Anticipazioni – Anna Maria Carpi

Pubblicato il 15 gennaio 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Anna Maria Carpi

Inediti della raccolta Dal carcere
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Con un commento di Adam Vaccaro

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Nota dell’Autrice

Poesia colloquiale, che interroga il lettore: hai provato le stesse cose? ma interroga anche se stessa sul proprio senso.

Anna Maria Carpi

1
DI PENSIERI E RICORDI qui io vivo,
e del corpo, del mio,
è la cosa più astratta che ci sia,
ma anche la sola in cui io possa credere.
Tante volte ho amato un altro corpo,
un’estasi, l’ho avuto ed era mio,
due che si fanno uno,
ma nulla è più irreale della carne.
Non è la mente, sono i corpi a dire
come si è soli.

2
DUE I NOSTRI COMPAGNI.
Uno è il passato –
mezzobastardo dell’immaginario –
e ognuno ha il suo
o un muto un tremebondo un coda bassa
o un inquieto che latra, un lupo, un labrador.
Digli di no, è questo il no che salva.
Poi verrà l’altro, il nuovo,
anche lui un fedele. Però non scelto, però insospettato,
un disguido da poco sulle prime
giù nella dépendance, nel caro corpo.
Ma a questo dire no non basterà.

3
DICEMBRE era una casa paterna,
doni telefonate inviti, non si vuole
perdere un colpo,
e fuori non fa freddo,
falsa emergenza:
tutti imbacuccati,
baveri sulle bocche
carrozzine-montagna
con dentro un bimbo, un mini
dall’ignoto futuro.
Poi veniva il 31,
la mezzanotte è ardente, giubilante
in tutto il mondo.
La prova che ci siamo:
si va da loro o vengono da noi?
Soli non ci restiamo.

3
SUONA SEMPRE PIU’ STRANA la parola
letteratura, ¬
gli urli delle platee vanno alla musica
ma non muoiono i nomi –
i casti nomi poesia romanzo
e mai fra noi fu tale
l’ossessione di scrivere.
Poesia? Questa perché è più facile,
anch’io ne faccio.
Ma in cima c’è il romanzo:
ogni prosa slabbrata ci descrive,
anche me e la rapina che ho commesso.

*

Nota biobblio
A.M. Carpi, milanese, docente di letteratura tedesca all’Università di Venezia fino al 2010, è autrice di romanzi e saggi e di diverse raccolte di poesia, fra cui A morte Talleyrand (1993), Compagni corpi (2004), L’asso nella neve (2011), L’animato porto (2015), Né io né tu né voi (2018) e Non si sa a chi chiedere, in prossima uscita nel 2020. Poesia colloquiale, che interroga il lettore: hai provato le stesse cose? ma interroga anche se stessa sul proprio senso.

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Nota di lettura
Scrittura come campo di ricerca della realtà propria e altrui, partendo dall’illusione che fa coincidere la realtà con ciò che si vede, si sente, si tocca. I sensi sono insostituibili terminali senza i quali la costruzione mentale – che non è fusione fredda, ma passione interminabile – rimane monca. Ma anche i sensi sono necessari quanto insufficienti alla costruzione dell’invisibile: mistero e realtà cui la Poesia e l’Arte in tutte le loro forme sanno donare dubbi e ansia creativa che aprono, come ad esempio i tagli geniali di Fontana.
Anna Maria Carpi, si fa voce con i suoi versi scarni, quasi un rap in sincopi danzanti, di questo fantasma fascinoso, che sempre sul punto di essere preso e posto nel nostro cuore affamato di senso, ci irride e sfugge poi senza rimedio. Ma se non si accetta tale campo di sfide, semplicemente non si è umani, continuamente sconfitti ma non vinti, dal cumulo di apparenze e menzogne del nostro essere al mondo.
Occorre ciò che chiamiamo visione, frutto complesso di ricerche, lingue, saperi, di tensione alla totalità di sé. Senza il suo diadema caleidoscopico non possiamo elaborare una direzione e un progetto di cammino. È il vuoto al centro della crisi storica in cui ci dibattiamo. Accentuata dallo snodo epocale di moltiplicazioni tecnologiche, realtà virtuali e prospettive già in atto di ibridazioni tra umano e protesi esteriori o incorporate.
È una ipercomplessità che impone una ipercultura che superi la divisione tra cultura e tecnologia, senza di che sono i poteri a renderci strumenti di strumenti, asserviti a false libertà e neutralità tecnologiche. Senza una Cultura che sappia incorporare tale snodo, saremo docili primitivi cyber, di una umanità dai sensi facilmente manipolabili. Ciò moltiplica le difficoltà della sapienza più antica di coniugare sensi e senso. E impone proprio a chi, come la mia generazione, ha esaltato il corpo quale territorio primario di poesia, di interrogare e integrare: se “nulla è più irreale della carne./ Non è la mente, sono i corpi a dire/ come si è soli.”
I testi di Carpi si innervano in tale inarreso dettato di virtude e conoscenza, posto dal viluppo del vortice contemporaneo davanti alla porta immaginata dalla visionarietà fantascientifica di film come Matrix, ma che anche una poesia può dirci, se sbuccia l’incrocio dei due poli – passato e presente, soma e psiche, ognuno dei quali da solo non basta -: “Uno è il passato –/ mezzobastardo dell’immaginario –/…Digli di no, è questo il no che salva./ Poi verrà l’altro, il nuovo,/ anche lui un fedele./ Però non scelto, però insospettato,/ …/ giù nella dépendance, nel caro corpo./ Ma a questo dire no non basterà.”

Adam Vaccaro

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