Presentazione Viteliù a Bonefro

Pubblicato il 17 agosto 2019 su Eventi Milanocosa da Adam Vaccaro

UNA STORIA MAGISTRALE

Adam Vaccaro

 

VITELIÙ – IL NOME DELLA LIBERTÀ

Nicola Mastronardi – Itaca srl, Castel Bolognese, 2012

 

Prime considerazioni

Un arco di storia sconosciuto o conosciuto solo per scorci, raccontati perloppiù da chi, nel secolare scontro storico tra Popoli Sanniti e Impero Romano, ha prevalso. Qui la narrazione è fatta dalla parte dei Sanniti, sopraffatti, ma al tempo stesso fonte di contributi decisivi nella definizione di quella unicità e molteplicità, da essi per primi chiamata Viteliù-Italia. Il che è stato possibile, perché hanno tenacemente resistito e difeso il nucleo prezioso della loro identità.

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VITELIÙ – IL NOME DELLA LIBERTÀ

Pubblicato il 20 luglio 2019 su Eventi Milanocosa da Maurizio Baldini

Comune di Bonefro

Chiostro ex Convento Santa Maria Delle Grazie

in collaborazione con

Associazione Culturale Milanocosa

Presenta

11 agosto 2019 – ore 17,30

AttraversaMenti

A cura di Adam Vaccaro

Una Storia Magistrale

VITELIÙ – IL NOME DELLA LIBERTÀ

Nicola Mastronardi

Itaca srl, Castel Bolognese, 2012

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Un arco di storia sconosciuto o conosciuto solo per scorci, raccontati perloppiù da chi, nel secolare scontro storico tra Popoli Sanniti e Impero Romano, ha prevalso. Qui la narrazione è fatta dalla parte dei Sanniti, sopraffatti, ma al tempo stesso fonte di contributi decisivi nella definizione di quella unicità e molteplicità, da essi per primi chiamata Viteliù-Italia. Il che è stato possibile, perché hanno tenacemente resistito e difeso il nucleo prezioso della loro identità.

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Anticipazioni – Annalisa Ciampalini

Pubblicato il 12 luglio 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Annalisa Ciampalini
Inediti
Con una nota di Luigi Cannillo

Nota dell’autrice
Ho sempre avuto la passione per le cose piccole, per la frammentazione dell’intero, per l’osservazione da vicino. Sono affascinata da tutto ciò che non si manifesta con tinte forti e resta sottotraccia, ma che poi, col tempo, si rivelerà significativo. Allo stesso modo, coloro che si muovono senza suscitare scalpore, che pensano, guardano e ascoltano in silenzio, da sempre mi suscitano interesse.
Tra queste persone, alcune si spingono oltre: sembrano scivolare nella trasparenza, essere invisibili per gran parte degli altri. E senza alcun motivo. Le persone di cui sto parlando sono sparse in maniera omogenea, non sono una categoria definita, per fortuna. Ma esistono, questo è certo. Vicino a loro c’è l’anima. L’anima intesa come mente che ragiona, immagina e sente. Ma L’anima, secondo questa accezione, come viene disegnata? Da chi è formato il mondo interiore di una persona? Cosa si scopre, e con quale parte del mondo si viene a contatto quando siamo, o ci sentiamo trasparenti? Sono questi i quesiti che motivano la mia ricerca poetica, appassionante e illuminante, a tratti faticosa.

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Gabriela Fantato – La seconda voce

Pubblicato il 10 luglio 2019 su Resoconti Esperienze da Adam Vaccaro

La seconda voce, Gabriela Fantato
Transeuropa, Massa, 2018 – pp. 64

Recensione pubblicata da “Il Segnale” – N. 113, Giugno 2019

Rivendicazione umile, è l’ossimoro che emerge da questi testi, immersi e innestati nel flusso ardente e circolante nelle carni di chi scrive. Che viene rivissuto e fatto fonte incessante di Rinascita, di Parola e Voce nuova, di seconda voce, che dà il titolo e il senso della raccolta. Seconda, quindi, che qui non ha riverberi di secondario, ma di rinnovata vita nova. Termine che è anche nel nome della Collana di poesia, “NUOVA POETICA”, che accoglie il testo. Coincidenza casuale o meno, non importa.
Conta che l’elaborazione del nuovo, implica conoscenza, quindi passione per ciò che precede, pur senza appiattimento acritico da epigono: rivendicazione ferma e umile di amore, capace di ridare vita nuova alla ricchezza racchiusa e trasmessa nella e dalla Poesia che più ci coinvolge – vedi il poemetto che chiude il libro, Marina Cvetaeva, l’ultima notte.
Ma questo è solo uno dei due flussi che generano la poesia di Gabriela – non solo in questa raccolta –, quello che trae alimento da voci e scritture precedenti. L’altro alimento del libro è innervato nel contesto storicosociale, in cui l’esperienza – a diretto contatto o a distanza, nel tempo e nello spazio – sa trarne intensità ed essenze di fiori e tenebre. Sa farsi carne del Soggetto Storicoreale (SSR), per poi tradursi in voce del Soggetto Scrivente (SS).
Nel libro agiscono entrambi questi due corpi radicali, come pilastri costitutivi di una forte tensione alla totalità intra e intersoggettiva, che chiamo Adiacenza, che costruisce forma e intreccio delle lingue del testo e delle sue forze della forma, tratte dunque sia dalla stanza che nella strada.
Voce e parole che vogliono farsi Verbo sacrale (come sottolinea in Prefazione Laura Liberale), ispirato sia dal canto di carte – per l’Autrice – alte, sia da pre-testi incarnati da vite altre, fonti di dittati amorosi ed etici che impongono il dono di restituzioni degne, tra-dotte in materia e passione di poesia. Scorrono così, quasi come ex voto, memorie e figure che vanno da affetti famigliari a squarci di esperienze politiche condivise, a vicende drammatiche singole e collettive.
Ne scaturisce un moto che dà voce a chi/cosa non ha mai parlato, vittime – in particolare femminili, benché prive di aloni femministi – i cui nomi tendono ad ammassarsi e a sparire irrilevanti: “il tormento sfiora le cose”, canta un verso, e sta in questo tormento la linfa adiacente che si fa seconda voce, di una pietas riparatrice contro una “Unica certezza, unica sorte/ una comunità d’ignoti, in marcia, in ressa/…/dentro l’addio.” (Cancellazione, p.14). Sacralità amorosa, animale e materica, un filo rosso conduttore dell’espressività di Gabriela, condensato nei versi intensi di La materia dei sogni e Materica, delle pp. 18 e 19: “Ecco il sangue giusto che ci corre/ quel sempre scendere e poi ancora risalire,/…/…ancora e ancora/ a ogni vento”; e “Siamo carne, semplice materia/ – ossa, nervi sottilissimi noi siamo/…eppure, eppure se ti vengono dei sogni,/…/ vanno dove non t’aspetti/…e lì si ricomincia”.
Precedono e seguono versi di altri due testi, Invocazione, e Invocazione II – non casualmente collocati subito prima e subito dopo, alle pp. 17 e 21 –, che abbracciano e insieme definiscono il nucleo della poetica di Fantato, non solo di questo libro: “Invoco quello stare dritto/ davanti e dentro il mondo” (p.17), e “Vita, vita schiacciata, vita che salva/ non sei, vita dei senzanulla,/ dei perduti e andati, dei mai trovati,/ vieni! vieni, vita dei senzavoce,/…/ Vieni, vita – sono qui, ti ascolto.”
Anche solo da pochi versi si possono cogliere ritmi, battiti omofonici palpitanti, di un corpo del SSR, teso a comporre sequenze del SS di canto materico (Leopardi). Ritmi che, tra spazi intimi e luoghi aperti percorrono il crinale di trambusto tragedia e gioia, di fede e speranza nella ciclicità fenomenologica che “lì si ricomincia”. Tra rinascite e smarrimenti di un amore per la vita che resiste nelle profondità inconsce e animali. Tema costante in Gabriela (vedi L’estinzione del lupo, Empirìa, 2012).
Marzo 2019

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Anticipazioni – Silvana Baroni

Pubblicato il 1 luglio 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Silvana Baroni

Inediti da
SUOLE di PARA
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Con commento di Adam Vaccaro

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Nota dell’Autrice
Aristotele dice – il limite è ciò in cui qualcosa finisce e qualcosa comincia. Penso che il linguaggio lavori proprio lì, su quel limite (borderline) dove risiede il dubbio, termina la certezza e inizia l’avventura. Su quel limite la parola si fa nuda. Non dice, fa. E fa miracoli denudando il mondo. Il poeta, con il proprio stile (appropriato stiletto) non solo combatte contro le falsità del mondo, mette a nudo la ferita, a volte la cura, a volte la esaspera. Infatti c’è chi, su quella linea di confine, crea una partitura sonora, chi denuncia l’inciviltà contemporanea, chi si abnega perché l’aldilà si palesi, chi s’immola per una nicchia d’immortalità, chi si denuda nel diario, chi gioca con il montaggio del linguaggio, affascinato da quanto s’è depositato in esso lungo la storia dell’umanità. Per quel che mi riguarda, credo di essere (non potrei non esserlo) un puzzle di tutti quei “chi” di cui sopra.
Questi inediti dovrebbero confluire in un prossimo SUOLE di PARA, titolo che vuole chiarire l’intento di questa ultima mia raccolta, il piacere di aderire il più possibile all’autenticità delle emozioni. Per “realtà” infatti intendo le sensazioni e le emozioni che provo, che non saprei con certezza indicare altra realtà se non quella che vedo, ascolto, gusto, odoro, tocco. Sensazioni piacevoli o sgradevoli dettate dalla fiducia o dalla delusione di fronte alla “realtà” altrui. Emozioni ovviamente in sintonia o discordi rispetto al teatro umano del momento.

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Attraverso Milano – Relazioni su Beat Generation

Pubblicato il 28 giugno 2019 su Eventi Milanocosa da Adam Vaccaro

Biblioteca Sormani

Sala del Grechetto – Via Francesco Sforza 7 

 L’Associazione Culturale Milanocosa

Presenta

13 Maggio 2019 – ore 17,30

Attraverso Milano

Staffette letterarie e artistiche 

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Terzo Incontro

 Jack Kerouac e i poeti della beat generation italiana

A cura di Luigi Cannillo

 Relatori

Luigi Cannillo e Alessandro Manca

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Alessandro Manca
Estratto dal documento prodotto per l’evento dedicato alla presenza milanese di Jack Kerouac

1966
Kerouac a Milano
“Non c’è artista che tolleri il reale”
Nietzsche

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Note critiche sulla ricerca di Adam Vaccaro

Pubblicato il 26 giugno 2019 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Ho trovato interessante accostare due visioni e modi diversi di leggere e fare poesia, come quelli di Annalisa Ciampalini e Gabriella Galzio. La seconda, rispetto alla prima, certamente con una più lunga storia anche editoriale, ma entrambe con una sensibilità, senza la quale i sensi complessi della poesia non vengono recepiti, fatti propri e ritrasmessi. Due voci, due sguardi, che sono tra i referenti più significativi, che ho avuto la fortuna e la gioia di toccare con i miei testi, e che credo possano interessare anche altri lettori.   

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Resoconto e testi di Quintocortile 2019

Pubblicato il 20 giugno 2019 su Resoconti da Adam Vaccaro

Resoconto, immagini e testi di Quintocortile 2019

Si è chiusa con riscontri ancora molto positivi questa ulteriore Rassegna annuale di PoesiArte di Quintocortile. Riscontri sia a livello di partecipazione di pubblico, che di elaborazioni artistiche e di testi relativi alla tematica proposta. La memoria coinvolge tutti in svariatissimi modi, personali e collettivi, ma soprattutto – nell’epoca che stiamo vivendo – spinge a riflettere sulla sua funzione insostituibile rispetto alla tendenza a ridurla a scarto superfluo nel trionfo in atto dell’ideologia del mercato.
Grazie perciò a tutti coloro che hanno offerto contributi contrari e resistenti, per dire che vogliamo essere ciò che siamo, nel nostro stare qui, innervato in un processo complesso che non si esaurisce certo nell’essere consumatori e attori di scambio di merci.
Il tema della memoria non poteva non dedicare particolari intensi pensieri alla presenza in noi di Donatella Airoldi, cara amica e compagna che è stata al nostro fianco in tutte le precedenti edizioni di Quintocortile, e che l’anno scorso ci ha purtroppo lasciati.
Invito ora tutti gli Autori che hanno partecipato a inviarmi un testo, scelto tra quelli che hanno letto, che verrà inserito in un post sul Sito di Milanocosa, quale memoria di questa ennesima occasione in cui abbiamo dato il nostro contributo di senso e di esperienza al bisogno di una comunità. Senso sicuramente reso più vivo e concreto, sia dai contributi musicali offerti da Marco Saya e Stefano Tampellini, che dalle conclusioni conviviali.
Nel post anche le immagini da chi ha avuto il merito di riprenderle nel corso delle due giornate.

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Anticipazioni – Sara Comuzzo

Pubblicato il 15 giugno 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Sara Comuzzo
Inediti

Con nota di lettura di Laura Cantelmo

Nota sulle poesie inedite
I pezzi inediti presentati appartengono a una quinta raccolta di poesie (finita ma ancora inedita) intitolata Dove i clown vanno quando sono tristi. La silloge tocca diversi temi dell’epoca post-moderna, come l’effimerità di certe relazioni, un senso di alienazione in un tempo di guerre e missili, battaglie perse, nevicate interne ed esterne. Ma è soprattutto un invito a guardare oltre la facciata delle cose, abbattere le distanze, rovistare tra i segreti. Il libro sostiene che esista un luogo che accoglie i superstiti; una coordinata geografica dove anche i clown possano permettersi di essere tristi, sconfiggendo le convenzioni che li vorrebbero sempre allegri.
È stato scritto tra Dublino, Londra e Brighton, ed è composto da 3 parti precedute da un prologo e seguite da un epilogo. A livello stilistico, tra le maggiori influenze brillano la poesia di Frank O’Hara e di altri esponenti della New York School, la poetica di Boris Ryzij e la scrittura teatrale di Sarah Kane.

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Anticipazioni – Felicia Buonomo

Pubblicato il 1 giugno 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Felicia Buonomo
Inediti

Con nota di lettura di Luigi Cannillo

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Nota di poetica
Sento la poesia come uno sguardo feroce e ossessivo sul relitto di un’esistenza che si trascina e poi rivive. Come una resurrezione di umana manifattura, che nessuno attende, ma che sa e vuole imporsi all’occhio della platea. È il sorriso fragile di una sofferenza che inconsapevolmente cullo, come simbolo di quella umanità che tento di restituire a me stessa. Ogni verso pensato è un verso decadente. Ogni segno nero sulla pagina definisce i contorni della parte fatiscente di me. Dello sperdimento in cui, sofisticamente, mi ritrovo. Perché se nessuno congiungerà le mani in preghiera per la morte che vivo e poi racconto, sarà la poesia l’orazione della rinascita. La poesia: tutto l’umano che tento.

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