teremoto

Parole terremotate

Pubblicato il 24 agosto 2016 su Senza categoria

Il primo effetto di sconvolgimenti naturali e di correlative conseguenze tragiche, come quelli di un terremoto – in particolare se di forte intensità come quello che si è verificato la notte scorsa in Centro Italia – è la difficoltà di articolare parole adeguate di condivisione, prima di tutto emotiva e priva della retorica.

Non riesco a soddisfare il desiderio di esprimere condivisione con le vittime di quest’ultimo evento sismico, se non recuperando le emozioni vissute nel mio paese di origine, nell’occasione di una delle scosse dello sciame sismico del terremoto che lo colpì nel 2002. La sensazione prodotta da tale esperienza è un terrore che perde le parole e la capacità di dire. In quella occasione le parole finite in qualche vuoto indicibile, mi rifiorirono solo col rapporto, seppure anch’esso sconvolto, con gli altri. Ne nacque il testo che segue, in dialetto e con traduzione in italiano, che vuole dire in primo luogo questo: le parole – di poesia e non – e la vita nascono dal bisogno di scambio e condivisione, in particolare in casi sconvolgenti come quest’ultimo terremoto.

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Reportage dal terremoto

Pubblicato il 4 giugno 2012 su Resoconti

Ho trascorso due giorni in Emilia per raccontarvi il terremoto.
Guardate il video: http://youtu.be/w3tym8ZNSLY

Terremoto significa tante cose. Terremoto significa operai fatti tornare a lavorare senza le adeguate sicurezze e morti schiacciati dal profitto, travestito da tetto di un capannone insicuro. Terremoto significa Maria, una bambina senza più la sua cameretta con le pareti verdi. Terremoto significa bisogno di raccontare e porsi delle domande, anche senza avere le risposte. Ma terremoto significa anche televisioni che si precipitano a cercare l’inquadratura più terribile. E si truccano prima di andare in scena, con il loro show, smettendo di sorridere un attimo prima del countdown. Noi di Fanpage abbiamo scelto di mostrarvi le immagini della distruzione, ma anche la voce della gente. I dubbi, le ipotesi, le paure.

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ALTRE TESTIMONIANZE DA L’AQUILA

Pubblicato il 10 luglio 2009 su Resoconti

ALTRE TESTIMONIANZE DA L’AQUILA

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Lettera da L’Aquila

Pubblicato il 6 giugno 2009 su Resoconti
Lettera da L’Aquila

Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni, attore che si trovava a L´Aquila l’11 maggio scorso per presentare un film. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano una testimonianza per tutti quelli che a L´Aquila non ci sono ancora stati.
Ho visto l´Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell´unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” . Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo. Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa.Francesca, stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all´improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c´era la parola `cazzeggio´. A venti chilometri dall´Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L´Aquila. Poi c´è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto e

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