Anticipazioni – Lucrezia Lombardo

Pubblicato il 5 maggio 2026 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo.
Redazione di Milanocosa
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Testi inediti di
Lucrezia Lombardo

Con Nota di lettura di Luigi Cannillo
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Nota di Poetica
La poesia è un modo di guardare al mondo. Ecco che i versi nascono da un confronto-scontro con la realtà e con la durezza dilagante – dovuta al contesto attuale, dominato dalla legge della violenza – che, talvolta, viene inaspettatamente troncata da attimi “miracolosi”. Istanti che si danno in forma di luci del mattino, di tracce di una natura incorrotta, di gesti di attenzione o dialoghi impreziositi di sapienza. In questo peregrinare – che è poi la condizione del poeta, esule tra le macerie di un mondo ridotto a cenere, dal nichilismo prima, e dai suoi effetti poi –, la poesia è ascolto che non si limita al sentire, ma intende intercettare le tracce invisibili che sottostanno al caos e alla frenesia, cercando di entrare in contatto con quel vento vivo che anima le cose. In questa ricerca, il cui fine è l’attraversare, temi ricorrenti divengono dunque la memoria – in quanto luogo in cui dimorano i resti dell’amore ricevuto –, ma anche la ricerca di una via e di un linguaggio che tentino, quantomeno, di arginare l’impero della distruzione e di restituire, così, la gioia di vivere all’umanità.

Lucreazia Lombardo

A tavola

La gioia nei bambini e nelle piante
che si ritrovano.

Abbiamo atteso, sopportato, accolto.
Mia nonna dice
che così funziona la vita.

Tanto lontano abbiamo scavato
imbarcandoci oltre il confine.
È stato duro
resistere ai colpi della sorte, come per il legno marcio
strappato dalla nave.

Una notte è passata,
stagioni di confusione addosso
e una tavola con due chitarre:

ricomincia a ballare…

Coltivo insalata e un giardino
da cui ignoro il mondo
per svegliarmi
e assaporare per intero il tempo.

Biciclette

Svegliarsi come api regine
appassionate della vita.
I luoghi da cui non so dipartire.

Vecchie pievi cadono a pezzi,
eppure questo è il più bel canto.
Alti s’incamminano gli stormi,
qualche bicicletta sui lunghi sterrati
dai profondi fossi,
luoghi di cui tutta in me
scorre la vita,
le gioie piccole di verdi travolgenti
nella felicità d’essere parte del sole
che visita anzitempo l’inverno,
così il nostro andare
per quelle strade immerse nel silenzio
tra i muretti storti dove ho conosciuto l’infanzia
senza consumarla:

la inseguo
nel sogno desto di rami fitti.

Noi, nelle aie sporche a stupirci,
noi che salivamo,
che non siamo più.

Il virgulto storto

Nelle fosse del giorno
si scalda la terra e fa spazio
al virgulto storto.
Piccoli nel mondo e darci
come chi in alto cerca
la forma del cielo.

Neppure sembra vera
tutta questa pace
che restituisce le stagioni e l’ebrezza
di camminare scalzi.

Quanta devozione mette
la canna nel risalire il fango:
i giorni sanno di non poter tornare,
per questo ripetono “qui”.

L’esodo dell’amore

Noi eravamo i morti
galleggianti sulle rive del cielo,
sposati gelosamente alle stelle
nel caos senza direzioni
che si riflette nel cuore degli uomini.

E tentammo anche il suicidio
per chiedere d’essere ascoltati.

Com’è sfumata l’estate, amico mio,
cresciuto nell’immaginazione della solitudine.
A null’altro che a quel vuoto fui fedele
e s’incupiscono le azioni

(avevi ragione,
non sanno più prestar fede ai giuramenti)

si nascondono da chi le ha pensate e,
senza controllo, invadono la realtà.

Il tuo mantello di vento
e il passo adagio sul lungofiume.
Abbiamo conosciuto
il cibarsi di niente dei ribelli,
il loro vivere nascosti
nella gioia d’infrangere le regole senza conseguenze.

Quell’odore forte di urina di gatto,
un sottoscala detto casa
e quei fiori vivi soltanto per un mattino
e calpestati –
non comprendo questa crudeltà
d’averli voluti tanto belli
e così brevi.

Ogni notte era l’attesa di un girotondo,
di spigoli e viuzze in salita fuori città.
Com’era ricca di scorci la periferia,
tra chiese e muri
la storia ci spiava.

Tutti hanno imboccato la loro strada
mentre io procedo nell’esodo,
lungo canali e tagli.

*

NOTA BIOGRAFICA:
Lucrezia Lombardo (Arezzo, 1987) è poeta, saggista e docente di Filosofia. Collabora con riviste letterarie e dirige collane editoriali. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche e ha ricevuto diversi premi, tra cui il San Domenichino, il Premio Ossi di Seppia, il Lunezia, il Casentino ed altri. Le sue opere sono state tradotte anche all’estero e sono state oggetto di una tesi di laurea magistrale per la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze.

*
Nota di lettura

Una delle caratteristiche rilevanti di questi inediti di Lucrezia Lombardo è la costruzione di quadri e scenari all’interno dei quali si sviluppano immagini, sequenze e linguaggi ciascuno con le proprie caratteristiche distintive. Così l’incontro nella poesia A tavola si svolge in una ambientazione domestica nella quale si incrociano passato e presente, attese e piaceri quotidiani.: “Tanto lontano abbiamo scavato/ imbarcandoci oltre il confine./ È stato duro/ resistere ai colpi della sorte, come per il legno marcio/ strappato dalla nave.” Oppure, nell’inedito successivo, ci sorprende l’immagine delle biciclette nella loro corsa che attraversa l’infanzia e le stagioni sugli sterrati, “luoghi in cui tutta in me/ scorre la vita, le gioie piccole di verdi travolgenti”.
Le ambientazioni non sono raffigurazioni superficialmente descrittive, veicolano piuttosto immagini metaforiche che rappresentano elementi emblematici, come Il virgulto storto, “Piccoli nel mondo e darci/ come chi in alto cerca/ la forma del cielo.” Nello slancio del ramoscello e del germoglio verso l’alto si sintetizza così il processo dinamico, il tempo e lo spazio, la memoria del camminare scalzi, il rapporto tra l’impulso alla crescita e il legame con i luoghi. L’ultimo inedito ha un respiro particolarmente ampio e in qualche modo riproduce il dilatarsi delle dimensioni nella morte e nel cosmo, a comprendere comunque sia elementi realistici (l’odore di urina di gatto, i vicoli) che una vena elegiaca che riprende il tema del tempo, del rapporto tra i giuramenti e le realizzazioni, il legame con la memoria e l’esodo in atto, “Il tuo mantello di vento/ e il passo adagio sul lungofiume,”
Il tema del confronto/scontro con la realtà nelle sue diverse manifestazioni viene opportunamente citato dall’autrice nella sua Nota di Poetica, tenendo conto anche del contesto attuale, “dominato dalla legge della violenza” talvolta troncata inaspettatamente da istanti “miracolosi”. Il compito della poesia, il fine della ricerca, consiste allora anche nell’ascoltare e nel peregrinare in una forma di esodo, per riuscire a intercettare tracce e segnali che restituiscano la gioia di vivere all’umanità. Questa tensione viene percorsa negli inediti in modo conseguente non solo per la varietà degli scenari ma anche, specificamente, per gli strumenti di stile e linguaggio. La misura dei testi, l‘articolazione delle strofe, anche l’alternanza di versi più brevi e scattanti e altri di misura più lunga, contribuiscono a creare una superficie mossa, nella quale proprio canali, scorci e tagli sono le vie che consentono di percorrere, interrogare e ascoltare il tempo, il mondo e i suoi contesti: “Com’era ricca di scorci la periferia,/ tra chiese e muri/ la storia ci spiava.”

Luigi Cannillo

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