Serata Chelsea Edititions – Roma

Pubblicato il 18 febbraio 2015 su Resoconti da Adam Vaccaro

Il 12 Febbraio scorso a Roma, presso la Casa delle Letterature, Milanocosa ha presentato “AttraversaMenti”, un incontro con gli autori di Chelsea Editions: Franco Buffoni, Annamaria Ferramosca, Valerio Magrelli, Adam Vaccaro, Antonella Zagaroli.
All’incontro, curato da Adam Vaccaro, hanno dato contributi critici Cecilia Bello Minciacchi, Giorgio Patrizi e Manuel Cohen che ha sopperito all’assenza per indisposizione di Donato Di Stasi. Altra assenza forzata per ragioni di salute, quella di Giuseppe Panella.
L’evento ha avuto un ottimo successo di pubblico, che ha seguito e accolto con molto interesse testi e interventi dei poeti e dei critici. E tra questi ultimi, alcune note di Sean Mark dedicate specificamente al lavoro di traduzione di poesia.
Seguono saluti iniziali, note critiche e alcune foto della serata

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Introduzione

Doverosi ringraziamenti vanno, in primo luogo All’Amm.ne comunale e alla Direzione della Casa delle Letterature per la collaborazione e l’ospitalità; poi naturalmente al pubblico presente e a tutti gli Autori e Critici intervenuti, tanto più se venuti da fuori Roma.

Ma ovviamente la maggiore gratitudine va all’Amico assente-presente Alfredo de Palchi, generoso fratello, motore e artefice della realtà importante di Chelsea Editions, così poco evidenziata negli annali decadenti e poveri che stiamo attraversando.

E proprio col termine AttraversaMenti – nome di una serie di iniziative di Milanocosa – che nel 2008, insieme alla rivista La Mosca di Milano, volli dare il mio contributo di attenzione a una mancanza che riguardava Alfredo de Palchi, sia come Editore sia come Poeta. Vuoti e distrazioni di un tempo che celebra la velocità come valore assoluto e che peraltro non toccano solo de Palchi.

Ecco, con Chelsea Ed. de Palchi ha costruito un ponte prezioso non solo tra la poesia contemporanea italiana ed europea, e l’America, ma anche, per chi vuole leggere, tra le varie forme, linee espressive e di ricerca italiane. Basta scorrere il catalogo.

Un catalogo di autori anche molto diversi tra loro, come verificherete con il piccolo gruppo che ho raccolto e voluto proporvi con l’incontro di oggi.

Questo per me ha il senso di una concezione di poesia che condivido, di tensione alla totalità, di intreccio e misura con tutto il male e il bene della vita, ponendosi su un crinale di fenomenologia antropologica, alto e altro rispetto sia alla pretesa di affidare alla poesia il compito di salvare la vita, sia alla rivendicazione un po’ parnassiana o aristocratica della sua irriducibile separatezza e inutilità.

Concezione nata dal bisogno di coniugare complessità e transitività, sulla soglia di una stanza aperta, intesa come campo di ricerca e di azione, che incorpori tensioni di soglia tra Sé e l’Altro – come linguaggi, soggetti e realtà diverse –, volte ad arricchire la sua presenza e il suo senso umano. Tanto più importanti in questa realtà che, dopo le cavalcate ubriache trionfanti e sanguinarie del moderno degli ultimi secoli, sembra pervenuta a una liquidità di pantano barbaro maleodorante e privo di uscite.

Con la sua poesia Alfredo de Palchi fornisce materia e sostanza di questa concezione e ponte. Che ha radici e fondamenta in un big-bang lontano, nato dalla necessità di opporsi all’esistente, rompere paratie di separatezze e inciviltà, per incontrare l’Altro, unire corpi e anime, alimentando con l’eros la misura a corpo intero con la totalità della realtà – cercando quella che io chiamo adiacenza vs alienazione. A partire da magia, sacralità e complessità del corpo, dei corpi che si incontrano, confliggono, si amano e, spesso, sanno dare espressioni e testimonianze del meglio di sé nelle peggiori condizioni, quanto più l’inciviltà del contesto nega l’appello dantesco “fatti non foste a viver come bruti”.

Sono queste le sollecitazioni e le consonanze che ho trovato in de Palchi – parallele a quelle messe in atto con Milanocosa e con le mie ricerche teorico-critiche dell’Adiacenza – che mi hanno spinto a realizzare questo incontro. Per cui vi sono grato insieme ad Alfredo, di cui vi trasmetto il fraterno saluto.

Adam Vaccaro

NOTE CRITICHE
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Donato Di Stasi
Adam Vaccaro lavora in prossimità dell’osso, non lo eccita l’intellettualismo, il barocchismo, la ridondanza, insomma la pirotecnica.
Non si accontenta di una POESIA DEFINITIVA, classica, che si impianta immobile paga di sé, corre dialetticamente tra la condizione storica e naturale in cui siamo violentemente gettati e la muraglia nichilistica che ci respinge e ci disfa in questo rifiuto.
in questa dialettica ogni verso è gravido di tutto ciò che non è immediatamente detto, di un ENUNCIATO LATENTE che moltiplica il senso, offrendosi con le sue PIUME vocaliche e consonantiche all’ARTIGLIO dell’interpretazione.
all’interno di SEEDS non vi è il solito pullulare di ASTRAZIONI, secondo i parametri del virtuale e del possibile, vi sono parole pronunciate dentro SPAZI DI RARITA’, dove tutto è reale e preme per manifestarsi, per essere compreso.
il RETICOLO INTERDISCORSIVO (direbbe Michel Foucault) rivela che è sufficiente dire poche cose, ma soprattutto NEGARE IL NEGATIVO e concentrarsi sulla pluralità e sulle articolazioni complesse della realtà, alla ricerca di SINGOLI E CONCRETI PUNTI DI SENSO.
Adam Vaccaro esclude il periplo ombelicale dell’individuo e si concentra sul FUORI, sull’ESTERNO, sul QUALCOS’ALTRO che non rimanda solo all’estraneità e alla paura della diversità, ma che può assumere i caratteri della SIMILARITA’ e dell’IDENTITA’, o con un’espressione cara all’intero percorso poetologico di Adam Vaccaro, l’ADIACENZA.
Quale effetto hanno il MITO, storicamente inteso, e la MEMORIA, personale e collettiva, relativa alla propria infanzia e alla civiltà contadina intesa generaliter?
Ha ragione Saba la grande poesia nasce quando il bambino (storico/biologico), l’ingenuo, e l’adulto, il sentimentale/riflessivo, coesistono. Ma qui, e va sottolineato, NOSTALGIA, non vuol dire in modo pedissequo che il passato è migliore del presente: l’Arcadia per chi conosce la luttuosità e la tragicità del mondo contadino, è quanto di più lontano da una stagione plurisecolare di fatalismo, di abbrutimento, di fatica disperata.
Eppure la civiltà contadina può essere presa a parametro di realtà, di confronto con la virtualità odierna che attraverso gli schermi (Baudrillard) uccide la materialità, l’energia contenuta dentro le cose.
ADAM VACCARO ANTICIPA IL TEMA DEL FUTURO LEGANDOSI CON CORDE SOLIDE AL PASSATO.
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Alcune foto dell’incontro:

Sean_Mark, Adam Vaccaro, Antonella Zagaroli, Franco Buffoni, Manuel Cohen, Cecilia Bello Minciacchi, Valerio Magrelli, Annamaria Ferramosca e Giorgio Patrizi.

Adam Vaccaro

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Annamaria Ferramosca, Manuel Cohen e Adam Vaccaro

Valerio Magrelli e Giorgio Patrizi

Adam Vaccaro

Sean Mark

Antonella Zagaroli

Sean Mark

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