Una teocrazia imperfetta
Una teocrazia imperfetta
Una teocrazia imperfetta
Libertà vo cercando…
di Laura Cantelmo
La relazione complessiva tra cultura e società tende a suggerire oggi un'immagine di "realtà parallela", che ricorda meno quella di Musil ne L'Uomo senza qualità, di più quella di Rom disgregati e emarginati: una presenza assente che non diventa "presenza", se con questa intendiamo realtà di scambi ricchi con l'altro da sé. Gli intellettuali (termine ormai ben poco qualificante) criticano a volte la cultura degradata e messa in scena dai media o dalla politica corrente.
Sono stati completati i lavori di ristrutturazione del nuovo sito-blog di Milanocosa.
Dove sta il cuore degli scrittori?
Su un articolo di Claudio Magris (*)
Di Laura Cantelmo
L’articolo di Magris in risposta all’affermazione critica dello scrittore turco Pamuk sulla politicizzazione dell’arte pone, fin dal titolo, alcune questioni di sostanza relative alla produzione letteraria.
Il titolo stesso,riferito al “cuore freddo degli scrittori”, implica un giudizio già formulato sull’autenticità del coinvolgimento dell’A. con quanto va scrivendo. Trattandosi di temi specificamente politici, nel senso di adesione a una causa che riguarda la polis intesa come comunità umana, la posizione dello scrittore negli ultimi decenni si è fatta difficile. In particolare ciò accadde dopo la fase storica iniziata negli anni ’60 e culminata nel decennio successivo, in cui dominava l’interesse per le tematiche civili – i diritti dei “dannati della terra” sia del terzo mondo che del nostro – e per imeccanismi del potere di cui si è occupato in modoapprofondito il pensiero filosofico soprattutto francese.
Nel campo dell’opera lirica il protagonismo è l’ambito delle donne. Anche quando l’eroe dell’argomento è l’uomo, il coinvolgimento femminile, è comunque sempre fondamentale allo svolgimento dell’azione. Le protagoniste femminili delle ribalte, se sono generalmente considerate passionali e idealiste, votate alla sofferenza e alla morte,vengono, però, percepite come forzeistintive e coraggiose, capaci di tirar dentro il loro destino, spesso senza rendersene conto, parenti, amanti e amici.. Sul finire dell’Ottocento, divengono personaggi chiave della struttura melodrammatica, dotate di volontà e coraggiosa autonomia. Spesso, pur essendo succubi di fatti più grandi di loro, si rivelano poitutt’altro che prive di personalità e di giuste ribellioni.L’evoluzione delle società europea e slava, grazie specialmente alla letteratura simbolista, al teatro romantico e al teatro verista, va, dunque, progressivamente conquistando nella donna, un certo grado di liberazione e di volontà d’azione:.
Chiamo vergine la donna che ha fatto l’amore con un solo uomo.
Emmanuelle, L’antivergine.
La narrativa delle giovani scrittrici degli ultimi anni sembra essersi attestata su un livello comune di condivisione culturale. Si può partire dalla definizione di «scrittura dell’ombelico», come viene intesa dai Wu Ming ad esempio, che indicano con questa locuzione la letteratura intimistica e non impegnata, tipica espressione della repressione culturale in atto in Italia, e si può approdare alla «scrittura dell’utero» per rubare una definizione a Renato Barilli.[1] La fascia di questo genere letterario si allarga a tematiche differenti, ma spesso declinate con l’uso topico della prima persona, ad indicare un luogo di una geografia di pensiero, prima che letterario. Spesso queste scritture femminili privilegiano la forma diaristica.
La poesia: lingua carnale dell’esperienza
Gabriela Fantato
Due filosofi-psicoanalisti hanno definito la nostra come «l’epoca delle passioni tristi», rifacendosi a tesi di Spinoza[1], un’epoca di disorientamento, in cui il futuro non è più sentito come «una promessa», come è stato per l’Occidente postilluminista e neopositivista, ma come «una minaccia», con il conseguente venir meno delle progettualità e delle speranze. Penso che ogni essere umano senta su di sé, oggi più che mai, una minaccia diffusa.
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