Il Mondo accade – Claudia Azzola

Pubblicato il 26 febbraio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

L’incessante Accadere

Claudia Azzola, Il mondo accade, La Vita Felice, 2025

Adam Vaccaro

Anche quest’ultima raccolta di Claudia Azzola è un anello aggiunto al suo percorso espressivo, col quale dà forma alla sua visione della vita e del fare poesia – citandone solo qualche tappa, da, È mia voce tramandare (2004), a Il poema incessante (2007), a Tutte le forme di vita (2020). In esso si evidenziano due polarità espressive determinanti: la dinamica del moto vitale e storico, e la tensione a inglobare la totalità del mondo, con un intento estraneo a ogni accento di appropriazione dominante, al contrario il flusso verbale è attraversato da gioiosa-dolorosa partecipazione, che vuole prendersi cura delle ferite, come dei lampi di un loro superamento, teso a riaccendere e a tenere in vita orizzonti di speranza umana.

Credo sia questa la matrice fondante della tessitura, limpida e complessa, delle stanze che compongono la forma poemetto del libro. Per cui, come opportunamente rileva Mariano Bargellini nella sua NOTA AL TESTO, “Non c’è da meravigliarsi di una coincidentia oppositorum tra nuova fisica e arte retorica antica”, con “varie figure dell’antitesi, in accordo” (pp.57-58).

In termini diversi, l’Autrice, nella sua autoironica, QUASI UNA POSTFAZIONE, ci comunica e conferma, le modalità e i registri sopra sintetizzati, di prossimità orizzontale, fraterna, e non di supponenza ridicola e verticale di un deus ex machina operativo: “Il poemetto si svolge nel dormiveglia di una notte, e…Nell’umor notturno tra sonno/veglia la scrittura si faceva, i fatti arretravano…spaziando asindeti per battitura ritmica e scalpitante”, col che “i fatti si stemperano nel sogno ma restano memorabili” (pp.55-56).

Sequenze, in cui memoria e pensiero critico su ciò che accade sono intrecciati, e senza i quali non c’è vita umanamente degna, tra bellezza e orrore: “L’umano…consuma le nude bestie/ la messe del mondo disonora/ imploro l’arca, per l’ape e il bue,/ l’arca d’oro di tutte le creature”, mentre “L’aria si fa cupa e cupamente/ piove dagli astri duri senza vento/ inghiottiti dalla guerra in Terra/ e l’ora più violenta è quella/ della ferita a ciò che fa la vita bella.” (p.20). Ma davanti a tutto “È più forte il pensiero della gente/ più dirompente di un libro scritto” (p.12)

Sono qui splendidamente riassunte ed trasdotte le risultanti di adiacenza, tra i diversi livelli mentali del Sé (Io-Es-Superìio), componenti di una entità soggettiva superiore fenomenologicamente precaria, quale realizzata ed esaltata dal momento creativo, proprio perché si riducono temporaneamente quelle inferiori, in uno stato anomalo e vivificante di petit mort e rinascita, da cui scaturisce il Testo, frutto di un attimo d’infinito della magica realtà di stato modificato di coscienza. Agisce in esso quella coincidentia oppositorum, rilevata da Bargellini, nella quale è in atto l’ossimoro della falsa-verità in cui appare che “i fatti arretravano”, proprio perché agisce l’energia che li innerva, nella memoria della carne, nella quale “restano memorabili”.

Lo dicono versi in cui Modalità di linguaggio dell’Io e del Superìo, rimangono necessarie e presenti, nel riaffermare: “Inutile poetare del niente/…/ prendo le parti di Atene e di Sparta/ prendo l’inferno degli sconosciuti/ prendo tutto come libro mio/ anche le spine trangugiando fiele” (p.44), perché “Bisognava metterci la carne viva/ la vena sotto la pelle sorgiva” (p.45). Bellissimi versi, in cui viene sintetizzata la poetica di Claudia Azzola, qui enucleata. È tale atteggiamento generale, svolto lungo le sequenze diacroniche del Soggetto Storicoreale, che viene in-formato l’attimo sincronico del Soggetto Scrivente e del testo, che trova senso e resistenza dopo il dormiveglia, nel bagliore inesausto di un altro nuovo giorno:

“Vedo il chiarore di una nuova aurora/…/ di noi voce e Grecia, ritornate” (p.7), di un altrettanto incessante bisogno di rinascita, alimentato da memoria e cura delle propria radici: “Sonno-sogno in notturna fattura/ è fabbriciere di sogni non dolore/…/ luce splende da Atene a Capo Sounion” (p. 8); sicché “Non penso di svegliarmi e sapere/ che è stata solo fugace bellezza” (p. 15).

“E dal profondo del mondo del sogno/ tracce di inizio rinvengono” (p.16), “Procedo nel buio a passi incerti/ in furore di carriaggi e armi” (p.26), perché prevale comunque il bisogno di stare dove “Il mondo è tutto ciò che accade” (p.29) – verso che contiene il titolo della raccolta, tratto dal Tractatus logico-philosophicus, di Ludwig Wittgenstein, richiamato in nota.

Libro da leggere e gustare in tutti i suoi sensi e nella musica che li declina.

26 febbraio 2026

Adam Vaccaro

 

 

3 comments

  1. Margherita ha detto:

    Interessante lettura

  2. Adam Vaccaro ha detto:

    Grazie Margherita!

  3. Laura Cantelmo ha detto:

    Claudia continua perfezionando il proprio Poema incessante. Neppure noi ci stanchiamo di leggerlo.
    Grazie ad Adam e alla sua brillante lettura.

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