Riots di Ivan Pozzoni
Nota di lettura ai testi che seguono di Ivan Pozzoni
Adam Vaccaro
Ho letto questi ultimi testi di Ivan Pozzoni, che come Autore ho già conosciuto, sia per averne recensito inediti per la rubrica Anticipazioni della rivista online Adiacenze del Sito di Milanocosa, sia per averlo inserito nella Antologia Non nel nostro Nome, dell’anno scorso, curata insieme a Massimo Pamio, con presa di posizione di oltre 100 poeti rispetto ai degradi, violenze e orrori in corso.
Condivido perciò la ricerca di una poesia con modalità espressive fuori da poetese ego-riferito e privo di ogni capacità di conoscenza critica dell’orizzonte distopico, in cui stiamo dolcemente precipitando, assordati, accecati e catatonici, al pari della famosa rana bollita. Un universo liquido, quale disegnato da Bauman, ma illusoriamente libero entro pareti rigide, rese invisibili dai ferrei dettami finanziari fondanti la gentrificazione, non solo negli agglomerati metropolitani.
Condivido perciò sostanzialmente il commento critico di Valentino Campo al tardomodernismo letterario, rispetto al quale la ricerca incarnata da questi Riots (come chiamati da Pozzoni) di “una poetica sovversiva… nel panorama autoreferenziale della poesia italiana contemporanea, … di una voce fuori dal coro”, che “armeggia la parola come se fosse un revolver.”
L’insofferenza, anche violenta dei testi di Pozzoni, è anche a mio parere giustificata dalla violenza crescente e sostanziale dei poteri occidentali in atto, sotto il manto retorico della ideologia dominante del cosiddetto mondo libero, narrante un eden di democrazia e libertà.
Certo, il lettore assopito dal tepore dell’acqua in cui siamo immersi, rimane – concordo con Campo – “di primo acchito”, spiazzato e confuso. Ma l’artista deve cantare la ninna nanna o sollecitare un atteggiamento di presa coscienza critica, lungo i binari danteschi di una poesia autenticamente liberà, capace di seguir vitude e canoscenza?
In questi testi, come già in altri, Pozzoni colpisce aree di dominio e violenze, che vanno da ambiti italioti di insopportabili vessazioni fiscali, a ambiti internazionali, di massacri bellici e deliri criminali di onnipotenza, sia in oriente che in Occidente.
È un punto focale. La nostra libertà e capacità di conoscenza autentica, possono essere acquisiti se ci si riduce a tifosi dell’uno o dell’altro dei poli imperialistici dominanti (USA, Russia e Cina)? Credo che, chiunque sia il frontman al vertice di uno o l’altro di tali Poli, è maschera delle loro logiche, solo diversamente criminali,
Credo che sia questo l’arduo compito di una cultura non asservita. E noi, cittadini di questa area del mondo, dobbiamo misurarci prima di tutto con ciò che connota e riguarda l’Occidente, tra cui si è evidenziata l’idiozia suicida dell’attuale UE
Quest’ultima, in questa fase storica, è incapace di ogni autonoma cura degli interessi dei propri cittadini, asservita e ridotta a zerbino USA e getta, di dinamiche e interessi, che ci sia l’orrido Trump a il decerebrato Biden, o altri precedenti, Demo o Rep che fossero. La logica della guerra incessante, non è cambiata e non cambierà. E sta in questa la connotazione di fondo dell’orizzonte distopico, rispetto al quale un pensiero critico degno di tale nome, o è capace di immaginare un altro possibile destino di civiltà umana, o non gli rimane che cantare la ninnananna, davanti a dirupi apocalittici.
28 gennaio 2026
Adam Vaccaro

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