Testi al tempo del coronavirus-V

Pubblicato il 5 maggio 2020 su Temi e Riflessioni da Adam Vaccaro

Testi al tempo del Coronavirus – V

 Proseguiamo con questa quinta serie di contributi, dopo la prima, la seconda e la terza e la quarta del 21 marzo, del 27 marzo, del 10 aprile e del 16 aprile scorsi.

Vedi a

https://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-1  

https://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-2

https://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-3

https://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-al-tempo-del-coronavirus-iv

***

In questo V post sull’argomento, con testi che, alla sensibilità del poièin affiancano riflessioni sulla logica dominante del sistema economicosociale in atto. Quanto ai testi poetici, conta nella situazione attuale – e prima del loro valore letterario – il loro gesto di resistenza alla mascherina (di ferro) che il clima di paura e dittatura ideologica pseudoscientifica cerca di apporre alla nostra capacità di capire e dire. Condivido da sempre il pensiero di quei poeti Maestri, per i quali la poesia non è né centro del mondo, né mondo a parte, ma parte del mondo, di elevato valore quanto più ci aiuta a capire la complessità di quest’ultimo.

Di tutto ciò che andiamo scrivendo, poco il tempo salverà. Preferisco l’umiltà e il coraggio di chi prova in ogni caso a dire, rispetto ad autocensure che fanno comodo alla democratura dominante. Mettiamo al primo posto la preoccupazione per la vita, non quella del nostro ego poetico.

I testi proposti rispondono a questa preoccupazione, con riflessioni ed espressioni diverse, a cominciare da quelle di Aldo Nove e Shiva Ayyadurai.

Entrambi questi interventi ci sollecitano a utilizzare questa evenienza tragica per farne uno storico doloroso magistero rispetto alle nostre carenze culturali, e al nucleo da cui si ramificano tutti i nostri problemi. Si è spesso utilizzato, nel corso degli ultimi anni, il termine epocale. Questo virus lo rende ancora più adeguato, mettendo a nudo in maniera quanto mai drammatica il fallimento antropologico di un sistema economico, fondato sull’interesse di pochissimi a danno dei più.

 Polli in gabbia

Credo che il sale del pensiero critico sia dare spazio in noi a dubbio socratico e apertura, unico detersivo che conosco per esercitare una pratica di igiene mentale. Anche su questa terribibile evenienza del coronavirus ascolto perciò ogni opinione dissonante rispetto all’orchestra del meanstream, che continua ad affermare verità indiscutibili e dettami, spesso confusi, contraddittori e carenti su molti aspetti, ma non hanno dubbi sullunica soluzione di “stare chiusi in casa”.

Solo i polli in gabbia non avranno mai dubbi che il loro, sia l’unico modo di stare al mondo!

***

Seguono testi e interventi di

Shiva Ayyadurai, Tiziana Antonilli, Wilma Minotti Cerini,

Giuseppe De Donno, Aldo Nove, Valeria Serofilli, Adam Vaccaro

***

Iniziamo con una intervista al Prof. Giuseppe De Donno, dell’Ospedale di Mantova, che ci aggiorna con ulteriori specifici elementi sugli aspetti sia sanitari sia economicopolitici della fase che stiamo vivendo: https://www.youtube.com/watch?v=JZ7Ds0gS7CY

***

Proseguiamo con Shiva Ayyadurai (scienziato, ingegnere e imprenditore indiano-americano, inventore del sistema email), di cui segno il link di una intervista:  https://www.youtube.com/watch…

***

Di Aldo Nove ho condiviso il post che segue:

COME LA PENSO? Immaginate la guerriglia partigiana. Immaginate gli stessi partigiani che, invece di abbandonare le loro vite, le loro famiglie e andare sui monti a guerreggiare con risorse limitatissime, con un’altissima probabilità di essere uccisi, fossero andati dal medico a chiedere consigli su quali effetti avrebbe potuto avere la loro scelta. Il dottore avrebbe detto: ragazzi, lo sapete voi stessi che state deliberatamente andando incontro alla morte. E in più, nelle condizioni di assoluta precarietà in cui vi troverete, rischiate di ammalarvi di qualunque cosa. E i partigiani che dicono “Ok, in effetti potremmo prendere il tetano, torniamo a casa”.. Immaginate questo. Immaginate un’umanità che aderisce al massimo livello di limitazione dei propri diritti umani, e che si riduce all’autocarcerazione a tempo indeterminato, distruggendo, tra costrizione e assenza di luce, di sole, di possibilità di viaggiare e di amare, il proprio sistema immunitario, e che passa la vita a disinfettare la propria casa, e esce di casa vedendo in ogni suo simile il pericolo di un contagio. Ora il nemico è “chiunque altro”. Ma il vero pericolo siamo noi stessi, anestetizzati e resi docili dai media da una forma di fascismo (o stalinismo, scegliete voi), confusi e spaventati o ancora peggio, fiduciosi in un branco di incapaci e stragisti che improvvisano politiche devastanti per una futura, scandalosa “fase due” in cui si dovranno inventare apparenze di un ritorno a una “normalità” che non ci sarà più data. Immaginate.
E attendo che Burioni e gli altri gerarchi del “Patto per la scienza” finiscano in carcere (agli arresti domiciliari no: ci sta già il mondo, agli arresti domiciliari). Ben sapendo che esprimendo il mio libero sentire, sia anche sulla mia pagina di Facebook, a rischiare sono io, non certo i gerarchi di cui sopra. E sto qui a lanciare un grido di disperazione, non un Dogma.

Amore a tutti quelli che danno ancora valore all’amore.

Aldo Nove

***

Tiziana Antonilli

Non ho fiatato
eppure qualcuno ha rapinato
il grappolo dell’uva.
Da ricco a dimezzato
tra vite e vitalba.
Il minuscolo randagio
signore dei muri sventrati
l’immigrato
che sanguinava lontananza
tu – all’attesa dell’ennesimo autobus.

Oltre la ruggine
due pugni di acini
difesi dall’intrico
alle cesoie
resistono.

da ‘Riflessi’ ediz.Pagine

***

Valeria Serofilli

“Guardate a noi con indulgenza”
(Omaggio a Bertolt Brecht)

A noi/ sulla linea di confine
della nostra debolezza
in trincea per i peccati commessi
voi/ generazioni che verrete
guardate con indulgenza

A noi/ sovrani di questa novella Atlantide
di cui colpa abbiamo/
e consapevolezza.

“Ingiustificata sana euforia”
Ancora qui
a camminare sotto un cielo distratto
un po’ matto, carico di virus
a contare i buchi alla crostata, i merli alle torri
per una salvezza pleonastica
a togliere capelli di plastica/ in pettini da bambola

Ancora qui
a scrivere a quattro mani
una nuova sana poesia
a otto, a sedici, a mille/ perché infinite sono le mani dei poeti.

“Andrà tutto bene”
Ed ecco la serpe/ nel verde giardino
iniettare il suo sibilo/ nella mela respiro.
Ma andrà tutto bene:
che la voce si erga/ di regione in regione
a rendere tangibile un nemico invisibile
che questo ė l’inno/ della guarigione
Andrà tutto bene:
che la voce si erga contro il male
a infrangerne l’involucro
col suo potente stivale!”.

“Non vuote le piazze”
Non vuote le piazze
perché piene di speranza

Una la preghiera: che il nemico invisibile
non proceda ad oltranza
e che le dispense
perdurino abbastanza

Che il suono delle campane
copra quello del pronto intervento
per un grido unanime di “ti amo fratello”!

E nonostante tutto nasce la rima.

1 marzo 2020

***

Adam Vaccaro

Bravi italiani

Bravi italiani educati come bambini
in fila rieducati come topini come
marmotte pietrificate da ordini che
cadono categorici tra virus invisibili

Bravi italiani che imparano a stare
rinchiusi in casa come polli in stie
in un presente che copre come una
nuvola dolce delirante di dio google

Ogni altro orizzonte di passato e di
futuro immobili come i mobili che
da soli all’improvviso si alzano
e iniziano a volare nella stanza

18 aprile 2020

***

Wilma Minotti Cerini

INVOCAZIONE ALLA DEA ERATO

Dea della poesia
Dolce Erato che dormi
Tra corolle di fiori e cortine di veli
Svegliati!

Tu che hai l’epiteto di Dea
così simile al D.E.A.
del pronto soccorso,
ma al di sopra di ogni malanno
ascolta
la voce che ti chiama!

One comment

  1. Francesco De Napoli ha detto:

    La cosiddetta “poesia d’occasione” – come nel caso, nonostante la gravità assolutamente sui generis, del Covid-19 – è sempre rischiosa, perché costringe ai luoghi comuni, alle frasi fatte, all’uso di verbi abusati. A fare la differenza è il livello qualitativo dei poeti che si cimentano sul “tema” del giorno.
    In questo caso, bisogna riconoscere che gli autori dei testi sopra riportati – Tiziana Antonilli, Wilma Minotti Cerini, Valeria Serofilli, Adam Vaccaro – se la sono cavata molto egregiamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *