Temi e Riflessioni

Finalmente disgregati

Pubblicato il 1 dicembre 2021 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Il dono di un po’ di ironia e tensione critica sotto una cappa che moltiplica paure. 

Vedi anche su:

https://auralcrave.com/2021/11/29/finalmente-di-nuovo-disuniti/?fbclid=IwAR1dQ1QgSkLyYAgWCMgxEXWp6wSZJ8fnIMPCPX8L6qLwX22OuQ5DFkpGSJk

A.V.

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Buona Pasqua di Rinascita

Pubblicato il 2 aprile 2021 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Auguri Milanocosa

e nonostante le restrizioni

Buona Pasqua
di Rinascita

La Redazione di Anticipazioni di Milanocosa

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Associazione Culturale Milanocosa

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Adam Vaccaro
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T. 02 93889474 – 347 7104584

Lucia Mangili – L’Acqua e L’Altro

Pubblicato il 22 marzo 2021 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Lucia Mangili
Sul mare c’è un ponte di carne viva che ho rotto, Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., 2020

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Adam Vaccaro

Poesia e/è memoria. È il nucleo e il cardine su cui ruotano le quinte affettive di questa raccolta di poesie di Lucia Mangili. Che è arricchita da opere pittoriche della stessa Autrice, e che riafferma il valore della relazione, quale bisogno di lasciti e scie memoriali di una libertà che non sia belato su alberi di solipsismo, coltivato da una “arida distesa di filosofi moderni” (p. 21): poesia “Sensi”, parola polisemica e tipico gatto di Schroedinger, famosa ipotesi quantistica di bilocazione. Nella mia ricerca dell’Adiacenza, ho traslato e applicato tale possibilità all’analisi di un testo, focalizzando microtesti quali ponti e nodi bi o trilocati in più livelli, speculativi e sensitivi, della nostra mente. Ovviamente, se questa è concepita come funzione di quello che Rita Levi Montalcini chiama cervello bagnato, cioè non delimitato dalla sola scatola cranica.
Ecco, trovo innervato nel percorso di questo libro la tensione (per me fondamento di poesia) alla totalità molteplice della vita, che nel singolo è unità indivisa di corpo e anima, con implicito pensiero critico delle doppietà teologico-filosofiche dei platonismus perennis. La ricerca poetica, se va oltre i recinti dell’Io, si apre a pendici e sprofondi del Sé, alle visioni utopiche del Superìo e ai mai raggiunti domini dell’Es. Senza di che rimaniamo sterili monadi, incapaci di perdersi e ritrovarsi nelle relazioni che alimentano il processo interminabile di autopoiesi (Maturana e Varela) della nostra identità.
Tutto nasce dalla relazione, che si fa musica, immagine e parola, pensiero, cosa e mondo. E se la poesia si fa forma e voce di tale processo complesso, tenderà ad andare oltre i limiti segnati dall’Io, incarnando tensioni alimentate e alimentanti sensi dell’eros e del sacro. Due nomi e cose che nei mistici trovano particolari e inestricabili esaltazioni, e che (ir)rompono oltre gli argini del sacer, in cui diventiamo attori e spettatori del caleidoscopio dei fragili splendori della vita, che incanta e impaura, ci appartiene e ci sfugge.
L’acqua è l’immagine simbolo dello stato amniotico che rimane impresso per sempre nelle nostre cellule, fonte metamorfica della nostra carne, che muore se non si intreccia e mischia “fino al midollo” in platoniani attimi di infinito con l’Altro. Quegli attimi in cui celebriamo la stazione di una petit mort, senza la quale non sapremo mai la magia della rinascita d’amore. Per cui “se tu ti incrini/ anche io rotolo e affondo” (p. 9). Ma è il rischio ineliminabile del gioco della vita, che denuncia ogni strumentalizzazione ideologica di promesse di sicurità assolute – in contesti pandemici o meno.
È la pedagogia senza cattedre della poesia adiacente alla fenomenologia della vita: rompere limiti è rompersi, ed è porsi nella cesura tra sacro e profano, tra morte e vita, nel paradosso della morte partoriente (Gabriella Galzio), con sguardo e canto che pare di una hybris idiota che declama “la morte non esiste/ assiste” (nel mio Strappi e frazioni, 1997). È un oltre sensi consueti, che questo libro riafferma altrimenti: “Oltre (da) te – Dopo di te perduti” (p. 60), occorre saper ritrovare “La carne nelle ceneri/ di qualunque Altro” (p. 61).
21 marzo 2021

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SALOTTO CARACCI CON ADAM VACCARO

Pubblicato il 2 marzo 2021 su Eventi Suggeriti da Maurizio Baldini

SALOTTO CARACCI CON ADAM VACCARO

Con un pensiero speciale ai cari Annamaria De Pietro e Marcello Montedoro!

E anticipo il link Zoom ai tanti amici… si parlerà anche di voi!

Adam

ROBERTO CARACCI ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Argomento: SALOTTO CARACCI CON ADAM VACCARO
Ora: 4 mar 2021 06:00 PM Roma

Entra nella riunione in Zoom 

ID riunione: 940 7018 6026
Passcode: RsRC1A

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Claudio Zanini – Carrozza n°7

Pubblicato il 24 febbraio 2021 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Un treno verso il nulla

Carrozza n°7, Claudio Zanini, Edizioni Bietti, Milano 2017

 Adam Vaccaro

(Vedi anche a: Vaccaro (“Odissea” lunedì 1° marzo 28 2021) 

https://libertariam.blogspot.com/2021/03/un-treno-verso-il-nulla-di-adam-vaccaro.html)

Cercare di uscire beneficamente dal fiume prevalente di narratività perimetrate da vicende solo personali, per ritrovare esperienze emozionali e conoscitive, entro scenari collettivi e storici. Sono orizzonti che implicano misure con la complessità del contesto storicosociale, con visione e pensiero critico, capaci di dare corpo a realtà e immaginazione, come ad esempio nella realtà parallela de L’Uomo senza qualità di Musil.

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Alberto Bertoni: i momenti epifanici della poesia

Pubblicato il 18 febbraio 2021 su Resoconti Esperienze da Adam Vaccaro

Alberto Bertoni

La nascita del mio bisogno di poesia

Il mio bisogno di poesia è nato nel 1967, quando avevo dodici anni, da due impulsi: il primo provocato dall’ottima antologia adottata nella mia classe delle scuole medie inferiori, che era Leggere, edita da Zanichelli, dove venivano riportate poesie di tre poeti ancora vivi, Montale, Ungaretti e Quasimodo. Mi piacque e mi colpì molto l’idea che ci fossero poeti ancora viventi di cui si potessero studiare i testi a scuola. Poiché mia madre era maestra elementare e i miei genitori mi avevano inculcato fin da piccolissimo l’idea che il mio dovere/mestiere era quello scolastico, alla scuola avevo attribuito una funzione piuttosto sacrale, che qualche volta – per colpa prima della matematica e poi, al Ginnasio, del greco – mi procurava incubi, ansie da prestazione e malesseri psicosomatici sparsi.
Tornando alla poesia, di Quasimodo non ricordo granché, non l’ho mai amato tanto, a parte la faccenda dello stare soli sul cuor della terra, feriti da un raggio di sole, prima della subitanea sera. Di Giuseppe Ungaretti ho subito ricordato molto bene, invece, con una punta d’ironia ancora inconsapevole, il
M’illumino
d’immenso
di Mattina, ma ancora più vividamente mi ricordo l’amore, il trasporto immediati per Meriggiare pallido e assorto di Montale. Io prestavo già un’attenzione quasi maniacale al linguaggio (sulle questioni soprattutto dei sinonimi e dei significati multipli di una stessa parola interpellavo continuamente mia madre, fin quando – un bel giorno – lei non ha più saputo rispondermi) e di quella poesia mi sconvolse l’uso ripetuto dei verbi all’infinito. Allora soffrivo di noie frequenti, improvvise e devastanti, soprattutto quando i miei genitori e i miei nonni per i mesi interminabili di luglio e di agosto mi trascinavano a Marina di Carrara, a far vita di spiaggia: siccome sono stato sempre insonne (e dunque non ho mai consumato pennichelle o siestas), il “meriggiare” l’ho vissuto sulla mia pelle e, benché a dodici anni non fossi ancora affetto dal male di vivere, questo meriggiare pallido e assorto mi coinvolse moltissimo, tanto da essere anche oggi – quasi mezzo secolo dopo – una delle mie poesie preferite. Evidentemente lo era anche di Montale, visto che su quella poesia ha accreditato la probabile bugia di averla composta addirittura nel ’16, senza che mai sia stato ritrovato l’autografo: e ciò può significare soltanto che l’autore stesso attribuisse a Meriggiare una funzione particolare, accreditandola ai suoi vent’anni. Montale, poi, ha agito tanto in profondità, dentro di me che – quando nel ’69 superai l’esame di Terza media con il massimo dei voti, Ottimo – chiesi ai miei genitori due regali: l’edizione completa degli Ossi di seppia, allora disponibile in quelle bellissime edizioni dello “Specchio” Mondadori che sembravano avvolte in una carta da pacchi; e la “prima volta” all’Ippodromo Arcoveggio di Bologna. In quel caso si sacrificò mio padre che, da dipendente ferrarista e da pioniere pallavolistico del tutto alieno all’ambiente ippico, mi accompagnò una torrida domenica di giugno a tifare per le imprese trottistiche di un prode Ettorone, magistralmente pilotato da un guidatore che si chiamava Luciano Bechicchi, curiosamente nato lo stesso giorno, mese, anno di mia madre, il 22 novembre 1928…

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Auguri Milanocosa 2021

Pubblicato il 9 dicembre 2020 su Eventi Milanocosa da Maurizio Baldini
Auguri Milanocosa 2021

Copertina del DVD dedicato ai nostri 20 anni – a cura di Adam Vaccaro e

Giacomo Guidetti – con testi e contributi di:
 
Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo,

Laura Cantelmo, Roberto Caracci, Alfredo De Palchi, Annamaria De Pietro,

Barbara Gabotto, Angelo Gaccione,Gabriella Galzio, Gabriella Girelli,

Tomaso Kemeny, Giuseppe Leccardi,Giancarlo Majorino, Marcello Montedoro,

Guido Oldani, Paolo Quarta, Maria Pia Quintavalla,

Filippo Ravizza, Fausta Squatriti, Adam Vaccaro, Walt Whitman. 

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La potenza della scrittura e il potere – Massimo Pamio

Pubblicato il 8 ottobre 2020 su Saggi Società da Adam Vaccaro

Una serrata analisi della visione del fare letterario che vuole misurarsi con quel terrible object, quale è il potere. Può esistere e resistere tale ipotesi e azione, nello  scenario odierno dello straopotere acquisito dal capitale finanziario globale? Il quale, tra concentrazioni di capitali, strumenti tecnonoligici e ideologia del pensiero unico neoliberista, ha asservito senza troppi ostacoli anche le forze di opposizione critica e sociale della sinistra del secolo scorso. il saggio che segue di un poeta e critico come Massimo Pamio, cerca almeno di porre il problema alla riflessione dei pochi  sensibili a tali domande, o al sogno di possibilità oggi non contemplate.

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Testi e contributi al tempo del Coronavirus-VII

Pubblicato il 8 giugno 2020 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Testi e contributi al tempo del Coronavirus – VII

Proseguiamo con questa sesta serie di contributi, dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta e la VI, del 21 marzo, del 27 marzo, del 10 aprile, del 16 aprile, del 5 maggio e del 16 maggio scorsi.
Vedi a:
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-1
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-2
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-3
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-iv
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-v
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-contributi-al-tempo-del-coronavirus-vi

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Testi e contributi al tempo del Coronavirus – VI

Pubblicato il 16 maggio 2020 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Testi e contributi al tempo del Coronavirus – VI

Proseguiamo con questa sesta serie di contributi, dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta del 21 marzo, del 27 marzo, del 10 aprile, del 16 aprile e del 5 maggio scorsi.
Vedi a
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-1
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-2
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-3
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-iv
http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-v
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In questo VI post sull’argomento, con testi che, alla sensibilità del poièin affiancano riflessioni sulla logica dominante del sistema economicosociale in atto.
Che sia evidente l’invisibile presenza del virus è superfluo ribadirlo. Ma nel corso di questi ultimi mesi è diventato altrettanto evidente un utilizzo del virus teso a esasperare un’atmosfera di sudditanza e paura, da parte dei poteri in atto, dal Governo ai grandi mass-media. Perché? Sono fantasie paranoiche fiorite dalle chiusure, dagli isolamenti e dalle limitazioni imposti ai diritti sospesi, consueti e garantiti dalla nostra Costituzione? O hanno qualche ragione e fondamento, evidenziati da giornalisti, osservatori, docenti e cultori di varie discipline? Un esempio di tali considerazioni è un articolo – tra i contributi che seguono – è quello di Giorgio Agamben, filosofo e docente emerito alla Sapienza di Roma.
Un altro è l’articolo del poeta Giuseppe Conte (solo casuale omonimia con l’attuale capo del Governo), cui segue il contributo reso al Senato dal prof. Alessandro Meluzzi (vedi link).
Ma sono anche tante altre evidenze – anche della cronaca – che spingono a confermare le ipotesi di una strumentalizzazione. È indubbio che – fino a quando saremo chiusi in casa – tutte le carenze dei governanti e le sofferenze dei governati, sono insuperabili e bloccati come da una lastra di ghiaccio sull’acqua gelida delle nostre paure.
Così, il nostro stato ansioso non fa che aumentare, anche se i governati ci innaffiano di parole rassicuranti. Perché, nel contempo, dei miliardi di sostegni economici promessi arriva poco o nulla. E, mentre siamo chiusi agli arresti domiciliari, siamo sommersi da opinioni dell’esercito del mainstream, corredati magari da foto vere o falsificate di comportamenti contrari ai dettami, oltre che da dati “scientifici” e possibili scenari peggiorativi prospettati da esperti garantiti nelle vesti di scienziati. Quello che rafforza le percezioni di un regime strumentale, è il coro monocorde dei media prevalenti, che escludono ogni ipotesi contraria, censurata o – se accolta – subito bollata come complottista e destituita di ogni credibilità.
Mentre, dunque, prosegue il ballo con mascherine di una difesa ideologica della salute, la struttura economica complessiva e milioni di Italiani sono lasciati in una condizione di crescente disperazione. È tale condizione che richiede forme di controllo sociale rigido e autoritario. Se gli Italiani continueranno a fare la rana immobile e bollita (come quella evocata da Chomsky) in questa pentola a fuoco lento, i problemi e le prospettive possono diventare devastanti. A vantaggio però di interessi (basta leggere i dati economici internazionali) che vogliono dare un colpo mortale agli Italiani già impoveriti. E, chi vuole, si consoli con accuse di complottismo, sovranismo…e altre etichette del mainstream.

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