Anticipazioni – Claudio Recalcati

Pubblicato il 2 maggio 2017 su Anticipazioni

Anticipazioni

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Progetto a cura di Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo – Redazione di Milanocosa

*****

Claudio Recalcati

INEDITI da “Boxe”

*****
Con un commento di Adam Vaccaro

Nota di poetica

Metafora di una vita di battaglie è la Boxe. Metafora di un’esistenza vissuta al limite, con coraggio. Torno con queste poesie dopo anni di silenzio e ripiegamento, ripensamento. Ma torno scalpitante e in forma di pugile ferito. L’amore accarezza i nuovi versi per limitare il dramma, lenire i dolori intensi.

Claudio Recalcati

*****

(Muhammad Ali cambia vita
non beve e non si droga più
perché deve guadagnare.
Secondo me, per essere feroce, penso
sia un calcolo banale)*

 

*
Ti voglio narrare la storia che non ho narrato mai.
Si sbaglia nella vita sai e anni dopo vorresti ritornare
ma ha ragione Rilke, gli anni non tornano,
possono non mutarti ma dove hai fallito hai fallito.
Ti voglio dire che ho fallito un round e pago,
ti voglio dire che pago un prezzo crudele ma che meriterei di peggio.
Cavalco strade cavalcate e a stento mi reggo,
mi guardo nelle vetrate. Non cado e per puro caso
non bacio il suolo maledetto.
Narciso mi guardo nelle navate.

 

*
Il ring…16 anni d’attesa…palle che l’uomo,
il maschio, non ha paura.
Prova il ring, Ganassa, prova l’adrenalina
che passa sotto la pelle e ti spaventa
e brucia. Prova la tormenta di accarezzare
chi ami dopo tanto tempo
provalo o rendi la tua anima a un dio indifferente
assolutamente anti umano, antipagano e
frequenta una qualsiasi parrocchia fetente
così sarai redento.

 

*
Vogliono da me cose che
non conosco amore mio, cose
che mi fanno male, cose
e quale nome più banale, io
non ti riconosco uguale ma
natura del mio mutamento, io
sono contento e mediamente felice
e ostile alla vita normale.
Sono umano e schiavo dei sentimenti,
della tua bocca…della tua carne, dei tuoi occhi
sublimi nella penombra
e sorridenti.

 

*
Io ti narravo un tempo di frasi palpitanti
e torno a narrarti anima della mia carne.
Improvvisavo versi, con furia ti volevo,
con ira ti narrerò giorni diversi
dove ci incendieremo.
Io pugile alle corde e tu ballerina
come in un antico film in bianco e nero.
La luce la conosciamo noi mia divina
voglia d’appassionarmi alle emozioni.

 

*
Ritmo

 

Fremo nella bellezza ansante
delle tue guance, nella luminosità
dei tuoi occhi ciechi al buio
della notte e desti in una luce filtrante,
una sconvolgente luce di paure e arti
annodati e inteneriti a tratti,
violenti come il vento all’improvviso,
dannati come un profumo di seta.
Dovrebbero tremare gli amanti,
i corpi lesi levarsi e dire
non è all’omicidio ma all’amore
che noi moriamo.
Ma risorgiamo noi, altrove
né corpo né paure.
Animali dotati di anima
e anime corrose dal senso animale
delirante profumo di sesso.

 

*
Agosto e non lavora il pugile.
Passeggia con le stanche figure e dice
che non sarà preda di nessuno.
Già conosce la pigrizia dopo il lungo allenamento
che lo ha portato a vincere. Il naso
tumefatto, il male, le latrine dove orinare
sangue. Ma è contento il pugile e
mestamente avanza in un’arida screpolata pianura
senza luogo. Ama ma non conosce il senso
di quello struggimento.
Così avverte di provare un sentimento che travalica
il senso dell’umano.

 

*
Round 1
Dalle mie narici esplodono fiotti di muco…
La bocca è delirante, intuisco che potrei anche
perdere.

 

Round 2
Il ritmo, la voce roca.
Tempesto i tuoi fianchi e penso
all’amore.
Tempesto e non saprei dire
esattamente ciò che faccio.
Uragano, Hurricane mia vita batterti sulle ciglia,
battere e rinnovare
questa ballata estremamente carnale.

 

Round 3
Affondo, affondo come nell’atto sessuale.
Picchio batto e vinco. E se perdo non è un male.
Ti accarezzo figura diseguale
ti batto, vinco e “pincio” veneto
modo di dire che ti amo, ti stupro.

 

Round 4
Confuso osservo il male che ho fatto.
L’uomo al tappeto non dice altro
che uno stravolto viso. Occhi lacrimosi e pianto.
Penso ossessivamente a quanto ti amo.
Perché gli ho creato un danno? Perché?
Gioca su me la mia paura.

 

* Non è dato certo su Clay. Suonava così e mi è piaciuto. Clay forse era solo malato…Solo? Ho amato il suo stile e rendo riverenza.

*****

Claudio Recalcati è nato a Milano, dove vive, nel 1960.
Ha pubblicato le raccolte poetiche “Riti di passaggio” (Campanotto,1995), “Senza più regno” (1998), “Un altrove qualunque” (Moretti & Vitali, 2001) supervincitore del Premio Internazionale Eugenio Montale 2002, “Microfiabe” (Mondadori, 2010) e “Cartoline dell’addio” (La collana-Stampa 2013). Ha tradotto poeti per la rivista letteraria “Testo a fronte”. Ha tradotto in dialetto milanese gran parte dell’opera di Francois Villon, nel volume, in collaborazione con Edoardo Zuccato, “Bisss, lusert e alter galantomm” (Effigie 2005). E’ apparso sulle maggiori riviste letterarie.

*****

Nota di lettura

Questi testi inediti di Claudio Recalcati si distinguono per tonalità espressiva, metafora fondante e tematica, che suscitano una domanda: a cosa serve il dolore?, domanda di “senso dell’umano” che fa a pugni con tale terrible object, generandone impalcatura testuale e qualche risposta: o ci aiuta a diventare più veri, o rimane maceria e orrore insensato. Poesia forte, che non vuole scadere in alcun gioco letterario appagato di sé. Per cui, quando la costruzione testuale genera echi sonori di allitterazioni e consonanze, i lampi di canto ruotano intorno a un pilastro centrale in un cielo stellato (ricordando Kant), che resiste quanto più accarezza con pietas la propria fragilità profonda. La quale diventa fonte, insieme, sia di eros e bisogno d’amore, sia di riaffermazione, a tratti proterva, di forza virile e vitale.

È una tensione e un compito che coinvolgono nervi, pelle, ventre e le stelle più acute della nostra volta etica. Il corpo di chi scrive viene coinvolto per un canto materiale e lirico (Leopardi) co-autore delle regioni alte delle ragioni del testo. Sono perciò testi, (tra i pochi che hanno questo coraggio), con nervi esposti, che riducono il diaframma e la distanza tra Soggetto Scrivente e Soggetto Storicoreale. La nota di presentazione dell’Autore lo esplicita, ma rimarrebbe puro dichiarato volontaristico, se i versi non ne incarnassero adeguatamente l’intento.
L’energia nervosa si fa così conduttrice sia di furori emozionali, sia di caccia spietata a ogni nascondiglio di falsità retorica, in primo luogo nei confronti delle proprie sconfitte. Rispetto alle quali il testo non ama piangersi addosso, ma cerca di farsi strumento antropologico di rovesciamento e moti di rinascita, che non concedono nulla al mondo decadente e consunto intorno, riaffermando anzi pensiero critico.

È un corpo a corpo tra le varie parti di sé (prima che con l’altro da sé), che si combattono, si compiangono e si cercano a caccia della totalità, perché sanno che il riscatto non può venire da una parte sola – che sia l’io, l’inconscio, l’eros, la carne, il sesso, o la parte alta del Superìo e del suo bisogno di misura etica. Ed ecco che, per tale continuo intreccio, i ritmi si fanno irregolari, adiacenti a un respiro multiplo, difficile da tenere a bada come un cavallo non domo. La boxe e la memoria di Cassius Clay, diventano così metafora di sensi che vanno ben oltre limiti umani e vicende personali: “Ma risorgiamo noi, altrove/ né corpo né paure./ Animali dotati di anima”

Adam Vaccaro

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3 comments

  1. Salvatore Violante ha detto:

    La parola quì si fa carne. Una sorta di coito tra sofferenza e affermazione, tra lacerazioni e pietas. In fondo, una poesia del corpo che vuole elevarsi punendosi.

  2. Adam ha detto:

    Grazie e invito i tanti lettori interessati da questo post a partecipare

  3. Rino Lazzari ha detto:

    DOLORE=LOTTA=CORPO=SANGUE=AMORE= VITA= POESIA.

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