Anticipazioni – Pasquale Vitagliano

Pubblicato il 1 marzo 2021 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Pasquale Vitagliano

Inediti

Con commento di Laura Cantelmo
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Nota di poetica
Questa scrittura poetica è una forma di resistenza ai formalismi di ogni mito della realtà. Contro chi tende a trasformare i segni in “sistema fattuale”, lo sforzo di questo linguaggio poetico è di ricondurre i segni e i simboli in un “sistema essenziale.” La parola poetica cerca di portare al proprio estremo il legame tra significante e significato, ritornare dal segno al senso, anzi connettere il senso delle parole al senso stesso delle cose. Si tenta così di costruire un’architettura, anzi un “film”, di oggetti-pensiero che attraverso un processo autonomo, sospeso e insieme cinematico, di sedimentazione disvela il corpo interno e nascosto della realtà quotidiana. Questa può finire per meravigliare, reintegrata delle mistificazioni del mito, al punto da apparire un “miserabile miracolo.” Le parole poetiche come particelle sospese si accumulano per effetto del campo di forza del testo-realtà che le argina, le piega, le lascia passare ricongiungendole, in una nuova forma, al senso più autentico delle cose. La poesia è un linguaggio ritrovato.

Pasquale Vitagliano

Non è che sopravvaluto la sabbia
E’ che riesce a incantarti
Per poi ricattarti è l’amico di famiglia
Rovente e insinuante non è
Come la polvere che la odi e la cancelli
Lei ti resta appiccicata s’infila dappertutto
Non resiste all’acqua il suo racconto è orale
Ancora più insidioso è il ricordo che lascia
Per questo devi tornarci da adulto
Dopo averla inseguita da piccolo
Ne svelerai il miraggio e non potendo camminare
Sotto il sole a piombo imparerai
Che certi ricordi è meglio smarrirli
E che al mare i sassi e la roccia
Sono più ospitali.

*

Da dove è caduta
Questa mollica sulla lava
Del tavolo pietrificata e un occhio
Marino s’è raccolto nello stesso punto
Che ha dislocato il paesaggio
Sotto il centro della camera
Dove si svela mia madre che piange
Che ride che è giovane è vecchia
Che è bionda è grigia
Che leva dal tavolo tutte le lettere
Del mio scarabeo perché
Mai ne ho scritto la parola né
Mai ho pensato di trovarmela qui
In questo punto dove mi sono scoperto
Un figlio che vorrebbe essere uno dei mille
Che lei ha levato nella vita degli altri la sua
Che si domanda chi di questi mille fratelli
Per lui un giorno in un punto preciso
Alzerebbe la mano.

*

In questa poesia non ci sono alberi
Animali o elementi naturali
Neppure parti del corpo e
Neanche oggetti di uso comune
Che pure sono quelli che preferisco usare
In questa poesia ci sono soltanto
settanta parole che senza aspettarsi premi
Cercano di scrivere appena
Ciò che la vita non riesce a dire
Quello che dalla vita avanza
Perché possa smaltirsi il dolore
Per dare un senso alla salvezza.

*

Con la faccia avvizzita
Fino al limite estremo dell’idea
Il capo sorretto col braccio
Sul tavolo quasi fosse il santissimo
Esposto sull’altare lui sorpreso
Dal sonno lui stremato preso
Per ironia della sorte inverte
Questa forza naturale l’immagine
Così da rendere grazia
A ciò che ad accostarsi troppo
Puzza di fumo senza averla fumata
Mai una sigaretta.

*

Pasquale Vitagliano. È nato a Lecce nel 1965. Vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Poeta e critico letterario, ha pubblicato sette raccolte di poesia. L’ultima è Icone e Labirinti – 20 ritratti poetici, Terrà d’ulivi, 2020. E’ uno degli animatori del lit-blog LaPoesiaELoSpirito. Capo-redattore della rivista letteraria Menabò, collabora attualmente con la Gazzetta del Mezzogiorno. E’ presente nell’Atlante dei poeti curato dall’Università di Bologna.

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Nota di Lettura
La sperimentazione del linguaggio è il tema che sta al centro di questi testi di Pasquale Vitagliano, nei quali si percepiscono alti echi della Neovanguardia, rielaborati al fine di ”tornare dal segno al nesso…delle parole….al senso stesso delle cose.” Smontando il paesaggio, frantumandolo per ricomporlo nei dati di realtà, le metonimie (definite dall’autore “oggetti-pensiero”) ricreano il reale in forma di catena cinematica, operando con grande forza sulla vicinanza/lontananza tra significante e significato, rovesciando quindi la prospettiva classica dell’approccio visivo all’oggetto.
Prenderemo come riferimento il testo ”In questa poesia non ci sono alberi” che è una dichiarazione di poetica e in quanto tale raggiunge volutamente un livello comunicativo sufficiente. Si tratta di settanta parole che nella loro stringata sequenzialità intendono dichiarare che il fine della poesia è di esprimere “ciò che la vita non riesce a dire”, evidenziando al contempo la effettiva difficoltà di ridurne il portato doloroso fino ad ottenere un effetto salvifico.

Nell’accumulo di lemmi e di sintagmi si ravvisa il progetto dell’Autore – costruire un testo che disveli la realtà celata dietro le parole ormai svuotate di senso dall’uso quotidiano.  Le quali restano sospese come particelle fino a coagularsi. Il pensiero della semiologia francese nel secolo scorso ci ha nutriti con una concezione della scrittura come linguaggio diverso dal discorso parlato. La scrittura non è affatto uno strumento di comunicazione, scriveva Roland Barthes, ma si caratterizza come simbolica espressione di una soggettività, quindi della personalità dello scrittore in tutta la sua complessità, operazione affidata a un laborioso rovesciamento di prospettiva del discorso poetico – “forma di resistenza ai formalismi di ogni mito della realtà” (Roland Barthes, Il grado zero della scrittura, Lerici, Milano1966).

Proprio quella mistificazione mitica che Vitagliano individua nella poesia lontana da quella da lui praticata, con la quale egli intende comunicare/disvelare la misera verità occulta della sostanza del reale. L’obiettivo è di rifuggire da forme liriche che potrebbero favorire la prevalenza del soggetto sulla rappresentazione oggettiva del “corpo nascosto della realtà”.

Per chi si avvicina a questi testi di Pasquale Vitagliano restano in sospeso oggi, dopo il superamento delle avanguardie e un attenuato interesse verso la semiologia, sia il tema della comunicazione, sia quello della relazione dell’Io scrivente con il mondo. Immaginiamo che questo fiducioso rapporto con le potenzialità del linguaggio corrisponda ad altrettanta sfiducia nella comprensibilità del reale, a causa della sua frammentaria e caotica natura, la cui essenza è raggiungibile solo attraverso un’operazione che riecheggia l’analisi di Barthes : “portare al proprio estremo il legame tra significante e significato…connettere il senso delle parole al senso stesso delle cose”.

 

Laura Cantelmo

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