Anticipazioni – Giancarlo Majorino

Pubblicato il 15 ottobre 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Giancarlo Majorino

NEOPOESIA – TRE INEDITI

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Con un commento di Adam Vaccaro

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Per una nota di poetica su questi testi, ho preferito non chiedere una formulazione specifica a Giancarlo Majorino, ma di utilizzare un estratto dal risvolto di copertina di “Torme di tutto”, che può riferirsi adeguatamente anche a questi inediti: “Testi concretissimi e nervosi, veri e propri corpi testuali in continuo fermento, dove la condizione esplosiva o alienata in cui viviamo domina una scena nella quale, consapevoli o meno, ‘siamo tutti nelle caselle, dentro la casella prestabilita’ con ‘ la paura il terrore di uscir dal seminato, di trasgredire’.
A.V.

 

Son troppi i morti
dovrei sguardare più da presso vite corte
già dentro le spazzature o tempo
coloro – non ancora mi sento
con l’E. la scattante amante d’una vita

*
l’interiorità? dimensioni
credevi pensavi peggio è premorte
tuttavia continuano cervello anime
per sottosgambetti, tratti d’agonia
neoperiodo neoperiodo! neoperiodo…

*
sognopenso equivalenze formidabili
tra il corpo mio e d’altri
ma taluni aguzzo senza simpatia
definizioni o ginocchia malevoli
nati il morti il

*
Notizia biobibliografica

Giancarlo Majorino (Milano, 1928) è poeta, critico letterario e docente di estetica. Tra i suoi libri di poesia vanno citati almeno: La capitale del Nord (1959), Lotte secondarie (1967), Equilibrio in pezzi (1971), Serena (1976), Provvisorio (1984), Ricerche erotiche (1986), La solitudine e gli altri (1990), Tetrallegro (1995), Gli alleati viaggiatori (2001), Prossimamente (2004), La nube terra (2008), il poema Viaggio nella presenza del tempo (2008), Autoantologia (1953-1999) e Torme di tutto (2015).

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Nota di lettura

In questi tre testi-frammento, offerti ad Anticipazioni dall’amico e “fratello di ricerche vere” (bontà sua) Giancarlo Majorino, si contrappongono, si abbracciano e si sfidano due polarità di senso: morte e amore. Sbozzate e richiamate dalla tipica tensione dell’Autore alla totalità, alla leggerezza, alle invenzioni verbali e alla ricchezza polisemica, attivate sia dalla lingua in sé, sia dall’altro da sé che esplode nell’interminabile processo vitale. Pur affrontando un tema come quello della morte, Giancarlo non perde la capacità di far trasalire e darci lampi di gioia di vivere, in primo luogo attraverso il richiamo incessante di E.: l’Enrica, “la scattante amante di una vita”, senza la quale sia il Soggetto Storicoreale (SSR) che il Soggetto Scrivente (SS) e tutta la sua lunga tessitura testuale non sarebbero quello che sono stati e sono. L’E. è fatta simbolo e carne pulsante del nucleo più resistente della vita.
Ma nei primi cinque versi, Majorino, con la sua consueta levità, affronta un altro tema-macigno: la nostra contraddizione tra ciò che vorremmo fare e ciò che concretamente facciamo, non in generale, ma rispetto alle vite-spazzatura che la “civiltà” produce, in questo “tempo” che parla di loro, spesso come fossero esterni al mondo umano, nel testo “coloro”, e che una straordinaria invenzione verbale ne fa sia un pronome, sia un verbo, per chi scrive, una bilocazione mentale e verbale, che ho chiamato gatti di Schroedingher, e che denuncia limiti umani sia del SSR che della scrittura. Non può che derivarne il bisogno dell’Altro, incarnato dall’E.
E il piede prosegue con stringhe di derisione dell’interiorità, anticamera nobile dell’individualismo, con contorni di furbizie (“sottosgambetti”) in questi “tratti d’agonia” del “neoperiodo” in atto. La morte non è più solo degli esseri umani, ma coinvolge il disastro antropologico di un fallimento sistemico che si è autoeletto a civiltà superiore, retoricamente riaffermata dal politically correct e continuamente tradita nei fatti.
Ciò nonostante, il SS continua a riaffermare – pur senza nascondere diversità ed escludere antipatie – “equivalenze formidabili/ tra il corpo mio e d’altri”, quali punti di partenza per non buttare nella spazzatura il sogno più antico e grande, mentre le ginocchia si piegano e l’elenco senza fine dei nati e dei morti continua.
Una neopoesia che riafferma le linee portanti della scrittura di Giancarlo Majorino, qui in forma di frammenti che non sono però abbandonati a un vuoto disperato e nichilista, ma che continuano a sognare lo splendore di senso di una visione di totalità, che denuncia, pensa, critica e non piange, e anzi si erge viva rispetto a questo festoso luttuoso neoperiodo della storia umana.

Adam Vaccaro

3 comments

  1. Laura Cantelmo ha detto:

    Grazie alla stupenda vitalità di Majorino, nella quale la bellissima E. gioca il ruolo di linfa (ninfa?) necessaria, di presenza dell’Altro che ciascuno cerca e non sempre trova.
    Grazie ad Adam per il suo perspicace commento

  2. gabriella musetti ha detto:

    Tre testi di chiara contemporaneità, nella forma allusiva-elusiva della poesia. Formidabile: “taluni aguzzo senza simpatia”. Denota un mondo.

    • adam ha detto:

      Grazie a Laura e Gabriella dei loro partecipati commenti, e riporto qui sotto anche un messaggio ricevuto da Giancarlo Majorino, al momento purtroppo indisposto:

      “Conosco da molti anni Adam Vaccaro, e mi fa particolarmente piacere la nota critica relativa ai miei tre inediti, così profonda che solo un poeta e un critico che conosce tutto il mio lavoro può avere elaborato. Grazie ancora a Adam e auguri per quanto fate per diffondere la poesia.” Giancarlo Majorino

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