Poesia moltiplicazione di vita
Adam Vaccaro
Luigi Fontanella, Raccontare la poesia (1970-2020) –
Saggi, ricordi, testimonianze critiche, Moretti & Vitali, 2021, pp 756
Nella PREMESSA a “questo libro”, Fontanella scrive: “Innanzitutto vorrei precisare che esso non intende essere una ‘storia della poesia italiana’ di questi ultimi cinquant’anni”, ma “concepito e scritto ‘en poète” con “carattere di ‘racconto” e di personale testimonianza critica, rivolta a un pubblico che non sia soltanto quello degli ‘addetti ai lavori’, ma soprattutto di chi ami davvero la poesia”. Dopo di che l’Autore si ”scusa di questa ingenua affermazione”. Da parte mia, al contrario, voglio sottolinearla e riconnetterla a uno dei nuclei fondanti anche per me, innervato proprio in tale tensione, di cui Antonio Porta è stato ed è riferimento centrale col suo Progetto Comunicazione, ampiamente analizzato nella Sezione “Sviluppi & Confronti, del mio recente Percorsi di Adiacenza, Saya Ed., pp 604, Milano 2025.
Anche in me, dunque, senza supponenze e pretese totalizzanti, ho atteso al radicale bisogno di testimonianza del proprio percorso di esperienze umane e culturali lungo questi ultimi cruciali decenni. Poesia non come mondo a parte, ma parte del mondo, in forme che diventino carte incarnate e non lettere morte, appartate e appagate di una bellezza che ruota su giostre ombelicali, su un monte Parnaso reinventato in una stanza, chiusa agli umori che ribollono sulla strada. Mi ritrovo pertanto, come in un vestito fraterno, in questo atteggiamento generale, talché nel ricostruire il mio percorso antologico critico, ho attuato la stessa prassi di orchestrazione di “testimonianze critiche”, su cui Fontanella, citando Alfonso Gatto, fonda il suo volume. Credo profondamente in questo, non solo in ambito poetico e culturale, ché il nostro compito umano è quello di testimoniare quanto e chi abbiamo incontrato, cosa abbiamo appreso, rielaborato e restituito di quello che abbiamo ricevuto. Sono fondamenti per i quali Fontanella richiama, tra gli Altri, le esperienze e le pietre miliari incarnate nei nomi di Ungaretti, Fortini, Zanzotto, Raboni, Pasolini.
Dopo di che, la Premessa specifica come la “struttura quadripartita di questa mia fatica”, sia distribuita in quattro sezioni: le prime due Rivisitazioni e Saggi, ritratti, testimonianza, alle quali seguono la terza, Dalla Generazione degli anni Quaranta e oltre, e la quarta, Repertorio, “che raccoglie in ordine alfabetico, poeti della nostra contemporaneità (tra i quali sono onorato di essere inserito) con “un campionario variegato e pullulante di voci diversificate”, nel “proposito basilare e ambizioso…di costituire un invito al lettore affinché…possa avvicinarsi” a poeti noti e meno noti, “e magari a innamorarsene”.
Sembrano notazioni marginali, ma per una visione di Adiacenza, sono invece costitutive di un poièin che non cessa di immettere nella sua partitura testimoniale, una qualità per me essenziale, quale quella emozionale e affettiva, senza di ché l’esercizio critico rimane cerebrale e antitetico all’intento di favorire comunicazione e condivisione. Senza tale componente, non si può del resto affrontare la “fatica”, ricordata sempre in Premessa, attraverso la quale sono stati analizzati e variamente compendiati oltre 170 poeti!
Oltre a restituire a Fontanella la dovuta gratitudine per l’immenso lavoro donato, questa mia notazione a sua volta testimoniale, è finalizzata a ricongiungerla alle trame di senso da me colti ed evidenziati con le analisi critiche dedicate a due sue raccolte poetiche: L’adolescenza e la notte e L’azzurra memoria, per me traduzioni in versi degli stessi nuclei di senso, centrali di questa raccolta di antologia critica. Splendono in queste raccolte sensi concentrati da parole, appese come alimenti profumati di fame di una cantina contadina: luoghi di un nostos ricreante di una eterna adolescenza, quali: Autenticità, Tempo di Memoria perso e ritrovato, Rinascita e Resistenza della complessità di una parola finalmente in re, ripresa nella luce eterna della polvere di un campetto di calcio, Eros e Gioia che sanno il segreto di dare un calcio alla Morte, irrisa da una petit farfalla, che la trasmuta nei suoi attimi abbagliati di Vita, fino ad affermare, la morte non esiste, assiste (mio verso di decenni fa), confidando non in un Altrove ultraterreno, ma solo nella incessante catena fenomenologica del treno su cui corriamo, ignari e spesso travolti da hybris illusa di averne i comandi.
Deliri di onnipotenza, su cui il respiro dei versi emettono continui avvisi: “nel tunnel/ di nebbia e carne/ dove non c’è posto per le aurore/…/ corre corre il treno…”. In questo viaggio senza ritorno/ il segnale d’allarme è bloccato”, eppure “ebbro d’immenso/ cerco un paese innocente”, in un’attesa che si fa preghiera, senso lucido ed etico del limite: “fa che questo momento/ si faccia tuttotempo,/ cielo, voragine,/ ebrezza.”, che “in quella sciarpa rossa/ vola fino a un altro Sole,/…/ che oggi scioglie i nostri corpi”, che negano la propria materia di entropia della Morte, nell’ardire candido, ardente e resistente dell’utopia visionaria di un’altra Vita. Versi e sensi (tratti dalle due raccolte citate) che sono alimenti, consonanti e adiacenti, di questo laborioso ed amoroso lungo percorso memoriale.
6 dicembre 2025 Adam Vaccaro
