Centenario di Caporetto

Pubblicato il 7 febbraio 2018 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

ALCUNI SAGGI PUBBLICATI NEL CENTENARIO DI CAPORETTO.

Arrigo Petacco e Marco Ferrari, Caporetto, Mondadori.
Oltre a tracciare in modo sintetico e preciso gli eventi storici, dedica uno spazio particolare all’archeologia bellica (armi, vestiti, suppellettili, scheletri) lungo quelle trincee che adesso sono sentiero della pace, o a figure speciali come quella di Achille Papa, comandante del presidio di Caporetto che, “tra una cannonata e l’altra”, ebbe l’ardire e l’umanità di formare una ricreatoria per dare un soccorso materiale ed educativo a 250 ragazzi e bambini senza genitori (deportati o uccisi).

Paolo Paci, Caporetto, andata e ritorno, Corbaccio.
Narrazione che segue il filo conduttore di un viaggio dai territori asburgici dell’alto Isonzo fino al Piave e al Monte Grappa, seguendo l’itinerario dell’avanzata austro-tedesca dopo lo sfondamento. Viaggio negli spazi teatro di guerra. Viaggio nel tempo: dal passato, anche remoto, al presente. Viaggio tra paesaggi, etnie, culture, linguaggi, usi e costumi, rievocazioni, personaggi (contrabbandieri, alpinisti, minatori, soldati, scienziati, collezionisti, poeti, eroi e anti-eroi), suggestivi e differenziati, tipici di una terra dai molteplici confini.

A Caporetto abbiamo vinto, a cura di Stefano Lucchini, Rizzoli.
Libro in cui brevi didascalie in grassetto, scandite da più ampie testimonianze (articoli di giornale, poesie, lettere, relazioni ufficiali, saggi) e da illustrazioni varie (cartoline, quadri, vignette satiriche, fotografie), fungono da filo conduttore.
Il titolo è chiaramente ironico ma l’ironia non ha soltanto un’intonazione polemica ma presenta una verità paradossale: la disfatta di Caporetto, rendendo possibile la sostituzione del deprecato Luigi Cadorna con Armando Diaz, ha reso possibile la vittoria.

Mirko Molteni, Dossier Caporetto, Odoya.
Lungo le orme del saggio imprescindibile di Mario Silvestri del 1965, Isonzo 1917, il volume offre una mole di notizie che riguardano le idee e la condizione psicologica dei capi, le strategie e le tattiche di entrambi i campi in lotta. Un’attenzione speciale è focalizzata sulle innovazioni tecnologiche: armi automatiche, blindati, gas. Il capitolo più avvincente è dedicato all’arma più innovativa e ai suoi nuovi eroi: L’aviazione nel turbine.

Alessandro Barbero, Caporetto, Laterza.
Panoramica vasta, articolata e approfondita in cui non c’è solo il punto di vista italiano degli eventi ma anche quello austriaco e quello tedesco.
Il saggio dimostra che il disastro di Caporetto non si può solo ascrivere alle lacune sostanziali e agli errori contingenti dei comandanti, al loro mancato coordinamento, tanto meno alla vigliaccheria del fante italiano o al destino cinico e baro o alla meteorologia o alla geografia, ma dipende da deficit strutturali, di ordine sociale e culturale, che contrassegnano l’arretratezza italiana, soprattutto a confronto diretto con l’efficienza industriale moderna dell’intervento tedesco che diede un contributo decisivo alla rapidità dell’avanzata austro-tedesca fino al Piave.

Rinaldo Caddeo

2 comments

  1. Laura Cantelmo ha detto:

    Grazie mille, Rinaldo. Non so perché, ma il saggio più stimolante si direbbe, dalla tua scheda, essere quello di Barbero, o sbaglio?
    Ho rivisto con grande piacere un bellissimo film di Olmi sulla Grande Guerra, Torneranno i prati verdi, se ben ricordo il titolo. Cruda e toccante testimonianza della vita che si consumava in trincea tra freddo, umidità, topi e cannonate.
    Grazie per consentirci di rivedere la retorica nazionale.

  2. Filippo Ravizza ha detto:

    E’ un momento molto interessante e oggi poco divulgato ( e non molto studiato anche)quello rappresentato da Caporetto e dal dopo-Caporetto. Quando l’esercito si riprese dalla debacle e si attestò sulla linea Monte Grappa – Piave, pochi storici ne parlano, pochi lo ricordano, ma si scatenò quella che per gli austro-tedeschi era la grande offensiva finale che doveva portare le truppe , nel giro di una settimana, ad entrare in Venezia, entrare in Milano, far capitolare l’Italia (come era successo con la Russia zarista)concentrarsi sul fronte francese, vincere la guerra.Gli italiani la chiamarono “La grande battaglia dell’arresto”. La “Battaglia dell’Arresto” si concluse con una indiscutibile e innegabile vittoria degli italiani che da soli (francesi, inglesi e americani arrivarono dopo,in quell’ottobbre del 1917 erano troppo impegnati ad arrestare i tedeschi sul fronte francese), da soli fermarono l’esercito austro-ungarico e le dieci divisioni tedesche accorse in Italia a dar man forte agli alleati austro-ungarici.

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