Recensioni e Segnalazioni

Di Rugiada e Cristalli – Marica Larocchi

Pubblicato il 28 settembre 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Marica Larocchi
DI RUGIADA E CRISTALLI
Book Editore – Ro Ferrarese (FE), 2017 – pp. 96, 14 €

L’acutizzazione di forme di degrado socioculturale, quali quelle in atto nel corso degli ultimi decenni, può generare – come il passato insegna – un atteggiamento neoparnassiano, che nulla può dire e restituire alla vita che accade incessante agli essere umani. Un atteggiamento che può arrivare a declinare la propria diversità fino a rivendicare l’estraneità della scrittura poetica rispetto alle vicende che scandiscono il nostro procedere nelle anonime e spesso tragiche stazioni della storia, personale e collettiva.
La scrittura di Marica Larocchi, di grande attenzione alle risonanze polisemiche di ogni termine, può abbagliare con lo splendore della sua forma, e condurre a una sua lettura inadeguata, di un testo poco interessato al Resto. La linea espressiva e lo stile di questa Autrice si sono, invece, sempre distinti con una ricerca che richiama entrambe le due polarità, del testo e del contesto. Riaffermando sempre l’”oro” della poesia rispetto al “cobalto” del mondo (ricordando il titolo di una delle sue raccolte di versi) – senza rinunciare a dirci di quest’ultimo con tutta la complessità del primo, al fine di dare contributi di conoscenza e non ridursi a funzione ornamentale. Conoscenza che scaturisce da un albero dalle radici profonde della cultura accumulata nei millenni, e si misura con i cunicoli anche più bui del presente per far fiorire sui suoi rami i molteplici sensi e significati che brillano in noi (anche col senso di esplosione) attraverso i (ri)suoni delle sue parole inanellate.
Tale linea prosegue con questo libro, che si svolge in 39 brani articolati in un continuum in prosa. Prosa poetica, come si dice, ma semplicemente scrittura di densa poesia, nonostante rinunci ai ritmi scanditi da righe spezzate. Poesia, perché declina la complessità del suo dire, negando in tutta la sua tessitura ogni ipotesi di distacco aristocratico.
“Chi di noi si proclama qui un esule, quando s’inceppa la fune del colloquio?
Dal mio canto esploro questa garitta di gioghi sovrapposti; e, scrupoloso, sistemo ogni fulcro per affondare poi nell’ovvio pernio dei segreti” (p.33)
È un libro ricco di richiami culturali – dagli eserghi, con citazioni teologiche fino a Tertulliano e a S. Tomaso, ad altri echi del testo – distillati in un fare che cerca sia la luce della parola reinventata, sia lo scoppio o il fuoco, che possa raggiungere il cuore segreto di chi questa parola incontra.
Uno stile che si rinnova su un crinale espressivo che ricerca splendore e complessità (vedi anche il titolo di questo libro) di una comunicazione alta e altra, capace di far esplodere i suoi sensi contro “il volto di te e di ciascuno” (ibid.). “Abito perciò l’incendio di un costato immenso…l’incandescenza dei cateti onnivori sotto la medesima coltre di fuoco che genera le stelle e i tuoi pensieri.” (p.31). Una “forma sorvegliatissima”, che può ingenerare l’equivoco del “sublime”, come dice in prefazione Marco Vitale.
L’angoscia, la pietas, la rivolta critica ed etica passano attraverso questa grata espressiva, che a tratti diventa graticola da cui erompono lampi impacificati: “Ma perché mi rimproveri il silenzio dell’impegno, se non aderisco al timbro che mi dilata e riassume senza tregua?” (p.33). “So della carne ogni lamella, ganglo, nodo: i suoi cardini e fulcri, li perlustro da sempre e ne sono penetrato fino all’asterisco minimo dell’inconsistenza” (p. 81); “Se vuoi: evitiamo qualsiasi cenno a nimbi, ad aure, a fremiti disincarnati” (p. 71); “C’intrufoliamo nei budelli dell’ansia e dopo le più complicate infezioni ci purghiamo in quarantene fluttuando tra fughe, stragi e cadute improvvise.” (p.75).
Un intreccio di ricami gioiosi e dolorosi con richiami che si rincorrono tra pronomi io-tu-noi in una tensione di reciproca ri-creazione, tra metafore ricorrenti di salto e acrobazie verso un tu cercato senza sosta “sopra il mio niente” (p. 89). Un io di Soggetto Scrivente declinato al maschile (con implicito senso androgino della scrittura, che condivido) che, quindi, denuncia il suo essere niente senza l’Altro: “Io resto lì…la fronte aspersa di rugiada e cristalli” (p.59) e “Temo che proprio lì possa spezzarsi il vincolo che ci connette… magica fibbia di comune passione” (p.85).
Agosto 2017

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Olio santo – Fausta Squatriti

Pubblicato il 9 settembre 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Olio santo
Fausta Squatriti
New Press Edizioni – Cermenate (CO), 2017, pp.58, 18 €

Per chi conosce la precedente scrittura poetica di Fausta Squatriti, questo ultimo libro – con testi dal 2010 al 2016 e inserito nella Collana Il Cappellaio Matto, curata da Vincenzo Guarracino –, colpisce in primo luogo per la sua forma, con versi tendenzialmente più brevi, a fronte di quelli delle altre raccolte più lunghi e diluviali. Ma essendo la forma sostanza, il contenuto segue.
Contenuto, non nel senso dei significati e delle concatenazioni proposizionali, ma come soggetto che si fa parola, e che non può più parlare come prima, denunciando con ciò un cambiamento/peggioramento del contesto di cui il testo vuole dir(ci). Un soggetto che con questa raccolta segna, se non un salto, un passaggio (come rileva anche la prefazione di Mariella De Santis) di valenza estetica ed etica, di sensi cercati ed espressi.
Se prima prevaleva la pressione di un dire con una qualche funzione catartica o liberatoria, di espulsione di accumuli di insofferenze, rispetto all’andamento e allo stato delle cose. Il che implicava una qualche fiducia in sbocchi di speranza.
Oggi, invece, quel soggetto è pervenuto alla necessità di concentrazione della propria azione espressiva e critica, al fine di fare un punto, forzatamente sintetizzato in questa breve segnalazione. Un punto da cui ripartire, dunque, e con quali stracci resistenti di speranza.
Ne sono testimonianza alcuni versi: “abbandona/ ragionevole speranza./ Nel cavo pugno/ rifugia smarrita terra/…/ e là si annida/ asciuga” (p.14). E mentre “Madre Morte comanda lei./ Falce spezzata per troppo lavoro”, “Sapienza si accuccia sul fondo/ di respirare ha schifo”, “Basterà salvare il salvabile?” (pp. 52-53).
È l’ultimo verso e la domanda finale con cui si chiude il libro. Verso di occhi lucidi (di pianto e di coscienza) che cercano nonostante tutto le possibilità “Della pietà il seme” che “a fatica germina/ nel solco stretto.” (p.50).
Un libro, dunque, e un punto che cercano una forma di sintesi, che però apre a maggiori lampi di dire attraverso la forma specifica del poièin, di dire più che col dichiarato, attraverso lampi di canto materico. Una ricerca di Fausta che non è solo di questi versi.
È attraverso questo “solco stretto” che il testo (ri)apre e resiste, insiste e rivendica la santità attesa da sempre di un orizzonte umano, per quanto (quasi) sul punto di essere ucciso.
Agosto 2017

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Diritti doveri e caos italico

Pubblicato il 27 agosto 2017 su Recensioni e Segnalazioni

“Dei diritti e dei doveri”
di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di sabato 26 agosto 2017

e da Pagine On Line del 27 agosto

Secondo certe cronache e commenti su giornali, tv e social, pare che l’Italia sia il nuovo Terzo Reich che, nella sua capitale ma non solo, perseguita i migranti e addirittura i rifugiati per il colore della loro pelle. Secondo altre, si direbbe che l’altroieri a Roma non sia successo niente di strano: un normale sgombero che ristabilisce, pur tardivamente, la legalità violata. La verità non è nessuna delle due e non sta neppure “nel mezzo” (come dicono i paraculi). Ma – come sempre più spesso avviene in questa società isterica e impazzita – procede a zigzag: tipico andamento di un Paese che ha perso il senso non solo dell’orientamento, ma anche dello Stato. E, le rare volte in cui lo Stato appare, non lo riconosce. Partiamo dai fatti

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TESTUALE 59 / 2017

Pubblicato il 28 maggio 2017 su Recensioni e Segnalazioni

è uscito
TESTUALE 59 / 2017
Critica della poesia contemporanea
Periodico fondato nel 1983 da
Gio Ferri Gilberto Finzi Giuliano Gramigna

Direzione
Gio Ferri Rosa Pierno

Autori
Rosa Pierno Emanuele La Rosa Pasquale Fameli
Giovanni Fontana Adriano Spatola Edoardo Sanguineti
Domenico Cara Gio Ferri Raffaella Di Ambra Raffaele Perrotta
Jean Flaminien Miguel Muñoz Lucia Boni Antonio Rossi
Laura Pierdicchi Cesare Viviani

La rivista in forma web e in forma di libro sfogliabile
è leggibile e scaricabile in internet al sito
TESTUALECRITICA.it
per informazioni rivolgersi a
testualecritica@gmail.com

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Seeds – c/o Libreria Nardini

Pubblicato il 15 aprile 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Libreria Nardini

Via delle Vecchie Carceri – Murate – Firenze

28 aprile 2017 – h. 18

Associazione Culturale Milanocosa

in collaborazione con Chelsea Editions

presenta

Seeds (Semi)

Viaggio con la poesia di Adam Vaccaro

alla ricerca di semi di senso sotto il sole del pensiero unico

Dialogano con l’autore

Mariella Bettarini, Alessandra Borsetti Venier,

Giuseppe Panella

Seeds, Chelsea Editions, 2014

Entrata libera

consulta la locandina

Info:

Libreria Nardini – Via Vecchie Carceri (Murate), Firenze – info@nardinibookstore.it – T 055 2399110

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Invito Caffè dell’Ussero – Adam Vaccaro

Pubblicato il 20 marzo 2017 su Eventi Suggeriti

Locali Storici d’Italia

Pisa Anno 2017


Incontri di AstrolabioCultura
Presieduto da Valeria Serofilli

Venerdì 31 Marzo – ore 18:00

Caffè dell’Usserodi Pisa

Palazzo Agostini

Lung.no Pacinotti 27

56126 Pisa

Ivano Mugnaini e Valeria Serofilli incontrano l’autore Adam Vaccaro con riferimento al volume Seeds, New York 2014 (Raccolta poetica scelta da Alfredo De Palchi per Chelsea Editions,con traduzione e introduzione di Sean Mark)

Musica con chitarra di Sergio Berti

Letture a cura di Rodolfo Baglioni

La S.V. è gentilmente invitata

Adam Vaccaro, poeta e critico nato in Molise nel 1940, vive a Milano da più di 50 anni. Ha pubblicato varie raccolte di poesie, tra le ultime: La casa sospesa, Novi Ligure 2003, e la raccolta antologicaLa piuma e l’artiglio, Editoria&Spettacolo, Roma 2006. Infine, Seeds, New York 2014, è la raccolta scelta da Alfredo De Palchi per Chelsea Editions, con traduzione e introduzione di Sean Mark. Ha realizzato inoltre varie pubblicazioni d’arte:, Spazi e tempi del fare, con acrilici di Romolo Calciati e prefazioni di Eleonora Fiorani e Gio Ferri, Studio Karon, Novara 2002;Sontuosi accessi – superbo sole, con disegni di Ibrahim Kodra, Signum edizioni d’arte, Milano 2003; Labirinti e capricci della passione, con acrilici e tecniche miste di Romolo Calciati e prefazione di Mario Lunetta, Milanocosa, Milano 2005; I tempi dell’orsa (2000) e Questo vento (2009) con opere di Salvatore Carbone, Edizioni PulcinoElefante. Con Giuliano Zosi e altri musicisti, ha realizzato concerti di musica e poesia. Collabora a riviste e giornali, siti e blog, con testi poetici e saggi critici. Per quest’ultimo versante, ha pubblicato Ricerche e forme di Adiacenza, Asefi Terziaria, Milano 2001e altri libri collettanei. Ha avuto diversi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio speciale Astrolabio del 2007, ed è stato tradotto in spagnolo e in inglese.

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Saggio sulla poesia di Alfredo de Palchi

Pubblicato il 16 marzo 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Giorgio Linguaglossa, La poesia di Alfredo de Palchi – Quando la biografia diventa mito (L’anello mancante del secondo Novecento)

Edizioni Progetto Cultura, 20127 – 141 pag., 12 €

È un libro di sicuro interesse per ogni appassionato di Poesia. Perché l’autore ci offre, attraverso l’esame della poesia di de Palchi, un percorso di riflessione critica sulle diramazioni espressive che hanno caratterizzato la scrittura poetica dell’ultimo mezzo secolo. Dalle sponde dell’Ermetismo al Neorealismo, dagli sperimentalismi e ideologismi della Neoavanguardia alle varie forme di Minimalismo. Dall’esaltazione del segno-lingua a quella del soggetto-io (mentre si decantava ideologicamente la sua riduzione) e degli oggetti. Rispetto a questa serie di teorizzazioni e formalizzazioni, Linguaglossa fa risaltare l’anomalia e, anzi, “l’estraneità” di de Palchi, “senz’altro il più asintomatico del secondo Novecento”, “una individualità esasperata, un tragitto destinale che diventa il percorso della parola poetica”.

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Le Geometrie Scalene di Laura Cantelmo

Pubblicato il 8 marzo 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Le Geometrie Scalene di Laura Cantelmo

di Vincenzo Guarracino

È una scrittrice, Laura Cantelmo, che, ancorché da una posizione appartata e dimessa (l’ultima raccolta, Un luogo di presenze, risalendo al 2005), da anni si propone sulla scena non soltanto di Milano (è membro dell’Associazione Culturale Milanocosa cui presta un fattivo contributo) come una presenza critica e poetica di notevole interesse, tanto da salutare con vivo plauso chi, come Roberto Caracci, se n’è occupato approfonditamente auspicando altresì che altri le dedichino una riflessione non solo parziale, quale può essere l’occasionalità della recensione di un libro.

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Pagine di storia partigiana

Pubblicato il 18 dicembre 2016 su Recensioni e Segnalazioni

Vincenzo Grimaldi

PAGINE

DI STORIA PARTIGIANA

A cura di

Francesco De Napoli

Istituto per le Ricerche Sociali

“Antonio Labriola” – Cassino

***

Un intenso contributo di testimonianze su quello squarcio della storia recente – anche se sembra così lontana – del nostro Paese, che ha portato alla nascita della forma repubblicana e democratica del nostro Stato.

Un contributo del “Comandante Bellini”, alias Vincenzo Grimaldi, che incontra gli studenti dell’università di Cassino. E che è corredato da un dossier dedicato a Nicandro Ernesto Conte, Eroe e Martire Partigiano.

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Collana e Rivista di poesia Elpis

Pubblicato il 26 ottobre 2016 su Recensioni e Segnalazioni

Per la collana e la rivista di poesia Elpis

Come già annunciato nel comunicato del 21 ottobre u.s., è stata varata, da parte dell’Editrice C.A.S.A. di Gallarate-Saronno, una collana di poesia, sotto la direzione e responsabilità di Annitta Di Mineo, con la consulenza di Vincenzo Guarracino e Gianfranco De Palos, che inizia la sua attività con la presentazione del libro di Arianna Sonia Scollo il giorno 23 di ottobre, festa di S. Severino Boezio.

Tale Collana si intitola dalla poetessa Elpis (nome che, letteralmente, significa in greco “Speranza”), moglie appunto del filosofo Severino Boezio.

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