Anticipazioni – Riccardo Olivieri

Pubblicato il 1 ottobre 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Riccardo Olivieri

Poesie inedite
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Nota di lettura di Laura Cantelmo
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Dichiarazione di poetica
Leggendo con la passione di chi ha trovato nella poesia una cura, nel senso più concreto e chimico del termine, qualcosa che ti cambia i passaggi dei fluidi, elettrici, tra le sinapsi, e ti cambia la giornata, in questi trent’anni di letture, nei quali ho portato dentro di me tutto il Novecento e non solo, sono arrivato gradualmente a cercare sempre più una poesia “fedele alla vita”, aperta e luminosa, pur dura. Ecco, credo, perché dopo tutti questi anni, se ora mi si chiedono i miei poeti di riferimento (tolti i grandi, che tutti amiamo, in particolare Sereni, Caproni, il Bertolucci di “Viaggio d’inverno, e Penna) io posso dire almeno tre nomi: Mario Benedetti (Uruguay), Alberto Nessi, Giuseppe Conte (chi non ha letto, rispettivamente, “Inventario”, “Ladro di minuzie” e “L’oceano e il ragazzo” ha perso un gran regalo dalla vita). Non mi interessa più – sarà perché sono arrivato a 50 anni e lo sguardo sulla vita è cambiato – non mi interessa più, dicevo, una poesia – magari anche alta in termini lirici/musicali – ma disillusa, dove il disincanto (in parte giusto) diventa assenza di speranza.

Riccardo Olivieri

ANDANDO A LAVORO, FERMA L’AUTO AL SOLE

Oh mio dio dell’acqua chiara,
vieni ancora come oggi
a visitare
questa riga assolata
questo varco di luce
a Mirafiori,
fai la strada semplice e decisa,
taglia i dubbi del calcolo,
riverbera

*
(Circolarità dello stress)

La compressione produce rubini che
brillano al fondo di un fiume grigio
su cui allenano tendini e tute i malati viventi,
dove la notte s’appendono anime ai rami di neve,
e – così ribaltate – osservano stelle.

*
Fermatafermata

Dobbiamo dire qualcosa
se la gente prende il tram
davanti al tremore nascosto di ognuno,
a questa fermata improvvisata
in cui si vede
la signora con la testa diversa
che guarda gli arrivi
e alza il braccino per
fermarlo
(la pioggia finissima di cielo
potrebbe essere nuova vita
o arrivata qui a seppellirci).

*
Il bambino che grida “Silvia!”
e corre verso l’acqua e invera
Guarda soltanto il mio tuffo, ti prego,
guarda soltanto il mio tuffo

Platja de Sa Conca – Catalunya

*

La gazza resiste

Filo proiettile in volo recide orizzontale lo sguardo.
Ma se la gazza resiste
perché non io?

*

leggendo Miłosz

Non fidarti del tuo occhio, poeta, non cullarlo.
Evita ogni vizio panoramico,
lascia tutte le lusinghe ad altri,
non dargli confidenza, non parlargli.
Cammina piuttosto insieme ad un amico
nella città straniera; che ti parli di qualsiasi cosa
e tu ascoltalo, senti le parole che vengono dall’alito,
avvicinati a lui, chiudi il tuo occhio.

*
Notizia Biobiblio

Riccardo Olivieri, nato a Sanremo nel 1969, dopo l’Università ha lavorato tre anni in Piemonte, poi ha vissuto in Lussemburgo e in America Latina dai 26 ai 30 anni. E’ rientrato a Torino nel 2000, dove vive e lavora come ricercatore di marketing. Nel 2001 ha vinto il Premio “Dario Bellezza” e ha pubblicato la raccolta di poesie Diario di Knokke, segnalata al Premio Montale 2002. Nel 2006 Passigli ha pubblicato Il risultato d’azienda (pref. Stefano Verdino) recensito sulla “Italian Poetry Review”, Columbia University, da M. Zola. Nel 2008 Raffaelli ha pubblicato Il disgelo (segnalato al Premio Pascoli 2009). Nel 2012 Passigli ha pubblicato Difesa dei sensibili (Pref. D.Rondoni, nota M. Morasso). Nel 2013 vince il Premio Lerici Pea – Sezione Poesia Inedita. Nel 2014 l’Università di Bologna include Olivieri nell’“Atlante dei poeti italiani” (sito web – Dipartimento di Italianistica). Alcune poesie sono apparse nel 2016 su “Punto – Almanacco della poesia italiana” e su “Il fiore della poesia italiana” (entrambe da puntoacapo editrice). Nel giugno 2020 puntoacapo ed. ha pubblicato “Diario di Knokke e altre poesie”, che contiene la riedizione del “Diario di Knokke”, il primo libro, di vent’anni prima, e le poesie inedite più recenti (pref. Daniele Mencarelli)

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Nota di lettura

La poesia come cura. Così Riccardo Olivieri definisce il suo rapporto con quei poeti italiani contemporanei (insieme a qualche straniero, come l’italo/uruguayano Mario Benedetti) annoverati tra i classici del secolo scorso, la cui ricerca espressiva, introiettata ed elaborata durante gli ultimi trent’anni, ha luminosamente segnato il suo personale percorso di scrittura.

Il potere terapeutico della poesia, sia nella lettura che nella scrittura, è un’opinione diffusa che pure può lasciare perplessi. Eventi, anche recenti mostrano come in realtà essa, in quanto immersione solitaria del singolo nella riflessione logica affidata alla creatività del linguaggio in uno stato di rêverie, pare esponga maggiormente alla fatica del vivere, acuendone la sofferenza. Così almeno teorizzano alcuni psicoanalisti che apprezziamo. A meno che nella lettura non avvenga il miracolo grazie al quale l’enigma dell’immaginazione riesca a spalancare le sue porte offrendo gioielli che svelino mondi infiniti, la ricchezza e il dolore di altre vite, fino ad attivare il fenomeno del rispecchiamento. È evidente che ciò si è avverato nella dizione poetica di Olivieri, ricca di immagini e di efficaci stratagemmi retorici. Ma ciò che ora interessa è come si pone attualmente il poeta Olivieri di fronte alla poesia. Il suo traguardo odierno di uomo che ha raggiunto la maturità è programmaticamente una scrittura avulsa da toni lirici e dal disincanto, dalla malinconia e dall’atteggiamento confessionale che è proprio di molti, giovani e non solo.

I versi di Olivieri in questi brevi inediti dalla iconicità epigrammatica sono esempi di quel genere di poesia che egli chiama “fedele alla vita, aperta e luminosa, pur dura”, che si presenta stringata nell’esercizio del linguaggio e intensamente legata alla quotidianità circostante. L’attenzione del poeta si focalizza sull’osservazione degli atteggiamenti umani forse più banali che palesano il sommerso che li ispira, (v. “Fermatafermata” e ”Circolarità dello stress”) mediante immagini che dipingono la nevrosi del mondo attuale nella ritualità dei gesti e delle azioni. Tale appare l’esercizio del jogging quotidiano che si ‘celebra’ al ritorno dal lavoro, dove lo sforzo fisico paradossalmente connotato da tratti esorcistici è teso a combattere proprio lo stress accumulato nelle ore diurne. Aleggia qui lo spirito di Sereni, quello di “Una visita in fabbrica” – l’occhio concentrato sugli uomini attivi alle loro mansioni, al clima che allora si respirava in una comunità come quella e che oggi è diverso e più opprimente. A questo sguardo sull’umanità al lavoro non è sicuramente estranea la professione di ricercatore svolta da Olivieri, che lo rende vicino alla vita concreta di ogni giorno. Sarà dunque quel “fiume grigio” di lavoratori “compressi”, che al tramonto corrono in tuta sportiva, a far sì che nella loro stessa sbiadita esistenza si compia il miracolo di cancellare il grigiore del giorno semplicemente alzando lo sguardo sull’incanto del cielo stellato per scoprire “rubini che brillano” – la poesia della natura, a loro ignota.

Da un identico impulso scaturirà la preghiera al “dio dell’acqua chiara” affinché la “riga assolata” (o assoluta?) – il verso che felicemente sgorga improvviso – si inveri come “varco di luce/ a Mirafiori” (v. “Andando al lavoro, ferma l’auto al sole”). Non una poesia lirica e musicale, ma un approccio positivo che senza compiacimento evita il disinganno indicando l’energia della luce/vita e mai la cupezza dell’ombra. Alla nostra società immersa in una realtà gravosa il poeta Olivieri sembra indicare la via della disponibilità all’ascolto dell’Altro (“Non fidarti del tuo occhio, poeta, non cullarlo”). Il suggerimento rivolto ai poeti contro il vezzo narcisistico dell’autoreferenzialità si rivela consiglio di vita.

Fiducia nella poesia che si immerge nella vita quotidiana come cura per chi scrive e per chi legge, concretizzandosi in un’idea di fratellanza, di condivisione e di speranza. Valori che oggi sono tristemente appannati.

Laura Cantelmo

4 comments

  1. Liliana Zinetti ha detto:

    Notevole. Porta che non conoscevo e che intendo leggere senz’altro.

  2. Riccardo olivieri ha detto:

    Ringrazio i curatori Luigi Cannillo, Adam Vaccaro e – in particolare- Laura Cantelmo per la sua (acuta e chiara) nota critica. Spesso le note di altri sono così “ciclostilate” o, peggio, fumose. Voi leggete seriamente e mostrate competenza. Grazie
    Riccardo Olivieri

  3. Laura Cantelmo ha detto:

    Grazie a te, che ci hai offerto l’occasione di leggere dei versi originali, senza fronzoli né narcisismo. Con una evidente critica sociale, ma privi di acredine.

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