Anticipazioni – Sandro Pecchiari

Pubblicato il 14 settembre 2020 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

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Sandro Pecchiari

Selezioni dalla silloge inedita
Desunt Nonnulla – Piccole Omissioni
Inediti

Con un commento di Luigi Cannillo
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Breve nota di poetica
Silloge poetica seguendo la definizione dei giorni di un ricovero ospedaliero.
Affrontare un’operazione di cancro costringe a fare i conti con una maternità proibita ad un corpo di sesso maschile e apre al conflitto mitologico tra un padre/madre che necessariamente deve sopprimere il figlio.
L’uccisione non rituale costringe ad un ripensamento del linguaggio per narrarsi, partendo da suoni inarticolati fino alla richiesta articolata di aiuto.
Le poesie aprono al rapporto difficile tra ruoli e alle figure che si sgretolano e vanno ricreate.
Il Desunt Nonnulla implica una mancanza nella conclusione, come nella scelta di Marlowe di non terminare il suo Ero e Leandro nella fine tragica ben conosciuta, ma di trattenere la trama nel momento dell’incontro felice tra i due amanti. Scelto ironicamente perché qui certamente non c’è una conclusione che non sia una privazione nella continuità dell’esistersi.
Sandro Pecchiari

There is a charge

For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart —

SYLVIA PLATH, “Lady Lazarus”

C’è una tariffa

Per spiare le mie cicatrici, c’è una tariffa
Per ascoltarmi il cuore —

shavasana è la scansione primitiva
dei non morti, li espone alla gravità
asporta i corpi scelti per salvarli.
certe morti sono più immutabili.

gli oggetti sanno come permanere –
[così parla il sasso se lo pesti
forse il gambo se lo spezzi
dentro il suono il segno dentro
ferma la linfa, il lattice
nel frusciare nel racconto]

così sfolla il cuore
il silenzio
assunto
senza sonno

*

esplorarsi per tratti
[brevi per favore e a fiato corto]
per dissimetrie o riverberi
lanciando bracciate di spazio vuoto
cambiando sul corpo il corpo
tracciando linee di corrispondenza
scoprendo che non hai
percorso un campo arato
che non hai appreso a divinare
la geomanzia delle cicatrici

Lemà sabactàni
quanto di me permane
quanto di noi è noi?

*

di fronte l’alba a lame taglia il bosco
il bosco scambia animali e umani
insonni come endovene annusano
il primo pane da lontano
non visti che da pochi

[già altri fissano vie furtive alle finestre
in ghirlande di fiato di stranieri
oltre i vetri

il loro proseguire a tentativi
allarma tutti i fari indifferente
anabbagliando la foschia
e li spegne nella luce]

noi qui isolati da finestre alte
contiamo le case e ridiamo
nomi ai villaggi come a vidimarli
confermiamo le colline e il mare

l’esserci stati rassicura dalla lontananza

noi collegati a tubi d’aria controllata
veniamo allattati di sangue e sale

ma ho visto
io so che ho visto

*

offrimi l’obolo per questo vedere da lontano
il tempo, più in là è fuga al niente

tu abiti sempre qui, discreto forse
e inventi verità, discuti forte
mi rendi pendolare dal passato

fuori le parole mimeranno direzioni

non c’è momento
che non svuoti d’aria la mia lingua

questo era il mio nome
storpialo come puoi
mi fido

*

camminiamo lenti

le mosche hanno buon gioco
e pinzano messaggi sulla pelle

con brivido guardiamo quei riflessi
– bluastri verdastri smossi –
e andiamo morsi di lentezza
che è cibo e stazione per gli altri

[l’avremmo detto mai
che saremmo stati solo pelle]

il resto [ ] occupa un mare inconoscibile
dentro che scegliamo
di non attraversare.
Desunt nonnulla

*
Notizia biobiblio
Sandro Pecchiari, triestino, classe 1951, ha pubblicato: Verdi Anni, 2012, Le Svelte Radici, 2013, L’Imperfezione del Diluvio – An Unrehearsed Flood, 2015, e il lavoro antologico Scripta Non Manent, 2018, per la casa Editrice Samuele Editore. Le Svelte Radici, con il titolo Despojando Raíces, sono state pubblicate in spagnolo con la casa editrice Uniediciones, Colombia., 2019. La sua silloge in inglese Kidhood nello Special Issue, Writing in a Different Language, NeMLA, Italian Studies, The College of New Jersey, USA.
Presente in antologie tra le quali: Revija SRP 123/125, 2015; Poesía Italiana – 10 Voces Contemporaneas, Buenos Aires Poetry, 2017; Hiša v Ljubljani / Casa a Lubiana, Sodobna slovenska in italijanska poezija / Poesia contemporanea slovena e italiana, Lubiana, 2017.

*
Nota di lettura

Il male, la malattia, intervengono in modo determinante e talvolta definitivo nella storia e nel destino di un organismo naturale. Il corpo umano ne porta il segno e la sofferenza e contiene lo sgomento rispetto al fatto che, insieme al piacere e alla gioia, esista una componente inaspettata e penosa che incida sul corso degli eventi. Prima ancora della cura, della eventuale guarigione, prevale la consapevolezza della fragilità, l’angoscia rispetto al futuro. Tutto questo, che può riguardare sia eventi strettamente individuali che tragedie collettive, emerge dalla nota d’autore di Sandro Pecchiari, che esplicita le circostanze all’interno delle quali sono nate le sue poesie. Mai come in questo caso il legame tra testi, contesto e pre/testi si rivela prezioso per la lettura: la nota è molto diretta ed esplicita, efficace nel sintetizzare la situazione e i collegamenti che ne sono derivati, i testi si muovono piuttosto tra le tenebre e le ombre del male, si articolano sul piano della rielaborazione, dell’interpretazione, della evocazione in figure legate al simbolico. Andando controcorrente rispetto a una rappresentazione di tipo realistico o espressionistico.
Il tentativo di sopprimere il male che nasce e si sviluppa nel nostro corpo comporta una forma di uccisione non rituale e “costringe ad un ripensamento del linguaggio”, per il quale un ruolo importante viene svolto anche da alcune forme derivate da pratiche, culture e lingue diverse come shavasana, la posizione supina di Hata Yoga, legata alla distensione e al rilassamento del corpo, alla cui origine etimologica in sanscrito corrisponde la trascrizione di “posizione del cadavere”. E ancora, dall’aramaico: Lemà sabactàni, l’invocazione di Cristo sulla croce “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Completano l’apparato di riferimenti testuali la citazione iniziale da Sylvia Plath e, soprattutto, quella contenuta nella glossa finale, Desunt nonnulla, da Ero e Leandro di Marlowe, come “piccola omissione” del finale tragico della trama – qui usata ironicamente. L’insieme dei diversi riferimenti converge nella tragica consapevolezza della fragilità della nostra esistenza anche intesa come evento letterario.
Ma dalle ombre degli eventi i versi si stagliano nitidi, per esempio nel richiamarsi alla concretezza del permanere nei fenomeni naturali: “gli oggetti sanno come permanere/ [così parla il sasso se lo pesti/ forse il gambo se lo spezzi/ dentro il suono il segno dentro/ ferma la linfa, il lattice/ nel frusciare del racconto]”. Oppure nella precisione delle geometrie del corpo o dei luoghi: “noi qui isolati da finestre alte/ contiamo le case e ridiamo/ nomi ai villaggi come a vidimarli/ confermiamo le colline e il mare”. Per quel mare “inconoscibile”, per il tempo che non attraverseremo è necessario quel ripensamento del linguaggio nel quale si affrontino l’esperienza esistenziale e quella letteraria, le gioie del corpo e le sue crisi. E, come in questi testi di Pecchiari, sappiano nominare in unica tessitura sia la formazione delle cicatrici che il ciclo della vita, sia il richiamo del sacro che la metamorfosi della materia.

Luigi Cannillo

One comment

  1. Sandro Pecchiari ha detto:

    Un ringraziamento sentitissimo alla Redazione di ‘Milanocosa – a Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – per l’ospitalità di cui sono estremamente grato e soprattutto per la recensione di Luigi Cannillo.
    Felice per questo libro che sta per nascere e che già viene apprezzato. Felice e grato per tutto.

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