre. È una verità che attraversa molti testi di questa raccolta: la violenza non è soltanto l’ordigno, ma il modo in cui viene raccontata, attenuata, normalizzata. Quando “difesa” significa sterminio, quando la parola diventa anestetico, siamo già dentro una grammatica criminale.

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La scrittura del femminile di Anna Santoro

Pubblicato il 4 luglio 2025 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Anna Santoro, la scrittura come atto politico del femminile

Lettura dell’ultima raccolta: Echi di slittamenti (forse) irreversibili (Puntoacapo 2025)

di Nadia Cavalera

Nella scrittura di Anna Santoro – poeta, narratrice, teorica e instancabile tessitrice di reti culturali – si avverte tutta la forza di una voce che non ha mai smesso di essere dissonante rispetto ai canoni dominanti, e sempre in consonanza profonda con il pensiero femminista. Ma non un femminismo astratto o dogmatico: quello di Santoro è un lavoro lento, concreto, che da decenni incide il reale con le sue domande radicali sulla parola, sul corpo, sulla memoria delle donne e sulla necessità di riscrivere la storia culturale a partire da ciò che è stato rimosso. Un lavoro il cui percorso affonda le radici nella sua biografia intellettuale e militante: dagli anni Sessanta delle occupazioni e dei gruppi extraparlamentari fino alla fondazione de L’Araba Felice, associazione culturale nata nel 1984 a Napoli, vera fucina di sperimentazioni poetiche, di ricerca sulle scrittrici del passato, di performance vocali e progetti di lettura. Un laboratorio vivente dove la poesia si è fatta gesto, la voce si è fatta corpo, la scrittura si è fatta poiein, forma di vita e di resistenza.

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