Adele Desideri

Adele Desideri

Adele Desideri è nata a Torino e vive a Milano, dove insegna. Ha pubblicato:

Salomè (Edizioni Il Filo, 2003), seconda edizione 2005, con nota critica di Vito Riviello.
Aforismi, con disegni di Lino Barazzetti (Edizioni Pulcinoelefante, 2005).
Hommage à Piero Manzoni, con performance materica di Lino Barazzetti (Edizioni Pulcinoelefante, 2005).
Non tocco gli ippogrifi (Campanotto Editore, 2006).

È presente con alcune liriche in La Biblioteca dell’Inedito (antologia multimediale, Edizioni Il Filo, 2004).

Ha ottenuto premi e menzioni in diversi concorsi letterari, tra cui il “Lorenzo Montano per edito e inedito (2004-2005-2006). È stata finalista al Festival Nazionale di Poesia Italiana Città di San Pellegrino Terme per l’edizione IX del 2006. Sulla sua poesia sono stati pubblicati articoli e recensioni su numerose riviste di settore e quotidiani (La Nazione, L’Unità, Il Giorno, Il Corriere della Sera).
Le sue poesie sono presenti su riviste, antologie e siti, nonché presso il Centro di documentazione contemporanea Lorenzo Montano (Biblioteca Civica di Verona), presso il Museo della Stampa di Soncino (Cremona) e presso la Biblioteca di Arte e Poesia Contemporanea, IULM, Milano.

È presente nell’antologia Milano in versi, una città e i suoi poeti, a cura di A. Gaccione, Viennepierre, Milano 2006.Svolge attività critica per siti, riviste culturali e quotidiani, tra cui il Quotidiano della Calabria.

Partecipa frequentemente a manifestazioni, letture e spettacoli letterari.

Di primo acchito non somiglia alla su poesia, Adele Desideri (…). Veste con proprietà, senza sbavature, dissonanze. Parla piano, la parola è fluente ma sobria, levigata. Il gesto è naturale, spontaneo, e tuttavia contenuto, lieve. Boldini l’avrebbe ritratta volentieri. Ma poi prende la penna. (…) Dai versi esce un’Adele diversa da quella che siede ora di fronte a me, un’Adele che metterebbe a suo agio Bosch più che Boldini. (…) Neologismi, predicati senza verbo e verbi senza soggetto, sostantivi, aggettivi, avverbi che irrompono inaspettati e improbabili in un testo di inquietante asperità. Non invenzioni linguistiche, tuttavia, non licenze del poeta. Linguaggio primario, piuttosto, quello dell’es, quello dell’inconscio, dove nulla ha forma sicura, contorni precisi, dove passato, presente, futuro si mescolano in un magma temporale astorico, dove il possibile non si distingue dal reale, il timore dalla speranza, l’anelito dall’orrore (…): ma l’ossimoro è dell’anima prima che della parola. Leggere il verso impervio di Adele non è facile e forse è pericoloso, Il lettore avverte prepotente il desiderio di spalancare le braccia, braccia che vorrebbero raccogliere ed accogliere la disperata richiesta, peraltro mai detta, che quel torrente trascina con sé: ma si guardi bene dal farlo, se ne guardi bene, se non è più che saldo, ben fermo sulle sue gambe: o Adele lo travolgerà.

Francesco Piscitello, rubrica Il caffè delle muse, Eos, anno 5, n.14, 2006

DA LANCIANO A VILLA TURRO

Sintagmi

di me
come lapilli
spumeggiano.

Né frangia
né bianco capospalla
né giovine francese.

Sono uno svincolo.
Arterie di cemento
e ponti caduti
si diramano.

Deviazioni obbligatorie
sulla strada per Villa Turro.

Ove le menti
lasciano spazio
di sé
e ascolti le tue postille.

Camici bianchi
letti di ferro
e taumaturgici
sintetici medicamenti.

Si cheta
l’urlo muto
che schianta il petto.

Rotte pietre
e pezzi di te
stanno qua e là,
intorno.

Sine cura
Sine periculo.

Né oltraggio.

Un libro, una poesia,
il sonno forse libero.

Affitto due stanze
a Villa Turro.

E forse riposo.

Da Non tocco gli ippogrifi, Campanotto Editore, 2006

SOVERATO (sezioni)

Una lussuria cremisi nel cielo sgomento
d’oro, mentre la giovane con gli occhi di gatta,
rabbiosa, accende la sera di umori sanguigni.
Non sapevo che la farfalla potesse dormire
sul pelo irsuto dell’elefante. Turbata da nubi
di ghiaccio una carezza languisce nella morsa
del possesso. Ogni abbraccio è un guinzaglio
di porpora. Vorrei ribellarmi e cavalcare
la scia luminosa dei fuochi che trafiggono
il cielo. Invece mi cullo nel fiume di luce.
Il lento fluire dell’amore devoto è una cella
di ferro senza chiavi o forse è il sorriso della luna
quando alza la marea.

***

Il codice scritto nel cielo terso lo sanno gli ulivi
e le radure verde rame. Bisbiglia nel vento il tremito
del mirto quando tu lo accendi nel sole incandescente
e stringi nel pugno chiuso la pelle di luna. È una morsa
tra l’inguine e la schiena il tuo furore. Nella gola
lo spasimo di un’allodola sotto lo sparviero. Ogni notte
celebriamo il volo ondivago nel cielo dei sensi. Torno
bambina e, se dimentico le rotte proibite, si schiude
come una perla dalla vulva la lacrima della passione.

***

Sono qui.
Nel mare delle tempeste ci siamo sfiorati
con le dita salmastre. Nella sabbia resta
l’ombra delle mani, un petalo di rosa tra le gambe.
Non sono il giardino del tuo cantico. Tra le mele
mature, nel mio fiore di zucca, sei germogliato
come il gelsomino quando profuma, pizzica l’aria
e si nasconde tra il pudore delle foglie.

***

Sono l’ancella dell’ultimo plenilunio,
la ballerina degli estremi sussulti.
Ho danzato per te quando tuonavano
i cannoni e i tamburi battevano la sera,
quando ardeva nei tuoi occhi corsari il lampo.
Nei balli lunari le corde della mia viola
sussultano al fuoco del tuo flauto. Nella valle
delle fragole penetra un canto inquieto. La nota
del piacere si espande fino alle colline brunite
di sole. Soffoco un singulto e mi addormento
nelle acque odorose dei tuoi ruscelli.

(inedito 2006)

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