Resoconto e Testi Quintocortile 2018

Pubblicato il 23 giugno 2018 su Resoconti da Adam Vaccaro

Quintocortile 2018

Giochi e Gioghi Globali

http://www.milanocosa.it/eventi-milanocosa/xv-rassegna-poesiarte-milano-giochi-e-gioghi-globali
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Resoconto e testi pervenuti di

Franco Buffoni, Paolo Valesio, Luca Ariano, Anna Spissu, Fausta Squatriti, Filippo Ravizza,

Annamaria De Pietro, Alessandra Paganardi, Lidia Sella, Adam Vaccaro, Fabrizio Bregoli,

Claudia Azzola, Paolo Quarta, Gabriella Galzio, Rinaldo Caddeo, Beppe Mariano, M.Carla Baroni,

Laura Cantelmo

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Grazie a tutti coloro che hanno dato il loro contributo a una manifestazione annuale che prova a offrire stimoli con occasioni di scambio e ascolto reciproco, tra artisti e poeti sollecitati a misurarsi con i grandi nodi della vita contemporanea. Nodi che spesso molta parte della Cultura evita o affronta poco, sia sul piano della elaborazione di analisi, sia come gesti creativi. Da parte nostra – come Milanocosa e Quintocortile – da un quindicennio proviamo a farlo. E’ importante rilevarlo, sia pure senza trionfalismi e autocelebrazioni.

Viviamo un’epoca che è il regno del caos, che declama retoriche di civiltà, ma tace di fronte a crescenti ingiustizie sociali, con violenze orribili tra stati e classi sociali. Un’epoca dominata da logiche finanziarie globalizzate controllate da pochi e conformate a un pensiero unico neoliberista, che mentre dichiara aperture, avventi luminosi e spirito di unità, evidenzia il permanere di divisioni e interessi inconciliabili tra stati, aree geografiche e classi sociali, che cambiano solo le forme rispetto ai secoli precedenti. Continuano guerre con armi o con strumenti finanziari a livelli europei e planetari. Guerre che producono arricchimenti senza limiti di pochissimi e impoverimenti intollerabili dei più.
Voglio citare, tra le tante situazioni nazionali e internazionali cui i testi hanno fatto riferimento, quella delle ignobili condizioni in cui sono posti i Palestinesi dal governo israeliano, con crimini che una vera coscienza civile non dovrebbe consentire, mentre sono solitamente ignorati dall’esercito dei Media.

Le tendenze in atto della situazione globale spingono perciò le popolazioni, nella loro maggioranza, ad accumulare crescenti segni di insofferenza. Che sono effetti e non cause e che spesso vengono criminalizzati con ismi di vario tipo.

E’ una situazione che tende, indubbiamente, a rompere schemi ideologici precedenti e crea opinioni diverse e contrastanti, anche tra coloro che provengono dalla stessa area ideale. Che fare dunque in una situazione che tende a una crescente frammentazione, degradi sociali, carenze prima di tutto di comprensione e di elaborazione culturale? Bisogna, credo, prima di tutto ricreare spazi e capacità di confronto. E questa manifestazione di Quintocortile ha sempre offerto una occasione di farlo. E’ una occasione anomala, rispetto a tanti circuiti tendenti a replicare chiusure e supponenze sterili.

Penso che possa essere un primo passo, certo insufficiente, ma utile a produrre quella “strana atmosfera” in cui semplicemente si prova il piacere di respirare di più, insieme e senza insultarsi reciprocamente tra idee e opinioni anche molto diverse. Questo non è buonismo, è bisogno e sogno di una vita diversa che apre e inventa un piccolo spazio ogni anno. Qualcuno mi ha chiesto, ma come fate? Pensiamo che la prima condizione sia di volerlo.

Chiedo intanto a tutti gli Autori di inviarmi una sola delle poesie o un brano tratto dai testi letti, al fine di farne un post a commento e resoconto della manifestazione. Invito altresì a inviare anche immagini e foto realizzate dai presenti, anche queste da inserire utilmente nella pagina FB di Milanocosa.

Saluti e migliore vita a tutti

Adam Vaccaro

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Associazione Culturale Milanocosa
www.milanocosa.it
Adam Vaccaro
presidenza@milanocosa.it
T. 02 93889474 – 347 7104584

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Segue selezione testi finora pervenuti

Franco Buffoni

L’ALBATRO SUL COLLO

Come è il cielo?
Ha sei nuvole e penso alla bambina
Oggi dal tabaccaio,
Porgeva un biglietto da dieci
Per un pacchetto di marlboro e un gratta e vinci.
Una donnina di creta refrattaria
Con sguardo di pazienza
Su fondo bianco di Carrara.
Il cielo nuvola in sei tratti
Le segnava l’albatro sul collo.

in Franco Buffoni, La linea del cielo, Garzanti 2018

*

Paolo Valesio

Il sogno dell’impero

Un giovane-incerto-se-votare
a un tavolino di caffetteria.
Giornale del mattino dispiegato.
I problemi rispettabili
scorrono in crawl:
– aumentare
produttività e competenze
– che fare
con il debito e con le tasse
con l’energia e il clima e la migra.
Questo yakyakyak lo appisola, e sogna –

La scala alta e angusta rossiccia di deserto
nuovomessicano e arizoniano
che porta alla piramide del tempio
ma il tempio ha ingoiato la piramide
e la statua del dio ha mangiato il tempio:
dio cannibale bocca-sempre-aperta
con gli angoli delle labbrone
che grondano di sangue –

Risvegliato, riscosso di colpo, esclama:
“È lui il sottaciuto e il celato
dietro i problemi,
esso è che dissangua i cittadini!”

Gli altri scaffettanti stornano gli occhi
imbarazzati da questo
gridìo improvviso
tranne la sua ragazza seduta lì di fronte:
“Ehi ciccio ma che cosa ti è successo?
Hai visto un incubo?”
E gli dà uno spintino
lui risponde con una spintarella
e cominciano a fare mucci mucci
e l’incubo principia a affievolirsi.

*

Luca Ariano

Chi iniziò prima il corteggiamento?
Fu forse un atto brutale
l’incontro tra Sapiens e Neardenthal?
Geni incrociati in quella grotta,
perduti in quella piana…
Cosa rimarrà del vostro corpo?
Carni intrecciate nella passione
scambiando umori, carezze
e sguardi intensi antichi come civiltà.
Lui non c’era, non ci sarà,
lei nemmeno vide internet…
Marco Ulpio mai più tornò a Roma
nel suo soffice letto;
oltre gli argini di quel fiume capì
che non avrebbe conquistato
più nulla… solo il nulla.

*
Anna Spissu

L’AMANTE FELICE

Se vinco alla lotteria
io mi compro un amante felice
un uomo che non abbia problemi
da confidarmi
o che si risolva i suoi
che mi desideri ogni notte
che pensi di me che sono una persona
straordinaria e bellissima
che sia tanto interessato alla mia anima
quanto al mio corpo
che conosca la magia delle parole
e sappia quanto mi seducono
che sappia sognare almeno qualche volta
che abbia una leggera propensione
per il disordine
che viva e lasci vivere
e che sia bello naturalmente
anche se bello è ciò che piace.
Non guasterebbe l’amore per il mare
e la gioia di vivere
nella città che amo.

Il conto in banca mi interessa poco
perché non saprei che farmene
di possedere trecento paia di scarpe
o di dieci armadi di vestiti
ho sempre amato la modestia.
Se vinco alla lotteria
mi compro un amante felice
e non lo dico a nessuno.

(da “Parole per un addio”)

*
Fausta Squatriti

Residuo limite
cuce del Diavolo la speranza
con filo sottile.
Tempo spezzato
in acqua stagnante sguazza.
Arcaica pretesa esige
malinteso
prestigio
ragione.

*

Filippo Ravizza

LA RASSEGNATA SCIENZA

Io ti cerco, respiro mio,
ti accarezzo, nelle pieghe
nei volti delle sere sui tram…
le verità della sorte, una speranza,
una corte di agnelli tra noi, belli
e giovani eravamo, nella città
salutammo gli amici, io ti presi
la mano e poi corremmo a capofitto
via nel corteo via tra le bandiere
via pensando esistere un destino,
via senza pace nella pace ottusa
dei cimiteri, nella pace, la palude
odiosa e immobile della rassegnata
scienza, della inerme coscienza che
dice a chi si ferma e sventuratamente
ascolta: ”Troppo breve una generazione,
non vedrai nulla di diverso, abbi quiete,
scendi senza più certezze nell’oscuro
baratro, nell’inazione”.

Dalla raccolta “La coscienza del tempo”, La Vita Felice Editore, Milano, 2017

Annamaria De Pietro

La giocata del dispari e del pari

Quello batte che è il dispari sul legno
la carta uno, numero e figura
– quello – quelli – alle spalle, e scherma, e affianca –
ride mirando il suo laccio ed arpione,
incontestato gancio di cattura
da corde torte che l’aria spalanca
nel bersaglio che assedia lo sprofondo,
sputo e deglutizione
di sé semente e segno.
Tu batti pari un ramo di paura,
vólto, albero, mano in fiore, mondo,
ombra sul legno dalla luce bianca,
e si copre la falla e si sutura.
Alla finestra dall’incastratura
tolta la spranga il giorno entro stagione
e la notte al contrario avanti arranca,
questa per prima, quello per secondo
guitto e controfigura
passa e riscatta il pegno.
Per quest’istante solo, e istante stanca
nuovo istante che segue, e insiste, e dura,
la battuta di quello – quelli – e pone
sull’angolo del tavolo che il tondo
della luce non trova e non misura,
oltre la serie, nel luogo che manca,
l’otto che dorme al fianco di Endimione.

(Da Magdeburgo in Ratisbona, Milanocosa Edizioni, 2012)

*
Alessandra Paganardi

Da “MUSEO E PAROLA”

Sotto il tavolo stile Novecento
eri una chiocciola nella sua casa.
Ti chiamavano e tu restavi fermo
invisibile ai muri, alla cucina
al fumo delle tazze senza gioia.
Era la tua madreperla di pietra
– c’era una specie di strano calore
come di temporale in una grotta.
Pipistrello sgualcito dai suoi sonar
rimanevi a guardare con le orecchie
i discorsi delle scarpe nervose.

(da La pazienza dell’inverno, Puntoacapo 2013)

*
Lidia Sella

La nuova diaspora

La lingua materna plasma le tue prime sinapsi.
Lì si formano concetti nuovi
nascono fiori
dalla parola.
Tu sogni ami inventi combatti vivi
in italiano.
Pensieri sfilacciati intuizioni opache, se indossi un idioma posticcio.
Sei straniero a te stesso, nella gabbia dell’inglese.
Sgretola l’identità etnica il potere mondialista.
Ti strappa le radici a partire dalla mente
castra la dialettica
stempera l’acume dell’argomentare
dissecca le metafore
mina l’essenza stessa della coscienza.
Più sciocco e confuso – dunque alfine innocuo – il tuo cervello,
se già dentro di te inizia l’esilio.
Senza quel suono dolce, e sacro, nessuna Itaca dove tornare, un giorno.

*

Adam Vaccaro

Piero-Mohamed

Affamato con ossa di marmo e piombo
sotto questo ponte pieno di niente solo
cani scalzi e topi ho trovato un ultimo
riparo

La sera ai caramba che vengono a dirmi qua
non va bene, domando, dove?, e se ne vanno
sapendo la fabbrica chiusa – crua madre suo cria*
randagio

E oh stasera c’è il poeta che sa il mio nome e
dice, Piero, ho scritto versi di denuncia e forse
domani non chiederai più, dove?, a qualcuno
disperato

Ma oggi con occhi pesti ho visto altri due occhi
più scuri al mio fianco, chi sei?, grido con pugni
alzati, sono Mohamed!, ridendo dice, da un mese
sbracato

Di Libia correndo come un ladro senza sapere
dove, vai a Milano, dicevano, e vedrai che bello!,
ma l’Italia è un budello come questo ponte o è
bordello?

Ora anche Piero ride-piange e non sa più
che dire, quando Mohamed chiede, chi sei
anche tu straniero? Sì, dice, straniero di Rho!
fratello

*termini da radici dialettali del Norditalia: “cruda madre di ultimo di una nidiata (cria)”

Giugno 2018

*

Fabrizio Bregoli

IN PRESSOFUSIONE

Sgarbato sodalizio che procombi

sul vetrocemento col tuo ovvio sole

che sghembo vellica di vetro in vetro,

lusinghi al paso doble degli acquisti,

il taglio esatto che ci circoscriva

sull’identico concavo di cielo.

Sobilla l’etichetta a quell’ardore

che occhieggia divertito alle vetrine.

 

Magliette delavate color sabbia

costumi che aderiscono decisi

colletto alla cubana, sahariana

il cappellino catcher in the rye

il grigio un po’ sfumato dernier cri

nelle sue variazioni impercettibili.

Intatto campionario di doveri

d’assolvere con tutti gli imperdibili.

 

Primavera estate da collezione

che irreggimenta al corretto stile

d’uomo all’incanto, in pressofusione

calco conforme sempre nelle file.

Tocca aderire, preferire ancora

al taglia e cuci buono della nonna

ai suoi maglioni fatti su misura

un più modesto e lesto copia incolla.

Da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

*

Claudia Azzola

TROPPO LUNGO IL RACCONTO

Mise alla prova il cuore vacillante

vergò parole l’angelo tuo signore,

e aggiunge, misteriosamente:

troppo lungo il racconto, dillo

a parabola, non forzare

gli spiriti, quello che solo tu sai.

Parole che hanno sofferto hanno

spezzato il tronco e il tallo in vita,

ferita la corteccia d’oro, dire

poco di parole è necessario,

una scheggia, poche ossessive lune

in mondo buio,

un mondo prosaico

e albeggia

*

Paolo Quarta

Scena estratta dal monologo teatrale

“Chiedimi chi ero”

Parla Oreste Fornari, capo scorta di Aldo Moro

 

È meglio non pensarci. Non soffermarsi a dare l’esatta misura

del pericolo che ti attende ad ogni angolo. Li vedi arrivare.

Anzi, li senti ancor prima di vederli.

È il tuo istinto animale che prende il sopravvento. Hai la testa

che ti scoppia, il sangue che pulsa violento nelle vene, mentre

gli automatismi che tante volte hai provato, che hai ripercorso

con la mente ogni giorno, ogni attimo, si inceppano. Come le armi.

E poi li vedi i due ragazzini che neanche conosci ma che ti

urlano per strada tutto il loro odio: “Oreste Fornari! Servo dello Stato!”

Solo perché sei un carabiniere e fai la scorta a un politico…

E poi il calore sulla pelle; un bruciore che dura un attimo

e che ti lacera la carne con una tale violenza che ti chiedi

se veramente stia accadendo a te. Di morire.

La morte in qualche modo sei preparato ad accoglierla, non la temi.

E non parlo di preparazione militare ma umana.

Ma c’è qualcosa che fa ancor più paura della morte: ed è l’odio!

Ah, a quello no, per quello non sei pronto, mai.

L’odio di quei due ragazzini. Quell’odio che ti esplode in faccia,

ti sfigura ma che ti lascia vivere. Puoi ancora respirare.

La morte è più onesta. Ti toglie da questo mondo, e poi più nulla.

L’odio no. Ti tiene in vita, si nutre di te, ha bisogno di te.

L’odio è così umano, stupendamente umano, intensamente umano.

Per questo quando l’odio arriva ad ucciderti ha perso.

Ha perso per sempre.

*

Gabriella Galzio

Sfioriamo ondeggianti per le strade

nuovi soggetti antropologici – smombies

al guinzaglio di protesi, sonnambuli

smartphone e zombies, eterodiretti, ipnotizzati

da introiezione saturante di qualunque clic

videogiochi, musica, info, like,

chat, foto, patatine, fake…

un flusso inarrestabile invasivo

di qualunque residuo evocativo

luogo interiore, poesia, come può nascere?

-si chiede il primitivo – la sorgente?

come può sgorgare acqua da una fonte

interamente ostruita da detriti?

(Smombies di Gabriella Galzio)

*

Rinaldo Caddeo

LA NOTTE DELLE MARIONETTE

Nel retropalco, dove le marionette vengono riposte dopo gli spettacoli, appese in un grande armadio, le marionette parlano a modo loro tra di loro, commentano, le notti, il fatto dei giorni.

Dice Disperazione: “gli esseri umani dicono di essere più umani ora ma portano addosso le stesse maschere di prima le stesse bocche fameliche feroci”, “ma no! Hanno gettato la maschera! Dicono che sono trasparenti: uomini dentro e uomini fuori! Un nuovo essere di essere umani!” risponde Speranza. “A me mi sa che son più vecci dei veci, ostia, è un’arte antica di loro: vogliono esser serviti senza pagar” dice Pantalone ”e non si riescon nemmeno ad accordar”. “Ma cosa dici, ma non è vero – Balansone risponde – adesso dicono che sono concordati! C’è il Contralto! Così non c’è Speranza, c’è sol Disperazione!”, “Ma che Disperazion, ma che Speranza! – fa sor Pampurio – così c’è solo il Luna Pank: la Terra di Godi, il Campo di Miracoli, il Gatto e la Volpe”. “Ma che Godi e Lodi! – risponde l’Arciscontento – io son contento: almeno cacceranno i topi di campagna, le forbici che fanno a pezzi marionette!”, “forbici di campagna topi di marionette – c’è Capitan Fracassa che urla e spacca – fine della cuccagna! Fora de ball!”, “il bello è brutto, il brutto è bello!” canta Coviello al mandolino, “ma che cu-cu, ma che cuccà-cuccà e cuccagna: è pie-pie-pieno di bu bu-buche” inciampa Tartaglia. E Brighella? “Le buche si allargano diventano voragini”, “dicono che gli autobus prendono fuoco!” fa Colombina e Pulcinella: “bruciano, esplodono in mezzo alla strada!”, e Arlecchino: “Gli alberi cadono, i rami si staccano dai tronchi, infilzano i colli, penetrano tra parti dure e parti molli!”, e Scaramuccia, Zani, Flaminia, Truffaldino e Peppe Nappa: “la spazzatura è dappertutto dicono anche ai piani alti”, “la muffa avanza dai sottoscala”, “in mare ci sono più pezzi di plastica che pesci”, “in cielo più aerei che uccelli”, “e a terra non c’è più posto per camminare”.

Le marionette parlano tutte insieme: “saltano di qua e di là come matti tirati da fili”, “i ratti mangiano i gatti”, “e i gatti i cani”, “non c’è più religione”, “dicono dicono dicono: una cosa è dire, un’altra è fare”, “i giochi a terra sparsi”, “ce ne sono troppi”, “non ci sono più i giochi di una volta”, “non vogliono nemmeno le Olimpiadi”, “hanno cambiato idea: adesso le vogliono”, “vogliono tornare ai giochi vecchi?”, “ma che gio-giochi e gioghi, vo-vo-vogliono mettere tutto a fuò a fuò”

Finché non interviene Carnevale che le mette tutte in riga: “BASTA! SILENZIO! Venite! Accadono cose inaudite: audite! Sono arrivati i Salvatori. Gli Eletti finalmente sono stati eletti. Hanno cacciato dal tempio gli impostori. La linea del bagnoasciuga è salva. Non sbarcano più invasori. Un’Era d’oro ora arriva, un’Epoca Nuova s’instaura anche per noi marionette”, “e come?”, “Non più ingiustizia. Non più umani sacrifici o sacrifici di marionette. Non più lavoro la domenica, il sabato, il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì. Non più lavoro. Ci taglieranno i fili”, “e come faremo a stare in piedi?”, “Staremo sempre sdraiate o sedute o portate dal vento o accarezzate dalle mani di chi ci vuol bene e non prese sempre per il didietro. Non dolore, non fatica, i profittatori con le vecchie istruzioni se ne vanno con la coda tra le gambe. Incollano le mani bene alle braccia, riparano tante così le ferite, sono loro non sentite?”, “Ohi ohi che allegra allegria!”, “Non saran gli eterni Gatti Pardi pardòn! Gatti Pardoni?”, “Ma no ma no ma no. Allo stato le marionette non devono più dare. Lo Stato è stato. Il debito è rottamato”, “ma che vuol dire?”, “Vuol dire che è lo stato che deve pagarci: le tasse saranno appiattite, le differenze e le fabbriche delle storie saranno abolite, tutto per tutti e niente per nessuno, dando ai ricchi i poveri si sentiranno ricchi e togliendo a tutti tutto tranne qualcuno, i poveri non si sentiranno più tristi con quel poco che hanno e pagheranno di più il biglietto. Se fischiano o lanciano uova marce li chiuderanno coi clandestini nei nuovi centri di marcerazione”, “ricrescita felice”, “famiglia snaturale”, “in mezzo ai prati e ai boschi, andremo in carrozzella, can-terem la mon-tanara oèèè, si sente la montanara”, “pensioni di ogni tipo: di giovanezza, di maturità e di vecchiaia, anche per le marionette”, “e Mangiafuoco? E Pinocchio?”, “ma cosa c’entra?”, “abbasso Mangiafuoco, viva Pinocchio!”, “I Mangiafuochi? I Pinocchi? FORA DE BALL”.

*

Beppe Mariano

L’àugure

L’àugure che interpretò il volo degli uccelli
uccello pigolante è diventato, per di più senz’ali.
Pilucca la giornata al tepore del suo cane
in un anfratto vicino a una banca.

Astrologa, inascoltato, delle
disgrazie prossime della finanza.

(da “Attraversamenti”, Interlinea 2018)

*

Maria C. Baroni

STATI VEGETATIVI PERMANENTI

Duemila corpi

essiccati

ingialliti

trafitti da tubi artificiali

morti

abbandonati

inerti

negli ospedali.

Per giochi di potere

usati.

*

Laura Cantelmo                              

 

A che punto è la notte?

Ragazzo, dimmi, a che punto è la notte?

  1. W. Shakespeare, Macbeth, II, i

Il vibrare del tempo che ci assale.

Muoversi astrale disordinato e monco

tra salegioco, banche e giochi virtuali

della Borsa, il dito medio alzato

sulla piazza degli affari,  nella città dolente

luminescenze della finanza e compravendita

dell’aria, del cielo e l’altre stelle.

Ieri hanno freddato uno schiavo nero, brachicefalo

e camuso – cercava un tetto. Suvvia, che importa,

la razza bianca, un tempo illuminata, va tutelata.

A capo chino gli assatanati si adeguano al vento

untuoso di contratti senza bollo, pensano in bianco,

pregano inconsapevoli un Messia di pelle scura

brindando al nuovo anno con tarallucci e vino.

Un canto cristallino di sirene ricama, inganna

sull’ai pad il vibrare monotono del giorno.

Nella città terrena l’occhio di sasso

della Gorgone annienta esseri privi di scintilla.

Aspettando Perseo, ragazzo, dimmi,

a che punto è la notte?

*

 

 

 

 

2 comments

  1. Paolo Valesio ha detto:

    Caro Adam,
    rinnovo i miei complimenti per il pomeriggio di letture dell’undici giugno. Mi ha fatto piacere ritrovare i testi di molte delle persone che hanno letto in quell’occasione.
    Mi sembra che la testimonianza di quel giorno resterà come qualcosa di significativo.

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