L. Cantelmo

Anticipazioni – Alessandro Assiri

Pubblicato il 15 maggio 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Alessandro Assiri

Inediti
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Con un commento di Laura Cantelmo

Nota di poetica
Sempre più facile sarebbe definire la poesia per negazione, eppure la Pessoiana affermazione che il poeta sia un fingitore, non mi ha mai trovato d’accordo, mi piace la poesia che somiglia a chi la scrive, la poesia che ci mette la faccia, perché se è vero, come credo, che non esista la poesia civile deve essere vero che esiste la civiltà della poesia. In fondo come sosteneva Raboni amo la “poesia che si fa”. Che si fa lingua, e dunque qualunque scrittore dovrebbe rispondere in primo luogo a questa.

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Anticipazioni – Adriana Gloria Marigo

Pubblicato il 1 aprile 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Adriana Gloria Marigo
Sei poesie da Astro immemore silloge inedita

Nota di lettura di Laura Cantelmo

Nota di poetica dell’Autrice
Astro immemore è una silloge di quarantacinque poesie ispirate al Lago Maggiore: vi entrano il paesaggio essenziale e selvatico della sponda lombarda al confine con la Svizzera, i venti intemperanti capaci di rendere vicinissima l’opposta riva piemontese di Cannobio per la tersità dell’aria, la luce vividissima, le morene prealpine a protezione di questi luoghi di valichi e frontiere.

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Il Breviario delle Stagioni di Gabriella Galzio

Pubblicato il 27 febbraio 2020 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Gabriella Galzio, Breviario delle stagioni, Agorà &CO., Lugano 2018

di Laura Cantelmo

Quello che nel suo Breviario Gabriella Galzio compie con regolarità liturgica, immersa nella purezza edenica del suo giardino, è un cammino iniziatico. Cammino di conoscenza scandito giorno dopo giorno dall’avvicendarsi delle stagioni “mitiche e cosmiche, cioè generate nella bellezza” (v. Postfazione dell’Autrice). Hortus conclusus sospeso in un’atmosfera metafisica, esso è luogo di meditazione investito di sacrale ritualità contemplativa, dove l’Autrice come Vestale si addentra nel mistero della Natura e della poesia sollevandone con stupore estatico il mistico Velo, cui la poesia stessa dà voce: “sogno una poesia/ avvolta in una tela di lino/ scritta su immacolata parete/ candore del pane/ sulla tavola”. Un vero percorso di conoscenza e di purificazione, simile a quello che nei riti Misterici di Eleusi le antiche culture Mediterranee riservavano agli iniziati al culto della dea delle messi, Demetra, e di sua figlia Persefone, la Kore simbolo della primavera. Nell’abbandono alla libertà dell’Es, al flusso della percezione e della visione trova voce e impulso amoroso ciò che per l’Autrice è nutrimento di vita: “questo ho amato, questa poesia”. Esperienza che trascende i limiti del giardino fino a sollevare il Velo rarefatto, “gentile”, che adombra il reale. Ed è oltrepassando le “porte della percezione” cui alludeva Blake che la visione della Vestale lambisce il cuore del mistero: dalla magia di ciascun fiore, dalla vita che anima il giardino e dallo stupore di fronte alla vista degli animali riceve alimento l’ispirazione poetica: “Sai che le anatre / hanno trovato la via del torrente? /…e il giardino si espande/ per vie d’acqua/ e poesia cresce/ in acqua chiara”. La poesia è dunque una forma di estasi amorosa ed è al contempo veicolo di conoscenza. Laddove il Velo consente di avvicinare il mistero, si manifesta nella natura una condizione speculare a quella dell’esistenza umana, un’alternanza di dolore, di perdita e di amore che introduce momenti epifanici della vita personale dell’Autrice e riflessioni sul suo vissuto “pubblico” nella società.
Velo, Acqua, Tempo, Casa, Giardino, Amore sono parole chiave e simboli di valenza polisemica, collegate al desiderio di purezza e di purificazione “dai veleni” e dai rumori/rumours della città, che le rende paradigmatiche del tema del sacro. Ad esse si associano ricordi di viaggio, immagini di altri giardini, quelli andalusi dell’Alhambra, lussureggianti evocazioni del paradiso islamico dove risuonano i versi del Poema del Cante Jondo di García Lorca e il ritmo del più voluttuoso tra i balli di coppia, il tango argentino, investito a sua volta di valore simbolico.
Ma è il tema del Tempo, quello della Natura – il Tempo/Tempio – ad assumere una posizione cruciale nell’ambito del sacro. La ciclicità degli eventi genera la speranza di un ritorno, necessaria ad affrontare l’esistenza con un senso di serenità che il tempo lineare imposto dalla tecnologia ignora. Quest’ultimo, nel frantumare l’Io individuale e l’intera compagine sociale ha posto l’essere umano in una drammatica condizione di precarietà e di dolore – “la ferita dell’esistere”.
Rinchiuso entro l’unica dimensione di un eterno presente privo di memoria e di progettualità, esso condanna l’umanità alla solitudine e alla “demenza digitale” (riferimento dell’Autrice a Manfred Spitzer, Demenza digitale). Sarà dunque il ritorno a una concezione ciclica temporale – il Tempo della Natura – a ricomporre l’unità dell’Io e il nostro essere nel mondo.
È l’Amore, che è sia poesia che relazione con l’Altro, cui la Galzio dedica una sezione importante della raccolta, ad ispirarne il tono generale. L’attesa e la grazia esplosiva dell’unione nell’amore passionale (unica concessione alla presenza maschile) sono mimeticamente raffigurate dalle rose, in particolare dalla “rosa vellutata nera”, allegoria della vittoria di Eros su Thanatos: ”mi sono rimaste le rose/ nel luogo spoglio dell’amore”, nell’attesa “che il luogo torni/ ritorni a germogliare “.
I “brevi” testi (una delle ragioni del titolo) sono quasi fotografie istantanee di immagini naturali, in uno spazio sospeso sono apparentemente simili agli Haiku giapponesi senza esserlo, come afferma l’Autrice, se non nell’essenzialità dei versi dedicati alla contemplazione della Natura e nella concezione temporale. Vi prevale la presenza mitico-archetipa di divinità femminili che simboleggiano le stagioni (Vesta, Afrodite, Flora, Pomona…) collegate alla cura, alla Casa, “una poetica, in nulla diversa dal mio cuore” che connota la raccolta, ad affermare “un asse erotico e mistico tutto femminile” – un’architettura di pensiero, che lungi dall’essere pura rarefazione, consente persino la critica al male della società attuale.
Si percepisce l’eco di María Zambrano, il cui immaginifico discorso filosofico rifiuta la rigidità razionalistica (v. Chiari del bosco, 1977), indicando il corpo come principale medium della conoscenza e dell’ispirazione artistica – il corpo che è carne, sangue, sensi e respiro – con riferimento alla concezione sensuale dell’amore dei mistici spagnoli nella fusione con il Divino.
Il linguaggio è alato, illuminato dalla delicatezza delle immagini, dalla ricorrenza di termini riferiti al candore e alla leggerezza, cadenzato da una musicalità discreta che ben si addice a quelle che si possono leggere sia come poesia pura che come metapoesia e note di vita vissuta. Nella sua grazia pittorica esso riesce ad affrontare con lievità anche la bruttura del mondo presente, senza nulla togliere alla chiarezza del discorso. Una semplicità “che finalmente possa parlare a un comune lettore” (v. Postfazione) senza negare alla poesia l’enigma che ne è sostanza.

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Anticipazioni – Giuseppe Leccardi

Pubblicato il 15 febbraio 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Giuseppe Leccardi

Inediti
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Con un commento di Laura Cantelmo
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Nota di poetica.
Il tempo, l’interrogazione incessante, prevalentemente entro gli orizzonti del panorama metropolitano, il senso di perdita e difficoltà di senso, gli scatti e riscatti tentati dal corpo amoroso. Questi i punti cardinali entro cui questi esercizi di scrittura tentano la propria resistenza vitale.

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Anticipazioni – Vincenzo Mastropirro

Pubblicato il 15 dicembre 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Vincenzo Mastropirro
Inediti
Con una nota di Laura Cantelmo
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Nota dell’autore
Ho ricevuto in eredità da mia madre, la sua lingua: il dialetto e i suoni che ho dentro e che sono riuscito fin ora a sbrogliare da questo gomitolo di parole. Poi ci sono le note e quelle me le son prese da solo. Non sempre riesco a scindere la forma linguistica da quella sonora e intercambio la riga al pentagramma a seconda del momento. Probabilmente faccio quello che fa ogni buon contadino, raccolgo quello che prima la terra mi offre. Ho scritto prevalentemente in dialetto, ricevendo apprezzamenti e stima di molti amici poeti e critici letterari ma, non sempre utilizzo la stessa modalità stilistica. Qui ho deciso di proporvi alcune poesie in italiano e una in italiano/dialetto per la mia innata curiosità di bambino. È impossibile prescindere dalla mia formazione musicale, si ritrova nella metrica ed anche nei contenuti di queste liriche, ma…sono un “poemusico” e per me, sia in italiano che in dialetto, ogni parola ha il suo suono poetico e, come amante della “bellezza”, cerco di esaltarla in qualunque forma in cui essa mi sia concessa.

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Anticipazioni – Alberto Figliolia

Pubblicato il 1 novembre 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Alberto Figliolia
Inediti
Con una nota di Laura Cantelmo
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Nota dell’autore
Poetica? Che cos’è la poetica? E che dire della mia poesia? Per quanto mi riguarda mi accontento di fare poesia: scriverla e divulgarla. Che poeta sono? Sono un poeta? Preferisco che rispondano gli altri: coloro che mi leggono, odono o seguono. Per quanto mi riguarda mi accontento di sperimentare viaggiando nei giorni, esplorandone le arduità, le luminosità e gli oscuri anfratti.
Ecco, la poesia si annida dove meno te l’aspetti. Occorre scovarla, occorre scavare dentro di sé e osservare il mondo con eterno stupore e fiducia e amore. La poesia è nel cuore di ciascuno; la poesia è negli occhi degli ultimi. In questo io credo fermamente.

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Arthur Rimbaud e La Scapigliatura Milanese

Pubblicato il 11 ottobre 2019 su Eventi Milanocosa da Maurizio Baldini

Via Laghetto 2 – Milano
L’Associazione Culturale Milanocosa
Presenta

28 ottobre 2019 – ore 17,30

Attraverso Milano

Staffette letterarie e artistiche
Idea-Progetto e coordinamento di Luigi Cannillo
Elaborazione e definizione con Laura Cantelmo e Adam Vaccaro
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Tra letterati e artisti che sono passati per Milano, o vi hanno soggiornato per periodi brevi, e altri, che invece vi hanno vissuto gran parte della loro vita, si possono creare relazioni creative anche tramite luoghi della città. Come ideali staffette che attraversano Milano nel tempo e nello spazio.
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Anticipazioni – Donato Di Poce

Pubblicato il 15 settembre 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Donato Di Poce
Inediti

Con nota di lettura di Laura Cantelmo

Nota Poetica

Gli inediti presentati (tre poesismi e tre poesie) definiscono bene i miei interessi artistico/poetici, una ricerca della vitalità tellurica della poesia, dell’Arte e della bellezza. Le mie pubblicazioni sono sempre nel solco della contaminazione di linguaggi poetico/visivi. I miei aforismi, sono stati definiti dalla critica “Poesismi” proprio per rimarcare l’incontro tra aforismi e poesia.

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Adam Vaccaro – Tra Lampi e Corti

Pubblicato il 11 settembre 2019 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Adam Vaccaro, Tra Lampi e Corti, Marco Saya Ed., Milano 2019

Affondare le mani e gli occhi nel presente – Da Sein, “essere nel mondo” secondo Heidegger – per scandagliarlo come ultima e inarrestabile pulsione, perché non esiste altra via, se la propria realtà socioeconomica e culturale risulta inaccettabile, questo è il tema fondante dell’architettura poetica di Adam Vaccaro. Con la passione che lo contraddistingue il suo occhio attento e disincantato affida alla parola poetica il suo grido di rifiuto e di protesta.

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Angelo Gaccione, L’incendio di Roccabruna

Pubblicato il 5 settembre 2019 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Angelo Gaccione, L’incendio di Roccabruna,

Di Felice edizioni, Martinsicuro 2019

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Laura Cantelmo

Sperduto in Calabria tra mare e monti, Roccabruna è il nome di fantasia di un paese reale, luogo d’origine di Angelo Gaccione e teatro delle storie narrate.

In bilico tra realtà e leggenda, esse risultano “talmente reali da parere inverosimili”, come avverte l’Autore, ma ciò che sorprende è come resti immutabile nel tempo la rete di soprusi e di sopraffazioni che si ripresentano ogni volta con la stessa brutalità. Quasi che nei secoli i rapporti umani e sociali fossero segnati da una insanabile dannazione che si tramuta in violenza spietata verso i propri avversari o verso gli animali, senza essere mai scalfiti dalla razionalità, da una consapevolezza umana o dal perdono cristiano. Ne emerge una distopia, un vero inferno dantesco i cui dannati, in corpo e in spirito, sono gli stessi abitanti di Roccabruna.

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