Anticipazioni – Leopoldo Attolico

Pubblicato il 15 marzo 2017 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni

Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni

Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Leopoldo Attolico

INEDITI 1986-2016

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Con un commento di Adam Vaccaro

Nota di poetica

La mia – tutta personale – deontologia è sempre stata volta a rispettare ad un tempo chi legge e l’oggetto del ricordo, quindi ad esperire una classicità intesa come chiarezza di significati. Nondimeno mi ha sempre intrigato moltissimo l’invenzione verbale sulla scrittura in accezione giocosa/ironica/autoironica e paradossale.

Credo che il disimpegno impegnato dei versi, nella sua valenza antimelodrammatica/antielegiaca, può costituire una delle possibili modalità per rappresentare, commestibilmente e senza ulteriori traumi, anche lo strutturatissimo male di vivere contemporaneo.

Leopoldo Attolico

Refluens

PASQUA ’93

Celebriamo la liturgia della Pasqua

come evento senza tempo

in cui nulla di nuovo accade

e tutto è memoria.

E misuriamo quanto in questi giorni

essa, la Pasqua, racconto fondante della

cultura occidentale, giaccia in noi, impensato.

Eppure è in esso l’idea del futuro che realizza

i desideri profondi: che la storia umana

può avere un senso, un fine e una fine

Gli uomini di chiesa hanno paura di pensare

e ripetono l’insignificante; gli uomini di cultura e

di scienza non credono al pensiero del destino;

al massimo lo sentono come un banale avvenimento,

come cronaca minore, di una Storia senza  più volto

Eppure la Storia bussa con urgenza in questi giorni

con tanta più forza quanto meno siamo disposti ad ascoltarla.

Vi è un crocifisso che non risorgerà nella Pasqua del ’93;

il popolo di Bosnia

ANTAGONISTI MANCATI

(Gli orrendi anni ’80)

Alla mia generazione è sempre mancata

l’ambizione dei guastatori; di agire e sparire

col genio della guerriglia di Garibaldi

La mia generazione è stata interessata

a battersi le mani e a questuare voti

in una realtà banale e dispersiva

di apparizioni e umori salottieri,

di saldi di stagione fra dame e cicisbei

Gli sono mancate le palle

quelle che fanno voltare le spalle

al disvalore delle vane parole,

non solo per disaffezione

ma per amore

soltanto per amore

IO E LORO

In questa epoca di emotività a entropia crescente

il valore che dò alle parole mi ha insegnato

che hanno un profondo senso della vergogna

e soffrono se usate male

Quindi niente strip-tease intellettuale

o cuccia calda di sentimentalismo deamicisiano:

solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti,

nel comune destino di riconoscerci inadeguati

ANTELUCANA

L’ironia nelle risate dei gabbiani sul Lungotevere

raggiunge il poeta rampante in attesa sotto casa

del critico famoso che porta a spasso il cane

alle cinque di mattina

Alle cinque di mattina

è facile assegnare all’intraprendenza

un decoro, una plusvalenza,

ma il solfeggio di gabbiani impertinenti

può rovinare la festa

LA GIOIA NEI COLORI

(In ricordo di Achille Serrao )

Ora che ormai

soltanto un’eco può sorprenderci

lasciandoci negli occhi i resti di un sorriso,

per contro

i tuoi colori sono il pane di una consuetudine,

di una relazione feconda e ineludibile

Quando la sua crosta scricchiola

con il suono più vicino all’amore,

risillaba le parole che lo fanno esistere

e le traduce in sensi e luoghi

in gioia inestinguibile

effusiva come una scolaresca di bambini in gita

UN ATTIMINO

Niente di che, è solo un attimino,

spettacolo verbale in cui è ormai smaltita

ogni residua forma di consenso e rifiuto.

È tutto passato in giudicato

Pensiamo un attimino

e custodiamolo come valore di riflusso,

riconoscendogli la perla della blandizia e

dell’impazienza, che il Tempo ascrive

all’attimo fuggente,

insopportabilmente lungo

LA POSTA (LA VITA?) IN GIOCO

Ah la posta

la posta è alta

la posta ce la giochiamo tutti

almeno una volta nella vita,

per tutti arriva prima o poi

di forno o di credenza

o di trepido fuoco

un mezzogiorno che incendia la vita,

ma il rien ne va plus, in ogni caso

non risolve mai la partita

ma rinvia, ogni volta

all’attesa un poco paranoica

di una prossima volta,

a un chissà come e quando

tormentato e tormentoso

nel suo orizzonte problematico e ansioso

da spleen democristiano senza capo né coda…

Perché è lei infatti, l’inveterata,

che continua a farci la posta,

lei, sempre lei, la posta,

perché in fondo non vi si rinuncia mai,

perché possiamo sempre rifarci

nel rigiocarcela con lo stesso fervore di speranza

che la mantiene in vita,

magari per rimetterci ancora

e ancora rilanciarla

e ancora consumarci in attesa che lei bontà sua…

Ma la posta non arriva mai.

E presto

sarà affidata

ai privati

Leopoldo Attolico vive ed opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946. I suoi titoli di poesia: Piccolo spacciatore, Il Ventaglio, 1987, raccolta antologica di versi giovanili premiata l’anno successivo con il Mecenate da una giuria presieduta da Giorgio Bassani; Il parolaio, Campanotto, 1994, con prefazione di Luigi Fontanella e una gouache di Ernesto Treccani; Scapricciatielle, El Bagatt, 1995, compendio di poesia performativa, con prefazione di Vito Riviello e due chine di Giacomo Porzano, premio Franco Matacotta; Calli amari, Edizioni di Negativo, Bologna-Roma, a c. di Roberto Roversi, 2000; Mix, Signum Edizioni d’Arte, 2001, con sette disegni di Ermes Meloni; Siamo alle solite, Fermenti, 2001, con prefazione di Giorgio Patrizi e due chine di Giuseppe Pedota; I colori dell’oro, Caramanica, 2004, con prefazione di Giuliano Manacorda; La cicoria, Ogopogo Edizioni d’Arte, 2004, con due chine di Cosimo Budetta; Mi (s)consenta, Signum Edizioni d’Arte, 2009, con sette opere di Ester Ciammetti; La realtà sofferta del comico, Aìsara, 2009, con prefazione di Giorgio Patrizi e post.ne di Gio Ferri. Numerose le sue letture nei Licei e nelle Università , e le presenze in festival e reading nazionali ed internazionali. Suoi testi ed interventi critico-teorici sono apparsi in antologie, repertori, quotidiani e nelle principali riviste letterarie. Una scelta della sua produzione è presente presso Chelsea, New York, 2004, nella traduzione di Emanuel di Pasquale. E’ stato tra i redattori di Poiesis e lo è attualmente di Capoverso. L’inedito Piccola preistoria, 1964-1967, è stato pubblicato in e-book dal blog La Recherche,www.larecherche.it, 2012.

Nota di lettura

La linea espressiva di Leopoldo Attolico è tesa tra i poli sintetizzati nella nota di poetica: esercizio (classico) di memoria e transitività di sensi e significati, cercando forme dell’ossimoro di disimpegno impegnato rispetto al “male di vivere contemporaneo”. Dunque, misura con Tempo ed Etica in un difficile disincanto, anche in questi testi inediti innervati negli ultimi tre decenni.

Incroci ironici e antielegiaci, scevri di jeu de mots gratuiti, come sassi necessari al passaggio sulle acque spesso torbide, agitate e drammatiche del presente. In cui il Soggetto Scrivente non si chiama fuori (non può, se la scrittura si fa taglio interno/esterno dell’esistenza), infilzandosi anzi con spietata lucidità tra i colpevoli di tali mali. Vedi “Antagonisti mancati”, con il graffio beffardo rivolto a una intera generazione, che non ha saputo rispettare e rispettarsi dando valore alle parole, rincorrendo “umori salottieri” e cerchi ombelicali. È una scrittura, dunque, di misura sociale “In questa epoca di…entropia crescente”, “nel comune destino di riconoscerci inadeguati”. Impietose accuse e autoaccuse, che non sempre è possibile vestire di ironia e autoironia, per cui gli accenti diventano sarcastici o di secca denuncia. In “PASQUA ‘93”, ad esempio, nella sequenza calma e insieme martellante dei ritmi, prevale il tema tragico di un popolo (di Bosnia) crocifisso. Metafora, ahimè, di decine di altri popoli martoriati da guerre, fame e altre forme di violenza, esportate da questa o quella potenza dell’Occidente.

Ma lo spirito romano ricompare per lampi di disincanto, che squarciano la cappa tendente al nero con “L’ironia nelle risate dei gabbiani sul Lungotevere”; o nell’amore che ritrova spazi e segni nella bella poesia dedicata ad Achille Serrao: bisogna continuare a dare vita al sogno di trasmettere “gioia inestinguibile/ effusiva come una scolaresca di bambini in gita”, tra colori e rumori di carretti maledetti e faticosi. L’ironia sa anche riemergere – “Pensiamo un attimino/ …/ all’attimo fuggente,// insopportabilmente lungo” – irridendo e rovesciando il senso vezzoso di certi tic verbali del cicaleccio mediatico. Un’ironia che trova fuochi verbali d’artificio vivificanti, come nel testo finale, in cui i vari significati della parola “Posta” giocano ma a tutto vantaggio di un’apertura di pensiero critico, che sta al fondo di questa scrittura: “Ah la posta/ la posta è alta…/ per tutti arriva prima o poi/ …un mezzogiorno che incendia la vita” (bellissimo verso), “l’inveterata,/ che continua a farci la posta,/ … // Ma la posta non arriva mai./ E presto/ sarà affidata/ ai privati”.

Adam Vaccaro

2 comments

  1. alfredo rienzi ha detto:

    “…voltare le spalle/ al disvalore delle vane parole, / non solo per disaffezione / ma per amore /
    soltanto per amore

    La stessa genesi, speculare, capovolta, che porta, davanti ai testi di Leopoldo Attolico a porsi di fronte, a incunearsi negli scarti, mai prevedibili. Ecco, a questo, soprattutto, portano questi inediti (e quasi tutto ciò che ho letto di Attolico). Un procedere, di forma e di senso, sempre teso e attrattivo, acutissimo.

  2. leopoldo attolico ha detto:

    Grato , sentitamente !
    Un pensiero cordiale
    leopoldo –

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