Anticipazioni – Adriana Gloria Marigo

Pubblicato il 1 aprile 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Adriana Gloria Marigo
Sei poesie da Astro immemore silloge inedita

Nota di lettura di Laura Cantelmo

Nota di poetica dell’Autrice
Astro immemore è una silloge di quarantacinque poesie ispirate al Lago Maggiore: vi entrano il paesaggio essenziale e selvatico della sponda lombarda al confine con la Svizzera, i venti intemperanti capaci di rendere vicinissima l’opposta riva piemontese di Cannobio per la tersità dell’aria, la luce vividissima, le morene prealpine a protezione di questi luoghi di valichi e frontiere.

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Testi e immagini al tempo del Coronavirus – 2

Pubblicato il 27 marzo 2020 su Temi e Riflessioni da Maurizio Baldini

Testi e immagini al tempo del Coronavirus – 2

 

Proseguiamo con questa seconda serie di contributi, dopo la prima del 21 marzo scorso – Vedi a

http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/testi-e-immagini-al-tempo-del-coronavirus-1  

A.V.

 

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Seguono testi di

Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Rinaldo Caddeo,

Fabio Dainotti, Giancarlo Fascendini, Giuseppe Leccardi, 

Rita Pacilio, Fausta Squatriti


E video di

Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti 

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Claudia Azzola

Anche gli ultimi capannelli si disfano. Gli italiani camminano soli, o col cane. Entrano in solipsismo. Ultimi tentativi di compattarsi, suonare dai balconi l’inno di Mameli/Novaro. Le bare deportate in camionette militari in cimiteri non di pertinenza. Non è giustizia alla fine della vita. Studenti e impiegati dislocati in stanze, stanno. Su skype, zoom, on twitter. Operai al montaggio, allineati come sentinelle, stanno. Sistema d’ultima generazione. Le generazioni degli umani in sistema intriso di termini inglesi schioccanti, in remoto. Ognuno aveva un retroterra, un retrogusto, arrière-pensée, lingua, inconscio. Psiche deportata nel deserto. Rimozione del dramma di fondo: lo sfruttamento diabolico – antitetico a simbolico – del pianeta Terra. Desertificazione dell’istinto. Inferno dell’immaginario nullificato. Celebrata la messa online, in cattedrale vuota. Cattedrali nel deserto. Occulto, strisciante nel bianco, scolorito, di seconda mano, il virus sta.

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Testi e immagini al tempo del Coronavirus – 1

Pubblicato il 21 marzo 2020 su Temi e Riflessioni da Maurizio Baldini

Testi e immagini al tempo del Coronavirus – 1

 Oggi, primo giorno di primavera, tradizionalmente dedicato alla Poesia, vi proponiamo un primo gruppo di testi e immagini, in risposta all’invito a mettere insieme l’eco collettiva di un diario riflessivo-emozionale della straordinaria condizione drammatica in cui siamo, non sappiamo fino a quando.  

L’obiettivo è prima di tutto quello di non rinunciare a forme di condivisioni, di azione culturale non egoica, tesa a rompere almeno in parte le segregazioni domiciliari. Che tuttavia non cancellano punti interrogativi, sia sullo specifico invisibile che ci tormenta, sia sui giochi di potere, ugualmente poco visibili, che tutti i teatri di guerra accentuano.

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Anticipazioni – Alessandra Corbetta

Pubblicato il 15 marzo 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Alessandra Corbetta
Poesie inedite

Con una nota di Luigi Cannillo

NOTA DI POETICA: I momenti di transizione hanno come anello debole l’assenza di punti di riferimento solidi a cui aggrapparsi: quelli vecchi sono inutilizzabili e i nuovi ancora in fase di costruzione. Così, in queste fasi di passaggio, il passato si tinge di rimpianto, il futuro spaventa e il presente assume la forma di un flusso che non può in alcun modo cessare di scorrere, nonostante la progettualità abbia ancora tinte astratte e gli esiti incerti di tutte le cose creino timore, paura.

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Auguri alle Donne

Pubblicato il 8 marzo 2020 su Senza categoria da Adam Vaccaro

Auguri a tutte le Donne, di Resistenza a ogni virus, e non solo per oggi!

Milanocosa

Le stanze di Tiziana Antonilli

Pubblicato il 3 marzo 2020 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Quattro quarti con Resto
Tiziana Antonilli, Le stanze interiori, Progetto cultura, 2019

Adam Vaccaro

Questo libro di Tiziana Antonilli, attraverso le sue quattro sezioni, sembra disegnare un percorso da fermo o circolare. Che parte dal mondo intrasoggettivo e dall’oscurità della solitudine, e somma approcci, aperture e colori diversi, interpolando, osservando, dando nomi all’Altro: persone, orizzonti, territori. Se il bilancio non risulta esaltante, e il moto tende a ripiegare al punto di partenza, la cesura non è a somma zero o lunare. C’è un resto, di un disegno più spiraliforme che di cerchio. Perché le domande, o la domanda di fondo, riguardano la mancanza di senso, che non può placarsi con una passeggiata chiusa che narra da casa a casa.
“Celebra lo schermo/ la breve vita di un pomeriggio:/ corto d’autore con lama rossa finale./ Per dare un filo al narrare/ e ai lividi senso/ si punta alla cima più alta/ ma si ingolfa presto la notte/ la penultima dell’inverno/ e bitume ricopre in fretta/ i titoli di coda.! (p.50). È una poesia che in-forma il nucleo-cuore della ricerca, delusa ma non arresa, dell’Autrice: “Non è cammino per piedi scalzi/ o con scarpe di bassa lega”, davanti al “pianto di chi vive a valle/…/ mentre l’inverno stringe allo stesso modo/ becero i polmoni! (p.51). Il percorso procede per immagini accese, non tanto su frammenti, quanto su ri-evocati squarci di vita. La tecnica è quella di uno spot mobile che illumina scorci, tranci, riportati dal Soggetto Scrivente nella propria stanza, che in tal modo assume un senso sia interiore che materico, di casa del Soggetto Storicoreale.
Diventa insomma, questo, il luogo adiacente che congiunge un piano e l’altro della molteplicità identitaria. Diventa esercizio di resistenza (senso sottolineato anche nella prefazione di G. Linguaglossa) e di ripresa di vita, per cui siamo ben oltre un senso intimistico del titolo. La stanza non è chiusa ma aperta, per non farne loculo, davanti al quale non ci resta che piangere. Il Resto, seppure deludente, è fonte di arricchimento di pareti illusoriamente sicure. Ché gli apporti dall’esterno all’interno non sono solo di arredo, per rendere meno triste e spoglia la dimora intima, ma testimoni e costruttori per tutti i livelli dell’identità soggettiva di una visione per la quale Senso e Altro sono due nomi della stessa Cosa, l’uno specchio dell’altro. Talché non può essere perseguito il bisogno vitale del primo, senza abbracciare, dibattere e combattere la terribile, violenta, affascinante complessità del secondo. Sostanza e materia, oggi, di realtà metropolitana, globalizzazione ecc..
Moto, Altro e (ricerca di) Senso sono i pilastri su cui si regge la struttura del libro, tutti nomi di apertura e interminabilità fenomenologica, che non trae alimento da un Essere – dio o altra ideologica fissità – ma da esseri, non solo antropologici, costituenti la poiesi della totalità: “com’è lungo il pomeriggio/ quanta festa ha in serbo/…/ Si rivoltano i vermi/ la luce avanza”, mentre “rantolano l’ultimo freddo gli stracci/ agli angoli delle strade” (p.24); “ombretto rosso sole/ inanellava il blu/ inarreso dello sguardo/…/ allora sembra di nuovo possibile/ che uno schiocco di dita/ ci inabissi all’istante”. Il verso suggerisce una torsione: nell’istante. Ma quale istante? Un infimo insignificante frammento, o quello che per un attimo ci inabissa nel nulla?
Il che comporta un’altra domanda: quale nulla? Del nichilistico pensiero unico dominante l’orizzonte neoliberista della postmodernità, o quel punto zero della oscillazione esistenziale – esplosione orgasmatica, biologica e mentale – da cui può ripartire la rinascita e la “Pienezza dell’esserci” (p. 34)? Punto su cui (ricordo Seamus Heaney), i versi offrono una ulteriore chiosa alla complessità relazionale tra identità singole/collettive.
Né chiusure psicotiche, né aperture inermi. Né casa chiusa, né fiducia acritica. Il brillìo e il dono di ogni tipo di relazione, non deve annullare la ricchezza delle duplicità, cadendo nell’illusione fusionale – di coppia o collettiva. La fonte vitale è molteplice, la sola “ricca d’acqua” che può “irrigare la vigna” (p.29) comune.
Il senso è dunque di percorrere l’inverno, per rinnovare dalla sua “pancia ruvida e nera…gli anni sottratti” (p.26) alle rinascite; e se il bilancio è in rosso e “Briciole hai ricevuto” (p.81), “nel mondo sconquassato/ …/ nella notte del senso” (p.87), se anche “fluttuavi/ da una malinconia all’altra” (p.92), perché “da noi l’alba è prematura” (p.51) e “l’estate è votata al fallimento” (p.95), il compito e il senso non arreso dell’amore antropologico, comanda: “va’ dissoda semina/ non altro t’affolli le ore” (p.41). È il moto vitale dalla notte al giorno, dall’inverno a possibili stagioni luminose della memoria, sempre presenti e sempre passate, in cui “la luce inventava il mare…Durata l’attimo che ci conquistò la meta/ la speranza” (p.43); tra “i germogli notturni…nel ciclo dei gesti, /quelli che aprono e restano/ lasciando dischiuso/ dei finiti il cerchio” (p.44).
Chiudo questa lettura con i bellissimi versi di p. 63: “certi che il Vuoto si sarebbe cibato di noi/ sgorga/ dal lago immobile che si piega sui larici/ duplicandoli in nascite infinite” (p.63). Versi che ci parlano dello spaziotempo furente, liquido e statico in cui siamo, dicono di quel noi e di quel Resto che rimane, che ci chiama e non può essere ridotto a zero: è solo da lì che può essere continuata la rincorsa vitale del Senso.
Febbraio 2020

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Anticipazioni – Davide Romagnoli

Pubblicato il 1 marzo 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Davide Romagnoli
Inediti

Con una nota di
Adam Vaccaro

Nota dell’Autore

Questi componimenti inediti sono da considerare parte di una raccolta intitolata Curênt (Corrente) di – si spera – futura ultimazione. Insieme, questo pugno di testi sono comunque da intendersi come integrati in un discorso che prosegue quello della raccolta El Silensi d’i Föj Druâ, raccolta uscita per Marco Saya nel 2018 e che sarà ri-edita nel corso del 2020. Balen amò i föj, resciâ dal vent de tangensiâl è infatti uno degli inediti che verranno inseriti in questa prossima ri-edizione. Vento di tangenziale è un riferimento ad una sceneggiatura per un lungometraggio che – si prosegue con il “si spera”- futura messa in scena.

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Il Breviario delle Stagioni di Gabriella Galzio

Pubblicato il 27 febbraio 2020 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Gabriella Galzio, Breviario delle stagioni, Agorà &CO., Lugano 2018

di Laura Cantelmo

Quello che nel suo Breviario Gabriella Galzio compie con regolarità liturgica, immersa nella purezza edenica del suo giardino, è un cammino iniziatico. Cammino di conoscenza scandito giorno dopo giorno dall’avvicendarsi delle stagioni “mitiche e cosmiche, cioè generate nella bellezza” (v. Postfazione dell’Autrice). Hortus conclusus sospeso in un’atmosfera metafisica, esso è luogo di meditazione investito di sacrale ritualità contemplativa, dove l’Autrice come Vestale si addentra nel mistero della Natura e della poesia sollevandone con stupore estatico il mistico Velo, cui la poesia stessa dà voce: “sogno una poesia/ avvolta in una tela di lino/ scritta su immacolata parete/ candore del pane/ sulla tavola”. Un vero percorso di conoscenza e di purificazione, simile a quello che nei riti Misterici di Eleusi le antiche culture Mediterranee riservavano agli iniziati al culto della dea delle messi, Demetra, e di sua figlia Persefone, la Kore simbolo della primavera. Nell’abbandono alla libertà dell’Es, al flusso della percezione e della visione trova voce e impulso amoroso ciò che per l’Autrice è nutrimento di vita: “questo ho amato, questa poesia”. Esperienza che trascende i limiti del giardino fino a sollevare il Velo rarefatto, “gentile”, che adombra il reale. Ed è oltrepassando le “porte della percezione” cui alludeva Blake che la visione della Vestale lambisce il cuore del mistero: dalla magia di ciascun fiore, dalla vita che anima il giardino e dallo stupore di fronte alla vista degli animali riceve alimento l’ispirazione poetica: “Sai che le anatre / hanno trovato la via del torrente? /…e il giardino si espande/ per vie d’acqua/ e poesia cresce/ in acqua chiara”. La poesia è dunque una forma di estasi amorosa ed è al contempo veicolo di conoscenza. Laddove il Velo consente di avvicinare il mistero, si manifesta nella natura una condizione speculare a quella dell’esistenza umana, un’alternanza di dolore, di perdita e di amore che introduce momenti epifanici della vita personale dell’Autrice e riflessioni sul suo vissuto “pubblico” nella società.
Velo, Acqua, Tempo, Casa, Giardino, Amore sono parole chiave e simboli di valenza polisemica, collegate al desiderio di purezza e di purificazione “dai veleni” e dai rumori/rumours della città, che le rende paradigmatiche del tema del sacro. Ad esse si associano ricordi di viaggio, immagini di altri giardini, quelli andalusi dell’Alhambra, lussureggianti evocazioni del paradiso islamico dove risuonano i versi del Poema del Cante Jondo di García Lorca e il ritmo del più voluttuoso tra i balli di coppia, il tango argentino, investito a sua volta di valore simbolico.
Ma è il tema del Tempo, quello della Natura – il Tempo/Tempio – ad assumere una posizione cruciale nell’ambito del sacro. La ciclicità degli eventi genera la speranza di un ritorno, necessaria ad affrontare l’esistenza con un senso di serenità che il tempo lineare imposto dalla tecnologia ignora. Quest’ultimo, nel frantumare l’Io individuale e l’intera compagine sociale ha posto l’essere umano in una drammatica condizione di precarietà e di dolore – “la ferita dell’esistere”.
Rinchiuso entro l’unica dimensione di un eterno presente privo di memoria e di progettualità, esso condanna l’umanità alla solitudine e alla “demenza digitale” (riferimento dell’Autrice a Manfred Spitzer, Demenza digitale). Sarà dunque il ritorno a una concezione ciclica temporale – il Tempo della Natura – a ricomporre l’unità dell’Io e il nostro essere nel mondo.
È l’Amore, che è sia poesia che relazione con l’Altro, cui la Galzio dedica una sezione importante della raccolta, ad ispirarne il tono generale. L’attesa e la grazia esplosiva dell’unione nell’amore passionale (unica concessione alla presenza maschile) sono mimeticamente raffigurate dalle rose, in particolare dalla “rosa vellutata nera”, allegoria della vittoria di Eros su Thanatos: ”mi sono rimaste le rose/ nel luogo spoglio dell’amore”, nell’attesa “che il luogo torni/ ritorni a germogliare “.
I “brevi” testi (una delle ragioni del titolo) sono quasi fotografie istantanee di immagini naturali, in uno spazio sospeso sono apparentemente simili agli Haiku giapponesi senza esserlo, come afferma l’Autrice, se non nell’essenzialità dei versi dedicati alla contemplazione della Natura e nella concezione temporale. Vi prevale la presenza mitico-archetipa di divinità femminili che simboleggiano le stagioni (Vesta, Afrodite, Flora, Pomona…) collegate alla cura, alla Casa, “una poetica, in nulla diversa dal mio cuore” che connota la raccolta, ad affermare “un asse erotico e mistico tutto femminile” – un’architettura di pensiero, che lungi dall’essere pura rarefazione, consente persino la critica al male della società attuale.
Si percepisce l’eco di María Zambrano, il cui immaginifico discorso filosofico rifiuta la rigidità razionalistica (v. Chiari del bosco, 1977), indicando il corpo come principale medium della conoscenza e dell’ispirazione artistica – il corpo che è carne, sangue, sensi e respiro – con riferimento alla concezione sensuale dell’amore dei mistici spagnoli nella fusione con il Divino.
Il linguaggio è alato, illuminato dalla delicatezza delle immagini, dalla ricorrenza di termini riferiti al candore e alla leggerezza, cadenzato da una musicalità discreta che ben si addice a quelle che si possono leggere sia come poesia pura che come metapoesia e note di vita vissuta. Nella sua grazia pittorica esso riesce ad affrontare con lievità anche la bruttura del mondo presente, senza nulla togliere alla chiarezza del discorso. Una semplicità “che finalmente possa parlare a un comune lettore” (v. Postfazione) senza negare alla poesia l’enigma che ne è sostanza.

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Anticipazioni – Giuseppe Leccardi

Pubblicato il 15 febbraio 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Giuseppe Leccardi

Inediti
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Con un commento di Laura Cantelmo
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Nota di poetica.
Il tempo, l’interrogazione incessante, prevalentemente entro gli orizzonti del panorama metropolitano, il senso di perdita e difficoltà di senso, gli scatti e riscatti tentati dal corpo amoroso. Questi i punti cardinali entro cui questi esercizi di scrittura tentano la propria resistenza vitale.

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Milanocosa x 20

Pubblicato il 13 febbraio 2020 su Eventi Milanocosa da Maurizio Baldini

L’incontro è rinviato

Anche il nostro Evento rientra nei divieti imposti dall’emergenza sanitaria, per cui da parte della Biblioteca Sormani sono stati rinviati a data da destinarsi tutti gli incontri di prossima programmazione. Comunicheremo pertanto le possibilità e gli aggiornamenti, non appena li riceveremo.

Adam Vaccaro

Biblioteca Sormani

Sala del Grechetto – Via Francesco Sforza 7

26 Febbraio 2020 – ore 17,30

L’Associazione Culturale Milanocosa
Invita a partecipare a

Milanocosa x 20

Immagini e voci della

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Benvenuto

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