Carlos German Belli

Pubblicato il 6 febbraio 2026 su Scrittura e Letture da Adam Vaccaro

Per una prova d’orchestra
Note su Carlos German Belli
Aky Vetere

Mario Vargas Llosa nel parlare della poesia di Carlos German Belli, dice queste poche ma sincopate parole: …difficile, melodrammatica, di un narcisismo nero, impregnata di uno strano umore, caustica e coltissima.
Un “percorso netto”, mi viene da pensare in gergo sportivo, per indicare un uso metaforico della sua poesia col gioco del tiro con arco e frecce. È quindi allusivamente con questo scopo che lo scrittore e Nobel per la letteratura nel 2010, ci introduce alla poetica del grande intellettuale peruviano? È possibile che voglia usare una metafora tensiva, elastica, quella dell’arco in procinto di scoccare la freccia impietosa contro il suo destinato bersaglio? Forse basta immaginativamente tendere una corda tra i primi due aggettivi citati e coniugali a due estremi universali per trovare la chiave di lettura di tutta la sua complicata poetica.
Il poeta parte proprio dall’aggettivo “difficile” perché, in doppio con il suo omologo “melodrammatico”, fa della canzone uno strumento monodico capace di rendere vibrante la malinconia presente, in chiave melodica, tipica della tradizione lirica antica partendo proprio dalle radici valoriali del popolo a cui “narcisisticamente” il suo canto si ispira; il poeta è attore/spettatore insieme, uniti nel sogno macabro del ricordo.
Belli vincerà a Lima, tra i tanti riconoscimenti, il prestigioso Premio Neruda nel 2016 perché, prima di tutto, è un poeta colto non incline né alla improvvisazione né alla sperimentazione neoverbale. I suoi studi tracciano solchi dalla poesia ispano-americana, alla poesia della fin’amor provenzale e ancora indietro lungo la traccia lasciataci dalla poesia ovidiana e latina. Belli traccia il proprio bersaglio dove, alla fine, nulla si perde nello spazio ergonomico; la sua precisione geometrica, sintattica, raggiunge lo scopo. È centro, preciso, mortale. Per questo Vargas Llosa chiama la poesia di Belli “coltissima”.
In essa si chiude il cerchio della perfezione dialettica e vince la sfida con cibernetica geometria lungo il percorso vettoriale che si impronta sul “qui e ora”, ma su fondali indipendenti e distinti. Ripeto, i temi sono della poesia tradizionale ispano-americana; la metrica a loro si accorda senza rivoluzioni letterarie sperimentali e, tuttavia, il panorama cercato contiene uno sfumato personale inconfondibile, quindi maieutico per il lettore che ne diviene parte in un continuo crescendo, appunto, melodrammatico.
Per fare un esempio cito subito una poesia paradigmatica e con ciò dichiaro, fin da subito, la natura Apollinea del suo bersaglio, uomo/ lettore, feriti al petto da una freccia la cui profondità è foriera di morte ma di una morte lenta. Il ferito deve essere sempre consapevole di morire. La morte in poesia, quella vera perché profonda, deve essere sempre differita:

Quanta esistenza di meno ogni volta
nell’allodola, nello scoglio, nell’alga,
e anche nei miei occhi, ventre e piedi;
perché in ogni lignaggio
Il degrado esercita il dominio
per colpa della proprietà privata
che guardo e aborrisco;
ma perché, risoluto, io non cerco
nell’allodola dolce compagnia
e di concerto con le verdi alghe
e il solitario scoglio
unirci tutti contro chi ci guasta
in un lignaggio solo, finalmente!

Aky Vetere

Carlos German Belli nasce a Lima nel 1927 da famiglia di origine Italiana. Il nonno emigrato in Perù dalla attuale provincia di Biella ( allora Vercelli) fu imprenditore tessile, archeologo e fondatore a Ica, sempre in Perù, dell’omonimo museo sulla cultura indo americana. Dopo numerosi viaggi in Europa, inizialmente col padre, diplomatico, Belli ritorna in Perù e nel 1958 pubblica la sua prima raccolta di poesie: Poemas, seguita da: Dentro e Fuera ( 1960), Oh Hada Cibernetica! (1962), El piè sorella El cielo ( 1964). E’ traduttore di alcuni testi di André Breton, Paul Eluard, Rene’ Claire Benjamin Peret, Henry Michaud e altri ancora. Nel 1967 riunisce i suoi versi in un’unica raccolta pubblicata presso la casa editrice Alfa di Montevideo. Insegna nel frattempo negli Stati Uniti all’Università dello Iowa e collabora con il maggior quotidiano di Lima. Nel 1980 diventa Dottore in Lettere con una tesi sulla poesia di Carlos Oquendo de Amat e due anni dopo entra nell’Accademia peruviana de la Lengua. Nel 1985 l’istituto di Coopetazione Iberoamericano pubblica una sua antologia dal titolo: Boda de la Pluma y la Letra. Un anno dopo, partecipa a Firenze al IX congresso mondiale di Poesia. Vince nel 1988 per la seconda volta, il premio della Fondazione J .S. Guggenheim. A Pescara l’anno dopo è al congresso; D’Annunzio e i poeti d’oggi. Vince a Lima nel 2016 il prestigioso premio Neruda. Muore a Lima nel 2016.

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