Temi e poetica nella produzione di Antonio Spagnuolo
Lettura di Carla Malerba
La rilevante produzione di Antonio Spagnuolo, oggi tra i grandi poeti viventi italiani, è testimonianza di un estro poetico che si alimenta di temi disparati: amore, meditazione esistenziale, dolore della perdita, celebrazione della bellezza e della gioia, rievocazione del ricordo. Ad essi si aggiungono elementi paesaggistici e cromatici di grande effetto.
Leggere le sue sillogi mi induce a soffermarmi su questa sua capacità di diversificare il linguaggio, di rispettare la musicalità del verso, di commuovere senza voler commuovere, il tutto legato a un concetto di amore che rimane oltre il tempo, anche se non più tangibile. Non c’è titolo di un suo libro che non richiami l’immagine di Elena, amore di una vita, passione della gioventù e dell’età matura, senile rimpianto, sua accorata solitudine.
Tra le sue raccolte mi piace menzionare qui, tra le altre, “Ricami dalle frane”, titolo significativamente ossimorico nell’assegnare ai sostantivi “ricami” e “frane” la potente, immaginifica visione di due momenti esistenziali in opposizione tra loro: il trionfo dell’amore e l’avvento della morte.
Incorreggibile destrezza degli anni
l’intreccio della fiaba e del timore,
se madreperla a merletti ricamava
l’impertinente speranza delle labbra
La poesia iniziale che apre la raccolta rievocando l’amore di Catullo per Lesbia, attraverso reminiscenze classiche e il ritmo della versificazione produce suggestioni e armonie liriche notevoli.
E ancora baci!
Ancora più di mille,
se l’apostrofo rosa ha le vertigini
tra le parole t’amo.
Un’altra silloge che si impone per i suoi temi e per la delicatezza con cui Spagnuolo sfiora le tematiche amorose è “Futili arpeggi”. La raccolta si apre con una riflessione dell’autore sul fare poetico e sul processo che precede la stesura della poesia e si delinea poi come ritmo eleggendo spesso nelle sue composizioni l’endecasillabo, il verso che meglio si confà alla narrazione in versi nella nostra tradizione letteraria:
Senza voler scovare vocaboli altisonanti ci basterà iniziare col dire che la poesia è principalmente musica, ritmo che specialmente con l’endecasillabo ritorna nel segno che la penna incide, Ma questa musica vien fuori da quel mistero che tutti noi conserviamo nel nostro sub conscio, nel luogo segreto del pensiero, che avviluppa le nostre circonvoluzioni cerebrali e diviene canto (Cos’è la poesia? Antonio Spagnuolo Futili arpeggi pag.7)
Altra caratteristica presente nella produzione poetica di Spagnuolo è il tema memoriale, una costante che si intreccia con svariati altri temi; con essa il poeta intende affidare alla poesia il compito di richiamare le immagini del passato grazie alle numerose sollecitazioni che attinge dal presente.
Così il tema del ricordo, diviene asse portante di una ispirazione rivolta all’interiorità di un tempo che risplende nei versi, vivo e presente come non mai.
È giunto il tempo di chiudere i conteggi/ e affido il mio bagaglio di poeta
All’illusione dell’eternità. /Futili arpeggi dunque, i versi, la poesia, l’amore?
No, se ancora si affacciano/ tracce di gemme e di immortalità.
E ancora amore, paesaggio e cromatismo connotano i suoi versi di note, cadenze ed effetti del tutto particolari.
Anche la luna riflette le illusioni/ che la notte prepara tra le onde/mentre luccica il ventre tuo nel mare/tra sorrisi e perle luminose. (Dissolvenze e sussurri, 2025)
Ecco, la poesia è danza di parole e immagini, è sospiro e canto, fiaba e accadimento.
Il preludio sorprende ogni verso,
rincorrendo i colori di un arcobaleno
tra le note del tramonto: illusione di fuochi
che tra i piedi e le mani avemmo in abbandoni.
Le tue braccia una fiaba senza fine,
una fiaba incisa tra le mura, ogni mattina,
che poteva squarciare l’attesa
nelle armonie dei silenzi.
Il raggio del respiro era negli occhi,
nelle palpebre appena socchiuse dal risveglio,
inquiete o illuse di stanare nuove immagini.
Grido sul foglio gli abbandoni del tuo corpo
ora che solo un lamento mi risveglia.
(“Fiaba” in “Svestire le memorie,2019)
Carla Malerba

La poesia è memoria del dono del corpo amato, nel presente di solitudine e di dolore per la sua assenza-eterna perdita. “Grido sul foglio gli abbandoni del tuo corpo/ ora che solo un lamento mi sveglia.”