V. Davoli

Le Apocalissi disattese di Vito Davoli

Pubblicato il 1 marzo 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Vito Davoli, Tanto vale chiamarle Apocalissi, Tabula Fati 2025

A che punto è la notte?

Laura Cantelmo

La rappresentazione distopica del mondo globalizzato offerta da Vito Davoli in questa silloge scritta con piglio energico e con sincera rabbia e dolore appare talmente veritiera e toccante che ben le si addice una semplice domanda, tratta dal tragico Macbeth di Shakespeare: “A che punto è la notte?”.Attenendosi ai temi e agli strumenti canonici del Realismo Terminale, movimento poetico fondato da Guido Oldani, la silloge sembra fornire al lettore più di una articolata risposta a quella cupa interrogazione. E la malcelata ironia del sottotitolo “esercizi”, nel manifestare l’umiltà dell’allievo che onora il Maestro è anche rivendicazione della propria autonomia e chiara anticipazione delle sue innegabili capacità poetiche:” Ti sono così grato […] che preferisco accompagnarti in cucina/o meglio attenderti al tavolo/purché il menu resti sempre à la carte” (pag.15).

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Le Apocalissi disattese di Vito Davoli

Pubblicato il 20 gennaio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Le Apocalissi disattese del menù à la carte di Vito Davoli

Vito Davoli, Tanto vale chiamarle Apocalissi, Mas vale llamarlas apocalipsis, Ed Tabula Fati, 2025
Con testo spagnolo a fronte, Prefazione di Guido Oldani e Postfazione di Gianni Antonio Palumbo

Adam Vaccaro

Questa raccolta di Vito Davoli è una sirena accesa che scuote le nostre speranze e illusioni, lungo le derive sociali e antropologiche, sempre più implacabili di questi ultimi decenni:
“Non è soltanto sovraffollamento/ né la stanchezza può mai essere una colpa/ provata dalle percosse dei giorni/ come un macigno lanciato su un formicaio/ dentro un paese e un mondo/ in cui ci si dimena come vermi/ fra la necessità e l’autodifesa//…formiche eccitate ed affaccendate/ fra briciole di pane e ingressi nelle tane” – I FORMICAI (p. 33)
Sono parole impietose che si inerpicano dai polpacci ai capelli e non lasciano scie consolanti. Non è tempo di lenire attese impossibili, anche se sono suoni sgraditi ai sogni, in un tempo sommerso nella nebbia di falsità narrate dai timonieri, che disegnano orizzonti di grovigli caotici delle nostre miserie e dei loro privilegi tra scogli narrati come approdi felici.
Che fare, dunque, se la coscienza del sole resistente, scioglie in lucide perle la nebbia sottostante?

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