Roberto Sanesi, poeta del secolo scorso

Pubblicato il 20 ottobre 2017 su Eventi Suggeriti

Giovedì 26 ottobre a Milano un grande evento:

la Presentazione del volume saggistico e antologico

curato da Vincenzo Guarracino

Giovedì 26 ottobre ore 17,00

Milano, Galleria Montrasio Arte

Via di Porta Tenaglia 1

Presentazione del volume saggistico e antologico

Roberto Sanesi, un poeta del secolo scorso

puntoacapo ed.

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All’interno della mostra “Roberto Sanesi. Dialoghi con la Fenice”

Partecipa il curatore Vincenzo Guarracino

Interventi di Ottavio Rossani e Adam Vaccaro

scarica la locandina.

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REAZIONE, antologia per la CARITAS

Pubblicato il 18 ottobre 2017 su Eventi Suggeriti

REAZIONE, antologia per la CARITAS –

Trezzano e dintorni

Martedì 7 novembre alle ore 21 nel Centro Parrocchiale Sant’Ambrogio, in via Rimembranze. Si svolgerà la presentazione di REAZIONE. In seguito il volumetto sarà messo in vendita presso le due parrocchie, Sant’Ambrogio e San Lorenzo, al costo di 7 euro. 5 Euro per ogni copia venduta andranno alla Onlus San Lorenzo.
Cosa propone REAZIONE? Testi di qualità, scrittori del Corsichese e Abbiatense: un prodotto stampato in appena 100 copie, un oggetto unico.
In copertina gli emoticon di Facebook. Tra gli emoticon ve ne sono due in particolare: la faccina che piange, che significa commozione, e la faccina rossa di rabbia, che significa indignazione. Questa antologia è rivolta soprattutto a quei cittadini che si commuovono e si indignano. La lettura di REAZIONE provocherà la loro commozione, la loro indignazione, ma ci sarà spazio anche per l’amore (i cuoricini), il piacere della lettura (i Like), il riso (Ah ah) e la sorpresa (Wow!).
REAZIONE è stata concepita al solo scopo di raccogliere fondi per la Caritas di Trezzano sul Naviglio.

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Anticipazioni – Giancarlo Majorino

Pubblicato il 15 ottobre 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Giancarlo Majorino

NEOPOESIA – TRE INEDITI

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Con un commento di Adam Vaccaro

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Per una nota di poetica su questi testi, ho preferito non chiedere una formulazione specifica a Giancarlo Majorino, ma di utilizzare un estratto dal risvolto di copertina di “Torme di tutto”, che può riferirsi adeguatamente anche a questi inediti: “Testi concretissimi e nervosi, veri e propri corpi testuali in continuo fermento, dove la condizione esplosiva o alienata in cui viviamo domina una scena nella quale, consapevoli o meno, ‘siamo tutti nelle caselle, dentro la casella prestabilita’ con ‘ la paura il terrore di uscir dal seminato, di trasgredire’.
A.V.

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I MONDI CHE SIAMO -Eleonora Fiorani

Pubblicato il 8 ottobre 2017 su Saggi Società

ChiAmaMilano

Via Laghetto 2 – Milano

24 ottobre 2017 – H 17,30

Associazione Culturale Milanocosa
presenta
A cura di Adam Vaccaro

I MONDI CHE SIAMO
Nel tempo delle ritornanze

di
Eleonora Fiorani
Lupetti Editori 2016

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Dialogano con L’Autrice
Fabrizio Schiaffonati – Architetto e Professore al Politecnico di Milano
Adam Vaccaro – Poeta e critico

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Un libro che si misura con i nodi cruciali che contraddistinguono l’epoca che viviamo, “che non ha ancora trovato un’adeguata definizione dopo quella di postmoderno di Lyotard”, il che implica una nuova “visione del tempo che mette in campo non solo la contemporaneità di presente-passato e futuro, ma i molti e diversi tempi che si intrecciano o si oppongono in uno spazio dilatato all’intero globo”, ”in cui si articolano le relazioni tutt’altro che pacificate tra locale e globale”.
Un libro che apre il nostro sguardo e ci invita a dare corpo
a una visione altra e oltre l’ideologia dominante.

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Anticipazioni – Fabio Dainotti

Pubblicato il 1 ottobre 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Fabio Dainotti

Poesie inedite
Fra-Menti

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Con un commento di Laura Cantelmo

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In queste poesie inedite dall’andamento poematico, quasi racconti in versi, ho cercato di dar voce ai molti, soprattutto a persone che solo raramente hanno diritto di parola. Ne vien fuori così una polifonia di testi, a volte teatralizzati, che mostra diversi punti di vista e, come si diceva un tempo, uno spaccato della società.

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Di Rugiada e Cristalli – Marica Larocchi

Pubblicato il 28 settembre 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Marica Larocchi
DI RUGIADA E CRISTALLI
Book Editore – Ro Ferrarese (FE), 2017 – pp. 96, 14 €

L’acutizzazione di forme di degrado socioculturale, quali quelle in atto nel corso degli ultimi decenni, può generare – come il passato insegna – un atteggiamento neoparnassiano, che nulla può dire e restituire alla vita che accade incessante agli essere umani. Un atteggiamento che può arrivare a declinare la propria diversità fino a rivendicare l’estraneità della scrittura poetica rispetto alle vicende che scandiscono il nostro procedere nelle anonime e spesso tragiche stazioni della storia, personale e collettiva.
La scrittura di Marica Larocchi, di grande attenzione alle risonanze polisemiche di ogni termine, può abbagliare con lo splendore della sua forma, e condurre a una sua lettura inadeguata, di un testo poco interessato al Resto. La linea espressiva e lo stile di questa Autrice si sono, invece, sempre distinti con una ricerca che richiama entrambe le due polarità, del testo e del contesto. Riaffermando sempre l’”oro” della poesia rispetto al “cobalto” del mondo (ricordando il titolo di una delle sue raccolte di versi) – senza rinunciare a dirci di quest’ultimo con tutta la complessità del primo, al fine di dare contributi di conoscenza e non ridursi a funzione ornamentale. Conoscenza che scaturisce da un albero dalle radici profonde della cultura accumulata nei millenni, e si misura con i cunicoli anche più bui del presente per far fiorire sui suoi rami i molteplici sensi e significati che brillano in noi (anche col senso di esplosione) attraverso i (ri)suoni delle sue parole inanellate.
Tale linea prosegue con questo libro, che si svolge in 39 brani articolati in un continuum in prosa. Prosa poetica, come si dice, ma semplicemente scrittura di densa poesia, nonostante rinunci ai ritmi scanditi da righe spezzate. Poesia, perché declina la complessità del suo dire, negando in tutta la sua tessitura ogni ipotesi di distacco aristocratico.
“Chi di noi si proclama qui un esule, quando s’inceppa la fune del colloquio?
Dal mio canto esploro questa garitta di gioghi sovrapposti; e, scrupoloso, sistemo ogni fulcro per affondare poi nell’ovvio pernio dei segreti” (p.33)
È un libro ricco di richiami culturali – dagli eserghi, con citazioni teologiche fino a Tertulliano e a S. Tomaso, ad altri echi del testo – distillati in un fare che cerca sia la luce della parola reinventata, sia lo scoppio o il fuoco, che possa raggiungere il cuore segreto di chi questa parola incontra.
Uno stile che si rinnova su un crinale espressivo che ricerca splendore e complessità (vedi anche il titolo di questo libro) di una comunicazione alta e altra, capace di far esplodere i suoi sensi contro “il volto di te e di ciascuno” (ibid.). “Abito perciò l’incendio di un costato immenso…l’incandescenza dei cateti onnivori sotto la medesima coltre di fuoco che genera le stelle e i tuoi pensieri.” (p.31). Una “forma sorvegliatissima”, che può ingenerare l’equivoco del “sublime”, come dice in prefazione Marco Vitale.
L’angoscia, la pietas, la rivolta critica ed etica passano attraverso questa grata espressiva, che a tratti diventa graticola da cui erompono lampi impacificati: “Ma perché mi rimproveri il silenzio dell’impegno, se non aderisco al timbro che mi dilata e riassume senza tregua?” (p.33). “So della carne ogni lamella, ganglo, nodo: i suoi cardini e fulcri, li perlustro da sempre e ne sono penetrato fino all’asterisco minimo dell’inconsistenza” (p. 81); “Se vuoi: evitiamo qualsiasi cenno a nimbi, ad aure, a fremiti disincarnati” (p. 71); “C’intrufoliamo nei budelli dell’ansia e dopo le più complicate infezioni ci purghiamo in quarantene fluttuando tra fughe, stragi e cadute improvvise.” (p.75).
Un intreccio di ricami gioiosi e dolorosi con richiami che si rincorrono tra pronomi io-tu-noi in una tensione di reciproca ri-creazione, tra metafore ricorrenti di salto e acrobazie verso un tu cercato senza sosta “sopra il mio niente” (p. 89). Un io di Soggetto Scrivente declinato al maschile (con implicito senso androgino della scrittura, che condivido) che, quindi, denuncia il suo essere niente senza l’Altro: “Io resto lì…la fronte aspersa di rugiada e cristalli” (p.59) e “Temo che proprio lì possa spezzarsi il vincolo che ci connette… magica fibbia di comune passione” (p.85).
Agosto 2017

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Il viaggio di Eleonora Fiorani

Pubblicato il 27 settembre 2017 su Saggi Società

Il viaggio di Eleonora Fiorani
ne “I mondi che siamo – Nel tempo delle ritornanze”

Adam Vaccaro

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Il punto di partenza e i mondi che siamo

Questo ultimo libro di Eleonora Fiorani, “I mondi che siamo – Nel tempo delle ritornanze” (Lupetti, Milano, 2017), è, come del resto gli altri suoi lavori saggistici, un ulteriore anello della sua ricerca multidisciplinare. Sin dalla sua “Nota d’Avvio”, dice: “Viviamo in un’epoca in cui si susseguono profonde metamorfosi e…contraddittorie trasformazioni del mondo che…credevamo di conoscere“. “Diversi sono perciò i modi di vivere il trapasso epocale della seconda modernità a una nuova epoca che non ha ancora trovato una definizione dopo quella di postmoderno di Lyotard…perché ogni nuova concezione della storia implica una visione del tempo”.
E aggiunge: “nell’intreccio dell’’adesso e del già stato’ – la definizione è di Didi-Huberman – oggetti, avvenimenti, modi d’essere, sensibilità estetiche si inabissano e scompaiono e poi ritornano”, cambiando “il loro uso, valore…statuto antropologico”, insieme al “nostro sguardo”.
Assumeremo quindi, dice l’Autrice, “una visione del tempo che mette in campo non solo…presente-passato e futuro, ma i molti e diversi tempi che convivono e anche si intrecciano o si oppongono in uno spazio dilatato all’intero globo”. “È…un aspetto che ci ha lasciato il Novecento nei modi in cui…ha posto come centrale la questione del tempo, della memoria e della storia, facendo emergere la sua complessità tra “presente attivo…passato reminiscente, sul tempo delle ritornanze…sulle fratture, sui processi inconsci che li accompagnano”. “Già Nietzsche, da cui è partita l’analisi della crisi dei valori nella cultura occidentale, con l’eterno ritorno aveva messo in discussione il tempo cronologico…ed era ritornato sulla circolarità del tempo e sulla ripetizione della cultura. E lo ha fatto ponendo anche il passaggio dall’ontologia all’estetica”. Con “Un nesso stretto” che “collega…Nietzsche e il disagio della civiltà di Freud.
Tutto ciò ha posto implicitamente la necessità di un rinnovamento delle metodologie” di analisi “del testo visivo e della critica estetica” con i contributi di Bataille, di Leiris, di Einstein…e ora da Didi-Huberman…del potere delle immagini… intrecciando diversi ambiti disciplinari…antropologia, archeologia, estetica, filosofia perché “’in ogni oggetto storico tutti i tempi si incontrano, entrano in collisione, oppure si fondono plasticamente, si biforcano o si combinano gli uni agli altri’”. Talché “‘futuro passato’ è definizione e oggetto di analisi di Koselleck (1986) della presenza nel presente…del passato e del futuro”.
Questo fa “interrogare il corpo di carne e dei sensi e i suoi nessi con i territori e i luoghi in cui…si iscrive l’abitare”. Dunque “accanto ai concetti” il “potere delle forme e delle immagini di inabissarsi e poi riapparire sotto altra forma”, l’azione de l’”inconscio visivo”, genera “la più profonda o ampia comunione dei contemporanei, aprendo il campo al massimo di senso” attraverso “opere multimediali, di video arte, di narrazioni che intrecciano immagini, suoni, simboli, di nuovi e vecchi media…il linguaggio che tutto parla”.

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Anticipazioni – Vanda Grazia De Giorgi

Pubblicato il 15 settembre 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni
Vedi a: http://www.milanocosa.it/recensioni-e-segnalazioni/anticipazioni
Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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  Vanda Grazia De Giorgi

Tre inediti

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Con una nota di Luigi Cannillo

Poetica dell’autore
Tra le masse omologate e al tempo della stratificazione del definito, non trovi più uno spazio. Inizio la mia sperimentazione poetica come desiderio di altro luogo, non ricordo il giorno, non ricordo dove, ricordo solo le parole, come rumore intenso che si muovevano nella mia testa, cercando di scappare dal dimenticato. Lo sguardo della poesia, si era scatenato nella Neoavanguardia per smascherare l’ideologia di massa. E la poesia si era risvegliata penetrata dalla tensione irriverente e caustica verso l’intoccabile conformismo allo scopo di non sentire addosso il cappuccio del potere riavvolto nella lusinga ideologica.
In questo gioco di manipolazione linguistica osservatrice di due realtà, una interna e una esterna, a muso in giù ho scavato nell’acuità sensoriale allo scopo di romperne la comoda latitanza. Nel consueto inquieto che non guarisce scelgo la Poesia.

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Olio santo – Fausta Squatriti

Pubblicato il 9 settembre 2017 su Recensioni e Segnalazioni

Olio santo
Fausta Squatriti
New Press Edizioni – Cermenate (CO), 2017, pp.58, 18 €

Per chi conosce la precedente scrittura poetica di Fausta Squatriti, questo ultimo libro – con testi dal 2010 al 2016 e inserito nella Collana Il Cappellaio Matto, curata da Vincenzo Guarracino –, colpisce in primo luogo per la sua forma, con versi tendenzialmente più brevi, a fronte di quelli delle altre raccolte più lunghi e diluviali. Ma essendo la forma sostanza, il contenuto segue.
Contenuto, non nel senso dei significati e delle concatenazioni proposizionali, ma come soggetto che si fa parola, e che non può più parlare come prima, denunciando con ciò un cambiamento/peggioramento del contesto di cui il testo vuole dir(ci). Un soggetto che con questa raccolta segna, se non un salto, un passaggio (come rileva anche la prefazione di Mariella De Santis) di valenza estetica ed etica, di sensi cercati ed espressi.
Se prima prevaleva la pressione di un dire con una qualche funzione catartica o liberatoria, di espulsione di accumuli di insofferenze, rispetto all’andamento e allo stato delle cose. Il che implicava una qualche fiducia in sbocchi di speranza.
Oggi, invece, quel soggetto è pervenuto alla necessità di concentrazione della propria azione espressiva e critica, al fine di fare un punto, forzatamente sintetizzato in questa breve segnalazione. Un punto da cui ripartire, dunque, e con quali stracci resistenti di speranza.
Ne sono testimonianza alcuni versi: “abbandona/ ragionevole speranza./ Nel cavo pugno/ rifugia smarrita terra/…/ e là si annida/ asciuga” (p.14). E mentre “Madre Morte comanda lei./ Falce spezzata per troppo lavoro”, “Sapienza si accuccia sul fondo/ di respirare ha schifo”, “Basterà salvare il salvabile?” (pp. 52-53).
È l’ultimo verso e la domanda finale con cui si chiude il libro. Verso di occhi lucidi (di pianto e di coscienza) che cercano nonostante tutto le possibilità “Della pietà il seme” che “a fatica germina/ nel solco stretto.” (p.50).
Un libro, dunque, e un punto che cercano una forma di sintesi, che però apre a maggiori lampi di dire attraverso la forma specifica del poièin, di dire più che col dichiarato, attraverso lampi di canto materico. Una ricerca di Fausta che non è solo di questi versi.
È attraverso questo “solco stretto” che il testo (ri)apre e resiste, insiste e rivendica la santità attesa da sempre di un orizzonte umano, per quanto (quasi) sul punto di essere ucciso.
Agosto 2017

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Diritti doveri e caos italico

Pubblicato il 27 agosto 2017 su Recensioni e Segnalazioni

“Dei diritti e dei doveri”
di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di sabato 26 agosto 2017

e da Pagine On Line del 27 agosto

Secondo certe cronache e commenti su giornali, tv e social, pare che l’Italia sia il nuovo Terzo Reich che, nella sua capitale ma non solo, perseguita i migranti e addirittura i rifugiati per il colore della loro pelle. Secondo altre, si direbbe che l’altroieri a Roma non sia successo niente di strano: un normale sgombero che ristabilisce, pur tardivamente, la legalità violata. La verità non è nessuna delle due e non sta neppure “nel mezzo” (come dicono i paraculi). Ma – come sempre più spesso avviene in questa società isterica e impazzita – procede a zigzag: tipico andamento di un Paese che ha perso il senso non solo dell’orientamento, ma anche dello Stato. E, le rare volte in cui lo Stato appare, non lo riconosce. Partiamo dai fatti

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