Prima – Gabriella Cinti

Pubblicato il 20 febbraio 2024 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

L’Origine e l’Oltre il presente
Adam Vaccaro
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Gabriella Cinti, Prima, puntoacapo Ed, Pasturana (AL) 2022, pp. 122

Sono due i termini e polarità di senso che strutturano questo libro di Gabriella Cinti: Origine e Oltre. Origine con sensi che già sono intrecciati all’oltre, in quanto non riguarda l’origine del Soggetto Scrivente, ma la complessità costitutiva della vita, dalle sue forme elementari e minime a quelle più complesse, di cui è parte il percorso, umano, sociale e culturale dell’Autrice.
È una ricerca ambiziosa quanto affascinante, piena di domande sull’ignoto, che rimarrà ignoto, ma diventa materia di azione di un poièin che non si accontenta di giochi verbali, autoappagati e indifferenti al crescente accumulo di problemi insoluti nell’Altro da sé. Lo sguardo di Gabriella continua a tradurre in versi la sua ansia di conoscenza e di passione antropologica, entro una affettività che fa diventare presenze adiacenti anche evocazioni lontanissime: “Ninfa del Miocene/ chissà se piangevi?// Le viridate tue lacrime,./ il dolore scoperto nel sale sulle labbra, / a terra cadevano/ hai accolto così in te anche /il pianto delle tue sorelle di prima. // Trenta milioni di anni per assaporare/ il soffrire come un sapore…”.
È il primo testo del libro che trasmette ricchezza di sensi, preziosi quanto più navighiamo in un’ansa di storia che produce falsificazioni e indifferenze, orizzonti di ideologie e tecnologie transumane, deliri di poteri invasivi e poco visibili, liberazioni illusorie, impoverimenti umani ed economici, compresa la nostra capacità di comprensione e articolazione di senso:
“Bambina primate,/ cucciola di nostra forma./ Tra gli alberi batteva il tuo cuore,/ i tuoi denti sonori ritmavano il respiro/ in suoni di preparola.// E non so se piangevi,/ se capivi la musica della savana,/ la voce delle conifere,/ l’intelligenza del silenzio.// Ne so quanto te del mistero dei rami,/ delle foreste troppo spesso nemiche// Quanti milioni di anni/ ha la storia delle mie lacrime?” (pp.9-10)
Ma l’immaginazione del libro si spinge oltre l’arco di qualche milione di anni dell’antropocene sulla zattera terrestre. Un avvento che, con crescente impatto, fino al dominio trionfante contemporaneo, minaccia di ridurre questa zattera in rottami apocalittici: sarà questo lo sbocco inevitabile prima di un nuovo inizio di vita e di senso? O gli esseri umani riusciranno a ricostruire una speranza e un destino capace di invertire i rischi autodistruttivi attuali?
La passione e il viaggio inanellati da questo libro sono perciò tutt’altro che a testa indietro, dimentichi e deresponsabilizzati rispetto alle derive contemporanee. Il testo si inoltra nei moti del pendolo di oscillazioni millenarie, imperscrutabili e violente, e che nemmeno il supposto Dio creatore ha saputo costruire secondo logiche consone ai sogni di antropologie d’amore, francescane o di parallele utopie laiche.
Il libro dipana una sorta di cantico di incessanti domande che, pur rimanendo prive di risposte, per l’Autrice diventano motivo di ri-creazione e resistenza all’angoscia di un evanescente fantasma di umanesimo atteso, continuando a dargli forma e corpo con versi accesi e inarresi:
“Il mento nella mano/…/ busso alla chimica del cosmo,/ cerco luce di intelligenza astrale.” (p.13);
“Di questo viaggio – storia di ombre mutanti/ a cui dare voce – è il mio tempo” (p.77).
Il filo rosso è una instancabile ricerca di magia che ridà vita a momenti in cui “ubriachi di miele nella voce”, riusciamo a risalire come salmoni ossessi all’origine, a “risalire il tempo:/ lo stupore turchese dell’estasi.” (p.94), attraversando con visioni bambine le “Acrobazie delle specie” (p.95), in una Psicosfera (p.101) che “tra i gomiti dell’accadere”, ritrova “il pensiero della luce” (p-105), “briciole Pollicine” (p.104), “Di presenza in presenza/…/ amore ultravioletto// e incendio elettrico di rinascita.” (p.103).
L’alito cercato è il “Respiro biondo di rinascita” (p.108), bocca di Euglena, ultimo splendido testo, con cui Gabriella Cinti, chiude il cerchio con al centro il bisogno primario di conoscenza, vuoto assediato dal poièin, inappagato dalle false verità spacciate dal piccolo stantio orizzonte del presente. Il bisogno di aprire Altro e Oltre, perviene così a tale nome, Euglena,“(dal greco, ‘la buona pupilla’), fatta simbolo di luce di intelligenza, “per raggiungere il bandolo primo,// dove Coscienza/ palpitava di carne, di foglie,/ di anime ruotanti, di umani/ nascosti in sigle, nei primi organismi.” (p.113), “nel tuo mistero d’essere, Euglena” (p.114).
Luce di ansia immaginativa e passione trovano attimi placati in testi come “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (p.12), tremante astanza del divino Faro, rincorsa di canoscenza, che non può essere fredda: “Il governo del due/ tra quark danzanti e inusitati/ a celebrare il primo moto,/ per onde, della materia”, “il coraggio dell’origine/ euforia delle cellule nell’urto primario”, “brulichio e disordine/ come l’amore ardente”, “nel tempo Uno del fuoco”, in cui “c’è sempre un bacio all’inizio della vita”.
Adam Vaccaro

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Anticipazioni – Rossella Tempesta

Pubblicato il 19 febbraio 2024 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Rossella Tempesta
Inediti

Con nota di lettura di Adam Vaccaro
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Nota di poetica

Da dove arriva e dove sta andando la mia poesia?
Come ho sempre “sentito” la mia poesia viene da un altro mondo, da un iper spazio dove qualcuno ci osserva e ci sussurra nel cuore di guardare in fondo alle cose, di acuire i sensi, la vista in primo luogo, davanti alla trama del quotidiano, davanti alle cortine dell’ovvio.
La mia poesia è una voce-sonar che mi raggiunge da sempre, dalla mia infanzia, e viene dalla Natura e dalle anime di luce che vanno e vengono tra questo mondo e gli universi.
Per me la Poesia, la mia, quella degli altri poeti tutti è un disvelamento, un dono fulminante e struggente, una improvvisa e provvisoria sapienza che fa benissimo e male a un tempo, perché fa assaporare la vera libertà, la vera essenza, eppure mostra il giogo cui siamo sottomessi.
Dove sta andando la mia poesia? Lo dice il titolo della mia ultima raccolta “L’intero senso” da poco uscita per i tipi di Delta3 edizioni – Grottaminarda, per la cura della direttrice di collana Eleonora Rimolo con la prefazione del poeta e filosofo Carlo Di Legge, l’intero senso che poi è un verso di una mia poesia di molti anni fa che si trova anche in questo libro, quasi un’autobiografia poetica dagli esordi fino ad oggi, e che ha questo titolo che dice della mia ricerca mai conclusa e che mai si concluderà fino alla morte, come è per tutti gli esseri umani. La mia poesia va dunque verso la filosofia: cerco l’uomo diceva Diogene con la sua lanterna nel buio, e cerco la Natura e l’unità, l’intero senso tra l’uomo e la Natura, cerco tracce del progetto, impronte di chi, cosa, lo abbia pensato per noi.

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Del tempo disumano – Annitta Di Mineo

Pubblicato il 14 febbraio 2024 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Annitta Di Mineo, Del tempo disumano, Montabone Ed., Milano, 2023

di Luigi Cannillo

“Mentre la folla corre/ senza vivere la vita/ chiedendosi perché/ Tu/ ritirato nell’angolo/ della stanza occupata/ con capelli tra indice e pollice/ inanelli ideali inanimati/ Tu/ affossato nella poltrona/ naufrago d’inquietudine/ con sussurri di versi/ sfidi il tempo disumano”.
Questi versi, non più solo sussurrati ma approdati sulla pagina, mi sembra possano ben riferirsi all’intera raccolta di Annitta Di Mineo, diramando ulteriormente il senso della loro scrittura. Il Tempo Disumano è il tempo storico nel quale viviamo la sconfitta dell’etica, dei più elementari valori di solidarietà, giustizia ed eguaglianza ad opera di quei poteri, di quelle gerarchie che reggono i fili delle nostre esistenze, provocano guerre, commettono ingiustizie e soprusi. I “sussurri di versi” sono le armi che può imbracciare la poesia anche nel denunciare queste manifestazioni di disumanità. Ma il soggetto tu non rappresenta solo un destinatario indefinito, si può riferire ed estendere all’io dell’autrice in una sorta di autoritratto e in un rinvigorirsi dei sussurri iniziali in vibrata denuncia. E, nella realizzazione dell’opera poetica, pervenire ai destinatari ultimi, i lettori, e coinvolgerli: siamo tutti partecipi, almeno come possibili vittime, della disumanità del tempo.
Si tratta di una poesia di forte sensibilità civile, che concentra le tematiche di riferimento in sezioni specifiche: “Pace”, “Vittime di mafia”, “Migrazione”, “Voci di donne”, “Natura”, “Shoah”, ognuna delle quali mette in evidenza diverse tipologie di responsabili, i Potenti, le gerarchie di vario genere, ma pone in luce anche le vittime: sia quelle più misconosciute o anonime che quelle più definite e individualmente significative.
Nel mosaico di protagonisti troviamo militi imberbi, migranti, vittime della mafia e del cyberbullismo, donne assoggettate al potere maschile o al fondamentalismo religioso, umili contadini, la stessa Natura, vittima di reati ambientali. Come si chiede Vincenzo Guarracino nella sua introduzione: “Ma è possibile che la luce, la forza della fiamma, possa restare nascosta e compressa ‘sotto il moggio’ senza che trionfi, che si innalzi e divampi, per mostrare a tutti, agli astanti come ai mille altri che se ne faranno testimoni e portatori? È con questa certezza che Annitta si muove: con l’ardire di farsi alfiere di un messaggio (termine quanto mai anacronistico e necessario), destinato ad alimentare ogni coscienza civile […]”.

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La Mia Milano – Angelo Gaccione

Pubblicato il 11 febbraio 2024 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Il cuore e la storia resistenti di Milano
Adam Vaccaro

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 Vedi anche su Rivista “Odissea”: Adam Vaccaro. Il cuore e la storia “Odissea”:

https://libertariam.blogspot.com/2024/02/il-cuore-e-la-storia-di-adam-vaccaro.html

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Angelo Gaccione, La mia Milano, Meravigli Ed. 2023, pp. 222, € 17.

Bisogna avere un grande cuore, al pari di quello che si vuole aprire e riaccendere, per poterlo raccontare e farne corpo di questo libro di Angelo Gaccione. Cuore, beninteso, non come melassa sentimentale, ma come centro vitale di intelligenza che sa andare in profondità, per risalire col sorriso trionfante di un sub con in mano una perla che brilla nelle sue mani. Un frutto di lavorio lungo, attraverso il tempo e lo spazio, immagine di bellezza, perché sintesi di quella nostra illusione di prendere nelle mani la totalità della vita, che solo le oasi d’amore ci regalano, dopo lunghi attraversamenti di sabbie aride.
Stiamo percorrendo un tratto di storia, che disegna orizzonti illusoriamente aperti tra dune desertiche, che ci accecano e ci seccano le labbra, tradendo promesse risolutive delle somme di ansie, pericoli, ignominie e orrori che costellano sempre più le linee del contesto. Questo libro di Angelo Gaccione diventa così una sorprendente, salutare macchia verde dei rari ristori cercati e trovati.
E che questa oasi abbia il nome di Milano è un regalo inatteso, vivendo e respirando nella sua crescente foresta di problemi irrisolti e cemento. Ma è l’amore che sa scovare tutte le ragioni per glorificare e fare Luogo di un orizzonte che tende a esaltare connotati di un nonluogo metropolitano.
La carrellata nel tempo e nello spazio, che Angelo inanella va a caccia di tutte le tracce ed evidenze, non solo architettoniche, che resistono e smentiscono tali tendenze, come testimoni testardi presenti ai delitti commessi, ma che riaffermano ragioni di un passato che ostinatamente vuole essere pedana di un salto verso un futuro disegnato entro un’altra prospettiva.
È una sfida che sfama il nostro bisogno di coniugare bellezza, quale incrocio antropologico di dignità operosa ed etica, che fece meritare a Milano l’appellativo di Capitale morale, prima di vederlo rovesciare in morale del capitale, con il trionfo, a partire dagli anni ’80, del neoliberismo globalizzato e del dominio finanziario su tutte le attività umane.
Gaccione racconta la sua vicenda personale, quando arrivò a Milano dalla Calabria alla fine degli anni ’60, col sogno di una nuova vita in quella che allora era ancora una città, nemmeno tanto grande, col suo Monumento di marmo al centro di un fervore di vita e una Madonnina d’oro in cima. I terroni che arrivavano vi trovavano sensi di comunità unita a una sacralità della vita, seppure con nomi e forme diverse da quelle delle proprie origini. Chi vi arrivava (anch’io ne feci approdo dal Molise, dieci anni prima) trovava modi di rinascere dopo il trauma del trapianto, perché Milano – come tutte le altre realtà urbane, piccole e grandi, era ancora una realtà-città, che proiettava nell’animo di chi vi viveva una sua identità, con segni di storia, memoria, arte e civitas, trasmessa da evidenze di luoghi del sacro e luoghi amministrativi, quali segni-simboli che componevano. una immagine finita dell’infinito.

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Patriarcato e Oltre

Pubblicato il 5 febbraio 2024 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Patriarcato e Oltre

Adam Vaccaro

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Vedi anche sulla Rivista Odissea

https://libertariam.blogspot.com/2024/02/patriarcato-e-oltre-di-adam-vaccaro.html

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Patriarcato è nome e anima di una originaria struttura sociale che prese forma millenni fa, sollecitata anche da interessi alimentari. Il bisogno e il piacere onnivoro di proteine animali spinse a divisioni di compiti tra l’ambito femminile e quello maschile, affidando prevalentemente al primo la gestione stanziale e al secondo la ricerca di altri alimenti.
Da un lato, le cure sia di fonti alimentari vegetali, sia del gruppo sociale più statico – minori e anziani –, basilari anche nelle strutture matriarcali, dall’altro, la ricerca di prede animali, sviluppò una componente sociale, soprattutto maschile, più dinamica e con caratteri aggressivi, sia per l’esercizio della caccia di tali prede – anche non facili o pericolose –, sia verso altri gruppi sociali, mossi dagli stessi bisogni.
Ma queste divisioni di ruoli generarono caratteri di aggressività leonina tesa a dominare anche verso l’interno del proprio gruppo. Ne derivarono spinte a una organizzazione sociale opposta a quella orizzontale, del precedente regime matriarcale, in un moto verticale di selezione tendente a creare un dominio piramidale, concentrato su un vertice, spinto ad allargare la base dominata sottostante.

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Nelle vene del mondo – Donato Di Poce

Pubblicato il 18 gennaio 2024 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Donato di Poce, Nelle vene del mondo, I Quaderni del Bardo ed., Sannicola (LE) 2023

Nota di lettura di Laura Cantelmo

Nella vasta bibliografia di Donato di Poce, ricca di raccolte poetiche, di aforismi e di saggi sull’Arte e sulla Letteratura, questo recente volume delinea, come si conviene a un’autoantologia, il ritratto dell’artista, evidenziando le predilezioni creative e di ricerca dell’Autore ed enucleando i principi di poetica elaborati lungo il suo percorso di scrittura e di esperienza umana.
L’arco di tempo copre una curva non indifferente: 2000-2022, partendo dai giovanili testi di argomento amoroso e giocosamente erotico, nei quali si intrecciano, fondendosi, la ricerca della parola e della verità del discorso poetico, che sono i principi di riferimento di questo Poeta. L’autenticità del linguaggio, a suo parere, deve di necessità evitare orfismi e parole innamorate-modalità ormai un po’ usurate che nei decenni precedenti avevano dominato la scena letteraria nel nostro paese, senza mai scomparire del tutto.
Rivelatori sono i primi versi del testo d’inizio, Orizzonte d’attesa: “Nell’orizzonte d’attesa/ restano le parole che non trovo/ mentre nella mia terra perdo il respiro/e schegge d’oscura passione/ dilegua il mio cuore/ e quel che taccio/ ha sempre il sapore dell’incanto”. L’apparizione di una figura sublimata di donna collega i testi alla tradizione allegorica medievale della lirica d’amore – “…Te nei borghi persa/ annidata nel cappottino rosa” – rappresentando l’indagine sul linguaggio e i meccanismi dell’ispirazione poetica: ”Se tu mi baci/ le ciglia della vita si aprono”.
Il pensiero viene sempre filtrato dalla corporeità e dalle emozioni, come nel poema L’origine du monde (2004), altro esplicito esempio di poesia erotica, dove il corpo è protagonista dei “miei esercizi d’amore”, mentre “nell’anima lievita la visione del corpo/ E io sono l’angelo d’amore/ Che raccoglie le gocce del piacere”. Echi della poesia medievale, ma persino del Cantico dei Cantici risuonano nei giochi d’amore, rappresentati con un realismo che allude, non a caso, al dedicatario del poemetto, il pittore francese Courbet, al suo realismo immune da ridondanti simbolismi. L’esplosione ludica del piacere si carica qui di un vitalismo che ben raffigura tutte le sfumature e le richieste del sogno, del desiderio e dei tormenti amorosi.
L’ambiguità tra la tematica dell’amore fisico e quella della fatica dell’espressione poetica – “desideri incompiuti” – riaffiora in modo più evidente ne Il gorgo dei desideri (2004):” Le poesie sono pietre posate sull’anima” afferma il Poeta nell’attesa, finché qualcosa si muove dentro di lui:” Ora sento, c’è la parola/non è ancora fatta lingua/” “E venne il giorno infine/…/ Dal cuore uscivano parole nuove/ ed io non sapevo parlare.”
Il principio oraziano “Ut pictura poesis”, fondamento della sua indagine linguistica e del realismo descrittivo, è frutto dell’intreccio dei suoi interessi pittorici e letterari. Eleggendolo a norma, il Poeta lo sceglie anche come titolo di una raccolta di ritratti di poete e di poeti, nella cui personalità artistica spesso lui stesso si rispecchia: “E non so spiegare/ Perché i tuoi segni/ Toccano le pareti della mia anima”, dice rivolgendosi a Mario Benedetti (Ut Pictura poesis, 2016).
Ė nell’aprirsi alla realtà esterna, alla memoria e al male del mondo che Di Poce approda a una fase di maturità e di consapevolezza civile sulle orme di P.P. Pasolini e di Enrico Mattei, come modelli di opposizione al potere: “Noi cercheremo/Quella verità che sgorga dal vero/E quella poesia che fa sognare/Un nuovo mondo e un nuovo futuro./ Noi combatteremo l’orgia dei poteri” (Lampi di verità, 2017).
Già nel poemetto sul dramma del Muro di Berlino, Lungo la East Side Gallery (2008/2009), alternando toni lirici ed epici, la narrazione ripercorreva con profonda commozione la storia di violenza e di dolore di “migliaia di spiriti liberi/…/ Durante il tentativo di fuga/ che non era una fuga/Ma un ritorno alla vita”. La denuncia della brutale divisione del cuore di una città come Berlino e della Germania stessa coinvolgeva tutti i muri eretti nel mondo come espressione di odio. A ciò si univa il pericolo della cancellazione della memoria o della sua banalizzazione nella volgarità dei souvenirs destinati a orde di” turisti chiassosi, irriverenti e indifferenti/ Che calpestano le tracce del muro/ E non sanno che i muri sono loro.”. Non stupirà che persino nell’aspirazione alla libertà il Poeta si esprima qui in termini erotici: “E cercherò come un seno da accarezzare/ I germogli di vita che crescono/ Ai bordi della Storia.”
La poetica si va poi consolidando, come già detto, grazie all’analisi di altri linguaggi – la Pittura e il Teatro: “Bisogna uscire dal Sé/Dal proprio buio/Dalla propria assenza”, recita un verso nella raccolta dedicata alla controversa personalità di Carmelo Bene, L’altro dire (2020). In un tempo di diffusa autoreferenzialità la ricerca di un “altro dire” significa: “Uscire dalle trappole del proprio genio/ Dalle trame del quotidiano/Scardinare le porte del proprio buio/…/ E camminare sul mare del proprio vuoto.” per approdare a un’ aperta speranza: “Cercare un altro dire/Oltre le rovine del tempo/Dove c’è un tempo nuovo da vivere/…/Io l’ho visto nascere/…/Negli occhi stellati dei bambini/…/C’è stato il tempo degli eroi/…/Ma ora è giunto il tempo dei giusti”. Il linguaggio profondamente emotivo palesa l’amore per il sogno e per l’utopia seguendo un percorso articolato che si è andato arricchendo nel tempo e lungo il quale gli interessi intellettuali si affiancano sempre più a temi civili (v. “Binario 21” sulle deportazioni nei lager nazisti) e a riflessioni filosofiche sulle profondità della psiche di altri Autori e Autrici contemporanei, tra cui anche la milanese Alda Merini. Sorge da qui l’interrogazione pressante sul valore etico della Poesia e dell’Arte che resta al centro della sua scrittura.
Ed è smascherando con critiche acute e salaci il falso impegno e la disonestà di molti operatori e di sedicenti intellettuali nell’ambito della letteratura di consumo (“I Poetocrati”, in La poesia è un diamante grezzo, 2022), che con spietato sarcasmo Di Poce fustiga i falsi amici, gli opportunisti, i calunniatori e gli invidiosi, riconoscibili in una burlesca lista di proscrizione redatta con nomi di fantasia.
La coerenza verso i principi finora esposti valorizza la sua personalità di saggista e sostiene la sua ricerca poetica.
Milano, gennaio 2024

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Anticipazioni – Maria Pina Ciancio

Pubblicato il 15 gennaio 2024 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: https://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Maria Pina Ciancio
Inediti 2019

Con nota di lettura di Luigi Cannillo

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Nota di poetica
Il filo conduttore della mia poesia è l’emigrazione, la marginalità dei luoghi, lo spopolamento dei piccoli paesi, il dramma di chi parte e di chi resta, tutti aspetti che scaturiscono da un vissuto viscerale e per certi versi conflittuale con i luoghi dell’identità e dell’appartenenza. Si tratta di tematiche a me care, in quanto figlia dell’emigrazione degli anni Settanta, e che sono state oggetto di indagine in quasi tutti i miei libri, Accanto a questi temi ruotano i ricordi d’infanzia, gli affetti familiari, le tradizioni popolari, nel tentativo di riannodare i fili del passato con quelli del presente, perché come sostiene il saggista Pierfranco Bruni, quando la modernità non ha rispetto della tradizione le civiltà muoiono e le macerie si fanno cultura di morte.
Nei miei versi i luoghi dell’attraversamento assumono una connotazione soggettiva, appaiono in tutta la loro feroce durezza/purezza, manifestando le contraddizioni che caratterizzano un Sud presente e più che mai attuale, fatto ancora oggi di mutamenti e di radicamenti.

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Discanto – Francesco Sassetto

Pubblicato il 11 gennaio 2024 su Saggi Poesia da Adam Vaccaro

La Canoscenza cercata e dovuta

Rivelare o Ri-velare nella notte che stiamo attraversando

Adam Vaccaro
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Francesco Sassetto, Discanto, Arcipelago Itaca Ed., Osimo (AN) 2023, pp.114

Quest’ultimo libro1 di Francesco Sassetto, insieme a tutto il suo percorso espressivo precedente, si colloca in quella che ho chiamato qualche decennio fa, nello sviluppo della mia ricerca di Adiacenza, Terza Riva, rispetto a due modalità prevalenti nella poesia contemporanea italiana: una di iperdeterminazione del significante, e l’altra di iperterminazione del significato.
La prima Riva tende ad appagarsi di culto e magia della lingua, con rarefazione di sensi e significati ed effetti di ri-velazione, che ricopre l’Altro ignoto di fascinosi suoni e ritmi neoparnassiani, fino a idolatrie del nulla, che relegano in stanze chiuse un io appagato da ruote pavoneggianti intorno al proprio ombelico, e indifferente alla fame di conoscenza della complessità della realtà in cui viviamo. Forme alonate da ideologia del Testo, per le quali le formiche nere incise sulla carta sono Tutto.
La seconda Riva tende invece, tra minimalismi o visioni ideologiche precotte, a scodellare narrazioni di realtà monca o immaginaria. Forme diverse di chiusure e aperture ugualmente illusorie, che a volte si ammantano del termine civile, e che ri-velano in altri modi la durezza di vita convissuta dalla maggioranza degli esseri umani. La quale si dibatte da sempre tra disperazione e speranze utopiche di orizzonti rispondenti a esigenze primarie, materiali e culturali, tra cui il bisogno di capire, senza il quale rimaniamo a zampettare freneticamente immobili, prede facili dei poteri in essere.
Specificavo nello scritto richiamato2, una “Terza riva, che tenda a coniugare complessità e transitività, adiacente alla totalità del Soggetto Scrivente e del mondo, ricca di sensi e domande sospese ma anche di risposte e aperture rispetto al contesto chiuso e senza speranza che i poteri in atto ci offrono. Contesto che si rafforza quanto più i comportamenti e il dire non mettono in comune, non creano comunità e condivisione ma solo somma fàtica di io io, in ridicola paranoica competizione”
Francesco Sassetto, fa proprio questo mandato e scrive all’incrocio del bisogno di mostrare le falsità e le vergogne del Re odierno, dalle forme invasive e invisibili nella civiltà decantata dalle mille trombe mediatiche, al fine di sollecitare un pensiero critico, senza il quale la maggiore conoscenza diventa impossibile.

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Voci di Pace 4

Pubblicato il 17 dicembre 2023 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Voci di Pace 4

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Milanocosa cura questa rassegna di Voci che vogliono testimoniare, senza retorica e schieramenti di tifoserie acritiche, il bisogno di creare un’altra prospettiva umana rispetto alle derive sempre più gravi dell’orizzonte internazionale, in cui appare senza alternative uno stato di guerra assoluta (come definita da Cacciari), di distruzione totale dell’avversario, con logiche imperiali e sbocchi di terza guerra mondiale, che rendono patetico il sogno e bisogno umano di relegare nel macero della Storia la cultura di guerra per la cultura di Pace di una Fenice Resistente.

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Voci di Pace 3

Pubblicato il 12 dicembre 2023 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Voci di Pace 3

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Milanocosa cura questa rassegna di Voci che vogliono testimoniare, senza retorica e schieramenti di tifoserie acritiche, il bisogno di creare un’altra prospettiva umana rispetto alle derive sempre più gravi dell’orizzonte internazionale, in cui appare senza alternative uno stato di guerra assoluta (come definita da Cacciari), di distruzione totale dell’avversario, con logiche imperiali e sbocchi di terza guerra mondiale, che rendono patetico il sogno e bisogno umano di relegare nel macero della Storia la cultura di guerra per la cultura di Pace di una Fenice Resistente.

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