Temi e Riflessioni

Il punto su democrazia e partiti

Pubblicato il 21 gennaio 2017 su Saggi Società

“Da che pulpito”diMarco Travaglio sul Fatto quotidiano del 19 gennaio 2017

(e da Pagine On Line del 20 gennaio 2017)

Ora che il Tribunale di Roma ha dichiarato eleggibile Virginia Raggi, respingendo il ricorso pidino che voleva sloggiarla dal Campidoglio per il contratto firmato con i garanti Grillo e Casaleggio, i 5Stelle e i partiti dovrebbero evitare di cadere in due errori opposti e speculari: i 5Stelle quello di ritenere che il discorso sulla loro democrazia interna sia chiuso e che non occorra alcuna regolamentazione per le forze politiche; i partiti quello di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, cioè di approvare una norma che metta fuorilegge il M5S se non si trasforma in partito. L’articolo 49 della Costituzione stabilisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Concorrere, non gestire in esclusiva. Dunque c’è vita (politica) oltre i partiti: per esempio nei movimenti. Ora, da 68 anni l’art. 49 attende di essere attuato con una legge ordinaria sulla responsabilità giuridica delle varie formazioni politiche. Che oggi sono equiparate ai circoli privati e alle bocciofile, mentre dovrebbero riconoscersi in un pacchetto minimo di diritti e doveri.

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Barbara Spinelli su Oligarchie e Populismi

Pubblicato il 13 dicembre 2016 su Temi e Riflessioni

Da Pagine On Line del 13 dicembre 2016

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L’europarlamentare Barbara Spinelli: si chiama populista chi rifiuta le oligarchieintervista di Silvia Truzzi, ripresa da Giustizia e Libertà di mercoledi 22 giugno 2016

La parola è populismo. “Queste elezioni rappresentano una svolta che mette in dubbio molte granitiche certezze nella classe politica tradizionale. In particolare confutano slogan che sembravano punti di forza e invece si sono rivelati fragilissimi”, spiega Barbara Spinelli, giornalista, scrittrice ed europarlamentare, Indipendente del gruppo GuE-Ngl (Sinistra unitaria europea). “La prima accusa che in genere viene rivolta al Movimento 5 Stelle è quella di populismo. Ma le urne di domenica ci dicono che il populismo di cui si parla con tanto disprezzo non è in fondo altro che il desiderio, profondo, di restaurare in pieno la sovranità popolare”.

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Ha vinto la Costituzione!

Pubblicato il 5 dicembre 2016 su Temi e Riflessioni
Ha vinto la Costituzione!
Ora niente inciuci: elezioni subito con un governo
Rodotà/Zagrebelsky di coerenza costituzionale


Con la controriforma di Renzi l’establishment voleva rottamare la Costituzione e sostituirla con una a misura di oligarchie. Ora che è stato sconfitto, è in febbrile attività per impedire che la vittoria del No abbia il suo coerente sbocco politico. Con questo appello MicroMega chiede elezioni al più presto con un governo che rompa una continuità che i cittadini hanno rifiutato e condannato: un governo Rodotà/ZagrebelskyFIRMA ANCHE TU


di Paolo Flores d’Arcais

Ha vinto la Costituzione. La Costituzione di Calamandrei, De Gasperi, Terracini. È stato sconfitto Renzi che voleva rottamarla e sostituire una Costituzione “giustizia e libertà” con una Costituzione a misura di oligarchie.

Ha vinto la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, è stato sconfitto l’establishment, quel groviglio e impasto affaristico politico (con non poche interfacce mafiose) che la Costituzione repubblicana ha sempre detestato e tentato in ogni modo (quasi sempre con successo), con tutti i governi del dopoguerra, di paralizzare, ibernare, costringere nella camicia di forza di una “Costituzione materiale” di segno opposto.

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Referendum e oltre

Pubblicato il 2 dicembre 2016 su Temi e Riflessioni
newsletter | 2 dicembre 2016  | micromega.net

REFERENDUM

Flores d’Arcais su Le Monde:
‘Perché NO alle bugie di Renzi’

di Paolo Flores d’Arcais
La controriforma costituzionale di Matteo Renzi non semplifica il funzionamento delle istituzioni e non riduce i costi della politica. Al contrario, grazie allo strapotere dell’esecutivo e all’abrogazione di fatto di ogni potere di controllo, rafforzerà l’establishment affaristico-politico-corruttivo del paese.


Il triste “Sì” di Romano Prodi
di Tomaso Montanari
Votare Sì è insieme conservatore, perché punta su una riduzione della democrazia per conservare la diseguaglianza, e avventurista, perché scommette su un abito cucito su misura per un giocatore solo, non contemplando ipotesi subordinate.

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Le ragioni del No dei giuslavoristi

Pubblicato il 30 novembre 2016 su Temi e Riflessioni

Da Pagine On Line del 29 e 30 novembre 2016

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Al voto.Docenti universitari e avvocati del lavoro spiegano le ragioni del No al referendum sulla riforma costituzionale

I giuslavoristi votano No

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Brexit, sotto l’imperio del liberismo

Pubblicato il 27 giugno 2016 su Temi e Riflessioni

Fondamentalismo liberista, oligarchie tecnofinanziarie e coloro che ne sono portavoce – nei governi o nei media – sono docenti (in malafede) di semplificazioni: non offrono che alternative dogmatiche tra baratri e prospettive chiuse nelle loro camicie di forza, che consistono nella libertà di poter prevalere senza freni da parte dei più forti contro i più deboli (Nazioni o classi sociali), con crescenti diseguaglianze e arretramenti storici del grado di civiltà. In tali condizioni, crescono liberamente le ricchezze dei più ricchi, il livello di barbarie e le guerre tra poveri.

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Biennale Poesia di Alessandria-XVIII Edizione-2016

Pubblicato il 3 giugno 2016 su Eventi Suggeriti

Il programma completo nella locandina

Studio sulle prospettive dell’Italia

Pubblicato il 27 aprile 2016 su Temi e Riflessioni

Naturalmente renziani e c. diranno, i soliti catastrofisti,  e proseguiranno nella loro opera – sulla scia di ladri di futuro e padri emeriti, che questo studio richiama.

A.V.

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Studio Choc sulle prospettive dell’Italia

Uno studio choc da Londra rivela che tra massimo 10 anni l’Italia sara’ una nazione finita.

“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale.

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La deforma Renzi

Pubblicato il 26 aprile 2016 su Temi e Riflessioni

L’ultimo 25 Aprile? La deforma Renzi e il tradimento della Resistenza

diDomenico Gallo (24 aprile 2015)

Da MicroMega del 25 Aprile 2016

Anche quest’anno verrà il 25 aprile e come tutti gli anni celebreremo la festa della liberazione. Però questo sarà l’ultimo anno che potremo festeggiare perché stiamo per perdere il lascito più prezioso della Resistenza: la Costituzione. Con la riforma approvata dal Parlamento il 12 aprile e con la nuova legge elettorale, i tratti salienti dell’ordinamento di democrazia costituzionale, che ci hanno lasciato in dote i padri costituenti, saranno spazzati via e sostituiti dalla nuova Costituzione di Renzi/Boschi/Verdini, partorita da una minoranza arrogante con lo scopo di dare all’esecutivo un potere straordinario, senza troppo preoccuparsi di equilibrarlo con poteri di garanzia e di controllo.
Quelli che hanno esultato per questa riforma ci hanno detto che aspettavano questo momento da 70 anni. Evidentemente per loro era sbagliata la lezione della Resistenza.

Il 25 aprile è la festa della liberazione, cioè della riconquistata libertà del popolo italiano. Perché quella libertà, così faticosamente conquistata, non andasse perduta, è stata insediata nel sangue e nella carne di una comunità di uomini liberi, che si è riconosciuta in un orizzonte comune nel quale sono istituiti il pluralismo, l’eguaglianza, la giustizia sociale, la pace, il rispetto della dignità umana.

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La democrazia senza morale

Pubblicato il 12 aprile 2016 su Temi e Riflessioni

La democrazia senza morale

di Stefano Rodotà su Repubblica di venerdi 8 aprile 2016

e su Pagine Online

Nel marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su questo giornale un articolo intitolato “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”. Per cercar di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde.

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