Discorso di José Mujica presidente dell’Uruguay al summit Rio+20

Pubblicato il 23 gennaio 2013 su Temi e Riflessioni

Discorso al summit Rio+20 di José Mujica presidente dell’Uruguay

Fonte: Noi, i Giardinieri di Gaia, 5 luglio 2012.

“Autoritá presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Presidentessa, Dilma Rousseff. Mille grazie alla buona fede che, sicuramente, hanno avuto tutti gli oratori che mi hanno preceduto.

Esprimiamo la profonda volontá come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanitá, possa sottoscrivere. Comunque, permettetteci di fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertá.

Che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che è quello attuale delle società ricche? Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indù in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?

Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: possiede il Mondo oggi gli elementi materiali per rendere possibile che 7 o 8 miliardi di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile tutto ciò? O dovremmo sostenere un giorno, un altro tipo di discussione?

Perché abbiamo creato questa civilizzazione nella quale stiamo: figlia del mercato, figlia della competizione e che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma l’economia di mercato ha creato società di mercato. E ci ha rifilato questa globalizzazione, che significa guardare in tutto il pianeta. Stiamo governando la globalizzazione o la globalizzazione ci governa??? É possibile parlare di solidarietà e dello stare tutti insieme in una economia basata sulla competizione spietata? Fino a dove arriva la nostra fraternità?

Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento. Ma al contrario: la sfida che abbiamo davanti é di dimensioni colossali e la grande crisi non é ecologica, é politica! L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo…e la vita! Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, cosí, in generale. Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita é corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo é elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo é il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo é lo stesso che sta aggredendo il pianeta.

Però loro devono generare questo iper consumo, producono le cose che durano poco, perché devono vendere tanto. Una lampadina elettrica, quindi, non può durare più di 1000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila ore accese! Ma questo non si può fare perché il problema é il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione dell’usa e getta, e così rimaniamo in un circolo vizioso.

Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che é ora di cominciare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di erigere un monumento all’arretratezza. Però non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo cominciare a governare il mercato. Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti é di carattere politico. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non é colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di piú e piú”.

Questa é una chiave di carattere culturale. Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante. So che alcune cose che sto dicendo, stridono. Ma dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e dell’aggressione all’ambiente non é la causa. La causa é il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo cambiare é la nostra forma di vivere!

Appartengo a un piccolo paese molto dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti. Ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E circa 8 o 10 milioni di meravigliose pecore. Il mio paese é un esportatore di cibo, di latticini, di carne. É una semipianura e quasi il 90% del suo territorio é sfruttabile.

I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare … é un vecchio reumático – come me – al quale già gli passò la vita davanti!

E allora uno si fa questa domanda: questo é il destino della vita umana?

Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché é questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!

Quando lottiamo per l’ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento si chiama felicità umana!”

Link del video dell’intervento del presidente uruguaiano José Mujica:

http://www.youtube.com/watch?v=wl2nMudbSm8

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12 comments

  1. antonella ha detto:

    Grazie Adam per aver messo questo discorso che far le tante disquisizioni del momento sia politiche ma anche nostre letterarie ci riportano al contatto concreto con chi nell’altra discussione parlava di poesia, di linguaggio e di visibile e di quel quid invisibile a cui vogliamo dare parola. Ecco io quando scrivo voglio dare parola e traggo forza (fra l’altro) anche dalla invisibilità di coloro che ci sfamano morendo di fame.
    Il discorso semplice di Mujica vale tanti discorsi intellettuali (se parliamo di letteratura) o di macro politicoeconomia. Tutto il resto non ha respiro.

  2. Redazione ha detto:

    Grazie a te, Antonella! E come sai condivido tutto quello che dici, è per questo che ho postato questo bellissimo discorso, che credo impossibile da immaginare sulla bocca di qualche politico italiano delle formazioni predominanti.

  3. Franco Brignone ha detto:

    Discorso bellissimo ed intelligente; proprio per questo i nostri politici non lo potrebbero mai fare.
    L’attuale crisi economica ci insegnerà qualcosa? Io sono stato parte del sistema consumistico [quante auto e quanto gasolio ho consumato per lavoro], ma ora mi chiedo: un altro modo di consumare, e quale, è possibile in ocidente? Crescita significa solo consumare di più?

  4. Redazione ha detto:

    La questione è proprio questa, ed è un nodo epocale che non sappiamo se e come riusciremo a risolvere, perché mancano prima di tutto referenti politici adeguati. Nella c.d. società civile crescono nuclei e coscienze critiche della follia degli esperti economici degli apparati dominanti – di destra e di sinistra – che non escono dalla logica liberista di una crescita infinita e senza rivedere minimamente il modello in atto.
    Nel cul de sac in cui invee siamo, questi geni del male non sanno in concreto fare altro che massacri sociali, spacciando falsità di ogni tipo e favorendo concentrazioni di riccchezza che ci stanno ripotando verso una struttura sociale da medioevo.

  5. Nicola Franco ha detto:

    Finalmente un responsabile politico presenta concetti nuovi in occasione dell’incontro internazionale dei 20 a Rio. Il suo intervento è ancora più grande e notevole, poiché ha alzato la voce – in modo, chiaro, convincente- per risvegliare gli spiriti di una classe politica che è alla solda della finanza mondiale la quale da 60 anni ha in programma lo sfruttamento dell’ umanità proponendogli ”les mirages” di un più grande benessere e possedimenti di grandi ricchezze.
    Credo che ci vorrà ancora molto tempo prima che gli uomini che governano il mondo facciano un passo indietro pere liberare l’umanità dalla servitudine al consumismo. Il cambiamento otterrebbe più successo se nascessero movimenti dalla base per lottare contro il consumismo e sopratutto adottare il principio di consumare i beni prodotti localmente e solo quelli essenzialmente necessari.
    Esiste già qualche movimento del genere ( La Simplité Volantaire )i cui membri rinunciano al consumismo. C’è da augurarsi la moltiplicazione di tale mopvimenti per ritrovare la ”FELICITÀ”come ha affermato José Mujica.

  6. Nicola Franco ha detto:

    Erratum : In fin di testo leggere ”La Simplicité Volontaire”. Grazie

  7. Redazione ha detto:

    Ringrazio anche Nicola Franco della sua partecipazione e condivisione!
    Adam

  8. Itala ha detto:

    Questo discorso,assomiglia a quello di Papa Francesco,tornare alla natura,non significa tornare ai tempi della pietre,viver con molta piu’ consapevolezza,”godere” di se stessi e di cioo’ che si ha..

  9. Itala ha detto:

    Entrambi Sul Americani,guardano con occhi diversi la gente che vive di poco ,con poco la vita di tutti i giorni,senza manifestazioni opulente di opulenza grassezza,questa dovrebbe essere la via giusta,sìa da parte di Francesco ,per riavere le Chiese aperte a tutti con le porte aperte a tutti,sìa un grande esempio anche per i nostri politici italiani,soprattutto per loro.

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