Anticipazioni – Alessandro Monticelli

Pubblicato il 13 luglio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni

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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.

Redazione di Milanocosa

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Testi inediti di
Alessandro Monticelli

Con Nota di lettura di Laura Cantelmo
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Nota di Poetica
Questi versi sono incentrati sull’esplorazione della fragilità umana, del dolore e della ricerca di una bellezza possibile dentro le contraddizioni dell’esistenza. Convivono immagini concrete e simboliche: l’incenso e lo zolfo, il minotauro, l’arcobaleno lontano, la metropolitana, gli ossi di seppia. Questi elementi costruiscono un paesaggio interiore in cui smarrimento, memoria e attesa diventano strumenti di conoscenza. La solitudine, la vergogna, la delusione e il passare del tempo non sono soltanto temi esistenziali, ma occasioni di riflessione sulla condizione umana, dove il dolore e la bellezza spesso coesistono.

Alessandro Monticelli

C’è una lenta bellezza
nella solitudine dei primi piani
In un lontano Arcobaleno
che non ha mai Inizio da qui.
Si indugia a poche fermate di metró
tra indifferenza e amore
Nell’attesa di un gesto
che rimetta tutto a posto.
La macchina barocca oramai è denudata semplice quasi purificata
Nello smarrimento di chi percorre
grandi strade e chi solo sentieri.
Di sera buio e bellezza
restano nei nomi
di chi si incurva per il dolore
E in chi crescendo
ha imparato a deludere
Per cena solo Ossi di seppia.

*

Sapersi fermare
osare la tenerezza
lasciarla entrare
inondare e assorbire un frammento di pensiero
penetrato nella vita reale
nella carne, come seme.
Un’intima rivoluzione non più lacerata, macchiata, sporcata
infranta da angeli severi.
E tentati dal nulla
aspettare un desiderio balbettante
come un raggio di sole improvviso dietro la schiena
come l’ultimo treno per casa.

*
È il restituire al silenzio
L’odore d’incenso e di zolfo
Che a volte viene a stanarmi
In paesaggi notturni diversi
Mentre la vergogna
Volge la testa dall’altra parte.

A fine giornata il crepitio delle convinzioni
E la vittoria brutale del dolore.
Cosi, senza esagerare si paga il prezzo
Di non esser morto.

Resta però il ricordo giovane
Di un minotauro triste
Che picchia forte al sordo eremo dei cuori.

Per chi la vita è una tempesta
E chi con un soffio la attraversa.

*
Alessandro Monticelli (1972) nato a Sulmona (AQ), ha pubblicato le raccolte poetiche: “Medicine Scadute” – Mauro Baroni Editore (Viareggio) – 2004;”Made in Italy” – Edizioni Progetto Cultura (Roma) – 2004;”Favole da un Manicomio” – Il Foglio Editore; (Piombino) – 2006; 2° edizione 2007; “Concerto di un re minore”e-book – La scuola di Pitagora editrice 2011; “La pelle fragile”e-book -Fontana editore 2014; ” Radici in aria”- Lupi editore 2015; “Le conseguenze”- Bertoni editore 2022; “Lezioni private” ;ilingue-Cosmopoli edizioni Bucarest 2023; Suoi testi sono pubblicati su diverse antologie e riviste letterarie nazionali e internazionali; ecc.; ha partecipato a numerosi reading e festival di poesia. Dal 1999 inizia la sua attività artistica, esponendo nel duo Monticelli&Pagone in Italia e all’estero in gallerie private e spazi pubblici. Tel : 3398762763 via circ.occidentale 143 Sulmona AQ
alexmontix@gmail.com

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Nota di lettura
I brevi testi che Monticelli ci sottopone si inseriscono nel filone culturale europeo novecentesco del pensiero negativo, secondo il quale la condizione esistenziale dell’essere umano è vista come male di vivere (o meglio, ma non sempre, come vedremo, come maleur de vivre). Molti echi montaliani, infatti, risuonano nei versi: la chiusura di “C’è una lenta bellezza” contiene un richiamo esplicito a tale tendenza: “Per cena solo Ossi di seppia”, titolo che, come sappiamo, alludeva simbolicamente a reperti inanimati di vite marine ormai spente (e sembrerebbe , non a caso, una criptocitazione riferita al linguaggio della poesia e della filosofia come “lingua che resta” di una tradizione scomparsa, come ipotizzato da Giogio Agamben nel saggio eponimo, La lingua che resta, Torino 2024).
Potremmo continuare citando una accurata scelta di lemmi che riescono a comunicare l’atmosfera di disagio, di solitudine e di attesa di un inarrivabile Godot, nel muoversi tra indifferenza e amore, auspicando un gesto che metta tutto a posto. In particolare, a detta dell’Autore stesso, il tema dell’attesa agisce come strumento di conoscenza e al contempo allude alla rassegnata consapevolezza dell’umano perdersi vagando per le strade e per i sentieri della vita. I termini più ricorrenti, trovandosi a metà strada nel campo semantico del dolore, della solitudine, del nulla con quello decisamente più vitale e ricco di energia: buio e bellezza, indifferenza e amore, si associano in antinomie intese a marcare il contrasto positivo/negativo insito nella realtà. Inevitabile, pertanto, il riferimento alla matrice del nihilismo leopardiano, che, come in Montale, non esclude un raggio di sole dietro la schiena come ultima, ingannevole possibilità.
E, infine, nella ricerca solipsistica di felicità illusorie, vissute simbolicamente nel buio della notte, ad aggravare la sofferenza del soggetto contribuisce la vergogna, dovuta forse a presenze fantasmatiche o ad atti vissuti “cristianamente” come diabolici o peccaminosi: l’accenno allo zolfo, elemento usato nelle pratiche esoteriche per auspicare la purificazione, associato all’incenso, il cui fumo, nel levarsi benedicendo, collega la terra al divino, seppur contrastanti, appaiono entrambi efficaci a cancellare la vergogna di aver osato una così alta aspirazione. Pensando al vano desiderio di vita e di felicità di Schopenhauer, unitamente ad altri riferimenti filosofici, tra cui l’esistenzialismo, ci troviamo qui ancora immersi nelle poetiche del Novecento.
Il tutto si tiene, in tal senso, anche nel finale, con l’allusione alle età dell’uomo, che hanno visto il giovane poeta -minotauro triste – tentare l’accesso a un desolato e impossibile sordo eremo dei cuori, chiara evocazione dei muri montaliani. Un linguaggio poetico e filosofico al tempo stesso, che inclina verso la prosa, con una tendenza all’indagine conoscitiva, il poeta esplora il rovello del destino umano- la vittoria brutale del dolore- con una intonazione lirica basata su strumenti retorici che illustrano l’amaro scetticismo insito nell’ispirazione- si paga il prezzo di non essere morti. I versi sono in prevalenza endecasillabi, spesso brevi e alternati a qualche prosimetro o ipermetro, mentre le immagini paiono costruite principalmente con termini che sottintendono metaforiche tempeste, a rappresentare il tormento della vita e al contempo la sua impietosa brevità. Un linguaggio ossimorico, testimone della complessità e del profondo travaglio vissuto dal poeta, che i versi sanno trasmettere con efficacia.

Laura Cantelmo

One comment

  1. poet_soul ha detto:

    That sounds really interesting. The imagery you describe – the incenso, the minotauro – it creates a very powerful sense of internal struggle.

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