Anticipazioni – Giancarlo Pontiggia

Pubblicato il 15 luglio 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Giancarlo Pontiggia

TRE INEDITI

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Con un commento di Adam Vaccaro

Nota di poetica
Cosa chiedere ai poeti se non di dire la verità, e di dirla fino in fondo, nella sostanza di una lingua e di uno stile, di una forma che si opponga all’imperio della chiacchiera, dell’urlo incomposto, dell’emozione a buon mercato? Dirla anche contro se stessi, soprattutto in un’epoca in cui la verità è contraffatta, reimpastata, adulterata, e in cui non sappiamo più se ciò che stiamo dicendo sia il frutto di una nostra ossessione o di qualcosa di più grande, che ci travalica, e vale per tutti. La questione della modernità che stiamo vivendo è forse tutta in questa impossibilità di conoscere ciò che è bene e ciò che è male: ma cercare almeno di dirlo, nella purezza e nell’indocile intransigenza di un verso, nella sua sintesi possente di intelligenza e di immaginazione, è già qualcosa per cui vale la pena di scrivere: forse, semplicemente, è un atto di civiltà.

Giancarlo Pontiggia

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Al mio tempo

Io entro
nel vostro cervello
come il tempo
nelle crepe del marmo

e m’insedio
nei vostri pensieri
come un verme
nella carne di ieri.

Io m’introno
come un accattone
fra le idee
di un tempo buffone

che ci tengono
uniti alla vita
come a un cielo
la nube smarrita.

E vi guardo,
parole stranite,
come un reprobo,
come un folle

come un geco
da un algido muro
il tuo folle

sgomento, lettore.

*

Orinatoi divenuti fontane

Orinatoi divenuti fontane,
aghi e fili che cuciono – spropositati –
gli incubi della mente,
comici che pontificano, tragici
resi muti dalle loro visioni,
politici senza gloria, dissennati,
e la terra che vaga – fuori dal suo asse –
in un alveare di pensieri confusi: è questa
la notte che scivolò inavvertita,
con urti, con pesi,
nelle nostre stanze?
Nel tempo buio, nel tempo
senza tempo, quando ogni anima
è persa, e annaspa, e i poeti, loro, per primi,
ci intimano «perdetevi
in briciole e frammenti», quando
ogni verità è bandita, e il suolo
delle lingue calpestate da un flabello
– lieve, suadente –
di chiacchiere, quando
si allungano e allungano i versi, indeclamabili
agli orecchi che si tendono
nella notte di ogni suono, e senti
l’ala di un’imbecille solitudine tentare
il tuo cuore, premere
con soffi, con balsami
sul tuo cuore sovrastato, prigioniero, sordo – non è questo
non è questo, dimmi,

l’autunno delle foglie che marciscono, della vita
che si ritira, lenta, torpida, in un sonno
di case e di lenzuoli?

*

E diranno

E diranno che smentisci il mondo,
che in niente volgi i suoi gloriosi
moti, e che tutto
è già in tutto, e le cose
sono più forti di ogni nostro

ragionare

*
Nota Biobibliografica
Giancarlo Pontiggia, milanese, ha pubblicato le raccolte poetiche Con parole remote (1998) e Bosco del tempo (2005), ora riunite in Origini (2015). Per il teatro ha scritto Stazioni (2010) e il recente Ades. Tetralogia del sottosuolo (2017). Saggi di poetica e riflessioni sulla letteratura si trovano nei volumi Lo stadio di Nemea (2013) e Undici dialoghi sulla poesia (2014).

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Nota di Lettura

Il percorso creativo di Giancarlo Pontiggia accentua – come in pochi poeti – il bisogno di misura con la tragedia che viviamo tra moderno e postmoderno, in cui guerre specifiche compongono il mosaico della innominata III Guerra Mondiale tra chi ha (ricchezza, tecnologia, parola) e chi non ha. La guerra è sempre menzogna, e il suo primo massacro è della verità, o del senso. La lucida focalizzazione dell’Autore è rivolta a tale vittima, e alla conseguente indignazione etica e civile. Contro ogni chiacchiera, nei media e fuori, Pontiggia cerca forme contro “questa impossibilità di conoscere ciò che è bene e ciò che è male”, per “cercare almeno di dirlo”. La sua è anche una lezione sul fare poesia, un poièin che si fa ago e filo del nostro stare qui e ora, spesso smarriti nella nuvola di tradimenti costanti di senso umano. Indignazione e misura. Ma misura non è qui la moderazione declamata dal politichese. Misura è ricerca di esattezza, anche spietatezza, se le cose da dire lo richiedono. È dolore nel cerchio aperto-chiuso sull’etica della scrittura, se questa cerca quella cosa (im)possibile che chiamiamo verità. Ma è un filo rosso costitutivo di Pontiggia, vedi la sua passione per Cesare Pavese.

Queste tre poesie inedite sono limpide e complesse, come la lingua che intreccia tale filo. La prima è voce di un io di tanti che chiede di non ridurci a gechi su “un algido muro”, verso che incastona l’immagine di un geco, che fa riemergere in me il “Non possiamo abituarci a morire” di un poeta pur così diverso, come Luigi Di Ruscio. Sono sempre forme di una Poesia in azione, che sa cucire “purezza e indocile intransigenza di un verso”. Forma e frutto generati da un seme, una visione e un tronco, e non il contrario. Ne conseguono versi di levità e durezza, cantabilità tra rime inanellate in quartine, versi brevi (da trisillabi a settenari), evocanti verticalità di un ago intruso in noi da chi ha potere, per denunciarlo, rovesciarlo e negarlo criticamente con “sintesi possente di intelligenza e di immaginazione”.

La seconda poesia snoda in forma diretta la denuncia, quasi una telecamera sull’imbelle massa di chiacchiera ininfluente e sul degrado “di una vita/ che si ritira, lenta, torpida, in un sonno”, in cui nuota anche un poetese in “briciole e frammenti”, appagato e ininfluente nella tragedia in atto. La terza poesia è lampo e timbro che non fa e non chiede sconti.

 

Adam Vaccaro

3 comments

  1. Più che liquidi siamo diventati bulimici e diarroici.Kesserling dilaga, ma la chiuda di Calamandrei è sempre valida ORA E SEMPRE RESISTENZA!

  2. Nadia Chiaverini ha detto:

    Apprezzo molto questi versi che esprimono la difficoltà di vivere questo tempo. Condivido la stessa incertezza , inquietudine, e malinconia del presente , e l’esigenza di una condivisione con coloro che esprimono gli stessi sentimenti e la voglia nell’agire poetico .

  3. Laura Cantelmo ha detto:

    In una fase storica in cui il linguaggio è manipolato perdendo senso, divenendo una sorta di enigma, i versi di Pontiggia esprimono in modo limpido la deriva in cui siamo trascinati e lo spaesamento che ne consegue. Interessante che il poeta consideri ciò un impegno etico: la nota di Adam ne riafferma il valore e la serietà
    dell’intento.

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