Il pulsante cuore animale di Alfredo de Palchi

Pubblicato il 7 luglio 2016 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Il pulsante cuore animale di Alfredo de Palchi – nell’analisi di Plinio Perilli

Adam Vaccaro

Di Plinio Perilli è ben nota la passione sinestetica, le ricerche svolte in orizzonti ampi per il bisogno di indagare più linguaggi e ambiti culturali, creativi e storici, dalla poesia al cinema. In questo libro monografico, dedicato alla vicenda creativa e umana di Alfredo de Palchi – Il cuore animale, Empirìa, Roma, 2016 – Perilli mette in campo tutte le sfaccettature della sua passione per la totalità, sapendo che ogni frammento, ogni gesto, ogni testo, sono altrettante domande di senso. Che solo se (ri)collocate nella rete della complessità da cui e in cui nascono, possono darci e dirci qualcosa di utile al nostro bisogno inesauribile di esserci.

Questo libro fa tale lavoro con intensità affettiva e conoscitiva, illuminando tratti e nodi, nomi e storie, della rete, in cui de Palchi è nato, per poi essere imprigionato e reso (quasi) morto, e da cui ha avuto la ventura e la capacità di liberarsi e rinascere, intrecciando, Contro la mia morte (Padova, 2007) relazioni a partire da quel nucleo vitale, da quel cuore animale avuto in dote dalle profondissime radici biologiche delle sue origini (di cui il libro dà conto).

“…Il cuore dei poeti forti…Il cuore scritto di Alfredo de Palchi…pulsa e batte e scrive sangue di parole come una lunghissima, rossa scia…del destino, nostro e altrui, che due volte c’ingabbia, perché ci rende ostaggi del tempo…mentre ci condanna alla…Libertà. Questo è stato il sogno di Alfredo…sorte coraggiosa, onesta…di uomo e poeta libero” (dalla IV di copertina).

Il libro si fa dunque scenografia di tali straordinari percorsi – umani, storici, letterari – che de Palchi ha realizzato nello spazio-tempo della sua vita e che sono state altrettante fonti della sua poesia, “che nasce vita e torna alla vita, morendo verso ogni rinascita.”

Splendida sintesi di una visione biologica e fenomenologica, che non può chiudere e chiudersi, né letterariamente né in alcun altro modo. Dal sapiente intreccio narrativo del libro, scaturiscono, insieme e nel contempo, sia la conoscenza di quello che io chiamo Soggetto Storicoreale, sia le ragioni del Soggetto Scrivente, con i sensi complessi delle scritture di quest’ultimo.

La lezione, utile a chi vuole intendere è, dunque, che la domanda di senso della poesia rimane sospesa indefinitamente e priva di risposte, quanto più queste vengono attese e chiuse nel proprio ambito. Se quest’ultimo viene invece aperto e interagisce con l’Altro, anche le sue oscurità provenienti dagli abissi dei territori inconsci dell’Es, ottengono illuminazioni e utilità antropologiche che vanno oltre chi scrive, per toccare e riguardare tutti noi.

Quel cuore animale ha dunque radici in un’anima tutt’altro che singola, ché riconnette tempi, luoghi e esseri che li abitano, in una dinamica che implica un fare. Lo sottolinea Perilli, ricordando ovviamente anche il senso di James Hillman. E voglio sottolineare qui che quel fare è interconnesso al fare del poièin, che sa lanciare il proprio cuore fino a quel limite del nulla, del NIHIL, titolo dell’ultimo libro di de Palchi (La Collana, a cura di Maurizio Cucchi, Ed. Stampa, Varese, 2016), su cui Perilli si sofferma, sia per raccontarne la genesi che ha visto scambi con amici, come Antonella Zagaroli e Luigi Fontanella (il quale ne suggerì anche il titolo), sia per farne cesura perfetta del percorso umano e creativo di Alfredo.

Cesura che se fa rima con chiusura, riapre i sensi perché implica per de Palchi la volontà indomita di porsi nella rete del proprio destino con l’ago della penna in mano, sia per lanciare ruvide gugliate di disprezzo verso ignoranze e supponenze chiuse in questa o quell’ideologia, sia per porre il proprio cuore fragile e avido d’amore nelle mani di chi mostra di meritarne la tenerezza, in primo luogo di quella metà femminile dell’universo, senza la quale non potremmo mai rinascere alla totalità e tornare a riveder le stelle.

Adam Vaccaro

3 comments

  1. Laura Cantelmo ha detto:

    Adam vive e fa vivere la poesia sua e altrui attraverso carne e sangue. Adiacenza per lui è essere dentro,come qualche grande filosofo tedesco del XX secolo diceva. Corpo, mente pensante e cuore. È un onore essere oggetto della sua analisi letteraria, della sua vicinanza.

  2. adam ha detto:

    E’ stata ed è una fortuna, cara Laura, aver trovato vitali condivisioni di sensibilità, cultura e pensiero come quelle con te. Per questo mi sono dedicato anche alla tua poesia, che ne è frutto conseguente e prezioso, quanto più tendono ad avanzare il deserto, il caos e la barbarie in atto.

  3. Francesco ha detto:

    Molto interessante questa nota di lettura sulla poesia di De Palchi, in cui s’esprime il partecipato senso critico di Adam. Nel testo ci viene presentato un autore dal “cuore animale” poliedrico e fragile, che osserva e mal sopporta le ignoranze e supponenze ideologiche, senza dimenticare che la poesia è anche manifestazione d’amore.

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