Anticipazioni – Wilma Minotti Cerini

Pubblicato il 15 ottobre 2018 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Wilma Minotti Cerini

Testi inediti

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Con un commento di Laura Cantelmo

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La mia non rientra in una poesia concettuale, ma in una ricerca incessante di visione oltre il percepibile umano, nella tensione di avvicinarmi e enucleare il motore invisibile che muove le piccole e grandi cose della vita, e che all’umano è dato solo immaginare, mai di raggiungere e conoscere appieno. La poesia come forma che cerca di toccarne i bordi.

Wilma Minotti Cerini

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ENIGMI

Come le fratture di una rupe,
il mio corpo nasconde cicatrici
che la vita indifferente,
riverbera a piene mani,
in questo vivere fragile
tra esaltazioni e lame taglienti.

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Attraverso Milano – Dino Buzzati e Franz Kafka

Pubblicato il 12 ottobre 2018 su Eventi Milanocosa da Adam Vaccaro

Biblioteca Sormani
Sala del Grechetto – Via Francesco Sforza 7

L’Associazione Culturale Milanocosa
Presenta
30 Ottobre 2018 – ore 17,30

Attraverso Milano
Staffette letterarie e artistiche

Idea-Progetto e coordinamento di Luigi Cannillo
Elaborazione e definizione con
Claudia Azzola, Rinaldo Caddeo, Laura Cantelmo, Adam Vaccaro
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Tra letterati e artisti che sono passati per Milano, o vi hanno soggiornato per periodi brevi, e altri, che invece vi hanno vissuto gran parte della loro vita, si possono creare relazioni creative anche tramite luoghi della città.

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KEMENY – BOOMERANG

Pubblicato il 7 ottobre 2018 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Tomaso Kemeny
BOOMERANG
Edizioni del Verri, Milano 2018
pp.67, 15,00 e.

È bipartita, divisa com’è in due parti, tematicamente e stilisticamente, ma soprattutto moralmente, la più recente raccolta poetica di Tomaso Kemeny, Boomerang: con la prima, Ghost poems, che chiama in scena, nel “notturno abbaglio” del “cuore del silenzio”, la letteratura, sotto le spoglie dei “fantasmi” di oltre una ventina di poeti della contemporaneità novecentesca, tutti italiani tranne uno (Dylan Thomas), da Bertolucci, a Montale, da Luciano Erba, a Sanguineti, a Dino Campana, a Fortini, e giù giù fino a Zeichen e ad Amelia Rosselli, “poeti inquieti” evocati quasi a mo’ di sfida al lettore, fissati ognuno in un detto o in un vezzo memorabile; con la seconda, invece, Voci, che chiama in causa un “caos” di “voci ineguali del mondo” animate solo dalla “forza del sogno”, una gran folla (meglio, un Coro) insomma di personaggi che, come si dice nel primo testo introduttivo, reclamano il diritto di parlare in virtù dell’”energia della loro immaginazione” che si sprigiona dalla loro vita e dai loro versi, riverberandosi come “corrente di energia” sulla vita dei loro fruitori al di là del breve tempo della loro esistenza.
Letteratura e vita, dunque, quello che Kemeny nel suo dittico con la forza espressiva che gli è consueta propone definendo in nome di un’esigenza di memoria un sistema valoriale estremamente variegato a riprova di quanto entrambe reciprocamente si giovino e incidano nel processo di avanzamento della civiltà, sul teatro dell’eterna lotta tra Bruttezza e Bellezza, tra Costrizione e Libertà: come dire, un tributo da un lato alla letteratura, dall’altro alla speranza, a un sogno “impossibile” di crescita culturale e morale costruito attraverso la poesia.
Così nel primo dei due elementi, nei Ghost poems, è sorprendente come la presenza metabolizzata ed evocata di poeti anche molto distanti e caratterialmente eterogenei (si pensi, ad esempio, a Fortini e Sanguineti, ma anche a Pasolini) funzionino, sotto il segno della “différence”, come emblemi di una concezione in cui “tout se tient”, di un tutto armonico in cui pensiero e linguaggio, sogno e realtà, si integrano e collaborano ognuno per la propria parte.
Nel secondo, invece, quel che si compone per lacerti e bagliori è una sorta di nerudiano “Canto generale”, un canto di “eroi” che strappati brutalmente dalla vita (come Radnoti Miklos e Garcia Lorca) si rivelano oggi e sempre in grado di alimentare ancora “sogni e speranze degli uomini giusti” e di indirizzare “l’eterna lotta / contro l’ingiustizia” e la “disorganizzazione morale del mondo”. E’ questo, una sorta di Spoon River, che troviamo qui, nel poemetto Voci, dal grande empito civile, fissata in figure di grande forza suggestiva (esemplari, Camus, Rosa Parks, Luther King), che hanno sventolato il loro vessillo in nome di una umanità nuova, fondata sui valori della fratellanza universale.
Un’immagine, essenziale ma emblematica, per concludere, l’apparizione di Gabriele D’Annunzio, a riprova della poetica del Kemeny, espressivamente e moralmente votato alla poesia come “azione”: “I miti forgiati di terra / d’aria, di acqua e di fuoco / e di furente passione / trasformino la vita delle genti / seguendo la corrente d’energia / metamorfica che dal presente / muove verso l’ignoto / chiamato futuro”.

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La piuma sul Baratro – Piacenza

Pubblicato il 3 ottobre 2018 su Eventi Suggeriti da Adam Vaccaro

La piuma sul baratro
25 ore di poesia
a cura di
Massimo Silvotti

dalle h 21 di sabato 13 alle h 22 di domenica 14 ottobre 2018
con 100 poeti a
Palazzo Farnese – Piacenza

scarica la locandina

Anticipazioni – Pancrazio Luisi

Pubblicato il 1 ottobre 2018 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Pancrazio Luisi

Inediti
(Testi tratti dalla raccolta inedita Ajmâre in dialetto lucano di Tricarico)

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con una nota di Luigi Cannillo

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Nota dell’autore
I testi qui pubblicati fanno parte di una raccolta inedita, Ajmâre, in dialetto tricaricese. Da dove nasce questa che considero una relativa deviazione dal percorso in lingua sinora seguito? Da una scoperta e da una ri-scoperta. La scoperta attiene allo studio della poesia dialettale contemporanea: tra tutti Loi, Baldini, Giannoni, Pierro. Una poesia ingiustamente relegata a rango minore.In un’epoca tendenzialmente votata all’appiattimento e alla progressiva riduzione della profondità storica, la ri-scoperta del dialetto, dopo 50 anni di rimozione totale (in famiglia a Milano era vietato, bisognava integrarsi…), ha significato per me anche la riscoperta di un mondo che credevo perduto per sempre.
La coincidenza con alcuni snodi esistenziali ha fatto il resto. Se volevo parlare di quel mondo, avevo bisogno di un’altra lingua, il dialetto appunto che ho parlato fino all’età di 11 anni. Ho cercato di vestire i panni dell’archeologo (e dell’antropologo) giacché si trattava di portare alla luce reperti di un mondo scomparso (linguistici e culturali propri della civiltà contadina). Col distacco del ricercatore, senza nostalgie o richiami etnici. Una questione che ormai riguarda anche la “civiltà operaia” (le grandi lotte degli anni ’60 e ’70). Per ognuno di noi c’è un porto sepolto da riportare alla luce. Un atto di riparazione contro la rimozione collettiva.

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BIBLIOTECA VIGENTINA – INCONTRI CON GLI AUTORI

Pubblicato il 27 settembre 2018 su Eventi Suggeriti da Adam Vaccaro

SISTEMA BIBLIOTECARIO MILANO
BIBLIOTECA VIGENTINA
C.SO DI P.TA VIGENTINA 15

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LA FORMA E L’ASPETTO
Anno X – Incontri a parole

A CURA DI CESARE VERGATI

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INCONTRO CON GLI AUTORI
LUNEDI’ 8 OTTOBRE – ORE 18,15

ANNAMARIA DE PIETRO – POETA

ADAM VACCARO – POETA, CRITICO, OPERATORE CULTURALE

LUIGI CANNILLO – POETA, SAGGISTA, TRADUTTORE, CURATORE

CESARE VERGATI – SCRITTORE POETA

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Entrata libera

fino a esaurimento posti

leggi la locandina

Viteliù – Nicola Mastronardi

Pubblicato il 22 settembre 2018 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

VITELIÙ – IL NOME DELLA LIBERTÀ
Nicola Mastronardi
Itaca srl, Castel Bolognese, 2012

UNA STORIA MAGISTRALE
Adam Vaccaro

Un arco di storia sconosciuto o conosciuto solo per scorci, raccontati perloppiù da chi, nel secolare scontro storico tra Popoli Sanniti e Impero Romano, ha prevalso. Qui la narrazione è fatta dalla parte dei Sanniti, sopraffatti, ma al tempo stesso fonte di contributi decisivi nella definizione di quella unicità e molteplicità, da essi per primi chiamata Viteliù-Italia. Il che è stato possibile, perché hanno tenacemente resistito e difeso il nucleo prezioso della loro identità.
Al centro, c’è dunque quest’ultima complessa tematica di una narrazione avvincente, che oggi ci offre una misura che va ben oltre il quadro storico, pur documentatissimo e sorretto da una immaginazione e una scrittura dense di poesia. Grazie alle quali dalla materia storica emergono e rimangono impressi nella memoria del lettore personaggi ed emozioni di una tragedia e una etnia, che i peggiori sogni imperiali di Roma hanno tentato ripetutamente di cancellare.
Sono sogni di dominio e di potere assoluti che nel corso della Storia hanno replicato molte forme di mostri e orrori. E che, anche nella contemporaneità, fanno apparire non di rado molti inni alla civiltà, alla democrazia, alla libertà e ai diritti umani, declamazioni retoriche e utopie lontane, a fronte di una sorta di tsunami che incrocia tecnologia e oligarchie economico-finanziarie.
Al centro di questo libro straordinario c’è quindi una passione di conoscenza di sé e dell’altro, che per me è l’asse portante di ogni discorso sulla libertà: senza di esso, quest’ultima diventa una declinazione (solo) ideologica. Occorre, prima di tutto, acquisire coscienza e cultura per saper custo-dire la propria identità. Che o è collettiva, o non è, perché l’identità individuale, senza una connessione viva con una comunità, diventa delirante e miserevole individualismo. Ma l’ideologia oggi dominante è questa: diceva la Thatcher, la società non esiste, esistono gli individui.
Questo libro è dunque importante, perché inanella una storia – fatta di tante storie – che mostra il contrario. Per questo è, non solo conoscenza, coscienza e riconoscenza dovute a un passato che appartiene a tutta l’Italia (e, a mio parere, non solo), ma attualissima sollecitazione a ricostruire un pensiero critico rispetto alle tremende e antropologicamente distruttive tendenze in atto. Le quali non sono solo produttive di caos violento, guerre e imbarbarimenti di un capitalismo finanziario imperialistico, che rivendica libertà da ogni regola e condizionamento. Sono premesse e condizioni che storicamente hanno già mostrato risultanze regressive, con ripartizioni della ricchezza tendenzialmente precapitalistiche e medioevali.
Questo libro è quindi – non solo per l’Autore o per chi come me, sente e riconosce le proprie radici sannitiche – un salutare ricostituente vitale di quella intelligenza della contemporaneità, carente nonostante la sovrabbondanza di informazioni, senza la quale la libertà diventa un fantasma e con essa un disegno di futuro, per i più, difficile e oscuro.
Settembre 2018

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Roberto Sanesi: “Ho sognato la vita…”

Pubblicato il 20 settembre 2018 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

“Ho sognato la vita…”
(Rapporto informativo, I, 1966)

Vincenzo Guarracino

Roberto Sanesi nasce il 18 gennaio del 1930, a Milano, da una modesta famiglia di origine pratese (il padre, Angelo, è infatti un restauratore di mobili), che si era trasferita nel capoluogo lombardo in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro.
Durante l’infanzia, si appassiona precocemente al teatro. Come in seguito racconterà, il rinvenimento in casa del nonno di un numero considerevole di libretti d’opera, alimentano in lui il gusto per la lettura e successivamente per la scrittura: “A furia di leggere libretti d’opera mi aveva preso l’idea del teatro. Avrò avuto sette o otto anni quando passai un’estate a Galciana nella parrocchia del prozio Arturo. Nel pomeriggio andavo in fondo all’orto e davo inizio a un dramma, per lo più di cappa e spada”. È proprio il prozio Arturo, parroco di Galciana, un paesino non lontano da Prato, a incoraggiarlo e guidarlo alla scrittura: “Sotto un gazebo nell’orto della parrocchia, al tavolo di pietra, in certi pomeriggi estivi trafitti dal ronzio delle vespe in sospeso su certe susine claudie o damaschine quasi completamente sfatte, fingevo di scrivere drammi cavallereschi. Lo zio Arturo mi veniva alle spalle, leggeva, mi diceva che non potevo limitarmi a far entrare in scena il Conte di Vallombrosa lasciandolo in silenzio. ‘Sennò non succede mai nulla’”, confida in una nota commossa alla poesia Lo zio di Galciana (nell’antologia L’incendio di Milano e altre poesie, 1995).
Nel ‘42, in conseguenza della guerra, assieme alla famiglia ripara a Prato, dove resta fino al ‘45. Risale a questo periodo una passione precoce per la poesia, solo per pudore qualificata come “artificio inutile” (in Rapporto informativo, II, 1966), che si traduce nella composizione di testi che rivelano un talento già promettente. Di questi, alcuni confluiranno nell’antologia Poeti italiani contemporanei, curata nel ’47 da Pietro Bernardini e pubblicata a Rovigo; altri, invece, si ritrovano nella raccolta Ora vorrei che l’angelo, pubblicata postuma, nel 2002, a cura della moglie Anita, presso le edizioni Il Bulino di Roma, con incisioni di Mario Raciti.
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Anticipazioni – Francesco De Napoli

Pubblicato il 15 settembre 2018 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Francesco De Napoli

Inediti
Epigrammi
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Con un commento di Adam Vaccaro

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BREVE NOTA DI POETICA

La mia produzione poetica si snoda seguendo due diversi registri o filoni. Il primo, lirico-esistenziale, si sviluppa dipanando il sottile filo d’una memoria elaborata come simbolo ed espressione d’un mondo, quello del “profondo Sud”, ormai dileguatosi. Il secondo, satirico-epigrammatico, è impegnato nell’impietosa osservazione della società in cui viviamo, con condanna di malcostume e abiezioni.
Sono due versanti non antitetici, bensì complementari, d’una poetica volta a penetrare e abbracciare le manifestazioni più inquietanti o paradigmatiche dell’esistenza, che sembra aver rinnegato del tutto i bei sogni di libertà, fratellanza, giustizia, uguaglianza.

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Anita Guarino Sanesi

Pubblicato il 10 settembre 2018 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Anita Guarino Sanesi
Di te, di me, dell’albero
ExCogita Editore, Milano 2014
pp.263, 18,50 E.

ANITA GUARINO SANESI

 Un libro su un poeta e sulla (sua) poesia, Di te, di me, dell’albero, edito da ExCogita di Milano. Un libro di poesia, abitato da un grande fuoco, quello dell’amore-poesia, che fa di quest’opera, veramente commovente e coinvolgente, ben più di ciò che sembrerebbe a prima vista promettere, un saggio cioè biografico-critico.

Il poeta è Roberto Sanesi, scomparso troppo prematuramente all’alba del nuovo millennio, il 2 gennaio del 2001: uno che ha incarnato agli occhi di molti (quorum ego) la capacità di dar voce, polimorficamente,  in modo plurimo e prismatico, alla poesia intesa come ricerca ed esperienza di senso, come messa in gioco di sé in territori vastissimi, dalla poesia, alla critica d’arte, alla traduzione, sulla scena della nostra inquieta contemporaneità.

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