M. Bellini

L’orizzonte che ci spetta – Marco Bellini

Pubblicato il 10 ottobre 2025 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Marco Bellini
“L’orizzonte che ci spetta”
Lietocolle, 2025

Nota di lettura di Margherita Parrelli

Vi è qualcosa nella poesia di Marco Bellini che contribuisce a fare del mondo un luogo meno sconosciuto e, se ci si lascia andare alla sua parola, se le permettiamo di parlarci, finanche confortevole, non comodo e accogliente, ma decisamente capace di rendere forte per il mezzo dello stare insieme, del condividere la sorte e l’appartenenza.
Non è uno sguardo tragico il suo, ma uno sguardo attento, accurato, commosso, che riesce a originare un movimento comune, a prendersi cura delle forme di vita che popolano l’ambiente.
Parimenti vivono nei versi di Bellini l’ontano, il rovo, il ciuffo di ortiche, il giornaletto porno perduto nel bosco e la cascina abbandonata, i grattacieli e i boschi, il bar del paese, l’averla, la vigna e il libro esemplare unico della biblioteca di Merate, il figlio in un amore che riconosce la reciprocità: “ti ho insegnato e così ho imparato/ a pensarti, a tenere quel filo che partiva/ da due punti sul pianeta/ (la mia presenza, la tua presenza)/ per incontrarsi in un luogo lontano”, il vecchio nel quale “ritorna primordiale il movimento della bocca” del succhiare per nutrirsi, “la Teresa che cammina ancora su quel lungomare/ sparpagliata”, il sogno dell’uomo che muore nel sonno poco dopo essere “rientrato mentre il campanile,/ infilato nella nebbia,/ prendeva a botte la mezzanotte”.
Il vivere insieme è un vivere tra pari e gli esseri viventi popolano i luoghi tanto quanto i luoghi popolano gli esseri viventi, ma questa uguaglianza tra le forme di vita non significa perdita del senso di responsabilità degli umani, azzeramento della coscienza, rimozione del pensiero-dato reale che la storia dell’homo sapiens sul pianeta ha un impatto sugli altri suoi pari.

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Anticipazioni – Marco Bellini

Pubblicato il 15 maggio 2021 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Marco Bellini

Tre inediti
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Nota di lettura di Luigi Cannillo
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Riflessioni sulla poetica e su ciò che agita la scrittura in versi
Definire e mettere a fuoco la propria poetica significa provare a fissare qualcosa che, almeno nei suoi elementi periferici, muta continuamente nutrendosi di nuove esperienze e di letture in grado di suggerire modalità e percorsi insoliti. Contemporaneamente esiste un fulcro centrale composto da più “forze” destinate ad interagire e dialogare costantemente. Tenterò qui di descrivere almeno alcune di queste componenti che, nel loro insieme dinamico, determinano quel “precipitato” vivo e pulsante che chiamiamo scrittura poetica. Forse, potrei dire che, nella mia esperienza, fare poesia significa tentare di dare ascolto a quello stato primario dotato di forza germinativa che rappresenta il nucleo profondo a cui sento di rispondere. Certamente, è importante porre il proprio sguardo sul mondo, lasciando che il reale ci tocchi e attraversi, per poi esprimere una capacità di identificazione con il processo che definisce la vita stessa. Vita, le cui infinite declinazioni vorrei poter innestare all’interno di un linguaggio basato sulla potenza simbolica delle immagini. Sono i versi, a questo punto, a divenire restituzione del reale in forma di parola e, se possibile, rappresentazione di un senso dotato di originalità. Non vi è dubbio che una delle accensioni poetiche di maggiore rilevanza sia costituita dalle ossessioni che ci abitano e che innervano, spesso sottotraccia, le opere di un autore; pensiamo, ad esempio, a ciò che Ted Hughes definiva “evento soggettivo di intensità visionaria”. Si tratta evidentemente di materiale emotivo che il poeta deve saper incanalare all’interno di un percorso attento anche alla diversificazione. Penso alla poesia come forma di espressione/comunicazione in grado di arrivare al lettore attraverso canali segreti destinati ad incontrare spazi nascosti della mente, luoghi del profondo densi di un magma sempre vitale. In ultimo, credo che scrivere in versi significhi, oltre che attivare ed esprimere delle riflessioni dai tratti filosofici ed esistenziali, anche cercare di suggerire/indurre la percezione dell’inconoscibile, di quell’ignoto che si colloca oltre la scienza, oltre le nostre possibilità di comprendere razionalmente.

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