Anticipazioni – Antonio Ventura

Pubblicato il 1 marzo 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Antonio Ventura

Poesie inedite
***

con una nota di Luigi Cannillo
***

È difficile immaginare un’epoca più avversa alla poesia, ma allo stesso tempo più complice. La caoticità contemporanea, il materialismo sfrenato e l’apocalisse spirituale in cui sembra versare l’umanità infuocano la testa e il cuore dei veri autori. Poco spazio è rimasto a chi ama la bellezza, negato è il respiro di chi desidera davvero respirare liberamente; tuttavia il deserto sembra essere fecondo, le piogge ardentemente desiderate, e l’oasi reale pare stagliarsi vicina, nel futuro, in un tempo di grande rivelazione. Da qui, da questo travaglio comune ad ogni tempo, eppure oggi così particolarmente offuscato, hanno origine i miei versi soffocati ma pieni di visionaria speranza.

Antonio Ventura

Dove giocavo d’estate
gli alberi passeggiavano sulla luce,

mio padre leggeva, pensava, dormiva,

il seme, nella bocca dei pesci
era divertente e inquietante
come un occhio di libellula,

mi stendevo sulla ghiaia delle strade
polpo flagellato dal sole,

visitavo il tasso e la biscia
nei loro regni di luce,

in agosto le loro case
cantavano il cielo,

la mia radice conteneva il fuoco
della danza maestosa

*

Distillato dai metalli che fusero il sole
io fui dato a una madre,

o estate, i capelli dell’Orsa
mi bagnarono caldi le fluenti gengive,

giocando con gli alberi
ho conosciuto le correnti,

volpe, talpa, cenere, tasso,
quercia e faggio,
il cielo mi ha mandato

autunno, chi ha creato la morte?

*

Noi ci arrampichiamo sui
pensieri migliori

perché aneliamo
alla più vasta guarigione,

nel cadavere del cielo il nostro seme
sta bruciando;

infinita tristezza.

La genialità del mare e la sua piuma di neve,

mi ricordo, dei cavalli delle onde,
avevo semi nei capelli,

la spuma che mi usciva dalla testa
era il delirio del sole;

avanti coi vostri ultimi miti
tutto quanto è sconfitto.

*

L’autunno è alle porte,
la città è un macigno d’oro,
gli uccelli si scordano il cielo
essendo uomini del cielo,
la democrazia delle piante
ha generato la plastica,
un bacillo d’oro
nel sangue del sole.
*
Mi ricordo il sole del paese dei campi e del cartello
con l’uomo che sorride alla grande coccinella,
dove mio nonno preparava le torte mio nonno
l’avvitatore di bulloni, e la via dei pannelli solari
dove i simpatici elettroni festeggiano il raccolto.
Mi spolverarono alle pompe di benzina
bambino del sole
e defecai il sole in un cespuglio.
A diciassette anni mi rivestirono i prati
e mi nutrii con le api tra i fiori,
gli uomini ridevano sulle trebbiatrici,
la figura dell’atomo sui loro cappelli,
corpo di cane in cuore di ragazzo io fuggivo da loro
fuggivo dalle trebbiatrici.
E verso le città mangiai erba e coccinelle
e vidi un aereo cadere
e mi fermai sulle insegne dei parchi acquatici.
Nella città mi accolsero i cestini festosi
i fiori gioiosi dalla spazzatura;
le folle del sole mi facevano ridere
e risi così tanto che mi addormentai su una ruota.
Lontano nel vento il canto delle trebbiatrici.
Addio agli uomini che imballano la spiga
addio alla coccinella del cartello e ai loro sorrisi,
ora sono un uomo in abito di petrolio
e con i miei amici e con i miei colleghi
parliamo di cose vere e importanti, e facciamo crescere
le grandi città che comprano i campi, e anche noi abbiamo
la figura dell’atomo sulle nostre camicie.

*

Nota biografica
Antonio Ventura, di origine italoargentina, è nato nel 1992 a Milano, dove vive. Si interessa di studi filosofici e esoterici. Ha collaborato con artisti visivi in occasione di mostre di pittura. Le poesie proposte per “Anticipazioni” fanno parte di una raccolta in fase di preparazione.

*

Nota di lettura

La poesia di Antonio Ventura si distingue nettamente dalla scrittura giovanile contemporanea per la potenza espressiva dovuta a immagini forti, accostamenti inediti, un ardore creativo di fondo che si può far risalire sia a elementi autobiografici che a una capacità percettiva portata all’estremo. Queste componenti sfociano in un linguaggio originale e articolato, un ritmo incalzante sia nelle poesie più brevi, disciplinate dalla ripartizione in strofe, che nei testi più lunghi, di taglio poematico.
Il sole, la luce, il fuoco, il sangue sono le immagini primordiali ricorrenti: mito, materia e simbolo contemporaneamente. E da questo crogiolo discende il seme, come origine di vita e potenza creativa. Sono ricorrenti anche elementi naturali, come animali e piante, e temporali – le stagioni, ma anche di fisica e chimica, come atomi ed elettroni. Tutto questo fa parte di un universo reale e fantastico allo stesso tempo, remoto e contemporaneo, con un effetto simmetrico e reciproco: gli elementi del reale sono travasati nella visione e la visionarietà mette in rilievo le caratteristiche del reale.
Il soggettivo diventa in Ventura destino collettivo: c’è un’età dell’oro dalla quale siamo stati separati, poi hanno il sopravvento “le grandi città che comprano i campi” e una forma di speculazione economica, di appiattimento esistenziale. La poesia, il suo sole e il suo seme possono rappresentare sia la memoria di uno stato ideale di appartenenza e autenticità sia il dolore per la condizione umana successiva così alienante.e disperante. Ma, come dice l’autore alla fine della sua nota, resta una “visionaria speranza” nella forza della parola non tanto come strumento espressivo fine a se stesso, ma come richiamo alla libera coscienza, alla sensibilità della visione, alla rifondazione del vivere comune.

Luigi Cannillo

6 comments

  1. Marisa Papa Ruggiero ha detto:

    Poesia luminosa ricca di fervida visionarietà, molto coinvolgente per le fresche e delicate emozioni che suscità, non solo epidermiche, ma colme di una sensualità mitica, panica, quasi mistica…

  2. Annalisa ha detto:

    Testi interessanti e visionari Il poesta riesce ad evocare luoghi incollocabili tramite un’evidente forza creativa, originale e autentica.

  3. Fabrizio Bregoli ha detto:

    Dalla lettura di questi testi traggo l’idea di un talento poetico evidente in grado di trasmettere una grande forza espressiva sulla pagina, personalità di dizione e un insieme materico in grado di plasmare una potente visione. C’è da attendere con lecita aspettativa questa prossima pubblicazione.

  4. guglielmo aprile ha detto:

    Mi pare che attraverso la sua voce riecheggi una traccia di antichissime teologie solari: l’autore, in qualche altra vita, potrebbe essere stato un adepto dell’egizio Horus o del celtico Lug; la vicinanza dell’archetipo si percepisce soprattutto nella distanza tra un antitempo mitico e il presente degradato e orfano del divino; e si esprime in un timbro linguistico ardente, fervoroso: si scorge, a coronare le immagini, quasi una patina luminosa, un contorno vivido e incombente che risalta e che fonde il senso del panico a quello del trionfo, lo smarrimento e l’esultanza di fronte al numinoso.

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