Anticipazioni – Felicia Buonomo

Pubblicato il 1 giugno 2019 su Anticipazioni da Adam Vaccaro

Anticipazioni
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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa
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Felicia Buonomo
Inediti

Con nota di lettura di Luigi Cannillo

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Nota di poetica
Sento la poesia come uno sguardo feroce e ossessivo sul relitto di un’esistenza che si trascina e poi rivive. Come una resurrezione di umana manifattura, che nessuno attende, ma che sa e vuole imporsi all’occhio della platea. È il sorriso fragile di una sofferenza che inconsapevolmente cullo, come simbolo di quella umanità che tento di restituire a me stessa. Ogni verso pensato è un verso decadente. Ogni segno nero sulla pagina definisce i contorni della parte fatiscente di me. Dello sperdimento in cui, sofisticamente, mi ritrovo. Perché se nessuno congiungerà le mani in preghiera per la morte che vivo e poi racconto, sarà la poesia l’orazione della rinascita. La poesia: tutto l’umano che tento.

Felicia Buonomo

***
Barabba

Mi parli del tempo che distrugge,
della ribellione che non c’è,
della dignità frantumata
sotto il peso di parole rabbiose.
Fai l’elenco delle mie colpe
con la stessa voce di chi urlava “Barabba!”.
Mi ricordi che anche il figlio di Dio
è fatto di carne che sanguina e muore.
E che nessuno aspetterà, per me,
il terzo giorno.

***
Morra Cinese

Tiriamo a sorte, ti chiedo.
La mia mano avrà sempre
la forma della carta, penso.
La mia sempre quella della forbice,
mi rispondi.

***
Agenda

Ti cerco nella lista degli impegni.
Torno indietro.
Sei lì, tra l’errore e la sbavatura.
È quasi un anno che ti sbaglio.

***
Pasto

Ho camminato su chilometri
di foglie cadute, per arrivare
alla bocca del tuo stomaco,
che tutto divora e nulla digerisce.
Mi accogli con il disgusto della sazietà,
io come un incubo riuscito.
E a quelli che domandano, io rispondo:
di te mi divora
la fame non appagata.

***
BATTITO

Hai imbrattato la mia carne
con lo stesso slancio
di chi vuole proteggersi dall’inverno.
E di cui ci si disfa
nella stagione estiva dei sentimenti.
Tu
sei l’unico battito che indosso
da quando sono immune all’amore.

*

Nota biobliografica

Felicia Buonomo è nata a Desio (MB) nel 1980. Dopo la laurea in Economia Internazionale, nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “Mani Pulite 2.0”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24. Successivamente pubblica il saggio “Pasolini profeta” (Mucchi Editore).
Parallelamente all’attività giornalistica, porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, con il quale ha partecipato a progetti di riqualificazione del territorio a Bologna, Roma e Milano, realizzando opere murali con proprie poesie inedite. Altre sue poesie sono state pubblicate sulla rivista “Argo – Poesia del nostro tempo”, da Alfonso Maria Petrosino e su Lit-blog “La rosa in più” da Salvatore Sblando, su Limes Lettere, su poetidelparco.it e sulla rivista “Periferie” da Vincenzo Luciani.

*
Nota di lettura

Gli inediti di Felicia Buonomo legano le radici della poesia all’elemento essenziale della corporalità. Sono numerosi, espliciti o indiretti, i riferimenti tematici e lessicali al corpo nella sua totalità o a suoi singoli organi o funzioni: dalla carne allo stomaco, dal sangue alla mano fino al battito del cuore. In questo corpo predominano gli elementi di bisogno e sofferenza. La carne viene imbrattata, sanguina e muore, la forbice tagliente vince contro la carta, lo stomaco non digerisce. Parti del corpo come metafore, come sineddoche, a formare una immagine allegorica.
Attraverso il corpo si rappresenta un conflitto permanente tra il Soggetto e un Tu che possiamo individuare comunque in un Altro che diventa avversario e carnefice e che come tale viene ricercato e accolto. Naturalmente il conflitto non è da intendersi restrittivamente in senso fisico-erotico, ma di ruoli, di destini. La sofferenza inconsapevolmente cullata produce però, insieme allo sperdimento, un effetto finale definito dall’autrice stessa come restituzione e rinascita.
Il tono maudit della nota di poetica sottolinea il “relitto” dell’esistenza che si trascina e poi rivive. La poesia sarebbe segno sulla carta che definisce la parte “fatiscente” dell’autrice, ma allo stesso tempo esercita una funzione catartica e salvifica. In realtà pare delinearsi un corpo a corpo con riverberi e richiami di uno scenario teatrale nei dialoghi sottintesi, nella concitazione di titoli sibilati nella loro essenzialità, nello scontro tra opposti che non sembra prevedere tregua. La poesia, piuttosto che una salvezza mai definitiva, sembra allora assumersi il compiuto di verbalizzare e rappresentare gli atti e le scene dell’inesauribile conflitto.

Luigi Cannillo

6 comments

  1. Lelio Scanavini ha detto:

    La poesia della Buonomo mi pare troppo esplicita.

    • Felicia ha detto:

      La ringrazio per aver impiegato parte del il suo tempo a leggere i miei versi. Tempo fa ho inviato i miei testi a un poeta che stimo molto. Mi ha detto che la mia voce aveva la giusta potenza grazie alla carnalità di cui si veste, al grido di dolore che non risparmio a me stessa e al potenziale lettore e alla semplicità; io rivendico il diritto alla semplicità nella poesia – mi ha detto – la poesia deve essere diretta, non girare intorno alle parole, ma essere la parola che ti aspetti. Credo che questa sia davvero la mia voce. Almeno per il momento. La ringrazio una volta di più per il suo giudizio critico.

  2. Valerio Di Benedetto ha detto:

    Potente e realmente luminosa, come sempre

  3. Adam ha detto:

    Quello che mi ha spinto ad accogliere questi inediti è, appunto, un esplicito bisogno di far sentire a se stessi e agli altri il dolore acuto della mancanza di relazioni umane positive. Non sono molti i versi contemporanei che lo fanno.

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