Anticipazioni – Fabio Dainotti

Pubblicato il 1 ottobre 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Fabio Dainotti

Poesie inedite
Fra-Menti

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Con un commento di Laura Cantelmo

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In queste poesie inedite dall’andamento poematico, quasi racconti in versi, ho cercato di dar voce ai molti, soprattutto a persone che solo raramente hanno diritto di parola. Ne vien fuori così una polifonia di testi, a volte teatralizzati, che mostra diversi punti di vista e, come si diceva un tempo, uno spaccato della società.

I padroncini

Il commis de salle s’appressa col vassoio
alla coppia sdraiata sui “vimini giallicci”;
lei le gambe divarica, con un gesto scomposto.
Lui la riprende: “C’è il ragazzo …”
E lei sfrontata: “Ho le mutande, neh”!

Un lampo. Uno spiraglio si intravvede
anche nella toilette delle signore:
tra i lustrini e il colore dei vestiti,
una che si rifà il trucco allo specchio,
altre entrano ed escono impettite.

Son le operaie giovani, piacenti,
che i padroncini portano al night club,
il sabato sera, su fuoriserie luccicanti.

Il Contino

Un giorno d’inverno, a Milano,
indossavi un berretto di lana,
che ti faceva bella oltremisura:
il tuo visino: una miniatura.
Eravamo tu, io e il mio amico “Contino”;
(così lo chiamavano; il nome?
forse Giorgio; fotografo
dilettante, di professione
disoccupato; tisico, per giunta:
come un eroe romantico).
Immergeva nel liquido la carta
e, pian piano, emergeva il tuo bellissimo
viso dall’acqua, come in uno specchio
appannato dal fiato; come un sogno
infranto.

Si entrò in un bar, si sortì: nevicava.
“E pensa”, fa il Contino, “che in Australia
non piove da sei mesi!”; tu ridesti;
o per la frase strana,
o per l’accento nordico, o per lui,
con quella giacchettina striminzita,
da bohémien, tossendo per il freddo,
con lo spray per la tosse fra le dita.

Forse dopo vent’anni l’ho rivisto
a Rimini, d’estate, per la strada,
vendeva fazzoletti agli automobilisti di passaggio.
Ma non guidavo io, non ebbi
il coraggio di dire: “Ferma! Forse
è un mio vecchio amico quel pezzente!”
Non ne ero certo, ebbi vergogna.
E mi vergogno, adesso,
di quella vergogna d’allora.

MARCO

A volte c’era il Marco, un nostro amico, uno
che non sapeva da che parte stare:
figlio di un partigiano, era fascista.
E pianse quando lo svelò, conflitto
irrisolto e dolente, avanti alla foto,
che campeggiava sul muro del bar,
del padre in posa con i compagni della Bocciofila;
lui da bambino lo guardava, maniche di camicia rimboccate,
lanciare millimetriche bocce sul retro del locale.

Si univa a noi sovente Marco, ma una sera
che si faceva tardi, scappò via
dal cinema imprecando,
(l’indomani doveva lavorare,
per non perdere il posto un’altra, l’ennesima, volta).

Aveva una tresca con una
donna di quarant’anni, maritata;
per giunta una parente, sua cugina;
e, non bastasse, zoppa: una sciancata.
C’era da sbellicarsi dalle risa.
Ma anche da invidiarlo, sotto sotto:
ci raccontava dei particolari
piccanti, segreti d’alcova,
che la sua amante, esperta, conosceva.
Lui non voleva, giustamente,
che noi se ne parlasse ad alta voce. “Penseranno
che vado a letto”, disse, “con mia nonna!”

Non aveva nessuno;
quella donna attempata soltanto
che gli donava uno straccio d’amore,
come un profumo-
e noi. Perciò al funerale (era stato
un incidente d’auto, lui guidava
un furgone: il suo ultimo mestiere)
c’eri soltanto tu, fratello, dietro
al feretro, in una inclemente
giornata di pioggia, su al Nord.

*

Nota BioBiblio

Fabio Dainotti, presidente onorario della Lectura Dantis Metelliana, di cui è stato per anni presidente e direttore, condirige l’annuario di poesia e teoria “Il pensiero poetante”. Ha pubblicato di poesia: L’araldo nello specchio, Avagliano editore, 1996; La Ringhiera, Book, 1998; Ragazza Carla Cassiera a Milano, Signum, 2001; Un mondo gnomo, Stampa alternativa, 2002; Ora comprendo, Edizioni Scettro del Re, 2004; Selected poems, Gradiva, 2015. Ha collaborato o collabora a numerose riviste di settore (tra cui “Capoverso”, “Misure critiche”, “Gradiva”) ed è presente in molte antologie. Come conferenziere, ha parlato su argomenti di letteratura e di interesse dantesco e commentato canti della Divina Commedia. Ha curato la pubblicazione presso Bulzoni de Gli ultimi canti del Purgatorio dantesco (2010).

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Nota di Lettura

Il descrittivismo narrativo cui ricorre Dainotti in questa serie di ritratti e di bozzetti ad ‘andamento poematico’ – “ I padroncini”, “Il Contino”, “Marco” – appare come una testimonianza della degradazione della società attuale, conseguente al fallimento delle aspirazioni di una classe piccolo-borghese cui è negata qualsiasi forma di riscatto e di avanzamento di stato e sulla quale, dopo Gramsci, molti saggi sono stati scritti per analizzarne gli effetti deleteri a livello storico e sociale.
I testi, che l’Autore stesso definisce ‘teatralizzati’, sono la rappresentazione di una provincia ‘dell’anima’ nella quale agiscono alcune maschere raffiguranti una débacle esistenziale, deliberatamente trattata in tono tragicomico o grottesco, tant’è che l’ottica dell’Autore, oscillante tra affabulazione e descrittivismo, finisce per prediligere l’andamento di quest’ultimo fino a ottenere un esito anti-lirico.
Il linguaggio poetico, coerente con la scelta narrativa anche nella forma, mantiene un registro familiare, a volte basso, ma mai urtante e spesso non si cura dei canoni retorici e sonori della poesia, se non per alcune assonanze e rime.
Storia sociale, dunque, di una terra desolata patetica più che volgare, nella cui disumanità complessiva lo stesso Dainotti impietosamente si dimostra immerso, laddove finge di non riconoscere un vecchio amico caduto in disgrazia, riscattandosi poi con dei versi ‘riparatori’: “E mi vergogno adesso di quella vergogna di allora.” (“Il Contino”)

Laura Cantelmo

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